Al via i nuovi corsi di italiano dell’Ass. Città Migrante e un breve excursus delle attività

L’associazione Città Migrante nasce nel 2007 a Reggio Emilia per costruire insieme a tante e tanti altri una città includente solidale e meticcia, dove i diritti siano per tutte e tutti e dove le persone siano al primo posto. Città Migrante nasce da una lotta di lavoratori migranti che in questa città si sono ribellati allo sfruttamento e sono usciti dalla clandestinità in cui erano stati relegati.

In questi quasi 10 anni, grazie al contributo di tante braccia, tante intelligenze e tante sensibilità diverse  l’associazione Città Migrante ha sviluppato svariate attività: dalle scuole di italiano, allo Sportello Migranti, alla Ciclofficina Raggi Resistenti, fino ad arrivare alle iniziative di Cucine senza frontiere. Tutte vanno nella stessa direzione: creare ponti, abbattere muri e frontiere, tutelare diritti , costruire insieme quella che definiamo la città che vogliamo, giorno dopo giorno, mattone dopo mattone. Con i progetti, ma anche denunciando gli abusi, per un’accoglienza degna agita quotidianamente,  nelle piazze della nostra città così come in quelle italiane e d’Europa, insieme ai migranti che a Reggio Emilia hanno occupato le case abbandonate per reclamare il diritto all’abitare, a Ventimiglia contro le deportazioni così come al Brennero per fermare l’Europa delle frontiere.

Ci siamo, pronti  a ripartire dopo la pausa estiva con i corsi di italiano delle scuole di Città Migrante. Lunedì 3 ottobre presso il Laboratorio Aq16 in Via Fratelli Manfredi 14 inizia il corso di italiano gratuito ed aperto a tutti che si terrà ogni lunedì e ogni giovedì dalle 19 alle 21. Mercoledì 5 ottobre parte il corso di italiano per le donne presso Casa Bettola in via Martiri della Bettola 6 gratuito e aperto a tutte le donne che si terrà i mercoledì e i venerdì dalle 16 alle 18.

Lo sportello Migranti ha già dato il via alle attività tutti i mercoledì dalle 17 alle 20 presso il Laboratorio aq16 in Via fratelli Manfredi 14 con informazioni relative alle pratiche burocratiche sul soggiorno in Italia, alla tutela dei diritti e contro le discriminazioni,  ad un orientamento sul territorio e con un punto di informazione specifico sull’accesso alla salute.

La Ciclofficina Raggi Resistenti,  progetto formativo e sociale nato all’interno dello stabile occupato di via Gramsci 44 , recupera e rigenera biciclette usate, permettendo agli abitanti delle case occupate, così come a tanti altri migranti che lo vogliano fare, di acquisire competenze e grazie alle numerose offerte si sostengono parte delle spese di gestione delle case occupate. Con l’inizio dell’autunno aumentano le aperture settimanali al pubblico: tutti i martedì dalle 14,30 alle 18 , tutti i giovedì dalle 15 alle 18 e tutti i sabato dalle 10 alle 14.

E a breve la riapertura dell’osteria di Cucine senza frontiere dove il cibo è curato dagli abitanti stessi delle case occupate di via Gramsci e Via Gorizia, con una varietà culinaria multietnica, è un’ occasione di scambio e di condivisione e il contributo della cena sostiene le spese di autorecupero delle case occupate.

Passo dopo passo insieme a tante altre persone e a tante realtà camminiamo a volte in silenzio e altre alzando la voce, disobbedendo a delle leggi ingiuste per costruire un’alternativa allo sfruttamento sia delle persone che del territorio, alla speculazione e alla ricchezza di pochi a scapito di molti e perché nessuno un giorno dovrà più morire per cercare un posto migliore in cui vivere.

Di seguito  volantini delle attività e alcune immagini , vi aspettiamo, fra i banchi a scuola, a tavola per chiacchierare insieme gustando i sapori dal mondo, con la bicicletta per una mobilità sostenibile, in strada e in piazza perché questa Europa la possiamo cambiare, noi ci crediamo.

Ass. Città Migrante

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Da Reggio Emilia al Brennero- Marcia per la libertà di movimento

 

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Marcia per la libertà di movimento
Domenica 24 aprile 2016, ore 12 – Brennero, parcheggio outlet
Partenze da Reggio Emilia: aq16.laboratorio@gmail.com, 349/8766244

Ogni giorno, insieme a tante e tanti nella nostra città lavoriamo per costruire percorsi di accoglienza degna , progetti che possano dare dignità a chi è scappato da guerra e miseria alla ricerca di un futuro migliore e che oggi incontriamo nei nostri territori.
Incontriamo chi per arrivare in Europa non ha avuto altra scelta che rischiare la vita perché non esistono canali di ingresso regolari, perché il luogo in cui si nasce determina il fatto di potersi muovere o meno, perché il diritto è subordinato ad un passaporto. Insieme a queste persone e a quella parte di città solidale, così come si è espressa anche in tante parti di Europa, lottiamo quotidianamente contro i muri e contro le frontiere interne che impediscono l’accesso al diritto, dagli ostacoli burocratici al diritto alla casa e a una vita degna.

