CONTRO I RE E LE FALSE PROMESSE SCENDIAMO IN PIAZZA PER IL POPOLO IRANIANO ED IL #ROJAVA

Sabato 17 gennaio ore 16 in Piazza Prampolini a Reggio Emilia

Gli spazi sociali partecipano all’iniziativa promossa dalla rete “Presidiamo la pace”

Nelle ultime due settimane la popolazione iraniana è scesa in piazza, per l’ennesima volta, contro il governo clericale capeggiato dalla guida suprema Alì Khamenei. La risposta del regime non si è fatta attendere, internet down e mano libera nel massacro dei manifestanti.

A questo scenario si aggiunge l’attacco all’amministrazione autonoma del nord est della Siria operato dalle truppe del governo filo turco di Damasco recentemente passato nelle grazie dell’amministrazione USA, guidato dall’ ex jihadista Ahmed Al Sharaa.

La pace e la convivenza tra i popoli partono da basi ideali ma soprattutto su progetti concreti di amministrazione dei territori. Il medioriente, crocevia millenario di etnie, culture, religioni soffre un’eredità pesante del passato coloniale che ha imposto divisioni statali e governi sanguinari che fino ad oggi gravano sulle popolazioni.

L’esperienza del Rojava e le legittime aspirazioni democratiche delle donne e degli uomini iraniani vanno difese e supportate. La sperimentazione di modelli politici e sociali di convivenza in atto in quel contesto parla a tutto il mondo. La rivoluzione in Rojava e le rivolte in Iran interrogano tutti e tutte sui limiti di entità politiche come lo stato moderno, sia esso laico o clericale, e del patriarcato come sistema sociale basato sul potere predominante degli uomini, in cui questi detengono la maggioranza delle cariche politiche, dell’autorità morale, del privilegio sociale e del controllo delle proprietà.

Ma soprattutto interrogano la commistione di stato e patriarcato in un regime economico capitalista che mantiene in povertà la maggioranza della popolazione tutelando esclusivamente gli interessi dei pochi che gestiscono territori ricchi di fonti di energia fossile come gas e petrolio.

Scendiamo in piazza, ancora una volta, insieme a tutte quelle realtà reggiane che erano e sono al nostro fianco per fermare la mano genocida sionista tutt’ora impegnata nell’ annientamento del popolo palestinese di Gaza e Cisgiordania. Manifestiamo per supportare il popolo iraniano che si batte per liberarsi dal giogo di uno stato clericale assassino e per difendere l’esperienza amministrativa della Siria del nord est.

Ma soprattutto per condannare le mire degli imperialismi che in un mondo multipolare promuovono dittature e massacrano le popolazioni impedendo l’autodeterminazione dei popoli, dall’Ucraina al Venezuela passando per Palestina e Rojava, l’Iran e tutti quei contesti di guerra e genocidio sparsi per il pianeta. Solidali ai rivoltosi di tutto il mondo per un futuro di giustizia sociale ed ambientale

Dalle montagne kurde
Alle nostre città
Donna, Vita, Libertà

Concerto di Kanye West all’RCF Arena: non solo una questione di alloggi impossibili

L’annuncio del concerto di Kanye West alla #RCFArena sta producendo il solito copione: entusiasmo per l’indotto economico da una parte, e una corsa agli alloggi che sfocia immediatamente in prezzi fuori scala dall’altra. È un meccanismo ormai noto, ma non per questo menoproblematico.

Che a Reggio Emilia l’85% delle strutture risultino già piene, a più di un anno dall’evento, non è un segnale di “successo turistico”, bensì la fotografia di un mercato che, in assenza di regole, si muove secondo pura speculazione. Camere a 800-900€ a notte non rappresentano un’opportunità economica: sono una distorsione. E quando anche i comuni della provincia (Scandiano, Campegine, Correggio) arrivano a chiedere cifre triplicate, significa che l’effetto non è più un beneficio diffuso, ma un’onda che travolge ogni equilibrio. Il paradosso è evidente: basta spostare la prenotazione di 24 ore e tutto torna normale.

