LO SFRUTTAMENTO DELLA MANODOPERA STRANIERA NELL’EDILIZIA

Denuncia pubblica dell’Associazione Città Migrante

tratto dal sito di global project 

Questa mattina, una cinquantina di attivisti dell’associazione Città Migrante
hanno indetto un presidio con conferenza stampa per reclamare il
diritto al corrispettivo per prestazioni lavorative all’interno di
cantieri edili.

Diverse persone, dipendenti da Ital Edil, azienda
edile di Reggio Emilia, hanno denunciato il fatto di non aver ricevuto
il salario pattuito per la prestazione svolta.
Il presidio si è
svolto davanti alla sede di Technological Building 7, poiché i
lavoratori hanno riferito che tutto il personale che prima si trovava
nella sede di Ital Edil (i cui uffici ora appaiono deserti) si trova
ora negli uffici di questa ditta.

Una delegazione di lavoratori è riuscita ad incontrare
Marco Pozza, direttore tecnico dell’azienda, che si difendeva dalle
accuse di questi affermando che le persone non vengono pagate a causa
degli insoluti delle ditte appaltatrici.
Il dato di fatto rimane
comunque che questi lavoratori, a più di un anno di distanza dalle
prestazioni effettuate nei cantieri, non hanno ancora ricevuto i
compensi dovuti.
L’incontro si è concluso, dopo più di un’ora di
trattative, con la promessa dell’azienda di ricevere i lavoratori entro
venerdì 29 febbraio per trovare una soluzione a questi problemi.

ascolta gli audio dell’iniziativa e vedi la galleria fotografica

Comunicato stampa dell’Ass. Città Migrante

Chi è l’irregolare? Lo sfruttato o lo sfruttatore?

Vogliamo il nostro giusto stipendio

Oggi denunciamo pubblicamente uno dei tanti casi di sfruttamento della manodopera straniera.
Siamo qui per reclamare il giusto trattamento di coloro che solo per
avere “la colpa” di provenire da paesi considerati di serie B subiscono
l’arbitrio di imprenditori senza scrupoli.
Oggi ad essere estorto
della giusta retribuzione pattuita per il lavoro svolto è il nostro
fratello Fatih. Ma come è noto la vicenda riguarda ormai centinaia di
lavoratori regolari ed irregolari impiegati nell’edilizia. Nel caso
specifico Fatih, ma potrebbe anche essere Mohamed, Dimitri, o Desmond,
ha prestato servizio come manovale edile presso la ditta Ital Edil –
che ha sede a Reggio Emilia – in un cantiere a Genova durante i mesi di
giugno e luglio dello scorso anno. Fatih deve ancora ricevere 3000 euro
dalla ditta in questione. E come se non bastasse oltre al danno la
beffa: una cambiale scoperta!

Fathy non è l’unico a non essere stato pagato da questa ditta per il lavoro svolto. Altre cause legali sono in corso.
In questo caso specifico il lavoratore è in regola con il soggiorno ma
ciò non è bastato a fargli ottenere un contratto di lavoro regolare.
Questo capita molto spesso al cittadino straniero, costretto al lavoro
nero pur di poter portare a casa uno stipendio, un compenso che però
spesso non arriva mai. Per chi non ha un permesso di soggiorno le cose
si complicano ulteriormente perché oltre a non essere pagati non
possono, qui a Reggio Emilia, avvalersi del diritto di difesa, come ha
dichiarato Giulio Bertoni direttore della direzione provinciale del
lavoro, violando palesemente il codice civile.

Siamo davanti alla sede di Tecnological Building 7 in
quanto nella sede di Ital Edil non c’è più nessuno nonostante la ditta
sia ancora aperta. Molti dei nostri lavoratori riferiscono che c’è un
interscambio fra queste due ditte.
Aggiungiamo inoltre che il
personale che prima si trovava nella sede di Ital Edil adesso si trova
nella sede della Tecnological Building 7. Per noi esiste un legame
allarmante fra queste due ditte che segnaliamo anche come esempio di
come queste manovre possono essere strumentali affinché i lavoratori
perdano le tracce della ditta con cui hanno lavorato.