L’Europa continua ad erigere muri e a rafforzare le frontiere causando di fatto la morte di molte persone perché chi fugge da guerra e miseria è disposto a rischiare la vita.
Lo scellerato accordo firmato a marzo fra UE e Turchia ha aperto un nuovo capitolo nella drammatica gestione dei flussi migratori. La Fortezza Europa ha chiuso la rotta balcanica affidando il lavoro sporco dei respingimenti illegittimi alla Turchia di Erdogan, un paese che nei fatti viola ogni giorno i diritti umani. Contemporaneamente l’Austria ha deciso unilateralmente di reintrodurre controlli alla frontiera del Brennero, mettendo fine alla libertà di circolazione all’interno del territorio europeo.
Questa non è l’Europa che vogliamo! Oggi crediamo sia il momento di far sentire la voce di tutti coloro che come noi rifiutano i muri e i fili spinati, di chi come noi non è rassegnato ad un futuro di razzismo, sfruttamento, precarietà, ingiustizia e disuguaglianza.
In questo presente sfruttato dagli speculatori della paura e dell’odio, dalle forze politiche che incitano alla guerra tra poveri, dobbiamo far sentire la voce di chi come noi costruisce ogni giorno un pezzetto di una società più giusta, più includente, più umana, più democratica.
Per questo il 24 aprile saremo al Brennero per la marcia per la libertà di movimento. Ci incontriamo alle ore 12 presso il parcheggio del Brennero Outlet Center .

Per partire da Reggio Emilia:
aq16.laboratorio@gmail.com
349/8766244

Ass. Città Migrante, Laboratorio q16, Casa Bettola

La casa è un diritto non una frontiera! Appello contro il legame alloggio – permesso di soggiorno

Appello contro il requisito della disponibilità d’alloggio come condizione per il rinnovo del permesso di soggiorno

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Mentre la fabbrica della clandestinità, degli Hotspot e della frontiera europea esterna funziona a pieno regime, altri stratagemmi nazionali attuano il piano – europeo e non solo – di rendere invisibili ed irregolari un numero sempre più ampio di persone, senza risparmiare coloro che hanno già in tasca un permesso di soggiorno e che sono presenti sul territorio italiano da tempo.

Tra le numerose richieste amministrative vessatorie e spesso illegittime, vi è la richiesta delladisponibilità di un alloggio che, quando non riporta nella irregolarità i cittadini stranieri, impedisce il mantenimento di diritti già riconosciuti, come lo status di titolare della protezione internazionale, o ostacola l’acquisizione di status più stabili, com’è quello del titolare di soggiorno permanente.

Da oltre un anno, infatti, la dimostrazione della disponibilità di un alloggio si è fatta sempre più rigorosa e complicata, andando a costituire spesso l’unico motivo di rifiuto del permesso di soggiorno da parte delle Questure. Ciò avviene anche nei confronti dei titolari della protezione internazionale ed umanitaria, il cui diritto alla permanenza sul territorio nazionale è disposto dalle Commissioni Asilo e non non dovrebbe dipendere dai funzionari della Polizia di Stato.

Questa condotta degli Uffici Immigrazione delle Questure è diretta a colpire tutte quelle persone che si trovano a fare i conti con la crisi abitativa: chi è senza casa e dorme in strada, in stazione, in un edificio abbandonato; così come chi abita negli spazi occupati ed autogestiti che rivendicano pubblicamente una soluzione al dramma della perdita di una casa.

Nessuna normativa né la giurisprudenza impongono che la sistemazione alloggiativa sia da dimostrare necessariamente tramite l’esibizione di contratti di proprietà, di locazione o di comodato d’uso gratuito, ma la realtà che osserviamo ogni giorno ci mostra che centinaia di migranti sono costretti a ricorrere alla compra-vendita delle dichiarazioni di ospitalità corredate da ulteriori documenti e contratti pur di non perdere il diritto di soggiorno faticosamente conquistato. Un vero e proprio mercato che alimenta l’ennesimo business di profittatori sulla pelle dei migranti, estensione diretta delle reti criminali che speculano sulle migrazioni e che il Governo afferma di voler sconfiggere!

Se da tempo combattiamo il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, ci troviamo oggi di fronte ad una escalation nella discriminazione verso i cittadini stranieri, compresi i titolari di protezione internazionale. Siamo infatti nella paradossale situazione per cui l’emergenza abitativa che affligge il territorio nazionale, imputabile al fallimento delle politiche pubbliche più che alla responsabilità individuale delle persone, è usata a pretesto per cancellare i diritti. Ed è ancor più paradossale che questa condotta colpisca chi è fuggito da guerre e persecuzioni e si trova sotto la tutela dello Stato Italiano perché rifugiato, protetto sussidiario o umanitario!

Come già avvenuto con l’articolo 5 del Piano Casa – Decreto Lupi, in tempi di crisi l’amministrazione non si fa scrupolo di rendere invisibile e condannare la fragilità sociale, negando l’iscrizione nei registri anagrafici e l’allaccio ai servizi primari come l’erogazione di acqua e corrente elettrica. Consideriamo altrettanto irresponsabile, nonché in aperta violazione della normativa, la pratica di clandestinizzazione qui denunciata, che favorisce il ricorso a sotterfugi e a pratiche di illegalità.

Siamo di fronte ad una vera e propria pratica di espulsione sociale di fasce di popolazione in situazione precaria, accentuandone le difficoltà tramite ostacoli ammnistrativi.

Per queste ragioni chiediamo

che la continuità dei diritti del soggiorno non sia più ostacolata per chi è in situazioni di precarietà abitativa; che la reperibilità sul territorio sia accertata tramite l’auto-dichiarazione dell’interessato o, quando possibile, con la mera dichiarazione di ospitalità;

che sia accettato e riconosciuto come dimora valida, ai fini del rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno, il domicilio dichiarato presso realtà collettive (associazioni, enti religiosi, etc) concordi a costituire punto di riferimento per la persona ad ogni effetto

Ci impegniamo a sostenere queste rivendicazioni, a farne campagna e vertenza!