Non è turismo, è un picco artificiale che arricchisce pochi e non lascia nulla sul territorio se non la percezione di una città cara e inaccessibile. E soprattutto non ha nulla a che fare con un’idea sana di turismo, quella che valorizza un territorio, lo rende accogliente, crea relazioni e opportunità durature. Qui siamo davanti all’opposto: un modello che consuma senza restituire, che sfrutta senza costruire.

C’è poi un elemento etico che non può essere liquidato con leggerezza. Quando si ospita un artista che negli anni ha alimentato polemiche pesanti, comprese dichiarazioni apertamente naziste, utilizzando nel proprio repertorio simboli come la svastica, e idee antisemite, sarebbe auspicabile che il dibattito pubblico non sifermasse al sold-out degli hotel.

L’economia conta, certo, ma non può diventare l’unico parametro di valutazione. Reggio Emilia ha una tradizione culturale e civile che merita di più di un solo “effetto Kanye”, misurato in euro. Un evento culturale può essere un’opportunità, ma solo se inserito in una visione più ampia, che tenga insieme accoglienza, sostenibilità, reputazione e valori, altrimenti resta un gigantesco weekend di speculazione, utile a pochi e poco coerente con l’identità della città.Il mega concerto una tantum non risolleverà certo le sorti di un infrastruttura che stenta a decollare.

Preferiamo al grande evento, parente stretto della logica predatoria della grande opera utile solo a chi la fa, una rete diffusa di eventi su scala “umana”. Facilitare eventi musicali in club, circoli, centri sociali, piazze cittadine e parchi porterebbe ricchezza distribuita alla città, senza concentrarla nelle mani dei soliti speculatori dell’affitto breve”. Inoltre, è inutile sperare che puntando tutto su un paio di concerti all’anno, il turismo a Reggio possa risollevarsi, quando il centro storico in primis è una zona fantasma, popolata da soli negozi sfitti e catene di fast fashion, con pochissima proposta locale e di artigianato.

E c’è un ultimo punto, non meno amaro: questa impennata dei prezzi è uno schiaffo a chi, pur lavorando, fatica ogni giorno a trovare una casa a un costo sostenibile. Mentre si celebra l’indotto di un weekend, si dimentica che per molti residenti l’alloggio nella propria città è già oggi un problema strutturale, e che normalizzare queste dinamiche significa accettare che il diritto all’abitare possa essere sacrificato sull’altare di un evento.