Abbiamo inoltre visto come il risultato delle
operazioni delle forze dell’ordine di questi giorni sulla questione dei
permessi di soggiorno falsi abbia messo in risalto il fatto che chi ha
un permesso di soggiorno falso rubi dei diritti. Ma non sarebbero
diritti di tutti poter acquistare una casa, avere un lavoro in regola,
e quant’altro ne consegue? Perché ci sono persone costrette a pagare
pur di avere questo pezzo di carta? Non è forse il meccanismo contorto
di una legge ingiusta a favorire la speculazione sempre a scapito dei
più deboli?
A pagare sono e rimango sempre gli sfruttati. Infatti
pare che Ital Edil avesse degli agganci per cui si procurava
direttamente permessi di soggiorno falsi o comunque mezzi con cui
falsificarli. Da una parte coprendosi da eventuali controlli e
dall’altra parte sfruttando i lavoratori perché irregolari.
È
quindi inutile sbandierare politiche sulla lotta al lavoro nero quando
vanno sempre nella direzione di colpire gli sfruttati, come per esempio
la curiosa idea dell’assessore provinciale al lavoro Gianluca Ferrari
di rilevare le impronte digitali sui cantieri o come mettere controlli
più severi nella selezione degli artigiani, quando tutti sappiamo
benissimo che l’unica possibilità per lavorare è quella di farlo come
artigiani. Fino a che il problema non verrà risolto alla radice ci
troveremo di fronte allo sfruttamento della manodopera sia clandestina
che non.

 

RASSEGNA DI PROIEZIONI

 

L’ Associazione Città Migrante in collaborazione con il progetto Caffè Babele organizza dal 10 febbraio 2008 al 13 aprile 2008 un ciclo di cinque proiezioni domenicali che ha voluto chiamare "I diritti non hanno confini".
Con questa iniziativa l’Associazione vuole dare alcuni spunti di
riflessione in merito ai percorsi di lotta per l’emancipazione degli
esseri umani dalla moderna schiavitù globale.
Il percorso si snoda
partendo dalle flessibili forme di lavoro schiavo nella Metropoli
Europa spingendosi fino al confine sud mediterraneo; tracciando un
sentiero che dalle rivolte anticoloniali algerine degli anni ’50
arriva fino alla perfezione scientifica con cui vengono sviluppate le
strategie israeliane per vessare ed annientare un popolo ed una
cultura: la Palestina. Palestina che oggi si può ritenere il più grande
Cpt sperimentale a cielo aperto del mondo, dove milioni di esseri umani
subiscono la logica di dominio imperiale che, una volta testata
l’efficacia, viene poi esportata su vasta scala. Tecniche militari e di
polizia ad alto rendimento, impianti culturali di massa per
l’annichilimento psicologico del migrante e dispositivi legislativi che
da Shengen fino alle Ordinanze comunali incentivano regimi di apartheid
e di nuovo colonialismo.

Questa iniziativa è dedicata ad "Abu",
quattordicenne afghano, trovato morto legato ad un tir a Bertinoro,
Forlì il 23 gennaio 2008.
Morto di confine, vittima di una guerra che non ha scelto.

Appuntamenti:

Domenica 10 febbraio, h.16.00
In questo mondo libero…
Ken Loach

Angie è una giovane donna divorziata con un figlio
undicenne, Jamie, che vive con i nonni. Licenziata in tronco da
un’agenzia per cui procurava manodopera proveniente dai paesi dell’Est,
Angie decide di mettersi in proprio. Insieme all’amica Rose crea
un’agenzia di reclutamento che gestiranno in coppia. Il confronto con
la realtà dell’immigrazione, clandestina e non, le imporrà delle scelte
che non andranno tutte nella stessa direzione. Loach afferma: "Lo
sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità.
La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la
quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l’unico modo in cui la
società può progredire; l’idea che tutto sia merce di scambio, che
l’economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al
marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere. Ricorrendo
allo sfruttamento e producendo mostri".

Domenica 24 febbraio, h.16.00
Ogni cosa è illuminata
Liev Schreiber

Un giovane ebreo americano decide di andare alla
ricerca della donna che durante la Seconda Guerra Mondiale in un
villaggio in Ucraina aveva salvato la vita a suo nonno, nascondendolo
durante un raid dei Nazisti. Il ragazzo viene aiutato nella sua ricerca
da Alex, un ragazzo del luogo.

Domenica 9 marzo, h.16.00
Private
Saverio Costanzo

Riflessione sulla guerra israelo-palestinese vista a
Gaza dall’esperienza (tratta da una storia vera) di una famiglia
palestinese che abita in una casa situata tra un villaggio palestinese
e un insediamento isrealiano. Data la posizione strategica,
l’abitazione viene occupata dall’esercito israeliano ma a seguito del
rifiuto del padre, di abbandonare la casa, inizia una drammatica
convivenza. La ripartizione logistica degli spazi della casa fatta
dagli invasori obbliga il professore con la sua famiglia al pian
terreno mentre il primo piano viene occupato dai soldati israeliani.
L’osservazione del conflitto attraverso gli occhi di una famiglia
palestinese con accurate descrizioni sulle differenti reazioni dei
cinque figli e dei genitori a questa restrizione dei loro spazi vitali,
presenta in modo molto efficace le differenze tra due popoli nella loro
complessità: attraverso differenti comportamenti, stili di vita e modi
di pensare dei vari personaggi.