Per aderire: casenonfrontiere@gmail.com

Primi firmatari:

Sportello Migranti TPO (Bologna), Associazione Città Migrante (Reggio Emilia), Sportello Diritti per tutti – Casa Madiba Network (Rimini), Associazione Diritti Lavoratori ADL Cobas Emilia-Romagna, Esc Infomigrante (Roma), Astra/Puzzle (Roma), Action Diritti in Movimento (Roma), Network Agenzie Diritti Municipali (Roma), L’Altro Diritto Sicilia, Sportello diritti – spazio sociale La Boje (Mantova)

Solidarietà europea per Cucine senza frontiere

cucine senza frontiere

Un settimanale di sinistra con sede a Zurigo www.woz.ch che esiste da 35 anni ed è gestito da una cooperativa organizza viaggi di studio per le sue lettrici e i suoi lettori nei Paesi Baschi, in Francia, in Germania e in Italia. Uno di questi gruppi in viaggio in Italia, che ha affrontato il tema della sinistra italiana dalla Liberazione ad oggi, dopo vari incontri ha terminato il percorso venerdì 16 ottobre a Casa Bettola con un’iniziativa di Cucine senza Frontiere sostenendo gli abitanti degli stabili occupati di Via Gramsci e Via Gorizia. La cena, a cura degli abitanti delle case, è stata un momento importante di approfondimento e di racconti dei profughi che fuoriusciti dai progetti di accoglienza si sono ritrovati senza casa e hanno deciso di riappropriarsi del diritto all’abitare occupando degli stabili abbandonati nella città di Reggio Emilia. La serata è stata occasione di scambio e confronto di esperienze di lotta ma anche un gesto di solidarietà concreta, grazie al quale quest’inverno sarà un po’ meno freddo perché il contributo offerto per la cena andrà a sostenere le spese della legna per riscaldare le case occupate.

 

European solidarity for Cucine Senza Frontiere (kitchens without borders)

The WOZ – Die Wochenzeitung, a leftist weekly magazine based in Zurich (www.woz.ch), funded 35 years ago and managed by a cooperative, has been organizing study tours for its readers in the Basque Country, France, Germany and Italy.The last week, one of these groups was on its journey in Italy to deepen the history of the Italian left from the Liberation to present days and to meet several protagonists and activists.

At the end of their intense meeting agenda they decided to spend an evening in Casa Bettola, enjoying the dinner prepared by Cucine Senza Frontiere and willing to know the experience of the squats for housing purpose in Reggio Emilia.

Cucine Senza Frontiere is an initiative set up by the inhabitants of the squats in Via Gorizia and Via Gramsci, in order to address the basic needs and problems posed by a squatting. The inhabitants are refugees and asylum-seekers that, after the institutional host projects ended, found themselves homeless and decided to claim their right of housing by occupying two empty buildings in Reggio Emilia.

That event was an interesting occasion for exchange of experiences and discussion on political struggles. But it was also a gesture of real solidarity, thanks to which the coming winter will be a bit less freezing: the contributes collected for the dinner will be used for buying wood to warm the houses.

Di ritorno da Ventimiglia

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Siamo stati alla manifestazione di Ventimiglia dove abbiamo visto e toccato con mano la violenza del confine già a partire dai controlli per raggiungere il presidio No Borders, dalla militarizzazione del territorio, dalle minacce di identificazione nei confronti dei migranti che avevano trascorso la notte al centro di accoglienza della Croce Rossa e volevano raggiungere il concentramento, fino alle cariche a freddo della polizia in tarda serata contro le attiviste e gli attivisti del presidio No Borders rimasti in stazione e riuniti in assemblea. Quelle attiviste e quegli attivisti che in tutti questi mesi, con lavoro, fatiche e tante difficoltà assieme ai migranti sono stati in grado di dare vita al presidio No Borders.

Una giornata quella di domenica, preceduta dallo sgombero del presidio No Borders della pineta dei Balzi Rossi, in cui la libertà di movimento è stata totalmente, letteralmente, reclusa. Chiusi in stazione, circondati dalle forze dell’ordine. Non ci si può muovere. Nulla è autorizzato. Le attiviste e gli attivisti rimangono ingabbiati, la maggior parte dei migranti al centro di accoglienza con una camionetta della polizia che li separa dal resto. Ecco l’emblema del confine. Non si passa, o almeno non alla luce del sole. Così come per arrivare in Europa i viaggi sono clandestini, lo stesso vale per le frontiere dentro l’Unione. Si attraversano i boschi dell’Ungheria di notte, o ci si affida al passeur a Ventimiglia. Ecco l’Europa ed ecco Dublino che ingabbia.

Abbiamo però letto di 3000 sans papiers a Parigi in solidarietà a Ventimiglia, di cortei a Marsiglia e a Helsinki, reti di migranti e attivisti che continuano a resistere al confine e a lottare per la libertà di movimento. E una tre giorni di mobilitazione internazionale a Bruxelles il 15,16 e 17 ottobre in occasione dell’Eurosummit. Il primo appuntamento sarà nel blocco mattutino del 15 assieme ai sans papiers ed ai migranti per rivendicare un’Europa che sappia abbandonare l’austerità e i propri confini interni ed esterni. Per costruire tutti e tutte assieme un altro concetto di cittadinanza, Welcome to Europe l’appello per una mobilitazione internazionale per fermare le stragi di migranti in mare, per l’apertura di canali sicuri e garantiti, per il riconoscimento del diritto d’asilo europeo, per un’accoglienza degna e per la libertà di circolazione in Europa.

