Ex Reggiane: degrado urbano o disuguaglianze?

In occasione della NOTTE DEI SENZA DIMORA che si celebra il 17 ottobre (Giornata mondiale di lotta alla povertà, istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1992) lanciamo, insieme ad altre realtà del territorio alcuni stimoli di riflessione.

NOTTE DEI SENZA DIMORA
Ex Reggiane: degrado urbano o disuguaglianze?
Chiudere con le emergenze e iniziare a dirigersi verso il diritto alla casa.

Prestare attenzione al fenomeno delle povertà abitative, oggi, vuol dire accogliere la complessità che ci circonda tenendo in considerazione quei fenomeni strutturali e multidimensionali che caratterizzano l’epoca globale in cui viviamo. Determinate caratteristiche del mondo contemporaneo non sono limitabili a questo o quello stato, o a una specifica area geografica, ma riguardano in modo trasversale tutti i paesi.In questo senso, la presenza ingente di persone senza dimora alle Ex-Officine Reggiane ha rappresentato una declinazione locale delle trasformazioni che stanno attraversando l’Italia e la società globale.
Come già sostenuto da FEANTSA (Federazione europea delle associazioni nazionali che si occupano dei senza dimora) e Fio.PSD (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora), a fronte di queste complessità, risulta necessario:
– implementare programmi articolati di intervento;
– stanziare le risorse adeguate a tal fine.

In particolare, occorre sviluppare una pluralità di interventi che integrino l’attuale modello di politiche abitative con misure rivolte ai soggetti più poveri e marginali.
Allo stesso modo, occorre superare l’approccio emergenziale che limita le azioni a determinati periodi dell’anno o a particolari situazioni legate alla percezione della ‘sicurezza collettiva’.
Accogliamo dunque l’impegno espresso da istituzioni europee, governi dell’UE e società civile nel far fronte al problema delle povertà abitative.

La conferenza di Lisbona, tenutasi nel giugno 2021, ha segnato il lancio di una piattaforma condivisa al fine di stimolare il dialogo, facilitare l’apprendimento reciproco, migliorare la raccolta di dati e rafforzare la cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti nel contrasto al fenomeno. I progetti degli Stati membri saranno finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE Plus) con una dotazione di 99,3 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.

La nuova fase di progettazione e lavoro dell’UE pare un punto imprescindibile da cui partire, considerando anche la lungimiranza degli obiettivi:
– nessuno deve dormire per strada per mancanza di alloggi di emergenza accessibili, sicuri e adeguati;
– nessuno deve vivere in un alloggio di emergenza o provvisorio oltre il tempo necessario per passare a una soluzione abitativa permanente;
– nessuno deve lasciare un’istituzione (ad es.: carcere, ospedale, struttura di accoglienza) senza che gli sia offerto un alloggio adeguato;
– lo sfratto va evitato il più possibile e nessuno deve subirlo senza essere aiutato a trovare una soluzione abitativa adeguata;
– nessuno deve essere discriminato a motivo della sua condizione di senzatetto.

Consapevoli che il tema dell’abitare sta acquisendo sempre più rilevanza per la città di Reggio Emilia, ci rivolgiamo alle istituzioni del territorio affinché adottino strumenti come la co-programmazione e co-progettazione per garantire la massima partecipazione territoriale alla definizione di piani di intervento volti al contrasto della povertà abitativa.

In particolare, chiediamo di avviare un tavolo di lavoro per:
· la creazione di un osservatorio sulle povertà abitative, che coinvolga tutte le realtà dei territori che quotidianamente incontrano e supportano le persone fragili e marginalizzate, in grado di comporre una lettura articolata di un fenomeno che la pandemia ha reso solo più evidente ed accentuato. Si chiede inoltre che i dati raccolti siano resi pubblici;
· un censimento degli immobili sfitti di proprietà pubblica, Acer e un censimento degli immobili sequestrati alla mafia sul territorio di Reggio Emilia, nel corso del processo Aemilia.

Come la Conferenza di Lisbona vorremmo “lanciare una piattaforma condivisa al fine di stimolare il dialogo, facilitare l’apprendimento reciproco, migliorare la raccolta di dati e rafforzare la cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti nel contrasto al fenomeno”.