Domenica 30 marzo, h.16.00
Paradise Now
Hany Abu-Assad

Due amici palestinesi, sono stati reclutati come
kamikaze. Il giorno prima sella loro missione decidono di passare il
tempo per l’ultima volta in compagnia delle loro famiglie. L’indomani,
arrivato il momento fatidico, qualcosa non va e i due che si perdono di
vista, dovranno fare i conti con la paura…

Domenica 16 aprile, h.16.00
La Battaglia di Algeri
Gillo Pontecorvo

Nell’ottobre 1957, mentre i paracadutisti del
colonnello Mathieu rastrellano la Casbah, Ali La Pointe, uno dei capi
della guerriglia algerina, rievoca il passato, l’organizzazione
dell’FLN (Fronte di Liberazione Nazionale), gli attentati, gli
scioperi, le delazioni. Ali La Pointe è ucciso, ma tre anni dopo, in
dicembre, il popolo algerino scende in piazza, proclamando la propria
volontà di indipendenza

Tutte le proiezioni avranno luogo presso:
Laboratorio Aq16, via F.lli Manfredi 14, ex Foro Boario, RE

 

CORSI DI ITALIANO PER MIGRANTI

 

L’Ass. Città Migrante promuove corsi di italiano per cittadini di lingua straniera.
L’esigenza di organizzare i corsi di italiano nasce dalle richieste che molti cittadini migranti hanno fatto all’Associazione.
La scuola è aperta a tutti, anche a chi non ha nessuna conoscenza della lingua italiana.
La scuola inizia sabato 19 gennaio.
Iscrizioni sempre aperte.

Tutti i sabati dalle 16.00 alle 18.00
presso Laboratorio aq16, via F.lli Manfredi, 14 (ex foro Boario) RE, Capolinea Minibù G

per info
Email: cittamigrante@gmail.com
tel: 3921272930

 

A PROPOSITO DEL DECRETO FLUSSI

 
PER CHI CI RIESCE NON È FINITA
 
A ME È SUCCESSO UN ANNO FA

 

da Il Manifesto del 16 dicembre 2007

Io sono una di quelle persone fortunate
che si è regolarizzata con il decreto flussi 2006. In realtà sono
ancora in attesa di ricevere il permesso di soggiorno. Tutta la mia
vita qui in Italia è stata piena di attese e di paure.


Io ero una di quelle, come tantissime ce ne sono, che già lavorava e
viveva qui in Italia e che l’unica possibilità di regolarizzarsi era il
decreto flussi. Perché questo è l’unico modo previsto da questa legge
ingiusta. L’unica possibilità per avere quel poco di diritti che
vengono concessi alle persone. Si perché noi non siamo considerate
delle persone, siamo della forza lavoro che è utile mantenere
clandestina perché così è più facile sfruttarci.


Il nostro destino sarà di non esistere, o di esistere solo nel mondo
sommerso dell’illegalità e del lavoro nero, ma non per il fatto di fare
qualcosa ma semplicemente per il fatto di essere. Fino a quando saremo
solo qualcosa si simile ad un essere umano continueranno ad esistere i
decreti flussi, i cpt, i decreti sulla sicurezza e varie proposte di
utilizzare metodi delle SS. Saremo umiliati, fregati, mandati via per
non avere un reddito sufficiente e rinchiusi nei cpt per il solo fatto
di esistere.


Come tutti sanno il decreto flussi prevede che il migrante sia al paese
di origine. Anche i ministri lo sanno che questa è una menzogna. È
cambiato il governo ma anche quest’anno le cose non andranno
diversamente.

Penso a tutti quelli che aspetteranno come ho fatto io di ricevere il nulla osta, chi sarà fra i fortunati dovrà affrontare un viaggio clandestino per tornare a ritirare il visto d’ingresso.

Il mio giorno di partenza lo ricordo bene. Parto per Milano, prendo
l’aereo da Malpensa. Ho lo zainetto mio amico di strada, questo viaggio
lo facciamo insieme, come tanti altri. Sono felice e molto, molto
preoccupata. Il problema è che sono irregolare, ma devo passare le
frontiere. Le frontiere sono dei muri che devi passare senza farti del
male. Cercherò , proverò, ma sono spaventata a morte. Siamo in tante,
non parliamo tra di noi, quasi che abbiamo smesso di respirare per non
fare rumore. Sono in fila per passare la frontiera.. Mi chiedono se ce
l’ho il permesso. La risposta è no, negli occhi c’è tanta paura…
Sulla mia fronte è scritto "irregolare".


