Mostra fotografica THROUGH OUR EYES

Domenica 19 dicembre dalle ore 11
@ Stazione di Santa Croce a Reggio Emilia – Via C. Manicardi, 1

In occasione delle Giornata Internazionale del Migrante

#Throughoureyes è una mostra fotografica composta da scatti fatti da ragazzi tra i 13 e i 17 anni che vivono al campo profughi di Samos (Grecia) e nel nord-ovest della Siria. In questi luoghi vi sono due centri educativi dell’ONG Still I Rise.

All’interno di queste scuole si è svolto il corso di fotografia diretto da Nicoletta Novara. I ragazzi hanno imparato ad utilizzare una macchina fotografica professionale, a scattare in differenti condizioni di luce, si sono esercitati nel ritratto e nella street photography e hanno utilizzato programmi professionali di editing. Al termine dei moduli formativi, ogni studente ha ricevuto una Kodak usa e getta a colori, con il compito di raccontare la propria vita al di fuori della scuola.
“Through Our Eyes” svela così, in modo intimo e disarmante, le difficoltà che i ragazzi e le ragazze dai 12 ai 17 anni si trovano a dover fronteggiare ogni giorno, ma anche il loro bisogno di ritrovare il bello e il sorriso.

E poi…
POLENTA, CALDARROSTE E VIN BRULÈ
Per info e prenotazioni: 3463790545
Potrete incontrare i volontari del GRUPPO EMILIA ROMAGNA di STILL I RISE

L’evento si svolgerà all’aperto nel rispetto della normativa di contrasto e contenimento del Covid 19.

25 novembre: Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne

Nei giorni scorsi ci siamo trovati insieme per salutare Juana Cecilia Hazana Loayza, la quinta donna uccisa in quattro giorni. Ci siamo trovati in un luogo poco conosciuto della città di #ReggioEmilia, un po’ nascosto dietro le vie che di solito attraversiamo in modo distratto. Nascosto e poco visibile come lo sono le tante forme di violenza maschile sulle donne, di cui si tende a parlare quando è troppo tardi come nel caso di Cecilia, uccisa dal suo persecutore.

Nell’ultimo anno i femminicidi sono di nuovo aumentati in Italia. 103 donne sono state uccise nel 2021, di cui 60 uccise dal partner o dall’ex e 87 in ambito familiare-affettivo. Nel contesto della pandemia si è registrato un aumento esponenziale delle chiamate al 1522; nel 2020 le chiamate al numero contro la violenza e lo stalking sono aumentate del 79,5% rispetto all’anno precedente. Tra questi dati si legge come tante donne si sono rivolte ai Centri per forme di violenza emerse o accentuate nel contesto della crisi che stiamo attraversando, come la convivenza forzata e la perdita del lavoro.

Numeri cosi alti che sono difficili da afferrare e che fanno emergere il carattere strutturale della violenza maschile contro le donne insieme alle sue radici profonde in un modello di società patriarcale.

Durante gli ultimi due anni, con il percorso delle brigate di mutuo soccorso, abbiamo conosciuto da vicino le tante forme della violenza di genere. Perché il mutualismo non è soltanto la messa in comune di alimenti, vestiti o dispositivi digitali a chi si trova in difficoltà ma significa riconoscere la nostra interdipendenza, creando relazioni di reciprocità e costruendo forme di cura collettiva.

Nelle attività di mutuo soccorso abbiamo conosciuto tante donne che attraversano un percorso di fuoriuscita dalla violenza e che lottano per la loro autodeterminazione. In questo percorso verso l’autonomia si trovano tanti ostacoli strutturali e diverse forme di oppressione si sommano e si rafforzano, intrecciando discriminazioni sessiste e razziste dentro una cornice neoliberista che tende a frammentare le relazioni sociali e spezzare i legami solidali. Un percorso di autonomia che deve essere anche economica, quindi una battaglia nel mondo del lavoro che spesso istituzionalmente relega il lavoro femminile a lavoro povero, e un’autonomia di diritto al soggiorno per quelle donne di origine straniera il cui permesso di soggiorno è legato a quello del marito, condizione che spesso costringe le donne a non allontanarsi da un contesto familiare di violenza fisica o psicologica.
Inoltre vediamo come le relazioni familiari asimmetriche tendono a scaricare sulle donne il carico di cura e le forme di riproduzione sociale senza riconoscerli, nonostante abbiamo visto quanto siano fondamentali nel contesto della pandemia.