Siamo partiti da Reggio Emilia, con tanti materiali da portare al presidio No Borders, coperte, vestiti, scarpe, materassini e molto altro grazie a tante e tanti che da Reggio, anche se non presenti personalmente hanno voluto dare il proprio contributo. Non riuscendo ad allestire un nuovo presidio le attiviste e gli attivisti hanno preferito non raccogliere i materiali, per evitare che venissero buttati via dalle forze dell’ordine. Siamo tornati con le macchine piene di vestiti e di rabbia perché il presidio No Borders a cui erano destinati non ha un luogo, ma pronti e sempre più convinti di seguire e di stare nel cammino di dignità di migliaia di donne e uomini che con i loro corpi agiscono la libertà di movimento mettendo di fatto in crisi le politiche in tema di immigrazione e svelandone il loro totale fallimento.

Tutto quello che abbiamo raccolto grazie a tante a tanti, non verrà gettato nel pattume, né accantonato in attesa di un’emergenza, lo utilizzeremo per i migranti a Reggio Emilia che ritrovandosi in strada hanno occupato degli stabili abbandonati riappropriandosi del diritto all’abitare. Un altro percorso di dignità.

Condividiamo la cronaca della giornata dal blog del presidio No Borders di Ventimiglia;
http://noborders20miglia.noblogs.org/post/2015/10/05/report-della-giornata-del-4-ottobre/

Ass. Città Migrante

We are not going back – Ventimiglia ovunque

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Siamo da poco rientrati dalla carovana Open Borders Caravan, a Botovo, fra Croazia e Ungheria testimoni delle politiche fallimentari europee.
Da una parte un’Europa chiusa che respinge e con violenza controlla i confini esterni ed interni, dall’altra parte i migranti che con i loro corpi attraversano le barriere ridisegnando le geografie europee e una risposta solidale di tante e tanti nei confronti di chi è in viaggio alla ricerca di condizioni di vita migliori.

Ed oggi con lo sgombero del presidio No Borders della pineta dei Balzi Rossi a Ventimiglia, al confine fra Italia e Francia, viene ancora una volta confermata la natura violenta dei confini interni all’Europa.
Esprimiamo solidarietà a tutti i migranti e agli attivisti che oggi costretti da un’azione violenta di polizia si sono ritrovati di nuovo sugli scogli come quei giorni di giugno in cui tutto iniziò . Ed è notizia di poche ore fa che il vescovo mons. Antonio Suetta ha negoziato l’uscita dagli scogli. I migranti dono stati portati al centro della Croce Rossa di Ventimiglia, senza identificazione. Gli attivisti sono stati invece portati in caserma per essere identificati e a quanto sembra senza fogli di via.

Dal quel giugno centinaia di migranti sono transitati per il presidio No Borders, seriamente intenzionati al proseguimento del proprio viaggio verso la Francia ed i territori della Gran Bretagna. Non è stato sufficiente essere sopravvissuti ai cosiddetti viaggi della speranza, aver attraversato il deserto ed il mare, essersi scontrati con la durezza del contesto libico , perché ribadiamo non esistono canali di accesso regolari e garantiti per arrivare in Europa per le persone in fuga da guerre , miseria, disastri climatici e politiche neocolonaliste. Ora lo scontro con il meccanismo perverso dei Regolamenti di Dublino, del fallimento delle strategie europee in tema di immigrazione, delle varie speculazioni politiche dei singoli governi che di fatto hanno creato ad ogni frontiera nazionale una nuova Lampedusa. La brutalità della frontiera esterna viene oggi moltiplicata ad ogni valico tra paese e paese creando ghetti, campi profughi e di fatto impedendo la libera circolazione e la libertà di scelta delle persone.

Nei prossimi giorni saremo disponibili ad essere a Ventimiglia per dare solidarietà attiva ai migranti ed agli attivisti che allo stesso modo subiscono da mesi attacchi pesanti sia dal punto di vista poliziesco che penale.
Sono passati ormai due anni dalla strage di Lampedusa, che ha suscitato tanto clamore mediatico, ma da cui nulla e cambiato in tema di politiche migratorie, sono invece i migranti stessi con i loro corpi che trasformano questa Europa piegando le logiche di frontiera e non accettando più il ruolo delle vittime. La misura in cui in questi mesi in tutta Europa si è dato vita a forti movimenti di sostegno ai migranti in viaggio dimostra come la realtà europea è ben diversa da quella che vorrebbero imporre Orban ed i Salvini di turno.

Coalizioni dei Centri Sociali dell’Emilia Romagna(Tpo, Làbas, Lab aq16, Casa Bettola, Casa Madiba Network, Ass. Città Migrante, Ass. Rumori Sinistri)

Verso Ventimiglia, presidio No Borders: raccolta materiale per il 3 ottobre

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Questo 3 ottobre andremo al Presidio No Borders a Ventimiglia.
Sono passai due anni dalla strage di Lampedusa che ha suscitato tanto clamore mediatico e molte dichiarazioni politiche che non hanno poi di fatto cambiato nulla in tema di politiche di immigrazione. Dal 3 ottobre 2013 tante altre stragi si sono susseguite e ad oggi non è stato aperto nessun canale di accesso regolare e garantito per l’Europa per chi fugge da guerra o miseria alla ricerca di un futuro migliore.
Migliaia di donne uomini e bambini che tentano di raggiungere l’Europa e di varcare i confini interni, dall’Ungheria alla Grecia, passando per Ventimiglia. Migliaia di persone che con i loro corpi ridisegnano le geografie forzando le politiche migratorie europee.
Questo 3 ottobre come associazione Città Migrante vogliamo dare un segnale concreto raggiungendo il presidio No Borders a Ventimiglia per portare solidarietà e materiale di prima necessità, intessere relazioni con gli attivisti e i migranti, per essere là dove la storia avviene.
Chi vuole unirsi a noi può scrivere a cittamigrante@gmail.com o telefonare al num 349/0977015.
Punto raccolta materiali:
giovedì 1 ottobre dalle 15 alle 18 presso ciclofficina Raggi Resistenti Via Gramsci 44 (RE)
giovedì 1 ottobre dalle ore 21 alle ore 22,30 presso Lab aq16 Via Fratelli Manfredi, 14 (RE)
Dal presidio richiedono:
– intimo da uomo
– calze da uomo
– scarpe numero maggiore di 40
– coperte, sacchi a pelo
– scaffali, cassettiere
Ass. Città Migrante