Associazione Città Migrante,
Associazione Partecipazione,
Associazione La nuova luce
Associazione G.L.M- ODV,
Avvocato di strada di Reggio Emilia,
APS Passaparola,
Coop. Sociale “La Vigna”,
Coop Vivere la Collina,
La Quercia-coop. agricola e sociale,
“Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” S.C.S. Onlus

Reggio Emilia in piazza per Mimmo Lucano

13 anni di galera. Il doppio di quello che aveva chiesto la procura. Questa la condanna che il tribunale di Locri ha comminato in primo grado a Mimmo Lucano, per tanti anni sindaco di Riace. Un trattamento punitivo, che a memoria ricordiamo raramente applicato per reati più gravi. Esiste una grande differenza tra la giustizia sociale, frutto di processi di lotta tesi all’emancipazione delle classi sociali subalterne, ed il tecnicismo figlio di una lettura meccanica del codice penale. L’ingiustizia feroce ed inaccettabile sta tutta qua, nell’ equiparare il tentativo di impiantare in un territorio depresso e disabitato un progetto di accoglienza e nuova cittadinanza ad un crimine da punire con gli stessi parametri con cui si affronta il malaffare ‘ndranghetista.

Questi 13 anni di galera servono da monito per chi come Lucano pensa che anche in territori afflitti come la Locride si possa pensare ad una rivoluzione sociale e politica che demolisca una cultura conservatrice e mafiosa. Mimmo Lucano è un compagno che non deve essere lasciato solo.
Siamo al fianco di Mimmo Lucano e solidali a tutta quella parte di comunità che insieme a lui lotta per riscattare una bellissima terra.

Città Migrante
Casa Bettola
Lab aq16
Partecipazione
GLM- Gruppo laico Missionario
La nuova luce
La Vigna Società Cooperativa Sociale
Coop Vivere la collina
Passaparola
Humans | Femminismo, Lgbt and More
Federazione di Sinistra Italiana Reggio Emilia
Reggio Emilia in Comune
Camera del Lavoro di Reggio Emilia
Donne in nero

Reggio Emilia con il popolo afghano – basta finanziare guerre e frontiere!

Duecento persone in piazza ieri sera a Reggio Emilia e tanti interventi per pretendere che i governi europei, compresa l’Italia, da subito in prima fila accanto agli USA nella cosiddetta “guerra al terrore”, si assumano le proprie responsabilità.

Vent’anni di guerra in Afghanistan hanno prodotto il disastro umanitario che vediamo in questi giorni: le decine di migliaia di profughi, il pericolo che le donne afghane perdano quei diritti conquistati con le loro lotte, un’Unione Europa vile la cui unica risposta condivisa è il consolidamento delle politiche di chiusura e di esternalizzazione delle frontiere. Questa è la democrazia esportata dai paesi della NATO.

Nella piazza di ieri tante voci hanno affrontato e approfondito la situazione da diversi punti di vista, trovando una convergenza intorno ad alcuni nodi: da una parte la necessita di praticare forme di solidarietà attiva con le persone che resistono e lottano per la propria autodeterminazione in Afghanistan, come Revolutionary Association of the Women of Afghanistan – RAWA, dall’altra parte di organizzare corridoi umanitari e un’accoglienza degna per le persone che fuggono dal paese.

Grazie a tutte le persone e le realtà che hanno partecipato, continuiamo a mantenere alta l’attenzione, organizzandoci insieme per un mondo senza guerre, soprusi e respingimenti.

Al fianco del popolo afghano. Corridoi Umanitari subito!

🔴 Giovedì 26 agosto, ore 18.30 in Piazza Prampolini 🔴

Le immagini disperate che ci giungono dall’Afghanistan, in cui le persone aggrappate agli aerei in decollo pur di fuggire dal paese precipitano nel vuoto, o delle donne che passano i propri bambini attraverso il filo spinato implorando di salvare almeno loro, rappresentano in maniera drammatica gli esiti di un ventennio di interventismo militare occidentale.

Ancora una volta la menzogna celata dietro gli ideali di esportazione di democrazia, di lotta al terrorismo e costruzione di pace, promossi dagli Stati Uniti e dagli alleati NATO, Italia compresa, si mostra per quello che è: interventi neocoloniali con il fine di destabilizzare e controllare le aree di interesse, i quali una volta cessati lasciano dietro di sé solo morti e macerie.

