Sportello solidale di Città Migrante: presentazione del report 2024

Sabato 5 aprile alle ore 11, presso la sede di Città Migrante, ( Viale Risorgimento 2/1 RE) presenteremo i dati del 2024 dello sportello di Città Migrante, attivo dal 2007.

In questi anni, abbiamo incontrato centinaia di persone che hanno condiviso con noi le loro esperienze e le difficoltà che affrontano, spesso legate alle complessità della legislazione vigente.
Attraverso il nostro lavoro, le abbiamo accompagnate, fornito supporto concreto e indirizzate agli uffici competenti per risolvere le problematiche più urgenti.

Abbiamo monitorato con attenzione l’evoluzione delle normative, i cambiamenti sociali e le trasformazioni globali, raccogliendo testimonianze e dati che ci hanno permesso di comprendere meglio i fenomeni migratori e le sfide che queste persone incontrano.
Inoltre, abbiamo denunciato situazioni di ingiustizia e le abbiamo portate all’attenzione pubblica, contribuendo a sensibilizzare la comunità su questioni cruciali.

Questa presentazione sarà un momento per riflettere insieme sulle dinamiche emerse e sul ruolo dello sportello come strumento di supporto e di osservazione. Vi aspettiamo per condividere dati, esperienze e visioni future.

Presentazione de “Le prime gocce della tempesta” di Leonardo Bianchi

SABATO 15 MARZO ORE 16.30 – CENTRO SOCIALE GATTO AZZURRO – GATTAGLIO
VIA DEL GATTAGLIO 30, #REGGIOEMILIA


Presentazione del saggio “Le prime gocce della tempesta” di Leonardo Bianchi.
E’ recente la notizia della scarcerazione di Luca Traini, che nel lontano Febbraio 2018 ha tentato una strage a sfondo razziale nella città di Macerata, per vendicare, secondo le sue testuali parole, l’omicidio di Pamela Mastropietro, uccisa da un pusher di origine nigeriana. Non pensiamo che la riflessione vada fatta sulla brevità della pena, nè sulla giustizia del nostro paese. Bisogna però riflettere sulle idee che hanno armato la mano di Traini, il brodo culturale che prima ha causato e poi ha giustificato un gesto tanto efferato.

In Italia sono tanti gli episodi simili a quello di Luca Traini: la strage dei Senegalesi a Firenze il 13 Dicembre 2011 con la morte di Samb Modou e Diop Moor per mano del militante di CasaPound Gianluca Casseri, la morte di Emmanuel Chidi Namdi a Fermo straziato da Amedeo Mancini, fan degli Zeta Zero Alfa, gruppo NaziRock capitanato da Gianluca Iannone leader di CasaPound.

Per questo abbiamo pensato di presentare il libro di Leonardo Bianchi “Le prime gocce della tempesta, miti armi e terrore dell’estrema destra globale”; per capire in quale clima favorevole si muovono i cosiddetti “lupi solitari”, stragisti di estrema destra, e per sottolineare il clima di terrore che in diversi paesi dell’Europa ha armato persone fragili e confuse, tramite una retorica suprematista razzista.

Da dove nasce questo pensiero? Quali sono le sue radici storiche? Come i governi di estrema destra ne sono l’alveo infetto? Di questo parleremo con Leonardo Bianchi nel momento in cui anche sul territorio della nostra città si muovono gruppi di estrema destra, che trovano consenso nel dibattito pubblico agitando l ‘odio sociale verso i migranti e i più deboli della società… non mancate!

LEONARDO BIANCHI è editor di Facta.
Ha lavorato a lungo per VICE Italia. Collabora con Valigia Blu, Internazionale e altre testate. Cura una newsletter sulle teorie del complotto chiamata «Complotti!» e seguita da migliaia di iscritti


#𝟴𝗠𝗔𝗥𝗭𝗢 𝗗𝗜 𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔! 𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗦𝗜 𝗙𝗔 𝗖𝗢𝗦Ì ❤️‍🔥

Sabato scorso in occasione della giornata dell’8 marzo, #ReggioEmilia si è colorata di fucsia. Ci siamo ripresɜ rumorosamente le strade del centro storico e della stazione risignificando la sicurezza della nostra città.