Politica e immigrazione, migranti e politica

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“La politica non ci interessa, anzi credo sia un problema. In Africa scatena le guerre…”
Queste sono le parole di Nelson, 29 anni nigeriano, riportate sul quotidiano “Il Resto del Carlino” che ha curato un’intervista di alcuni dei ragazzi che dopo le polemiche degli ultimi giorni sono tornati a prestare servizio a Festa Reggio. Nelson, così come tanti altri è uno dei profughi (sarebbe più corretto chiamarlo richiedente asilo) accolto all’interno del progetto di accoglienza a Reggio Emilia. La politica non interessa a Nelson, così come a tanti altri, ma proprio su di loro si gioca la partita politica, si prendono o si perdono voti, si istituiscono regolamenti regionali, si producono leggi nazionali, si emanano decreti, si finanziano progetti. Non solo a Reggio Emilia, non sono in Italia ma in tutta Europa.
Da una parte le politiche di accoglienza dall’altra i loro corpi che attraversano i confini, che ridisegnano le geografie, da vivi e troppo spesso da morti. Ogni giorno ormai abbiamo notizie di chi non ce la fatta, di chi è morto annegato in mare, asfissiato nella stiva di una barca o dentro un tir. E in Europa si erigono muri, si investe nel controllo delle frontiere di chi fugge da guerra e miseria, rimane in vigore (se non eccezionalmente e per alcune categorie di migranti, in Germania dove la Merkel si rifà la faccia dopo lo strappo greco e i migranti vengono usati, come spesso succede, come merce di scambio) il Regolamento di Dublino che impone la richiesta di asilo nel primo paese di arrivo e si da la caccia ai trafficanti di uomini che organizzano questi viaggi clandestini. Non abbiamo sentito parlare di canali umanitari, non abbiamo sentito parlare di canali di accesso regolari per arrivare in Europa. E’ notizia recente inoltre che la Gran Bretagna intende fermare la libera circolazione all’interno dello spazio Shengen e permettere l’ingresso solo a chi ha un lavoro stabile e la Francia continua i blocchi alla frontiera di Ventimiglia.

In queste nostre righe vogliamo spazzare via discorsi populisti e propagande politiche per dare spazio ad alcuni dati e raccontare una realtà, certo difficile, piena di contraddizioni ma con la quale inevitabilmente tutti noi abbiamo a che fare.
Lo abbiamo detto più volte, ma oggi vale la pena ribadirlo, perché intorno alla vicenda dei profughi e dell’accoglienza che ha coinvolto la nostra città , si sono dette molte cose, alcune anche molto ambigue, che hanno contribuito a creare molta confusione: innanzitutto se queste persone potessero arrivare in Italia o in Europa in maniera regolare, anche con un semplice visto, magari prendendo un aereo non lo farebbero? Affiderebbero la loro vita in mano ai trafficanti di esseri umani? Non ci vogliono di certo studi particolari per rispondere che non lo farebbero, e non ci vogliono nemmeno studi particolari per comprendere che chi è disposto a rischiare la propria vita non lo si potrà fermare.

Veniamo al dato economico : nel 2015 il budget stanziato per Frontex ( che ha come scopo il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti respinti lungo le frontiere )è stato incrementato del 14% rispetto allo scorso anno . Sono stati stanziati 114 milioni di euro.
Denaro che potrebbe essere utilizzato per l’accoglienza in diversi paesi europei fra cui il nostro.
Inoltre, per venire al nostro paese, dalle ultime elaborazioni della Fondazione Leone Moressa su dati Istat e Ministero delle Finanze, attraverso calcoli molto complessi ci dicono che fatti i conti costi-benefici, l’Italia ci guadagna 3,9 miliardi l’anno con il contributo economico degli immigrati. (Il Corriere Della Sera ha riportato la notizia in un suo articolo il 24 novembre del 2014).
Altra questione che sembrerebbe scontata : non c’è niente di così casuale come il luogo in cui si nasce e spesso il luogo di nascita determina lo sviluppo e la vita di un individuo, oltre al passaporto che gli permetterà o meno di cambiare, migliorare la propria vita o in molti casi di sfuggire alla morte.