Ora, con il ritiro delle forze occidentali dal paese e il reinsediamento al potere dei talebani, che si apprestano a instaurare un regime fondamentalista, il prezzo di questa menzogna lo sta pagando il popolo afghano.

In questi giorni moltissime donne, uomini e famiglie con determinazione e coraggio stanno cercando il modo di scappare dal loro paese, perché non lo ritengono più luogo sicuro per le proprie vite. Un nuovo esodo è alle porte e non possiamo restare indifferenti.

Le responsabilità che come europei ricopriamo nei confronti di questa crisi umanitaria non possono essere occultate, così come non possiamo accettare che le violazioni di diritti dettate dalle politiche di respingimenti, rimpatri ed esternalizzazione dei confini, tutt’ora attuate dall’UE sulla rotta balcanica e nel Mediterraneo, vengano estese ai profughi afghani.

È necessario interrompere questa realtà e attivare subito corridoi umanitari sicuri per garantire il trasporto e l’accoglienza di chi sceglie di fuggire dall’Afghanistan.

E’ necessario inoltre fare in modo che i/le cittadin* afghani possano entrare in Italia attraverso le frontiere terresti, aree e marittime anche senza visto di ingresso .

Vogliamo che anche Reggio Emilia svolga la sua parte in questo compito e crediamo stia a noi mobilitarci affinché il nostro territorio si dimostri luogo di rifugio, complice e aperto verso le persone in movimento.

Invitiamo tutte e tutti a portare il proprio contributo al presidio – il microfono sarà aperto per gli interventi.

Prime adesioni:

Città Migrante

Lab AQ16

Casa Bettola

Studenti Autorganizzati

Associazione Partecipazione

Non Una Di Meno – Reggio Emilia

Reggio Emilia in Comune

Donne in Nero

Buon compleanno Stazione di Santa Croce!

L’associazione Città Migrante, a partire da marzo dello scorso hanno si è trasferita all’interno della Stazione di Santa Croce
In questo nuovo spazio l’associazione continua a portare avanti i suoi progetti: due scuole di italiano, uno sportello migranti e uno per il diritto alla salute, la ciclofficina “Raggi resistenti”, il progetto “Cucine senza frontiere” e uno spazio abitativo di accoglienza autogestita al piano superiore dello stabile.
Inoltre lo Spazio della Stazione oggi si trasforma in luogo di dibattito , di incontro e scambio e di proiezioni di film con il nuovo progetto della Cine-stazione.


In questa nuova sede Città Migrante sancisce il suo “passaggio” da associazione a spazio sociale, un passaggio che ha avuto inizio da un’occupazione abitativa ed è proseguito con un complesso e partecipato percorso. Grazie al sostegno e al contributo di tante tanti l’associazione Città Migrante arriva alla Stazione di Santa Croce vincendo una manifestazione di interesse con un conseguente  atto di concessione delle Ferrovie Emilia Romagna che cedono immobili in disuso ad utilizzo sociale affinché vengano abitati e ristrutturati. L’atto di concessione prevede che l’associazione si faccia carico della ristrutturazione, della manutenzione e della gestione quotidiana dello stabile.
Oggi, a un anno da questo importante passaggio, forti del nostro passato e pronti a guardare al futuro, affrontiamo una riflessione con lo sguardo dentro e fuori dalle mura di questa speciale stazione.

A Reggio Emilia, come in gran parte del territorio nazionale, il dibattito pubblico sulla questione migranti è divenuto centrale, purtroppo però in maniera distruttiva, per il migrante e per l’intera società.
Se un tempo la questione veniva affrontata con  queste modalità unicamente da chi, per ideologia, contrastava il naturale fenomeno delle migrazioni a prescindere, oggi è diverso. Oggi il migrante è divenuto per tanti il più appetibile capro espiatorio a cui addossare le colpe di una società malandata.
È divenuto normale puntare il dito contro chi viene considerato diverso, giustificandosi con la paura, paura che dà il via e legittima sempre più la violenza, a volte una violenza subdola, nascosta dietro una tastiera, ma altrettanto dolorosa e lesiva della dignità, ma anche, una violenza che si sta pericolosamente materializzando.
La paura è un’emozione che tutti proviamo, e quindi merita attenzione
Lo sanno bene i leader dei movimenti xenofobi, chi con la paura ci costruisce gli slogan elettorali e chi la paura e l’odio li fomenta tutti i giorni, per i propri interessi.