A differenza di come sono state istituite le nuove zone rosse, non sono i daspo urbani, la sorveglianza e l’esercito a rendere le nostre città sicure, ma sono i nostri corpi liberi, che occupano e vivono i luoghi della città. Non è la politica del decoro urbano a rendere i quartieri più belli e meno degradati, ma sono gli spazi di aggregazione e di emancipazione per tuttɜ, soprattutto per lɜ giovani.

La nostra sicurezza è sinonimo di cura, e si fa partendo dalla difesa della salute pubblica, oggi sempre più smantellata e privatizzata.
𝗣𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗲 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗻𝗲 𝗹’𝗢𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗖𝘂𝗿𝗮 𝗣𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲, uno spazio autonomo da cui creare una rete di supporto con le persone che non trovano risposte nel SSN, uno spazio di sorellanza, ma anche di dissenso e inchiesta politica.

La sicurezza a Reggio Emilia vogliamo che sia così.

Bisogna diffidare e rifiutare chi invece propone pacchetti di sicurezza che operano intolleranza, odio razziale e misoginia, che possono aprire spazi a organizzazioni neofascista, come i cosiddetti White Boys, nucleo di Casapound, che durante il corteo hanno osato mostrarsi a margine della piazza e tutelati dalla polizia. Ma l’onda transfemminista che ha riempito le strade di Reggio era troppo rumorosa per far passare le loro provocazioni, e sono stati messi all’angolo, così come è stato impedito a Forza Nuova di presentarsi nella nostra città, tramite presidi diffusi durante tutta la mattinata portati avanti dall3 compagn3.

L’8 marzo apre la primavera di lotte contro i fascisti che tentano di insediarsi nella nostra città, ma soprattutto per dare una forza costante alla marea di dissenso che tornerà a Roma quando comincerà la discussione in Senato del DDL Sicurezza.

𝗖𝗛𝗘 𝗧𝗥𝗘𝗠𝗜 𝗢𝗚𝗡𝗜 𝗙𝗔𝗦𝗖𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗢𝗚𝗚𝗜 𝗘 𝗦𝗘𝗠𝗣𝗥𝗘 𝗥𝗘𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗧𝗥𝗔𝗡𝗦𝗙𝗘𝗠𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔 ❤️‍🔥

#8marzo 𝘼𝘽𝘽𝙄𝘼𝙈𝙊 𝙍𝘼𝘿𝙄𝘾𝙄 𝙋𝙍𝙊𝙁𝙊𝙉𝘿𝙀, 𝙀𝙎𝙏𝙄𝙍𝙋𝙄𝘼𝙈𝙊 𝙁𝙄𝙊𝙍𝙀

𝙎𝘼𝘽𝘼𝙏𝙊 𝟴 𝙈𝘼𝙍𝙕𝙊 𝙃.𝟭𝟬 𝙋𝙄𝘼𝙕𝙕𝘼 𝙁𝙊𝙉𝙏𝘼𝙉𝙀𝙎𝙄 #ReggioEmilia
𝘼𝘽𝘽𝙄𝘼𝙈𝙊 𝙍𝘼𝘿𝙄𝘾𝙄 𝙋𝙍𝙊𝙁𝙊𝙉𝘿𝙀, 𝙀𝙎𝙏𝙄𝙍𝙋𝙄𝘼𝙈𝙊 𝙁𝙄𝙊𝙍𝙀
𝘿𝙊𝙑𝙀 𝙎𝙄𝘼𝙈𝙊 𝙉𝙊𝙄 𝙉𝙊𝙉 𝙎𝘼𝙍𝘼𝙉𝙉𝙊 𝙇𝙊𝙍𝙊

Nei giorni scorsi Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, ha rilanciato nuovamente la sua presenza in città e l’apertura di una sede del partito.
Ha promesso di presentarsi con un presidio in Piazza Fontanesi proprio nella giornata dell’ 8 marzo, una giornata che da sempre è caratterizzata dalla lotta dei movimenti femministi e transfemministi.

È chiara per noi la provocazione di Fiore.
Gruppi neofascisti come quelli di Forza Nuova demonizzano le lotte per combattere la violenza di genere, per l’educazione affettiva e al consenso nelle scuole, per il riconoscimento delle soggettività queer in tutti gli ambiti della vita. Vediamo una continuità tra le dichiarazioni omo-lesbo-bi-transfobica di Forza Nuova e le politiche del governo Meloni.
Il loro nemico è la nostra autodeterminazione perché è sabbia nel loro ingranaggio reazionario.