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne. Pensiamo che sia importante continuare a lottare insieme ogni giorno per non abituarci mai a questi numeri terribili, rompendo la normalizzazione della violenza di genere e affermando la nostra autodeterminazione.

Per questo invitiamo tutte e tutti a partecipare alle mobilitazioni organizzate sul territorio da Non Una Di Meno – Reggio Emilia, Non da sola e Donne in Nero, con tante iniziative durante la settimane e il presidio in piazza Prampolini venerdì 26 novembre.

Nello stesso tempo vogliamo continuare a costruire contesti e relazioni di cura collettiva attraverso pratiche solidali e mutualistici e per questo invitiamo tutte e tutti che vogliono unirsi alle Brigate di mutuo soccorso all’incontro pubblico, sempre venerdì 26 novembre al Lab AQ16

Città Migrante – LabAQ16 – Casa Bettola

🔴 CALL FOR ACTIVISTS – Unisciti alle Brigate di Mutuo Soccorso! 🔴

> Giornata di presentazione venerdì 26 novembre ore 18:00 al Lab AQ16  #ReggioEmilia ​<

Immunità Solidale è il progetto delle Brigate di Mutuo Soccorso che fin dall’inizio della pandemia ha attivato tante e tanti volontarə per organizzare una risposta solidale e collettiva all’isolamento, alla povertà e alle disuguaglianze che hanno accresciuto le difficoltà di molti nel nostro territorio.
In quasi due anni di intervento siamo riusciti a incontrare e supportare moltissime persone e abbiamo sviluppato le nostre attività di mutualismo a partire dal riconoscimento dei diversi bisogni, dalle distribuzioni di pacchi alimentari alla creazione di un guardaroba solidale, dallo spaccio gratuito di frutta e verdura alla raccolta e rigenerazione di dispositivi digitali destinati a studentə, di tutte le età.

Il nostro intervento come Brigate non si ferma al semplice sostegno, ma vuole costruire relazioni di reciprocità tra chi aiuta e chi viene aiutato e allo stesso tempo creare uno spazio di osservazione sulle situazioni di invisibilità e marginalità, affinché non rimangano nascoste agli occhi della città. Siamo consapevoli che la crisi che stiamo vivendo non colpisce tutti allo stesso modo e riteniamo che le responsabilità di questo vadano cercate nelle scelte politiche – scelte che continuano a comprimere welfare e diritti – e nelle risposte istituzionali, inadeguate a tutelare le persone più fragili, per questo nel fare mutuo aiuto rifiutiamo la sussidiarietà e lavoriamo per dare e darci gli strumenti affinché emergano le cause dell’impoverimento e lottare insieme per un riscatto sociale.

Ora che ci troviamo in questa fase di ripresa post-pandemica, fase che sempre più appare piena di contraddizioni, e ora che l’inverno e l’emergenza freddo sono alle porte, vogliamo continuare a far crescere questa esperienza, per questo lanciamo una nuova “chiamata” per aprire le fila delle Brigate a chiunque voglia attivarsi dal basso e costruire insieme a noi pratiche solidali e di lotta per far sì che nessunə rimanga solə.

Vieni a conoscere le Brigate di Mutuo Soccorso venerdì 26 novembre al Laboratorio AQ16 !
📍 Se sei interessatə a partecipare contattaci al 3386066779 / immunitasolidale.re@gmail.com

_Programma della giornata_:
Ore 18:00 accoglienza
Ore 18:30 inizio presentazione
Ore 20:00 Aperitivo, Dj Set e mostra fotografica di Immunità Solidale

Richiedenti asilo fuori dall’accoglienza: povertà abitative in aumento

Prendiamo parola in merito alle revoche dall’accoglienza dei richiedenti asilo insieme ad altre realtà del territorio di #ReggioEmilia

Che cosa succede?
Dall’ agosto 2021 si sono susseguite e continuano ad esserci una serie di revoche da parte della Prefettura di Reggio Emilia dei richiedenti asilo inseriti nei progetti CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria). Essere revocati significa non avere più diritto a beneficiare del progetto di accoglienza, di tutto ciò che comporta, compreso l’alloggio. Queste revoche sono dovute al fatto che i migranti hanno raggiunto per lo Stato un reddito sufficiente, per cui viene a cadere la condizione di indigenza e di conseguenza il requisito di fare parte del progetto.