Noi, come associazione ci troviamo oggi nel quartiere di Santa Croce. Un quartiere abitato da un alto numero di migranti, da persone che sono riuscite con il tempo a costruirsi una vita dignitosa, ma anche da chi non ce l’ha fatta, dalle tante vittime delle politiche sull’immigrazione, le vittime delle frontiere, i sopravvissuti al mare che oggi vivono nel ghetto delle Reggiane, una realtà dolorosa, che la nostra città spesso preferisce non vedere, se non ignorare, uno spazio che cancella la dignità e che fa paura.

La povertà fa paura, certo.
Perché dove c’è povertà, dove c’è sofferenza, dove c’è disuguaglianza, si genera inevitabilmente una società malata.
Ma è davvero questa l’unica strada possibile?
Come si pone la nostra associazione all’interno di un contesto così complesso e contraddittorio?
A qualcuno piace definirci  buonisti, ma noi crediamo di non essere né buonisti né buoni, semplicemente non ci accontentiamo di soluzioni preconfezionate, ma cerchiamo in primo luogo di fare quotidianamente riflessioni  lucide rispetto a ciò che ci circonda.
Crediamo che nulla potrà fermare le migrazioni, sono sempre esistite e sempre esisteranno. Possiamo solo scegliere di renderle più umane.

Cosa fare dunque, nel quotidiano?
Su un piano nazionale e internazionale possiamo batterci insieme a tante e tanti per combattere le leggi assurde che sono alla base di questo disastro umano.
Ma crediamo fortemente nell’importanza di agire all’interno dei  nostri territori, di parlare con le persone, di raccontare, di confrontarci e di trovare insieme un’altra strada possibile.

Perché questo sia possibile partiamo dal presupposto che i migranti non sono  semplicemente un fenomeno sociale, ma persone, e come tali vanno considerate.
Spesso queste persone hanno vissuto storie dolorose, storie che ascoltiamo e che feriscono anche noi, provocandoci una grande rabbia.
Tuttavia crediamo che sia importante trasformare questa rabbia in altro e che i migranti, queste persone, abbiano il diritto di rinunciare al ruolo di vittime e divenire protagoniste attive di un processo di cambiamento, attraverso un percorso di autodeterminazione.
È questo quello che tutti i giorni le attiviste e gli attivisti della nostra associazione si impegnano a fare attraverso i diversi progetti che da anni portiamo avanti.
Così, le nostre scuole di italiano diventano non solo luoghi di apprendimento, ma occasioni  di scambio e di costruzione di relazioni significative.
Lo sportello diventa uno strumento per conoscere i propri diritti ed essere in grado di difenderli, la ciclofficina si trasforma in uno spazio in cui apprendere nuove competenze spendibili in ambito lavorativo, e il progetto Cucine senza Frontiere diventa un modo per tanti di raccontarci un pezzetto della propria cultura, oltre che un modo per i molti che partecipano a queste serate di contribuire alla realizzazione dei progetti, che così non sono solo “nostri”, ma diventano progetti di una comunità accogliente.

I lavori di recupero e ripristino che l’edificio della stazione richiede, e le spese per la luce, il riscaldamento e l’acqua,  per mantenere vivo lo spazio e renderlo un luogo accogliente per tutte e tutti sono per Città Migrante una sfida quotidiana che attraverso il lavoro collettivo e il contributo di tanti e tanti fanno della Stazione di Santa Croce uno spazio della città accogliente.
Tutto questo vuol dire dialogo, vuol dire conoscenza, vuol dire sconfiggere la paura e scegliere di restare umani.

 

Questionario on line sui temi legati alla salute

L’associazione Città Migrante, insieme a tante e tanti altre/i,  da tempo si mobilita perché la salute sia un diritto garantito a tutte e tutti  e tiene monitorato l’accesso alle cure attraverso delle inchieste .

Dal 7 aprile, Giornata Mondiale della Salute, e mobilitazione europea #HEALTH4ALL  per dire che la salute è un bene di tutte e tutti, e non una merce, l’associazione ha promosso un nuovo questionario sui temi legati alla salute e alla percezione del pieno esercizio di questo diritto fondamentale. Il questionario sarà aperto fino a dicembre 2017 e sarà cura dell’associazione Città Migrante pubblicare il resoconto.