Lettera alla #Questura

Le interminabili file che si snodano dall’ingresso dell’ufficio immigrazione della #Questura di Reggio Emilia lungo i parcheggi di viale Piave sono ben note. Meno note sono invece le ragioni che portano alla formazione sistematica di quelle file, così come gli iter interminabili che si svolgono all’interno degli uffici della questura per la richiesta, il rinnovo ed il rilascio dei permessi di soggiorno. Iter burocratici che lasciano vite sospese, e che interrompono percorsi di integrazione intrapresi con grande fatica.
Intorno a questo tema si è tenuta un’assemblea sabato 8 novembre, che ha riunito un gruppo variegato di cittadini e cittadine reggiane: rappresentanti di associazioni e cooperative sociali ma anche avvocati, consulenti in materia d’immigrazione e attivisti per i diritti delle persone di origine straniera.
Le persone presenti hanno sottolineato in primo luogo il problema delle lunghe attese per il rinnovo dei permessi di soggiorno. La situazione paradossale in cui ci si ritrova è che persone residenti da tempo nella nostra città, spesso lavoratori con anni di contributi alle spalle e con tutte le carte in regola per rinnovare il permesso di soggiorno, si ritrovano a dover attendere un anno, a volte addirittura due, con in mano solamente una ricevuta postale dell’invio della richiesta di rinnovo. La ricevuta ha una durata di nove mesi, per cui le persone si ritrovano presto ad essere formalmente regolari, ma nella pratica impossibilitate a rinnovare il contratto di lavoro o a stipularne uno nuovo, a rinnovare la tessera sanitaria, la carta d’identità, ecc, così come a viaggiare fuori dal Paese. Questo crea problemi anche per le imprese del territorio, che devono scegliere tra non rinnovare il contratto a lavoratori formati e tenerli con il rischio che vengano considerati irregolari da un punto di vista lavorativo, non avendo in mano alcun documento valido.
In secondo luogo, è emersa la problematica legata alla richiesta, da parte della Questura, di una dichiarazione di ospitalità depositata alle autorità locali come prova di domicilio per poter accedere alla domanda di asilo. Si tratta di un requisito non previsto dalla legge, che di fatto rappresenta un ostacolo all’esercizio di un diritto costituzionale. L’esigenza di produrre questo documento anche per persone senza dimora alimenta un vero e proprio mercato parallelo di domicili fittizi. Per ottenerli, le persone sono spesso costrette a indebitarsi per centinaia di euro.
Tutto questo, unito alla frequente richiesta di integrazione di documenti spesso non realmente necessari, moltiplica gli accessi allo sportello immigrazione. Persone che dovrebbero recarsi in questura solo una o due volte per concludere una pratica, si ritrovano ad attendere per ore in fila anche quattro o cinque volte. Se aggiungiamo il fatto che l’unica modalità reale di accesso è quella in presenza, e che gli appuntamenti vengono dati a tutti all’orario di apertura dell’ufficio, è evidente che la formazione di lunghe file non sia un accidentale imprevisto.
Per questo motivo, la rete di associazioni, professionisti e cittadini chiederà l’apertura di un tavolo di confronto con la Questura, al fine di rappresentare le criticità emerse. Si tratta di problematiche che non riguardano soltanto i cittadini di origine straniera, ma che investono l’intero tessuto sociale ed economico locale. L’obiettivo è promuovere l’avvio di soluzioni concrete e condivise.

Firmato da:
Città Migrante OdV; Ass. degli Ivoriani a Reggio Emilia; Ass. Senegalese di Reggio Emilia e Provincia Aps; Ass. Badegna (maliani); Yiriba ODV; PLAI APS (moldavi); Ass. Il Dialogo (tunisini); Ass. dei Burkinabè di Reggio Emilia ed Emilia Romagna; Ass. Gambiana Reggio Emilia; Ass. dei cittadini del comune di Zonsé in Italia; Ass. dei volontari ucraini in Italia; Ass. Bahaghari (filippini); Ass. Nsaa Kente Group (ghanesi); Passaparola OdV; Partecipazione OdV; FILEF OdV; Arcigay Gioconda Reggio Emilia APS; Ass. AMAR; Penso a te APS; Avvocato di Strada-Sportello di RE; Ass. Gruppo Laico Missionario; Angela Mazzocchi, Maura Veneziani, Clara Dorigatti e Jan Jensen dell’ass. Querce di Mamre; Coop. Centro Sociale Papa Giovanni XXIII; Sara Bondavalli per Moving People by Gruppo Europa; Coordinamento avvocati immigrazionisti Reggio Emilia (Avv. Mattia Vaccari, Avv. Alessandra Scaglioni, Avv. Abdelhakim Bouchraa, Avv. Valeria Farri, Avv. Caterina Caldarola, Avv. Franco Beretti, Avv. Lucia La Rocca, Avv. Angelo Russo, Avv. Giuseppe Caldarola, Avv. Federico Borghi, Avv. Greta Musta, Avv. Rina Xhihani, Avv. Enrico Corradini, Avv. Patrick Stella, Avv. Mara Greco, Avv. Daniela Obodai, Avv. Annalisa Guano, Avv. Mario Di Frenna, Ihsane Ait Yahia)

Di seguito la rassegna stampa:
https://www.reggionline.com/code-rinnovo-dei-permessi-le-associazione-problema-risolvere-video/

Lavoro oltre il capitalismo: ciclo di presentazioni

Invitiamo tutte e tutti a tre appuntamenti per parlare di noi, lavoratrici e lavoratori, per approfondire il tema del lavoro alla ricerca di lenti collettivi attraverso cui guardare la contemporaneità e le sue contraddizioni, per dotarci di nuovi strumenti con cui organizzarci insieme.