L’articolo di riferimento con cui vengono effettuate queste revoche è l’art 23 comma 1 lettera d) del
D. Lgs. 18 agosto 2015 n.142 (il cosiddetto Decreto accoglienza). Il reddito idoneo al sostentamento della persona viene calcolato in base all’assegno sociale minimo, che per il 2021 equivale a 5.983,64 euro lordi l’anno. Non ci si ferma però alla revoca. A carico del beneficiario arriva anche una ingiunzione di pagamento pari al costo lordo pro capite della convenzione fra la Prefettura e l’ente gestore del progetto di accoglienza, 34,80 euro al giorno e successive rinegoziazioni. Per cui gli viene chiesto, dal momento in cui raggiunge il “cosiddetto” reddito sufficiente, il costo intero del progetto di accoglienza, e non solo il pocket money e il cibo direttamente versato al beneficiario. Questo significa che i migranti, che vengono revocati, si trovano senza una casa e costretti a pagare l’accoglienza con un debito che varia dai 20, 30, 40, 50 mila euro nei confronti dello Stato.

Quali sono gli effetti?

Innanzitutto ci chiediamo come sia possibile per una persona, sia migrante o autoctona, vivere con 5.983,64 lordi l’anno. E come sia possibile restituire la somma richiesta da parte della Prefettura.
Ma anche per chi ha fortunatamente raggiunto un reddito superiore a quello previsto dall’assegno sociale, il che significa che il progetto di accoglienza ha avuto successo ed ha portato la persona ad una buona integrazione sul territorio anche da un punto di vista economico, emerge di nuovo con forza il grande problema abitativo a Reggio Emilia.

Trovare un alloggio o una casa in affitto, in particolar modo per le persone di origine straniera, è sempre più difficile. E mentre si sono svuotate le ex Officine Reggiane, lavorando affinché le persone fossero inserite in progetti di accoglienza, dall’altra parte, senza farsi carico della precarietà e del disagio abitativo che si vive a Reggio Emilia, la Prefettura ha messo alla porta chi si sta costruendo una vita nella nostra città, ancora con una precarietà documentale (iter della richiesta asilo in corso), ma soprattutto che a Reggio Emilia ancora non trova una sistemazione adeguata.
Non sono sicuramente le revoche dell’accoglienza a farci accorgere del problema casa a Reggio Emilia, ma certo mettono ancora una volta in evidenza come il sistema sia fallimentare e produca ulteriore precarietà.

Trovare una casa in affitto anche per chi ha un reddito e un lavoro è diventato quasi impossibile. Si è creato un “mercato parallelo”, che affitta a persone di origine straniera alloggi spesso fatiscenti, sovraffollati e soprattutto in nero. Molte volte l’unica soluzione per un migrante è affidarsi a questo mercato per non finire in strada. In queste stanze non si può avere una residenza e nemmeno un domicilio, indispensabili per rinnovare i documenti di soggiorno. Da qui nascono e si sviluppano le compravendite di domicili e residenze. In questo modo si alimenta il mercato nero, l’illegalità e il degrado nei territori.

Abbiamo investito nella consapevolezza dei diritti e della legalità, nell’approccio al lavoro informando e formando i migranti sui contratti lavorativi e sull’importanza del lavoro regolare, perché crediamo che questo sia un approccio che tutela sia la persona che la comunità che accoglie.
Queste revoche ora stanno alimentando nei beneficiari l’idea che proprio la regolarità del lavoro li ha messi in forte difficoltà e che con questo debito non saranno in grado di costruirsi un futuro perché penderà sulle loro vite come una spada di Damocle. Un messaggio culturale che va in tutt’altra direzione di quella che vuole essere una politica dell’accoglienza.