Veniamo agli animi che si sono accesi durante questo fine agosto. La discussione nasce dai trenta profughi che prestano servizio volontario a Festa Reggio. L’attacco parte dalla Lega Nord contro il PD che utilizza a propria utilità queste trenta persone. Innanzitutto pensiamo che alla Lega interessi ben poco di questi migranti ma che siano stati un’ottimo pretesto per attaccare il PD (che sicuramente non sosteniamo) e in generale costruire un campagna mediatica che come sempre trova le sue fondamenta nella questione immigrazione. Detto questo ora la vicenda sembra riguardare le varie querele che la Lega fa al PD e che il PD fa alla Lega. Su Salvini e sulla Lega Nord non spendiamo altre parole ora, abbiamo già espresso il nostro dissenso il 25 aprile del 2014 quando organizzò un convegno sull’Euro a Reggio Emilia.
Notiamo come il Movimento 5 Stelle non intenda cedere il passo in fatto di speculazione politica nei confronti della Lega chiedendo chiarezza su di un bando per la gestione di 30 profughi che il comune ha affidato alla Dimora di Abramo. Crediamo che in questa particolare fattispecie intendano affidamenti relativi al progetto Sprar che giusto per dovere di cronaca non è lo stesso progetto comunemente chiamato Mare Nostrum. Il M5S, per voce della parlamentare Maria Edera Spadoni chiede se esistono delle modalità di inserimento anche per i giovani disoccupati cittadini italiani, tanto per buttare tutto nel pentolone e alimentare una guerra fra poveri, dividendo italiani colpiti dall’auserity e migranti. E’ giusto monitorare sui bandi, in particolare dove e come vengano spesi i soldi pubblici, ma su di una cosa fondamentale glissa il M5S; è lecito o meno un piano di accoglienza di fronte all’epocale fenomeno migratorio che vive l’Europa e l’Italia? Aldilà delle rendicontazioni e della gestione più o meno virtuosa dell’accoglienza, interessa al M5S reggiano la sorte di quei trenta ragazzi approdati nel nostro territorio? La lega su questo è chiara, la retorica infame della ruspa non ha bisogno di presentazioni, ci piacerebbe sapere invece la posizione dei grillini locali.

Da parte dell’Ente gestore c’è stata una leggerezza di fondo e una lettura molto superficiale nel pensare che fare attività di volontariato a Festa Reggio fosse uguale allo svolgere altre attività a titolo volontario presso associazioni o enti no profit.
Detto questo ci interessa brevemente sviluppare il tema del volontariato. In generale il volontariato non dovrebbe mai sostituire posti di lavoro e sappiamo che questo purtroppo spesso succede. L’expo di Milano e le varie forme di stage lo dimostrano.
Ma la domanda che facciamo è un altra, perché questi ragazzi devono fare volontariato? Perché si devono dimostrare utili? Devono in un qualche modo darci indietro qualcosa? No. Questi ragazzi che ci piaccia o meno non ci devono dare niente. Quello che si costruirà e quello che daranno alla nostra società e alla nostra comunità dipenderà da quello che tutti noi (compreso in questo noi anche “loro”) saremo in grado di mettere in campo a partire dalle relazioni, che come è ovvio si costruiscono sempre almeno in due.
Non è quindi per pagare un debito morale od economico ciò che sottende il coinvolgimento di questi ragazzi in attività volontaristiche, la realtà è che queste attività dovrebbero permettere loro di esercitarsi con la lingua italiana, di costruire relazioni e reti nel territorio, necessarie anche per un futuro prossimo. Il clima in cui viviamo non è sicuramente favorevole, a partire dalle reali difficoltà che coinvolgono sempre più persone e famiglie, ma, ammettendo anche che fosse possibile, non sarà di certo mandando via i migranti che gli autoctoni risolveranno il problema del lavoro e della casa per esempio. Abbiamo assisto alla propaganda neofascista anche nella nostra provincia dove Forza Nuova ha manifestato contro la presenza dei profughi all’Albergo Soliani di Fabbrico.
Come sempre è più semplice dare la colpa al più debole, a chi sta in basso piuttosto che riversare la rabbia verso chi sta in alto e opporsi alle politiche di austerity che producono la povertà di tutte tutti noi.

Come arrivano queste persone nei nostri territori? Molto Brevemente.
Sono quelle che sbarcano sulle coste italiane, i superstiti dei tanti naufragi che leggiamo sui quotidiani locali e “distribuite” nella varie città attraverso dei bandi di gara delle Prefetture per l’accoglienza dei migranti sbarcati sulle coste italiane che rientrano all”interno dello “ straordinario afflusso di cittadini stranieri extracomunitari sul territorio nazionale e richiedenti la protezione internazionale”. Il bando prevede 30/35 euro procapite e l’ente che vince l’appalto dovrà garantire oltre al vitto e all’alloggio vari percorsi sul territorio. I bandi e le convenzioni sono reperibili sui siti delle prefetture, a Reggio emilia il bando è stato vinto dal raggurppamento temporaneo di Impresa di cui la Dimora di Abramo è capofila. I migranti accolti all’interno di questi progetti richiedono tutti la protezione internazionale, per cui per loro inizierà l’iter di attesa della commissione che valuterà la loro domanda di asilo. I tempi sono spesso lunghi e non è scontato che la domanda vada a buon fine e si scontrano con l’iter burocratico della richiesta di asilo e di tutto quello che ciò comporta. Non hanno scelto di venire a Reggio Emilia e molte volte nemmeno in Italia, ma in Italia devono rimanere perché lo impone il Regolamento di Dublino. Sono alla ricerca di un lavoro e sperano di poter cambiare la propria condizione di vita, c’è chi fugge dalla guerra, dalla dittatura e chi da condizioni di miseria. Stefano Liberti, giornalista, afferma che potremmo chiamarli “avventurieri”, come loro molto spesso si definiscono.
Facciamo chiarezza innanzitutto che non prendono 30 euro al giorno, in questi trenta euro ci sono tutte le procedure che si mettono in campo per l’accoglienza compreso lo stipendio dei lavoratori. E di posti di lavoro questi progetti ne hanno creati, altri li hanno salvati, pensiamo alla proprietaria dell’hotel Soliani di Fabbrico che ha dichiarato alla stampa che l’albergo senza di loro avrebbe chiuso.
Sulla pelle dei migrati si giocano da sempre partite importanti.