Sembra che è andato tutto bene, sono passata senza espulsione. Poi il
volo è andato benissimo, atterraggio e eccomi a casa sulla mia terra.
Erano tre anni che non vedevo i mie bambini, mio figlio è diventato
troppo grande, non riesco più a prenderlo in braccio.


Ma non è finita, le file all’ambasciata, la notte è lunga e saranno
lunghe anche quelle a venire. Il mio nulla osta sta per scadere, riesco
appena in tempo ad avere l’appuntamento.


Anche quest’anno ci saranno tanti soldi pagati ai datori di lavoro per
poter fare la domanda, cifre che vanno anche fino a 7000 euro, ci
saranno le lunghe attese per ricevere i nulla osta, ci sarà chi non lo
riceverà perché la sua domanda non è ben compilata o sarà bloccata
perché aveva un’espulsione, ci saranno altri viaggi clandestini per
tornare pericolosi e pieni di paure, ci sarà chi riceverà un’espulsione
nel tentativo di rientrare al paese di origine, ci saranno soldi spesi
alle ambasciate per ritirare il visto di ingresso, ci saranno persone
disperate e fregate, ci saranno di nuovo le file e le attese per avere
un permesso di soggiorno.


Tutto questo però non è frutto del caso ma delle politiche in tema di
immigrazione che permettono che tutto questo sia possibile, che
permettono che noi possiamo essere sfruttati quando lavoriamo in nero,
quando chiediamo al datore di lavoro il
favore
di regolarizzarci con il Decreto Flussi lui può chiederci soldi in
cambio, tanto non abbiamo altra possibilità, siamo quelli a cui viene
impresso il marchio
clandestino.


Tutto questo ci fa pensare che a qualcosa serviamo, che tutto questo
meccanismo sia costruito e ben pensato per mantenere in piedi questa
economia.


Ma noi non stiamo più soltanto ad aspettare a ad abbassare gli occhi.
Lo sappiamo che nessuno ci regala niente che le cose ce le dobbiamo
prendere. Per esempio qui a Reggio Emilia abbiamo organizzato
un’associazione: Città Migrante, siamo in tanti cittadini migranti e
italiani provenienti da diversi paesi come l’Ucraina, il Marocco,
l’Egitto, La Nigeria, L’Algeria, la Moldova ed altri. Vogliamo essere
protagonisti delle lotte per i diritti perché sicuramente non sarà un
governo a cambiare le cose e purtroppo anche questo decreto flussi ne è
una dimostrazione.


Non ho paura di dire il mio nome perché esisto, esito come tutti quelli
che presenteranno la domanda quest’anno, ma anche come tutti quelli che
non lo faranno perché hanno già il marchio dell’espulsione o perché il
datore di lavoro non vuole presentare la domanda, e non siamo i
colpevoli perché qualcuno ha voluto che lo nostra vita sia
clandestina.


Olesea Corizev – Città Migrante Reggio Emilia

SABATO 1 DICEMBRE 2007



 

Il
primo dicembre a Reggio Emilia, come in tante altre città italiane, è
stata una giornata di mobilit-azione contro il protocollo con le poste
per il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno.

 
 
 
L’iniziativa è stata lanciata dall’Ass. Città Migrante che ha aderito alla giornata di mobilitazione nazionale indetta dall’assemblea delle reti migranti e antirazziste riunitasi a Brescia lo scorso 11 novembre.
Tante
e tanti hanno partecipato al presidio contro il protocollo con le
Poste, per una regolarizzazione permanente dei migranti, per dire basta
all’ipocrisia del Decreto Flussi e per chiedere a gran voce una
Sanatoria subito.
E’ stato scelto come luogo per il presidio la
Posta della stazione in quanto questa è una zona abitata e frequentata
da molti cittadini migranti che hanno avuto modo di conoscere
l’Associazione e di unirsi all’iniziativa condividendone i contenuti.