Per questo sabato mattina saremo ovunque in città con movimenti e azioni, incluso in Piazza Fontanesi dalle ore 10:00 con un volantinaggio pubblico, per presidiare la piazza e non permettere l’ingresso di Roberto Fiore. Per dimostrare quanto sono profonde le radici antifasciste e transfemministe nella nostra città!

La giornata dell’ 8 marzo sarà caratterizzata da movimenti ovunque:
In mattinata saremo anche con presidio del comitato bosco ospizio davanti al Conad via Luxembourg e nel pomeriggio saremo per le piazze e le strade della città!

🚩𝐇. 𝟏𝟓:𝟑𝟎 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐢𝐧 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐢
❤️‍🔥 𝐇. 𝟏𝟕:𝟎𝟎 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐂𝐨𝐫𝐭𝐞𝐨

NON VOGLIAMO I FASCISTI A #REGGIOEMILIA, NE’ l’#8MARZO NE’ MAI

Come realtà femministe e transfemministe cittadine, che insieme stanno costruendo la mobilitazione dell’ 8 marzo, data annuale di convergenza e lotta, non possiamo accettare la presenza di Roberto Fiore, leader di Forza nuova a Reggio Emilia, in questa stessa data.

Prendiamo atto dai giornali della richiesta di Forza Nuova, fatta alla questura, per l’autorizzazione di un presidio proprio il giorno dell’ 8 marzo.
Forza Nuova è un gruppo neofascista, che propone un modello di società machista, razzista, omo-lesbo-bi-trans-fobica.
Una società che si fonda sulla diffidenza e sulla violenza.
L’8 marzo è ovunque data di mobilitazione in cui invece persone, realtà sociali, politiche, sindacati attraversano portando avanti l’idea di una società curante, solidale, inclusiva e soprattutto transfemminista.

Transfemminismo. Una parola che fa molta paura all’ estrema destra di tutto il mondo, perché carica di un’ energia trasformativa e arginante di questa avanzata autoritaria che sia nel nostro paese che in altri paesi europei, come in Germania, sta avvenendo.

Come ogni anno l’8 marzo saremo marea nelle piazze e nelle strade della nostra città, dal mattino alla sera. Qualsiasi tentativo di Forza Nuova di entrare in città, soprattutto in quella giornata, troverà una risposta forte e oppositiva.
Roberto fiore parla di estirpare i “poteri forti” dal nostro territorio.
Forse non ha capito che deve fare i conti con un tessuto sociale molto radicato e impossibile da estirpare.

Se verrà autorizzato in qualsiasi forma la presenza di Fiore e del suo partito noi saremo pronte a contestarlo, perché l’odio e il fascismo non possono essere tollerati.

Mandiamo inoltre la nostra solidarietà all’ ANPI per la querela ricevuta direttamente da Fiore. L’antifascismo non si silenzia.

Assemblea cittadina
L’OTTOMarzoRe

“Le soluzioni non sono l’esercito e la zona rossa” #sicurezza #reggioemilia

Condividiamo di seguito l’intervento di Federica Zambelli, presidente di #CittàMigrante in merito alla zona rossa e alla lettera del comitato 4 novembre sulla zona stazione a Reggio Emilia

Condivido, come più volte ho espresso, le emergenze nel quartiere della zona stazione sollevate dal Comitato 4 novembre. Ciò che credo è che la soluzione a queste problematiche non siano l’esercito e la cosiddetta zona rossa. E’ notizia di poche ore fa che è stata firmata dal prefetto Maria Rita Cocciufa l’ordinanza che istituisce la zona rossa in diverse vie della città fra cui la zona della stazione. La zona rossa, come sottolineato anche dagli avvocati del Consiglio direttivo della Camera penale di Milano, manifesta profili di violazione dei principi costituzionali, sottolineo inoltre che tale provvedimento nasce all’interno del disegno di legge denominato “ddl sicurezza”.

Quello che penso che al massimo si potrà ottenere con questi interventi è uno spostamento nei quartieri limitrofi degli stessi fenomeni, come per altro sta già avvenendo, che più si espandono e si ramificano, più diventano difficili da governare. Inoltre mi chiedo come sarà possibile operare a livello socio-sanitario all’interno della zona rossa.