Vi invitiamo a compilare il questionario on line:

ITALIANO
INGLESE
FRANCESE

per avere copie cartacee scrivere a cittamigrante@gmail.com

 

7 aprile a Reggio Emilia . La nostra salute non è in vendita

A Reggio Emilia, come in tutta Europa, il 7 aprile ci mobilitiamo contro la commercializzazione della salute e la privatizzazione della sanità perchè anche nel nostro territorio conosciamo situazioni crescenti di difficoltà all’accesso al sistema sanitario regionale, una discriminazione dovuta alla interpretazione della normativa nazionale che riguarda le persone di diversa cittadinanza, che origina prassi che creano difficoltà, disagi ed esclusione dal sistema sanitario pubblico (richiesta del lavoro, richiesta del carico fiscale, richiesta del pagamento dei ticket sanitari per le persone indigenti). Nella difesa della salute di tutte/i ribadiamo il coinvolgimento di tutte le persone presenti sul territorio cittadini italiani, cittadini extracomunitari e comunitari.

Per questo vi invitiamo venerdì 7 aprile dalle ore 8.00 alle ore 13 in piazza del Monte dove saremo presenti con un presidio informativo sul “Diritto alla salute” dove poterci incontrare, scambiare esperienze e condividere un percorso di mobilitazione affinché la salute sia un diritto universale, per tutte e tutti. Durante la mattina sarà distribuito un questionario sui temi legati alla salute e alla percezione del pieno esercizio di questo diritto fondamentale. Inoltre il questionario a partire dal 7 aprile sarà pubblicato on line (https://cittamigrante.noblogs.org) e aperto fino a dicembre 2017 . Sarà cura dell’associazione Città Migrante pubblicare il resoconto.

Il 7 aprile è la Giornata Mondiale della Salute, e in tutta Europa le persone stanno organizzando iniziative per dire che la salute è un bene di tutte e tutti, e non una merce. C’è infatti preoccupazione e scontento per la percezione di un attacco da più parti nei confronti della salute come diritto, verso un sistema che la vede come una fonte di speculazione e profitto.
I servizi sanitari di molti Paesi sono stati sottoposti a contro-riforme e tagli al finanziamento pubblico che ne hanno minato i principi fondanti di universalismo e solidarietà, producendo diseguaglianze nell’accesso alle cure e nella tutela della salute della popolazione. Pochissime risorse sono investite in promozione della salute e prevenzione delle malattie, la crescente medicalizzazione genera aumenti della spesa (e del profitto) ma non necessariamente benefici in salute, e laddove ci sono interventi di comprovata efficacia (vedi il caso dell’epatite C) l’accesso è limitato dalle politiche sui brevetti che tutelano gli interessi delle multinazionali del farmaco.
Alla sistematica – e da alcuni auspicata – riduzione dell’impegno pubblico in sanità corrisponde una proliferazione di coperture sanitarie assicurative private o mutualistiche, purtroppo inserite anche nei contratti collettivi di lavoro. Tutto questo porta a un sistema segmentato e diseguale: da un lato un servizio sanitario pubblico “al ribasso” per i meno abbienti (o per chi non ha una sufficiente tutela contrattuale), e dall’altro una sanità privatizzata differenziata a seconda dei benefit previsti dai contratti lavorativi o per chi se la può pagare.
In Italia assistiamo dal 2010 a un sistematico definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, che pure costava in termini assoluti e in percentuale sul PIL molto meno dei sistemi di tanti altri Paesi europei. Negli ultimi anni molti servizi territoriali e ospedalieri sono stati chiusi, spesso senza venire sostituiti da altre tipologie di servizi; il numero dei dipendenti del SSN si è ridotto considerevolmente e le condizioni di lavoro sono peggiorate; in molte parti di Italia non è garantita una reale copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza, e milioni di persone devono ritardare o rinunciare alle cure; una gran parte dei bisogni, soprattutto quelli socio-sanitari, sono disattesi per il ritardo storico di sviluppo dei servizi territoriali e per la difficoltà di riorganizzare il sistema in funzione dei nuovi bisogni.
In epoca di tagli, ridimensionamento e chiusura di strutture ospedaliere lo stato italiano spende 2,5 milioni di euro all’ora per le spese militari (armamenti, mezzi e uomini); da questo conto restano fuori le missioni all’estero pagate dai ministeri dello sviluppo, dell’economia e delle finanze con un incremento dell’1,3 % annuo dal 2015 al 2018. Si tratta per il 2016 di circa 48 milioni di euro al giorno.
Il governo ha deciso nei prossimi anni di spenderne ancora di più, nel 2016 sono stati spesi 13,36 miliardi di euro (carabinieri esclusi).
Noi crediamo, invece, che la politica sanitaria debba basarsi su:
– Centralità della prevenzione e promozione della salute in tutti gli aspetti della vita e del lavoro
– Prestazioni sanitarie utili, necessarie ed efficaci accessibili a tutte e a tutti, senza vincoli di cittadinanza
– Finanziamento basato sulla fiscalità generale
– Protezione della sanità da logiche di mercato
– Ruolo attivo delle persone nei propri percorsi di cura e nella definizione delle politiche di salute.