"Siamo
uomini e donne che viviamo a Reggio Emilia, siamo quegli uomini e
quelle donne che si sono stancanti di pagare per avere un permesso di
soggiorno, che si sono stancati di lavorare e non ricevere il compenso.
Siamo quelle donne e quegli uomini che hanno si attraversato un confine
ma che quotidianamente se ne trovano davanti altri.
Chi non ha il
permesso di soggiorno non può avere un lavoro in regola e l’unica
possibilità che rimane è quella del lavoro nero e quindi la privazione
di ogni tipo di tutela, anche quella di essere pagato come troppo
spesso succede in questa città. Anche il nostro affitto è nero, anche
in questo siamo costretti. Come possiamo avere un affitto regolare se
non abbiamo un permesso di soggiorno? Dovremmo forse dormire in strada?
Siamo i colpevoli, perché qualcuno ha potuto decidere che la nostra
vita è clandestina. Per uscire da questo circolo vizioso e smetterla di
alimentare l’economia sommersa è necessaria una regolarizzazione
permanente dei migranti. Per questo chiediamo una sanatoria subito! E oggi ci prendiamo il diritto di parola per denunciare quello che quotidianamente ci viviamo sulla nostra pelle.
L’ipocrisia
del Decreto Flussi continua anche per quest’anno. Tutti lo sanno che
circa il 98% delle persone che compilano la domanda vivono e lavorano
già in Italia. Allora perché non dare la possibilità di regolarizzarsi
qui? Perché siamo costretti a tornare al paese di origine, ai viaggi
clandestini a ritroso con tutti i rischi che corriamo, e si continua in
questo modo a riempire le tasche dell’economia sommersa?


Chiediamo un impegno concreto per mettere fine a protocolli, decreti o leggi che favoriscono la clandestinità e l’irregolarità e l’introduzione di forme di regolarizzazione permanente da farci uscire dalla condizione infernale della clandestinità, che ci rende braccia da lavoro sfruttabili e ricattabili".

PROIEZIONI DI CONFINE

 

Una rassegna di documentari e video raccolti tra le mille storie che accompagnano le migrazioni.
Le serate si terranno presso il Laboratorio aq16, ex foro boario Reggio Emilia. 

mercoledì 24 ottobre, ore 21
proiezione di "In-Visibili in movimento" a cura di Global Project Verona e Fake#Factory.
Un video che racconta l’esperienza di lotta del Coordinamento Migranti di Verona.

Intervengono: Moustapha Wagne – Coordinamento migranti Verona
Roberto Malesani – avvocato Coordinamento Migranti Verona

mercoledì 7 novembr, ore 21
proiezione di "Europa: paradiso o miraggio?" di Alicia F.Carmena e Chus Barrera
Il racconto di 5 migranti, del loro viaggio dal paese di origine fino
all’arrivo alle Canarie, dove speravano di trovare il paradiso ed
invece si imbattono in una Europa molto diversa da quella immaginata.

mercoledì 14 novembr, ore 21
proiezione di "The Malta Experience" a cura di Melting Pot Europa.
Storie di un isola prigione alla frontiera d’Europa.
Immagini di Alessandra Sciurba.
Montaggio di Beatrice Barzaghi.
Interviene l’autrice Alessandra Sciurba

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

 

                                      


L’Associazione “Città Migrante” nasce dal Comitato lavoratori irregolari.
Abbiamo
formato il comitato lavoratori irregolari perché il problema del lavoro
nero e dello sfruttamento della manodopera clandestina è diventato un
problema molto grave che riguarda centinaia di lavoratori immigrati.
Abbiamo deciso di unirci in questo comitato informale per dare voce ai
nostri problemi e rendere pubblico il nostro stato di sfruttamento e la
difficoltà di poterci difendere in quanto irregolari e quindi senza
diritti.
Ci siamo uniti anche con alcune persone italiane sensibili alle nostre problematiche con anche l’appoggio di alcuni avvocati.
Questo
percorso ha mostrato la vera esistenza del fenomeno il primo maggio,
quando 1000 immigrati sono scesi nelle strade di questa città contro il
lavoro nero per una regolarizzazione estesa e con la parola d’ordine
sanatoria.
Dopo un po’ di mesi di attività abbiamo sentito la necessità di dare a questo percorso una forma associativa.
Da
questo nasce oggi l’associazione città migrante . Questa associazione
porta avanti le parole d’ordine del comitato: diritto alla difesa,
regolarizzazione per tutti i lavoratori impiegati irregolarmente.
Chiediamo l’abrogazione (cancellare)della bossi- fini, che deve partire
da una sanatoria subito.
Sulla questione dello sfruttamento del
lavoro nero si è formato un gruppo di avvocati che appoggia
l’associazione e segue le cause in modo collettivo.
L’associazione da voce politica a queste cause.
L’associazione vuole anche portare avanti le battaglie per i diritti dei cittadini migranti sia regolari che irregolari.
Un
punto fondamentale dell’associazione è quello della chiusura dei cpt
che è il primo punto per cancellare realmente la legge bossi- fini.