Cosa chiediamo?
Chiediamo alla politica e alle istituzioni di prendere in considerazione le cause dei fenomeni e agire su queste.
In primo luogo che si affronti la questione emergenza casa nella sua totalità, lavorare in favore di una regolarità totale dell’abitare che tuteli le persone e contrasti il mercato nero.
Nello specifico che l’Amministrazione comunale prenda l’impegno di farsi portavoce con la Prefettura di queste problematiche, che si intraprenda un percorso di accompagnamento all’uscita delle persone, individualizzato in base ai bisogni e alle risorse di ognuno, affinché il richiedente asilo esca dal progetto solo nel momento in cui gli sia possibile avere un alloggio adeguato e sicuro e che si sospendano immediatamente le ingiunzioni di pagamento.

Tenendo in considerazione anche la nuova fase di progettazione e lavoro dell’UE, che si pone fra i suoi obbiettivi che nessuno debba lasciare un’istituzione (in questo caso quindi la struttura di accoglienza) senza che gli sia offerto un alloggio adeguato. La normativa europea inoltre risulta essere “più accogliente” rispetto a quella recepita dal Decreto italiano: prevede, infatti, un sistema graduale di limitazione delle misure assistenziali.
Questo eviterebbe nuove povertà abitative, che sappiamo essere già molte e complesse anche nella nostra città. Si tratta di una responsabilità che riguarda la comunità intera.

Associazione Città Migrante,
Avvocato di strada di Reggio Emilia,
Associazione Partecipazione,
Associazione La nuova luce
Associazione G.L.M- ODV,
APS Passaparola,
Coop. Sociale “La Vigna”,
Coop Vivere la Collina,
La Quercia-coop. agricola e sociale,
“Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” S.C.S. Onlus
Pollicino Gnus
Parrocchia di Pratofontana
Mercatino “Tutto per tutti”

 

 

 

Ex Reggiane: degrado urbano o disuguaglianze?

In occasione della NOTTE DEI SENZA DIMORA che si celebra il 17 ottobre (Giornata mondiale di lotta alla povertà, istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1992) lanciamo, insieme ad altre realtà del territorio alcuni stimoli di riflessione.

NOTTE DEI SENZA DIMORA
Ex Reggiane: degrado urbano o disuguaglianze?
Chiudere con le emergenze e iniziare a dirigersi verso il diritto alla casa.

Prestare attenzione al fenomeno delle povertà abitative, oggi, vuol dire accogliere la complessità che ci circonda tenendo in considerazione quei fenomeni strutturali e multidimensionali che caratterizzano l’epoca globale in cui viviamo. Determinate caratteristiche del mondo contemporaneo non sono limitabili a questo o quello stato, o a una specifica area geografica, ma riguardano in modo trasversale tutti i paesi.In questo senso, la presenza ingente di persone senza dimora alle Ex-Officine Reggiane ha rappresentato una declinazione locale delle trasformazioni che stanno attraversando l’Italia e la società globale.
Come già sostenuto da FEANTSA (Federazione europea delle associazioni nazionali che si occupano dei senza dimora) e Fio.PSD (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora), a fronte di queste complessità, risulta necessario:
– implementare programmi articolati di intervento;
– stanziare le risorse adeguate a tal fine.

In particolare, occorre sviluppare una pluralità di interventi che integrino l’attuale modello di politiche abitative con misure rivolte ai soggetti più poveri e marginali.
Allo stesso modo, occorre superare l’approccio emergenziale che limita le azioni a determinati periodi dell’anno o a particolari situazioni legate alla percezione della ‘sicurezza collettiva’.
Accogliamo dunque l’impegno espresso da istituzioni europee, governi dell’UE e società civile nel far fronte al problema delle povertà abitative.

La conferenza di Lisbona, tenutasi nel giugno 2021, ha segnato il lancio di una piattaforma condivisa al fine di stimolare il dialogo, facilitare l’apprendimento reciproco, migliorare la raccolta di dati e rafforzare la cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti nel contrasto al fenomeno. I progetti degli Stati membri saranno finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE Plus) con una dotazione di 99,3 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.