Per questo motivo, un’ampia rete di persone e organizzazioni che difendono una sanità pubblica di qualità, solidale, gratuita e universale si sta unendo per animare un’azione ‘dal basso’ che sia realmente incisiva sulle politiche. Manifestazioni, cortei e azioni sono previste a Bruxelles e in molte città di Spagna, Francia, Norvegia, Croazia. In Italia sono già centinaia le adesioni di realtà collettive e persone singole all’appello “La salute non è in vendita”, e sono previste iniziative a Torino, Milano, Firenze, Roma e Napoli, oltre che in molti centri più piccoli.
E saremo anche nella nostra città.

Tutte le persone che vogliono mostrare la propria adesione sono invitate ad appendere un lenzuolo alla finestra della propria casa o luogo di lavoro, con le parole chiave della mobilitazione.

#HEALTH4ALL
#7APRILE SALUTEPERTUTTE/I

Ass. Città Migrante

Per l’elenco delle adesioni
Per vedere le iniziative

Evento facebook nazionale

Prossima fermata : Diritti e Dignità

Arriviamo alla Stazione di Santa Croce dopo un lungo percorso di giustizia sociale, che in tante e tanti hanno sostenuto, appoggiato e solidarizzato.  Un percorso che ha reso possibile che un’occupazione abbia trovato oggi una forma di regolarizzazione.

Partiamo dal maggio del 2014 quando un gruppo di migranti, chi  fuggito dalla guerra in Libia e fuoriuscito dai progetti di accoglienza rimasto senza casa e senza lavoro e chi colpito dalla crisi ha perso la casa, decide di riappropriarsi del diritto all’abitare occupando lo stabile vuoto di Via Gramsci 44, conosciuto come l’ex magazzino dei formaggi. Inizia così una nuova strada insieme a persone solidali che portano reti, materassi, mobili, vestiti , coperte e competenze per rendere il più possibile dignitosa la “nuova” casa. Le stufe a legna per scaldarsi dal freddo dell’inverno e i pannelli solari per avere luce quando è buio.

Tutto come sempre allo scoperto, con la dignità di rivendicare una giustizia sociale e una città in cui ci spazio per tutte e tutti, in cui non possano esserci stabili abbandonati e persone costrette alla strada. Le conferenza stampa, le manifestazioni, le iniziative di approfondimento e la quotidianità di stare insieme con tante diversità . La gioia di mettersi in gioco , di incontrare associazioni, collettivi, gruppi ,tante e tanti cittadini che credono che la sicurezza sia l’accesso ai diritti per tutte e tutti.