Iniziamo sabato 22 novembre alle 17:00 a Casa Bettola con la presentazione del libro “Per un atlante della memoria operaia” edito da DeriveAprodi con Lorenzo Teodonio, curatore del volume insieme a Mario Tronti, in dialogo con Marta Fana e Giovanni Iozzoli, che hanno contribuito al libro.

Giovedì 4 dicembre alle 21:00 al Lab AQ16 si svolgerà il dibattito “Gli operai votano a destra, destrutturare la narrazione per ricostruire la coscienza”, con Tommaso Cerucisi e Alessandro Marzolino.

Infine, sabato 6 dicembre alle 17:00 alla Gargotta del Popol Giost, presentiamo il libro “Risto Reich. Il lavoro del cameriere”, edito da Alegre con l’autore Luigi Chiarella.

Da trent’anni politici e media provano a narrare una società in cui non esiste più lo scontro politico e sociale tra Capitale e Lavoro, che lo scontro tra le classi non sia più attuale perché superato dalla produzione di ricchezza e dal benessere diffuso delle società occidentali e che oggi sia giunto il momento per cui padroni, lavoratrici e lavoratori possano gestire le “aziende” di comune accordo per il soddisfacimento dei rispettivi bisogni.

Gli ultimi trent’anni ci consegnano una classe lavoratrice cresciuta a livello numerico ma indebolita per le proprie rivendicazioni nel riconoscimento di se stessa e nella convinzione della propria forza. È perciò necessario aggiornare il nostro approccio rispetto a tutto ciò che riguarda il mondo del lavoro, delle lavoratrici e dei lavoratori, un mondo che negli ultimi anni ha avuto un cambio repentino e che con l’introduzione e la socializzazione dell’Intelligenza artificiale potrebbe vivere un ulteriore cambio epocale.

Affrontare il tema del lavoro e dello sfruttamento del lavoro vorrà allora dire riconoscere come l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori deve superare ostacoli fittizi prodotti in decenni di attacchi e divisioni. Cogliere che non c’è differenza tra lavoro produttivo e riproduttivo, che la riproduzione del capitale con le crisi che determina si contrappone alla riproduzione sociale, che non esiste un’economia nazionale ma forze produttive subordinate al capitalismo globale. Ma proprio per questo parlare di lavoro, lavoratrici e lavoratori porta ad interrogarci su un nuovo modo di produzione e di nuovi rapporti di produzione in grado di porre la riproduzione sociale al di sopra della riproduzione del capitale.

In questo preciso contesto sentiamo l’esigenza di parlare di noi, lavoratrici e lavoratori, del passato del presente e del futuro e di farlo in modi differenti con l’obiettivo di allargare le basi teoriche sulla modernità dei rapporti tra capitale e lavoro, di allungare lo sguardo sul mondo in divenire alla luce della crisi politica del capitalismo a gestione liberale, con l’obiettivo di favorire le lotte, renderle sempre più efficaci e continuare a costruire tra tanti e tante la forza necessaria alle organizzazione politiche sociali e sindacali a confliggere con la barbarie.

Presentazione del volume “Questo libro è illegale”

Invitiamo tutt3 alla presentazione del libro “Questo libro è illegale. Contiene parole che insidiano la sicurezza” (https://www.osservatoriorepressione.info/questo-libro-e-illegale/).

Federica Zambelli (Città Migrante) e Luca Censi (cooperativa Centro sociale Papa Giovanni XXIII) dialogheranno con gli ospiti:

Vincenzo Scalia (tra le autrici/autori del libro e professore associato in Sociologia della devianza presso l’Università degli Studi di Firenze) e
Dario Tuorto (professore ordinario in Sociologia dei fenomeni politici presso il dipartimento di Scienze dell’Educazione “G.G. Bertin” dell’Università di Bologna).