La nuova fase di progettazione e lavoro dell’UE pare un punto imprescindibile da cui partire, considerando anche la lungimiranza degli obiettivi:
– nessuno deve dormire per strada per mancanza di alloggi di emergenza accessibili, sicuri e adeguati;
– nessuno deve vivere in un alloggio di emergenza o provvisorio oltre il tempo necessario per passare a una soluzione abitativa permanente;
– nessuno deve lasciare un’istituzione (ad es.: carcere, ospedale, struttura di accoglienza) senza che gli sia offerto un alloggio adeguato;
– lo sfratto va evitato il più possibile e nessuno deve subirlo senza essere aiutato a trovare una soluzione abitativa adeguata;
– nessuno deve essere discriminato a motivo della sua condizione di senzatetto.

Consapevoli che il tema dell’abitare sta acquisendo sempre più rilevanza per la città di Reggio Emilia, ci rivolgiamo alle istituzioni del territorio affinché adottino strumenti come la co-programmazione e co-progettazione per garantire la massima partecipazione territoriale alla definizione di piani di intervento volti al contrasto della povertà abitativa.

In particolare, chiediamo di avviare un tavolo di lavoro per:
· la creazione di un osservatorio sulle povertà abitative, che coinvolga tutte le realtà dei territori che quotidianamente incontrano e supportano le persone fragili e marginalizzate, in grado di comporre una lettura articolata di un fenomeno che la pandemia ha reso solo più evidente ed accentuato. Si chiede inoltre che i dati raccolti siano resi pubblici;
· un censimento degli immobili sfitti di proprietà pubblica, Acer e un censimento degli immobili sequestrati alla mafia sul territorio di Reggio Emilia, nel corso del processo Aemilia.

Come la Conferenza di Lisbona vorremmo “lanciare una piattaforma condivisa al fine di stimolare il dialogo, facilitare l’apprendimento reciproco, migliorare la raccolta di dati e rafforzare la cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti nel contrasto al fenomeno”.

Associazione Città Migrante,
Associazione Partecipazione,
Associazione La nuova luce
Associazione G.L.M- ODV,
Avvocato di strada di Reggio Emilia,
APS Passaparola,
Coop. Sociale “La Vigna”,
Coop Vivere la Collina,
La Quercia-coop. agricola e sociale,
“Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” S.C.S. Onlus

Reggio Emilia in piazza per Mimmo Lucano

13 anni di galera. Il doppio di quello che aveva chiesto la procura. Questa la condanna che il tribunale di Locri ha comminato in primo grado a Mimmo Lucano, per tanti anni sindaco di Riace. Un trattamento punitivo, che a memoria ricordiamo raramente applicato per reati più gravi. Esiste una grande differenza tra la giustizia sociale, frutto di processi di lotta tesi all’emancipazione delle classi sociali subalterne, ed il tecnicismo figlio di una lettura meccanica del codice penale. L’ingiustizia feroce ed inaccettabile sta tutta qua, nell’ equiparare il tentativo di impiantare in un territorio depresso e disabitato un progetto di accoglienza e nuova cittadinanza ad un crimine da punire con gli stessi parametri con cui si affronta il malaffare ‘ndranghetista.

Questi 13 anni di galera servono da monito per chi come Lucano pensa che anche in territori afflitti come la Locride si possa pensare ad una rivoluzione sociale e politica che demolisca una cultura conservatrice e mafiosa. Mimmo Lucano è un compagno che non deve essere lasciato solo.
Siamo al fianco di Mimmo Lucano e solidali a tutta quella parte di comunità che insieme a lui lotta per riscattare una bellissima terra.

Città Migrante
Casa Bettola
Lab aq16
Partecipazione
GLM- Gruppo laico Missionario
La nuova luce
La Vigna Società Cooperativa Sociale
Coop Vivere la collina
Passaparola
Humans | Femminismo, Lgbt and More
Federazione di Sinistra Italiana Reggio Emilia
Reggio Emilia in Comune
Camera del Lavoro di Reggio Emilia
Donne in nero

La luna alla stazione!

Pubblichiamo qualche foto scattata durante la pittura collettiva del muro del binario 2. Abbiamo dipinto la luna nelle sue diverse fasi!