Gli scandali di Mafia Capitale, le varie inchieste aperte dalla magistratura, che ormai non sono più una novità in quanto è il sistema a permettere cose di questo tipo, dimostrano come i migranti sono vittime anche del business che si crea intorno all’accoglienza, dove i fondi finiscono nelle tasche di gestori e politici corrotti, gli stessi politici che poi utilizzano la figura del migrante per propagande razziste e fomentano nei territori la cosiddetta guerra fra poveri, gettando inoltre discredito su tutto il mondo della cooperazione.
Sia chiaro: non pensiamo di trovarci di fronte ad una Mafia Capitale locale.
Non crediamo che la coop Dimora di Abramo sia parte di questo, ma che debba riflettere molto al proprio interno, non in termini di legalità ma di mission e ringraziamo Don Eugenio Morlini e Don Daniele Simonazzi che con il proprio voto contrario a bilancio, e anche se in maniera diversa Don Giuseppe Dossetti, sono stati in grado di porre al centro il mandato che una cooperativa sociale deve avere; l’accoglienza e il benessere dei propri lavoratori in primis.
Vediamo come nel mondo del lavoro questi principi siano spesso violati e dove le cooperative non sono altro che aziende cammuffate e luoghi di sfruttamento lavorativo.
Crediamo inoltre che l’accoglienza vera sia compito dell’ente gestore, delle amministrazioni ma anche di ognuno di noi perché rispecchia il grado di civiltà della nostra comunità. E che sia compito di tutti, ente gestore compreso denunciare le ingiustizie che si incontrano nei processi di accoglienza, da quelle burocratiche/amministrative al non permettere manifestazioni fasciste davanti ai luoghi dove queste persone vivono perché sono ostacoli per un processo di accoglienza degna.

Per concludere è necessario trattare anche la questione del dopo accoglienza. Che cosa è e sarà di queste persone una volta che escono dai progetti? L’iter prevede che una volta finita la procedura della richiesta asilo termina il percorso di accoglienza.
In molti casi queste persone lasciano la nostra città perché si ritrovano senza casa e senza lavoro, e si addentrano nell’inferno del lavoro agricolo del sud Italia finendo spesso nei ghetti balzati più volte agli onori della cronaca, altri lasciano l’Italia per raggiungere paesi europei con un tasso occupazionale più alto. Ma con il permesso di soggiorno ottenuto, non è consentito lavorare in regola in Europa, per cui si è costretti al lavoro nero. E l’ingiustizia continua…

Pensiamo sia giunto il momento di avere coraggio ed aprire un dibattito cittadino vero in cui discutere delle politiche in tema di immigrazione in generale e di accoglienza in particolare, senza paure dei conflitti, che metta in campo e a confronto tutti gli attori del territorio, compreso chi dal basso quotidianamente agisce l’accoglienza e lotta perché in questa città possa esserci spazio per tutte e tutti, anche quando i progetti istituzionali giungono al termine.

Ps: caro Nelson, anche in Italia la politica scatena le guerre, a volte non armate, ma pur sempre di guerra si tratta e a volte le armi le finanzia per altri paesi perché possano usarle. Anche questo è un grosso business.

Ass. Città Migrante, Laboratorio aq 16, Casa Bettola

20 giugno dall’Emilia Romagna a Ventimiglia per un’Europa dell’accoglienza e dei diritti

Ventimiglia2015

Dal sito www.globalproject.info

Questo 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato, segna una fase cruciale per le politiche europee.

Di fronte al dilagare delle conseguenze dei conflitti e delle guerre in corso da tempo fuori dai confini d’Europa, di fronte alla richiesta di sostegno che arriva da interi popoli costretti a fuggire da regimi totalitari e dalla devastazione economica, sociale e ambientale prodotta dal sistema di sviluppo neo-liberale, l’Unione Europea reagisce con la repressione e la negazione di chi cerca un luogo sicuro in cui portare avanti il proprio progetto di vita.

Eloquenti sono le immagini del confine italo-francese a Ventimiglia, palcoscenico di una tensione diplomatica di facciata ad uso e consumo dei media che persegue l’intento comune dei paesi membri di schiacciare sul nascere i sogni di libertà di migranti e rifugiati. Il finto braccio di ferro tra il Governo Italiano e gli Stati che si oppongono alla presunta “redistribuzione dei profughi” sono infatti il segno di uno spazio precluso ai migranti, persone indesiderate in Gran Bretagna come in Francia, in Ungheria come in Danimarca, in Spagna come in Italia. Questo ci dicono infatti dichiarazioni e cronache delle ultime settimane: non c’è spazio per i migranti, ma non c’è spazio nemmeno per i rifugiati, nonostante questi possano ancora aspirare a brandelli di diritto sanciti dalla tanto obsoleta quanto preziosa Convenzione di Ginevra per i Diritti dei Rifugiati.

Strumentale e indegna è infatti questa forzata differenziazione tra migranti economici e rifugiati, quando i diritti degli stessi richiedenti asilo sono continuamente aggrediti, tra respingimenti ai confini esterni, accoglienza indegna, negazione del riconoscimento della protezione internazionale e Regolamento di Dublino. Non a caso l’Agenda Europea per l’Immigrazione tanto elogiata dal Governo Renzi punta proprio ad allontanare verso un altrove sempre più remoto le procedure per il riconoscimento del diritto di asilo, nel comune interesse di selezionare, filtrare e centellinare coloro che potranno un giorno godere del privilegio di sopravvivere a miseria e guerra accedendo al territorio europeo. Not in my back garden è il ritornello di tutti i capi di Stato e politici, nessuno escluso, in una gara all’egoismo e alla disumanità che premia le destre xenofobe e i loro proclami razzisti, rincorsi anche in Italia da tutti gli esponenti politici, in un vuoto di responsabilità istituzionale che ci precipita sempre più nella guerra agli ultimi e nella cultura dell’individualismo.