Come i testi clandestini nei sistemi autoritari, questo glossario serve per resistere alla repressione e per non piegarsi a una logica da Stato di polizia che criminalizza il dissenso e assoggetta i diritti alla paura.
Da voci esperte del diritto, dell’attivismo e dell’impegno civile, una guida per comprendere lo smantellamento della democrazia sociale, la violenza del potere, la militarizzazione della società e le forme di reazione possibili.
Per le attiviste, gli attivisti e le persone di buona volontà, un manuale essenziale per l’emancipazione nel conflitto. Resistiamo!

Aggiornamento – Di seguito la registrazione della presentazione
Se dal player non funziona bene, provate a questo link

Né verticale né orizzontale – presentazione

Giovedì 30 ottobre ore 20.00 presso #LabAQ16

Pesentazione del libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica, con l’autore Rodrigo Nunes. Viviamo in un’epoca in cui non mancano i movimenti sociali ma sono scomparse le organizzazioni di massa. In società sempre più atomizzate, in cui le identità collettive si sono rarefatte e dove i social network danno l’impressione a chiunque di potersi mobilitare senza doversi radicare in nessun luogo. L’idea stessa di organizzazione è diventata un “trauma”, a causa dei leaderismi e delle burocratizzazioni viste e riviste nel corso della storia.L’organizzazione ha però la doppia natura del pharmakon: è allo stesso tempo veleno e cura. Organizzarsi è infatti l’unico modo per permettere a chi non ha potere di espandere la propria capacità di agire in un mondo attraversato da enormi diseguaglianze e oppressioni. Per questo Rodrigo Nunes costruisce una nuova teoria dell’organizzazione politica, ridefinendo i termini del problema e liberando il campo dall’idea che esista una forma organizzativa – che sia un partito, un sindacato o un movimento – da replicare universalmente.Per decenni i dibattiti a sinistra hanno avuto la tendenza a fissare concetti contrapposti come orizzontalità e verticalità, differenza e unità, centralizzazione e decentramento, micropolitica e macropolitica come coppie disgiuntive che si escludono a vicenda: o l’una o l’altra. Nunes capovolge i presupposti abituali e propone di adottare una prospettiva ecologica, inquadrando la molteplicità delle strategie e delle organizzazioni come un ecosistema. Un approccio teorico che permette di valorizzare la cooperazione e la convergenza, e di sfruttare a proprio vantaggio la pluralità e l’eterogeneità dell’attuale fase politica e sociale.

Presentazione del libro “Le radici profonde” con l’autore Valerio Renzi

Venerdì 24 ottobre ore 19.00 a #CasaBettola presentazione del libro “Le radici profonde” con l’autore Valerio Renzi.

La destra postfascista si porta dietro da sempre un’ossessione, figlia di un complesso d’inferiorità nei confronti della sinistra: la cultura. Da un lato invidia per sé una nobile tradizione intellettuale, dall’altro denuncia un’esclusione a priori dalla produzione culturale.

Ma che cosa ha prodotto negli ultimi cinquant’anni la cultura della destra italiana?

Quali libri si trovano sugli scaffali di ministri, vicesegratari e parlamentari?

Su cosa fonda la propria formazione politica e il proprio apprendistato sentimentale la Generazione Atreju oggi al governo dell’Italia?

E cosa leggono e ascoltano i giovani militanti che sognano un posto in parlamento?

Ricostruire la dieta culturale di chi ha in mano il paese è essenziale per capire come vede il mondo. Ed è questo l’obiettivo del giornalista e scrittore Valerio Renzi, che indaga in questo libro il rapporto tra la destra postfascista di Giorgia Meloni e la questione culturale, dal dopoguerra all’epopea delle tv private berlusconiane, fino alle culture wars dei nostri anni.

Dalla passione per Il Signore degli Anelli di Tolkien e l’ombra di Julius Evola, passando per la musica identitaria e la stagione dei Campi Hobbit, Renzi analizza le radici profonde che legano la destra italiana alle pagine più oscure del Novecento, radici impossibili da recidere: pena la perdita della propria identità.

Le radici profonde è dunque uno strumento agile per capire l’atteggiamento della destra italiana verso la cultura e gli intellettuali, tra riferimenti pop e storie da un passato che sembra non passare mai.