Evento realizzato con il contributo del Comune di Reggio Emilia nell’ambito del bando CULTURA#RE2021#laculturanonstaràalsuoposto

Reggio Emilia con il popolo afghano – basta finanziare guerre e frontiere!

Duecento persone in piazza ieri sera a Reggio Emilia e tanti interventi per pretendere che i governi europei, compresa l’Italia, da subito in prima fila accanto agli USA nella cosiddetta “guerra al terrore”, si assumano le proprie responsabilità.

Vent’anni di guerra in Afghanistan hanno prodotto il disastro umanitario che vediamo in questi giorni: le decine di migliaia di profughi, il pericolo che le donne afghane perdano quei diritti conquistati con le loro lotte, un’Unione Europa vile la cui unica risposta condivisa è il consolidamento delle politiche di chiusura e di esternalizzazione delle frontiere. Questa è la democrazia esportata dai paesi della NATO.

Nella piazza di ieri tante voci hanno affrontato e approfondito la situazione da diversi punti di vista, trovando una convergenza intorno ad alcuni nodi: da una parte la necessita di praticare forme di solidarietà attiva con le persone che resistono e lottano per la propria autodeterminazione in Afghanistan, come Revolutionary Association of the Women of Afghanistan – RAWA, dall’altra parte di organizzare corridoi umanitari e un’accoglienza degna per le persone che fuggono dal paese.

Grazie a tutte le persone e le realtà che hanno partecipato, continuiamo a mantenere alta l’attenzione, organizzandoci insieme per un mondo senza guerre, soprusi e respingimenti.

Al fianco del popolo afghano. Corridoi Umanitari subito!

🔴 Giovedì 26 agosto, ore 18.30 in Piazza Prampolini 🔴

Le immagini disperate che ci giungono dall’Afghanistan, in cui le persone aggrappate agli aerei in decollo pur di fuggire dal paese precipitano nel vuoto, o delle donne che passano i propri bambini attraverso il filo spinato implorando di salvare almeno loro, rappresentano in maniera drammatica gli esiti di un ventennio di interventismo militare occidentale.

Ancora una volta la menzogna celata dietro gli ideali di esportazione di democrazia, di lotta al terrorismo e costruzione di pace, promossi dagli Stati Uniti e dagli alleati NATO, Italia compresa, si mostra per quello che è: interventi neocoloniali con il fine di destabilizzare e controllare le aree di interesse, i quali una volta cessati lasciano dietro di sé solo morti e macerie.

Ora, con il ritiro delle forze occidentali dal paese e il reinsediamento al potere dei talebani, che si apprestano a instaurare un regime fondamentalista, il prezzo di questa menzogna lo sta pagando il popolo afghano.

In questi giorni moltissime donne, uomini e famiglie con determinazione e coraggio stanno cercando il modo di scappare dal loro paese, perché non lo ritengono più luogo sicuro per le proprie vite. Un nuovo esodo è alle porte e non possiamo restare indifferenti.

Le responsabilità che come europei ricopriamo nei confronti di questa crisi umanitaria non possono essere occultate, così come non possiamo accettare che le violazioni di diritti dettate dalle politiche di respingimenti, rimpatri ed esternalizzazione dei confini, tutt’ora attuate dall’UE sulla rotta balcanica e nel Mediterraneo, vengano estese ai profughi afghani.

È necessario interrompere questa realtà e attivare subito corridoi umanitari sicuri per garantire il trasporto e l’accoglienza di chi sceglie di fuggire dall’Afghanistan.

E’ necessario inoltre fare in modo che i/le cittadin* afghani possano entrare in Italia attraverso le frontiere terresti, aree e marittime anche senza visto di ingresso .

Vogliamo che anche Reggio Emilia svolga la sua parte in questo compito e crediamo stia a noi mobilitarci affinché il nostro territorio si dimostri luogo di rifugio, complice e aperto verso le persone in movimento.

Invitiamo tutte e tutti a portare il proprio contributo al presidio – il microfono sarà aperto per gli interventi.

Prime adesioni:

Città Migrante

Lab AQ16

Casa Bettola

Studenti Autorganizzati

Associazione Partecipazione

Non Una Di Meno – Reggio Emilia

Reggio Emilia in Comune

Donne in Nero