Questo non significa che non sia necessario il lavoro e gli interventi delle forze dell’ordine, anzi sostengo azioni integrate e che le stesse forze dell’ordine debbano essere coinvolte nella progettazione sociale e sanitaria da mettere in campo e potenziare in zona stazione. A tal riguardo sarebbe interessante proporre un incontro con dei tecnici della riduzione del danno insieme al comitato 4 novembre in modo da affrontare in maniera approfondita la questione dell’uso/abuso di sostanze e di come gestire la complessità del fenomeno a tutela sia del territorio e dei suoi abitanti che del consumatore stesso.

È bene sottolineare che ciò che avviene nei pressi della Stazione di Reggio Emilia investe altre città contemporanee in quanto questi fenomeni sono determinati da cause strutturali che vanno dalla crisi economica, al crollo dell’occupazione, alle difficoltà di accesso alla casa, al quadro normativo che regola i flussi migratori. Anche per questo, al di là dell’approccio ideologico che ognuno può avere, non esiste una soluzione né facile né immediata. 

Il comitato 4 novembre ha affermato che “il degrado è forse per qualcuno un’occasione per guadagnare”. Rispondo a questo che chi guadagna dal degrado è sicuramente la criminalità organizzata che trova manovalanza a basso costo e spesso disposta a tutto. Inoltre, a detta del comitato, l’assessora Rabitti al Graffio su Telereggio avrebbe sostenuto che “i soggetti che girano intorno alla stazione non si riescono a recuperare”.

In merito a questo tema come ho anche ribadito durante la stessa trasmissione penso che oggi i servizi non siano adeguati ai bisogni che emergono e che ci sia la necessità di ripensare il servizio per esempio nella sua prossimità di accesso. Inoltre è bene sottolineare che tante sono le persone che aderirebbero ad un progetto di accoglienza ma che ad oggi non si è in grado di far fronte a tutte le richieste. Basti pensare ai percorsi di accoglienza proposti da associazioni del territorio che ben funzionano ma non sono sicuramente sufficienti e alla lista di attesa per accedere al dormitorio. Servizi che avrebbero bisogno di essere implementati.

Ribadisco che non ho mai dichiarato di voler “trasformare il quartiere della Stazione in una grande zona libera per spaccio e consumatori di droga” nemmeno indirettamente come sostiene il comitato, ma affermo che sono favorevole ad una area di consumo controllato che è tutta un’altra cosa, cioè una progettazione che va nella direzione di controllare e governare i fenomeni droga-correlati in un’ottica di sicurezza del territorio. Anche su questo sarebbe importante fare un incontro di approfondimento con il Comitato dove mostrare i risultati degli studi che arrivano in merito da altre città europee.

Federica Zambelli – Ass. Città Migrante

Comunicato in merito alle politiche dell’amministrazione in zona stazione #reggioemilia

Alleghiamo gli articoli usciti oggi sulla Gazzetta di Reggio Il Resto del Carlino in merito ad alcune riflessioni che insieme ad altre realtà del territorio abbiamo condiviso in merito alla zona stazione di #ReggioEmilia

 

Di seguito il comunicato completo con le adesioni

 