🇵🇸 Mercoledì 8 Ottobre – Presidio in Piazza Prampolini #reggioemilia

La #FreedomFlotilla è stata attaccata in acque internazionali. Navi civili, cariche di aiuti umanitari e di speranza, sono state abbordate con forza dalla Marina israeliana. Attivisti, giornalisti, parlamentari europei e italiani sono stati sequestrati, minacciati con le armi, detenuti senza assistenza legale.

Questa non è solo una violazione del diritto internazionale. È un atto di guerra contro la solidarietà. È un attacco diretto alla dignità umana.

Questa sera ci ritroviamo in piazza per dire:

STOP genocidio
NO al blocco criminale su Gaza
NO alla complicità internazionale
NO al silenzio istituzionale italiano

E diciamo forte:
SÌ alla solidarietà internazionale
SÌ alla libertà del popolo palestinese
Non ci fermeranno. Non ci intimidiscono. Non ci silenziano.

La Flotilla non è sola. Gaza non è sola. Noi non siamo sole e soli.

AVEVAMO DETTO BLOCCHIAMO TUTTO, E COSÌ È STATO

Oggi, in una grandissima giornata di sciopero generale indetto unitariamente dai sindacati di base e Cgil, tutte le città di Italia si sono riempite di centinaia di migliaia di studentə, lavoratori e lavoratrici, cittadinə, tuttə unitə al suono del grido Palestina libera.

Anche a Reggio Emilia abbiamo immobilizzato la città.
Già dalla mattina lə studentə del Coordinamento Rabûn hanno bloccato l’ingresso al Polo Scolastico, mentre contemporaneamente lə universitariə hanno bloccato il Dipartimento di educazione scienze umane.

In corteo in 25.000 abbiamo bloccato la circonvallazione e il centro storico, con cori, musica e rabbia. Mentre il nostro governo tace sulle ingiustizie, rendendosi complice di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, le piazze gridano a gran voce e lottano, ponendosi dalla parte giusta della storia, quella che riconosce l’illegittimità di isr4el3, quella che è fermamente contro il massacro che si sta compiendo sotto i nostri occhi, finanziato dalle potenze occidentali e dal nostro stesso governo.

L’assedio di Gaza deve cessare immediatamente, il popolo palestinese deve essere libero di vivere nella propria terra, e di vivere senza il timore della violenza e del colonialismo isr4elian0 che da più 80 anni ormai lo opprime.
L’equipaggio della Global Sumud Flotilla deve essere rilasciato, e le azioni illegali di detenzione dellə attivistə da parte di isr4el3 devono essere messe sotto processo.

La marea che ha bloccato tutta Italia oggi è stata una promessa mantenuta, ma più di tutto una risposta contro il governo Meloni, che prova imperterrito a delegittimare gli scioperi, provando a desincentivare in tutti i modi, anche con motivazioni false e ridicole, le persone a scendere in piazza a protestare.
In questo clima di repressione, dove l’unica risposta che il nostro governo sà dare passa attraverso la violenza dei manganelli e l’oppressione delle libertà, noi continueremo a scendere nelle strade, continueremo a bloccare le scuole, le università, finché la Palestina non sarà libera.

AGITAZIONE PERMANENTE

Dopo l’attacco alla #GlobalSumudFlotilla da parte delle forze israeliane ieri sera, anche a #Reggio si è creato un corteo spontaneo fortissimo, rumoroso e deciso nel ribadire che la nostra città sa chiaramente da che parte stare. Dalla parte del popolo palestinese e dalla parte di chi resiste.Ieri in un presidio chiamato in brevissimo tempo siamo arrivatə a dare vita ad un corteo di più di 1.000 persone, a dimostrare la determinazione e la potenza di questa grandissima marea che lotta e supporta la Palestina e la Global Sumud Flotilla. Ora tocca a noi continuare a riempire le strade, a bloccare tutto.

VENERDÌ 3 OTTOBRE🔥 SCIOPERO GENERALE: Ore 8:30—Polo Scolastico, via Makallé

GIOVEDÌ 2 OTTOBRE: Ore 18:30—Presidio in piazza Prampolini