Per questo l’ex magazzino dei formaggi non è stata solo un’occupazione abitativa ma si è trasformata in qualcosa di più grande. A partire dal gennaio del 2015 inaugura all’interno dello stabile di Via Gramsci la Ciclofficina Raggi Resistenti che nasce dall’idea di creare e mettere a frutto competenze aggiustando biciclette e rigenerando quelle usate. Un laboratorio dove gli stessi abitanti delle case occupate, ma non solo, abbiano la possibilità di imparare un mestiere e grazie alle offerte per le biciclette poter sostenere le spese di gestione delle case occupate nella prospettiva di creare nuove forme di lavoro. Ed ecco che l’ex magazzino dei formaggi si apre alla città , diventa luogo di scambio e di attraversamento fino ad essere sede della fiera dei diritti e della dignità, un “EXPO alla rovescia” per capovolgere il modello di sviluppo proposto dall’Esposizione Universale, dentro  ad uno spazio come quello di via Gramsci sottratto dalla speculazione immobiliare e restituito alla città grazie alla cooperazione di tante e tanti. L’ex magazzino dei formaggi si trasforma in luogo dove poter immaginare e costruire la città che vogliamo, in contrasto alla società dei grandi eventi e delle grandi opere, un’occasione di confronto su come gestire il territorio e i beni comuni, su come redistribuire la ricchezza e le risorse, su come riappropriarci del reddito e dei diritti.

E poi il mercatino del riuso, dell’artigianato e delle associazioni come forma di reazione e di resistenza per mettere in campo cooperazione dal basso, esperienze di mutualismo  e sperimentare altre forme di economia.

L’ex magazzino dei formaggi è stata in questi anni un’esperienza che ha messo insieme il diritto all’abitare, forme di cooperazione dal basso, sperimentazioni di mutualismo solidale, di economia sostenibile e di battaglie per il riconoscimento dei diritti a partire dal nostro territorio per costruire una città inclusiva e parte di quel movimento europeo che lotta per abbattere le frontiere e costruire ponti.

Il 5 febbraio dello scorso anno i vigili urbani insieme alla proprietà, l’Istituto Diocesano per il sostentamento del clero, arrivano in via Gramsci, identificano gli abitanti e dichiarano di volere libero l’immobile. In tante e tanti raggiungono quella stessa mattina lo stabile occupato. L’ex magazzino dei formaggi si difende collettivamente e a gran voce si chiede che l’amministrazione interloquisca con la proprietà perché il problema delle persone senza casa, degli immobili abbandonati in città è una questione di cui chi amministra questa città deve farsi carico. Cortei, espressioni di solidarietà diretta, prese di posizioni e un ordine del giorno presentato da SEL approvato in  consiglio comunale in cui l’amministrazione si impegna a trovare una soluzione adeguata all’esperienza di Via Gramsci. Ed è così che oggi trasferiamo l’esperienza dell’ex magazzino dei formaggi alla Stazione di Santa Croce, con un atto di concessione delle Ferrovie Emilia Romagna che cedono immobili in disuso ad utilizzo sociale affinché vengono abitati e ristrutturati.

Questa è la sfida . Ora con l’aiuto di tante braccia, tante intelligenze e tanta solidarietà vogliamo autorecuperare la stazione di Santa Croce non solo perché sia spazio abitativo (come già attualmente è al primo piano), ma perché diventi presto sede della scuola di italiano, dello sportello migranti, della Ciclofficina Raggi Resistenti e di quello che insieme a tante e tanti altri nel quartiere ed oltre si vuole sperimentare facendo in modo che la Stazione di santa Croce sia un presidio di sicurezza sociale, quella sicurezza fatta di diritti, di inclusione, di socialità, di scambio e di forme di mutualismo.

L’assegnazione della Stazione di Santa Croce sposta l’asticella del diritto in avanti. Un passo è stato fatto consapevoli che tante sono le persone che continuano a dormire in strada e molti gli alloggi sfitti e in disuso e che la strada verso la giustizia sociale è lunga.  Ed è così che, in questa lunga strada, fatta di tante battaglie, andremo ad affrontare a breve  un processo per l’occupazione di un altro stabile, collocato sempre in città ma in via Gorizia. Un’altra occupazione abitativa avvenuta nell’aprile del 2013,  occupazione agita da migranti nelle stesse condizioni degli occupanti di via Gramsci.  In via Gorizia fu restituito ad un uso abitativo uno stabile abbandonato da oltre 20 anni. In tribunale di fronte ad un giudice colpevoli di essere poveri, senza un tetto sulla testa, senza reti famigliari e di aver reagito appropriandosi di una casa lasciata all’abbandono . In questi anni le mura della casa hanno ripreso vita, si ci è presi cura del luogo e si sono costruiti percorsi per sostenere le spese di gestione come cucine senza frontiere dove si organizzano serate culinarie etniche. In questi anni molti migranti , grazie al fatto di avere una  casa, sono riusciti  a trovare un lavoro e ad uscire dalla marginalità.