Nel frattempo, migranti e rifugiati continuano a rappresentare un business per tutti, facendo fruttare l’economia dello sfruttamento: nei centri di accoglienza gestiti grazie allo stato di emergenza, nei magazzini della logistica gestiti dalle cooperative, nei campi agricoli di mezza Europa, nella filiera del turismo e del lavoro di cura e ancora in tanti altri settori, dove il ricatto e la precarietà vengono strumentalizzati per risparmiare al ribasso sul costo della manodopera e sui suoi diritti.

Sono le politiche perverse contro cui ci battiamo da sempre.

Per questo sabato 20 giugno saremo a Ventimiglia:

contro l’ipocrisia dell’Agenda Europea sull’Immigrazione,

contro la speculazione razzista ed economica sulla pelle di migranti e rifugiati,

contro il Regolamento di Dublino,

contro le misure dell’austerity che bloccano l’alternativa alla crisi,

per un asilo europeo,

per un’accoglienza degna e per il riconoscimento delle occupazione abitative

per il diritto di circolazione e soggiorno per tutti,

per la fine dei diktat della Troika contro il Governo greco

Per un’Europa aperta, giusta e solidale

Coalizione centri sociali Emilia Romagna

Oltre il 1° Maggio: per costruire le città che vogliamo!

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Il 1° Maggio abbiamo attraversato le strade di Milano insieme a tante e tanti per dire no ad Expo e il modello di sviluppo che rappresenta. Un corteo di più di trentamila persone che sotto la pioggia ha espresso il dissenso alla logica del grande evento e della grande opera che privatizza le risorse, la ricchezza e le opportunità, mentre socializza il debito, i costi sociali e ambientali.

Di ritorno da Milano ci siamo riuniti nell’ex-magazzino di formaggi occupato in via Gramsci 44 per riflettere sul significato della manifestazione ma soprattutto per continuare ad intrecciare quella molteplicità di lotte e proposte di alternative che nella città e nella provincia di Reggio Emilia rappresentano un rovesciamento del paradigma di Expo.

E’ evidente che la giornata di Milano, con la sua complessità e le sue sfumature, è stata raccontata attraverso una lente deformante, ingrandendo alcune immagini e trascurandone altre. Una semplificazione che ha annullato il significato politico della manifestazione, spostando in secondo piano le ragioni più profonde che hanno portato migliaia di persone ad opporsi alla devastazione del territorio e al saccheggio di diritti, beni comuni e democrazia.

Per questo ci teniamo a dire che in quella giornata abbiamo visto un’altra immagine, siamo stati parte di un’altra storia. Un corteo ricco di contenuti e determinato nelle pratiche, dentro un percorso condiviso tra tante e tanti, diverse e diversi. Un momento di convergenza tra realtà che ogni giorno lottano per la giustizia sociale e ambientale nei territori.

Non ci sentiamo invece rappresentati dalle auto in fiamme e non ci riconosciamo nelle pratiche di pochi che hanno utilizzato la presenza di tanti per mettere in scena una rappresentazione dello scontro. Abbiamo un’altra prospettiva: vogliamo attivare processi di ricomposizione sociale per allargare lo spazio di una possibile trasformazione dell’esistente, attraverso pratiche nel contempo radicali e inclusive, o in altre parole, pratiche “convincenti” che ci danno la possibilità di “vincere insieme”.

Dopo il 1° Maggio si è aperto un dibattito sincero su come vogliamo stare in piazza insieme e siamo contenti che la discussione non si sia focalizzata esclusivamente sull’uso della forza, dimenticando le violenze quotidiane che colpiscono in misura crescente la vita delle persone. Perché la vita vale più della proprietà privata – un auto o una vetrina non possono avere più valore delle rivendicazioni di diritti e dignità da una parte sempre più ampia della popolazione. La vera violenza è lasciare che donne, uomini e bambini muoiano ogni giorno in mare per fuggire dalla guerra, violenza è negare un tetto sulla testa e i servizi fondamentali a coloro che in questi anni stanno subendo drammatici processi di impoverimento e precarizzazione, violenza è lucrare su beni comuni necessari alla vita come l’acqua, violenza è ridurre un diritto inscindibile come un’istruzione gratuita e di qualità ad una mera merce di scambio, violenza e depredare suolo cementificando ogni singolo spazio di verde, violenza è non assicurare il diritto alla salute a qualsiasi essere umano ne abbia bisogno.

Queste sono le questioni sulle quali il Laboratorio No Expo si confronta ad ogni sua assemblea e che hanno portato alla redazione della pubblicazione “Reggio Emilia alla rovescia – in cammino verso la città che vogliamo”. Un cammino sui “sentieri che si fanno camminando”. Ora andiamo avanti. Continueremo le battaglie sociali ed ambientali e nelle prossime settimane ci mobiliteremo per liberare beni comuni come l’acqua e la terra dal profitto e dalla rendita; per portare a termine il processo di ripubblicizzazione del servizio idrico a Reggio Emilia e per fermare il consumo di suolo. Ci vediamo nelle assemblee, nelle piazze, nelle strade e nei campi!

Laboratorio No Expo – per la città che vogliamo