Siamo un gruppo di associazioni, cooperative e realtà del terzo settore che da anni lavorano, con gruppi informali e residenti, nel quadrante cittadino della stazione, per costruire progetti di comunità e una presenza costante. Per questo, nonostante gli scarsi risultati di precedenti accordi e protocolli, alcuni di noi hanno firmato sul finire della scorsa legislatura, il progetto ‘Stazione In’ sottoscritto da diverse realtà del territorio per prendersi cura della zona stazione, di chi la abita e di chi per svariati motivi la attraversa, e altri collaborano da tempo con la rete di comunità Impossibile per gli stessi motivi.
L’accordo Stazione In sancisce un’alleanza strategica tra l’amministrazione e le tante realtà che vi hanno convintamente aderito e che hanno partecipato alla stessa sua stesura. Un accordo che costituisce il presupposto per un energico intervento socio-sanitario, che le parti firmatarie hanno concordato come prioritario e urgente. Questo intervento coordinato dall’amministrazione con il coinvolgimento degli attori sociali, sanitari, terzo settore e forze dell’ordine è una delle azioni pensate e programmate per agire sui contrasti in essere nella zona stazione a tutela sia delle persone ai margini con diverse problematiche e bisogni, da disturbi da uso di sostanze e disturbi della salute mentale, a esigenze sanitarie, documentali, abitative, disagio economico e di inserimento sociale, che a tutela dei residenti del quartiere.
Ad oggi, a parte momenti di incontro interlocutorio, stiamo aspettando di poter iniziare ad operare, di essere ascoltati e coinvolti nelle scelte strategiche come concordato: vorremmo capire se esistono ancora i presupposti di questo accordo. Leggiamo, a livello comunicativo, che l’azione dell’amministrazione in zona stazione si baserà sui tre pilasti dell’ordine pubblico, della riqualificazione urbana e dell’integrazione sociale, ma nella realtà emergono grandi manovre e impegni in ambito securitario e non molto a livello sociale. Crediamo sia importante, se ancora l’amministrazione crede che queste progettualità sociali, sanitarie e comunitarie, che “Stazione In” porta con sé, siano fondamentali per il benessere della zona, farle emergere e attivarle seriamente e concretamente con pari dignità. Richiesta dell’esercito, controllo di vicinato e forse istituzione delle zone rosse con il benestare del ministro Piantedosi fa sembrare che la strada scelta sia quella della militarizzazione, lontana dalla sinergia tra i vari ambiti come indicato nelle linee programmatiche di questa amministrazione approvate dal consiglio comunale lo scorso luglio.
Già negli scorsi mesi l’utilizzo della leva dell’ordine pubblico messa in campo dalle forze dell’ordine, necessaria ma isolata e non integrata in un’azione più complessiva, ha mostrato la propria debolezza, non portando alla soluzione, ma semplicemente allontanando le figure problematiche in altri quartieri. La zona rossa, con i suoi fogli di via, non farà altro che alimentare un’escalation, un meccanismo al cui termine c’è il carcere, di cui conosciamo bene gli annosi problemi di sovraffollamento. Questi dispositivi non faranno altro che alimentare la rabbia sociale. Cosa avverrà quando anche le zone rosse saranno insufficienti?
Come realtà sociali nasciamo su altri presupposti e siamo disposti a metterci in gioco, come ampiamente dimostrato, ma se il piano va su binari esclusivamente securitari non possiamo contribuire con la nostra specificità, con i nostri valori e con le nostre progettazioni e servizi che hanno bisogno di risorse e appoggio.
Non vogliamo credere che l’unico approccio possibile a Reggio Emilia sia quello militare.
Capiamo il disagio dei residenti con cui ci rapportiamo e incontriamo quotidianamente, la sofferenza dei tanti senza dimora, il dolore delle persone in balia della dipendenza da sostanze e siamo sicuri che solo la via della cura e dell’inclusione sociale potrà aggiustare i guasti di questa modernità ingiusta e crudele.
Realtà che hanno sottoscritto il Progetto Stazione In e/o parte della Rete di comunità Impossibile.

Firme (singole organizzazioni)
Associazione Città Migrante
L’Ovile Cooperativa di solidarietà sociale
La Vigna società cooperativa sociale
Avvocato di Strada ODV Reggio Emilia
Associazione Accademia di Quartiere (Acc.qua)
Associazione Rabbunì ODV
Comunità di Sant’Egidio Reggio Emilia
CGIL – Camera del Lavoro Territoriale di Reggio Emilia
Coress Cooperativa Sociale
6a Lega SPI-CGIL
La goccia nel deserto

 

𝐕𝐄𝐍𝐄𝐑𝐃𝐈’ 𝟏𝟕 𝐆𝐄𝐍𝐍𝐀𝐈𝐎: 𝟏𝟎𝟎𝐌𝐈𝐋𝐀 𝐋𝐔𝐂𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐈𝐋 𝐁𝐔𝐈𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝐑𝐄𝐆𝐈𝐌𝐄

Mobilitazione diffusa contro il #ddlpaura #ddlsicurezza
𝑷𝒂𝒓𝒕𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒉.𝟐𝟎:𝟎𝟎 𝒅𝒂 #𝑪𝒂𝒔𝒂𝑩𝒆𝒕𝒕𝒐𝒍𝒂 #reggioemilia