Questi percorsi di occupazione hanno dato un tetto a chi non ce lo aveva. Chi si è fermato più a lungo e chi meno. In questi anni circa una cinquantina di persone hanno avuto modo di fermarsi, di riposarsi, di riprendere fiato e di proseguire il viaggio. Chi ha trovato un lavoro ed ha affittato una casa e chi invece si è trasferito in altre città . Questa strada ha permesso di costruire reti sociali e di incontrasi con la città solidale, di  condividere molte battaglie cittadine, di riconoscersi e soprattutto di fare insieme la guerra alla povertà e non la guerra ai poveri.

Città Migrante a ottobre compie 10 anni e in questo cammino abbiamo conosciuto e intrecciato tante vite. Abbiamo visto come la legge sull’immigrazione produce clandestinità e precarietà, come la gestione dei flussi migratori in Europa produce morti e stragi in mare. E come le politiche emergenziali siano in grado di creare razzismo e fomentare la guerra fra poveri.

Abbiamo visto come sulla pelle dei migranti si giocano campagne elettorali e si specula in nome della sicurezza. Siamo insieme perché sappiamo che la posta in palio è la libertà di tutte e tutti noi  perché se i diritti non sono per tutti  non sono diritti ma sono privilegi.  Perché un modo più giusto lo costruiamo anche a partire dalla nostra città insieme a tante e tanti altri  qui, in Italia in Europa e nel mondo.

Ass. Città Migrante

 

Apre lo sportello sul diritto alla salute

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A Reggio Emilia, come Associazione Città Migrante, sono diversi anni che ci occupiamo di diritto alla salute.
Siamo usciti pubblicamente nel novembre del 2013 con un presidio in Via Amendola presso la sede della AUSL , per affermare che la salute non è un profitto e abbiamo chiesto l’applicazione dell’accordo Stato-Regioni del dicembre 2012 che regola l’accesso ai servizi sanitari delle persone migranti.
Il diritto alla salute, diritto costituzionale  fondamentale e che garantisce cure gratuite agli indigenti, viene lentamente e costantemente eroso.
Nelle scelte di politica sanitaria prevale l’aspetto economico a scapito dell’aspetto del bisogno sanitario di prevenzione, cura e riabilitazione.

Dal 2015 portiamo avanti un monitoraggio per capire meglio le difficoltà delle persone nell’accesso ai servizi sanitari e all’iscrizione al SSN.

I dati ci dicono prevalentemente che:
– Ai migranti vengono richiesti requisiti non stabiliti dall’accordo Stato- Regioni del 2012 escludendo singoli, famiglie, dall’accesso al servizio sanitario e non tutelando di fatto la gravidanza e l’interruzione volontaria della gravidanza.
– I ticket sanitari escludono le persone indigenti dall’accesso alle prestazioni sanitarie prescritte.
– Emergono problemi all’accesso al servizio sanitario rispetto al requisito della residenza

Trattare il tema della salute significa tenere in considerazione la persona nella sua integrità e qualsiasi condizione di mancanza di dignità mina lo stato di benessere fisico e psichico.
In particolare, solo per fare un esempio, la cancellazione anagrafica (quindi il non essere residenti) è dovuta alla perdita della casa che riflette la condizione di precarietà  del lavoro. Lavoro nelle sue mille sfaccettature che comprende il lavoro nero, conosciuto e tollerato, che costringe soprattutto i migranti a spostarsi da un luogo all’altro per sopravvivere spesso in condizioni di sfruttamento.

Con queste premesse, come associazione Città Migrante, apriamo lo sportello “Diritto alla salute”per ascoltare, monitorare, orientare e denunciare le situazioni di difficoltà di accesso ai servizi sanitari.
Lo sportello è aperto il mercoledì dalle 17 alle 20 in Via Fratelli Manfredi, 14 (RE) presso lab. Aq16.
L’accesso è libero e gratuito e si rivolge sia ai migranti che alle persone italiane in quanto crediamo che il diritto alla salute, in quanto diritto universale, debba essere garantito a tutte e tutti.

Ass. Città Migrante
cell. 3894204158
cell. 3474184461
e-mail: cittamigrante@gmail.com