La battaglia per contrastare il DDL Paura continua.
Sabato scorso a Roma si è tenuta la seconda assemblea nazionale della rete A Pieno Regime per sedimentare quella potenza delle 100mila persone, che lo scorso 14 dicembre hanno dimostrato un’opposizione unita e determinata a questo governo.
il 17 gennaio torniamo a mobilitarci in tutti i territori per riaccendere quelle 100mila luci contro il buio dell’autoritarismo.
Abbiamo ribadito più volte che il DDL è il manifesto politico e culturale di un intero ciclo reazionario e di un mondo che si regge sempre più attorno al regime di guerra.
L’obiettivo è ribaltarlo, creare una frattura storica nel rapporto tra governanti e governati, tra capitale e lavoro.

Il 17 gennaio invitiamo tuttɜ ad attraversare le strade e il centro storico in una passeggiata iridescente.
Vogliamo essere nelle strade di sera, per dimostrare che le città e i suoi quartieri non possono essere isolate in zone rosse, non possono essere delegate al controllo unico della polizia e alla politica securitaria, quella politica che ha ucciso Ramy nel quartiere di Corvetto A Milano.

Venerdì manifestiamo anche per chiedere giustizia per Fares e Ramy, per denunciare l’ennessimo omicidio di Stato, di chiaro stampo razziale e per difendere quella rabbia che ha invaso Milano, Torino, Roma, Bologna. Alla violenza di Stato, a un passo dall’essere istituzionalizzata da questo DDL, non può che esserci in risposta la rabbia di tuttɜ noi.

🔥 venerdì 17 gennaio partendo da Casa Bettola alle ore 20:00 sfileremo verso il centro storico. Invitiamo a portare qualcosa che faccia luce per creare un serpente luminoso nella sera.

𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐈𝐋 𝐃𝐃𝐋 𝐒𝐈𝐂𝐔𝐑𝐄𝐙𝐙𝐀 𝐍𝐄𝐒𝐒𝐔𝐍𝐀 𝐏𝐀𝐔𝐑𝐀
𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐑𝐀𝐁𝐁𝐈𝐀!

SABATO 14 DICEMBRE TUTT3 A ROMA #noDDLsicurezza

SABATO 14 DICEMBRE TUTT3 A ROMA!

🚃 PARTENZA IN PULLMAN DA #REGGIOEMILIA PER LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE “NO DDL SICUREZZA”
➡️ Ritrovo ore 6:30, parcheggio dell’ex Foro Boario (davanti al Lab AQ16)
➡️ Partenza ore 7:00
➡️ Info e prenotazioni al 347 876 5083
🤝“POSTO SOSPESO” : Per chi non può partecipare alla manifestazione ma volesse comunque contribuire per aiutare altr3 a partire da Reggio, lasciamo la possibilità di acquistare uno o più posti sul pullman, facendo sempre riferimento al 347 876 5083 o durante le iniziative degli spazi sociali.
📢 🔴
Leggi l’appello completo della Rete No DDL sicurezza:

CHI SIAMO NOI?
Siamo coloro che difendono e reinventano la democrazia come antifascistə, transfemministə, attivistə impegnatə ogni giorno a lottare per la giustizia sociale e ambientale.
Siamo lə lavoratorə che rischiano il posto o vivono la precarietà; siamo chi, e con chi, presidia le fabbriche contro l’impoverimento crescente e l’aumento delle disuguaglianze economiche.
Siamo nelle scuole e nelle università, a difendere il diritto allo studio e l’accesso a saperi liberi e inclusivi.
Siamo con chi organizza picchetti antisfratto, portando solidarietà a chi rischia di perdere la casa perché non può più permettersi un affitto.
Siamo chi, e al fianco di chi, lotta contro la violenza patriarcale e contro tutte le forme di oppressione di genere.
Siamo quellə che nei quartieri lavorano per contrastare mafie e corruzioni, convintə che l’inclusione sociale e la rigenerazione siano il vero antidoto ai clan.
Siamo quellə che denunciano il disastro climatico che devasta i nostri territori e combatte contro le grandi opere inutili e dannose.
Siamo con chi denuncia le torture e le indegne condizioni di vita nelle carceri sovraffollate.
Siamo con chi si oppone ai CPR e rivendica la libertà di movimento per tuttə, sostenendo chi salva vite in mare.
Siamo chi vuole un mondo libero da guerre, genocidi e da qualsiasi forma di colonialismo.
Siamo con chi combatte le mafie e costruisce reti di mutualismo e solidarietà nei territori.
Siamo con chi riconosce che il proibizionismo è un favore alle mafie e si batte per politiche alternative e giuste.
Siamo donne, uomini, identità non binarie, cittadinə italianə e di ogni provenienza. Crediamo che l’unica vera sicurezza sia quella sociale: la sicurezza di un lavoro dignitoso e di un reddito universale garantito; di una casa sicura; di un sistema sanitario pubblico, gratuito e accessibile; di un’istruzione di qualità; di vivere in una società libera da ogni forma di violenza sessista, razzista, classista o discriminatoria.

CHI SONO LORO?
Loro sono quelli che hanno un’idea deforme della nostra democrazia: autoritaria con i deboli e gli ultimi e affabile con chi corrompe, accumula, inquina.
Il Ddl Sicurezza è l’apice di un disegno ampio del governo guidato da Giorgia Meloni che punta chiaramente a destabilizzare i valori, le garanzie e i principi di Giustizia. Seppur forte nei numeri in Parlamento, nel Paese la sua propaganda sta mostrando tutte le sue fragilità. Criminalizzare preventivamente ogni forma di dissenso, moltiplicare inverosimilmente il numero di reati contro chi protesta e disobbedisce rappresenta uno dei più gravi attacchi nella storia della nostra Repubblica ai diritti fondamentali, al diritto di manifestare e dissentire, trasformando l’Italia in un paese autoritario.
Non c’è alcuna sicurezza garantita da questo provvedimento. Si respira solo la paura della libertà e, soprattutto, delle piazze che si riempiono contro la guerra, il patriarcato, per la giustizia sociale e per fermare i cambiamenti climatici; paura degli scioperi; paura di chi non ha un tetto, di chi arriva nel nostro Paese e viene detenuto immotivatamente, senza neanche il diritto ad una scheda Sim; di chi oppone resistenza agli abusi e alle violenze.

PERCHÉ IL DDL SICUREZZA È INACCETTABILE
Il Ddl Sicurezza segna un salto autoritario senza precedenti, colpendo con carcere e repressione i pilastri della democrazia: il dissenso e il conflitto sociale.
Criminalizza persino le pratiche di protesta non violenta e pacifica. Per la popolazione detenuta e per i migranti trattenuti nei CPR, introduce punizioni sproporzionate, arrivando a considerare reato azioni come battere una pentola contro le sbarre.
La norma, intrisa di una visione patriarcale, prevede che i figli e le figlie nascano in carcere, stigmatizzando le donne detenute per la “colpa” di avere violato una presunta “missione materna”.
Fuori legge finiranno i produttori di canapa, che hanno creato un settore agricolo dinamico, e le persone costrette a occupare una casa per emergenze abitative.
Il disegno di legge smonta anche strumenti essenziali del conflitto sindacale, colpendo i blocchi stradali e i picchetti.
Con i suoi 38 articoli, il Ddl crea un vero e proprio diritto penale del “nemico”, definendo figure sociali da punire e criminalizzando le pratiche di mobilitazione, soprattutto nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro.

FERMIAMO QUESTA DERIVA
Lo abbiamo detto con chiarezza nel documento conclusivo dell’Assemblea Nazionale della Rete No Ddl Sicurezza: siamo determinatə a fermare questo attacco alla democrazia. Intrecceremo questa battaglia con tutte le forme di opposizione sociale che in questi mesi stanno animando i territori e il Paese.
Sabato 14 dicembre, da tutta Italia, convergeremo in massa a Roma per una grande manifestazione nazionale.
Ma non ci fermeremo lì: la nostra mobilitazione continuerà anche nei giorni in cui il Ddl Sicurezza approderà in aula. Con pratiche diverse, faremo in modo che questo attacco ai diritti fondamentali non diventi legge.
La nostra democrazia è frutto della lotta, dell’impegno e del sacrificio di milioni di persone; non è un diritto stralciabile o calpestabile a colpi di decreto. Non ci piegheremo di fronte all’idea che si possa reprimere il dissenso, umiliare lə ultimə, le lotte per il futuro, per la giustizia sociale e ambientale.
La nostra battaglia comincia adesso.