Come realtà femministe e transfemministe cittadine, che insieme stanno costruendo la mobilitazione dell’ 8 marzo, data annuale di convergenza e lotta, non possiamo accettare la presenza di Roberto Fiore, leader di Forza nuova a Reggio Emilia, in questa stessa data.
Prendiamo atto dai giornali della richiesta di Forza Nuova, fatta alla questura, per l’autorizzazione di un presidio proprio il giorno dell’ 8 marzo.
Forza Nuova è un gruppo neofascista, che propone un modello di società machista, razzista, omo-lesbo-bi-trans-fobica.
Una società che si fonda sulla diffidenza e sulla violenza.
L’8 marzo è ovunque data di mobilitazione in cui invece persone, realtà sociali, politiche, sindacati attraversano portando avanti l’idea di una società curante, solidale, inclusiva e soprattutto transfemminista.
Transfemminismo. Una parola che fa molta paura all’ estrema destra di tutto il mondo, perché carica di un’ energia trasformativa e arginante di questa avanzata autoritaria che sia nel nostro paese che in altri paesi europei, come in Germania, sta avvenendo.
Come ogni anno l’8 marzo saremo marea nelle piazze e nelle strade della nostra città, dal mattino alla sera. Qualsiasi tentativo di Forza Nuova di entrare in città, soprattutto in quella giornata, troverà una risposta forte e oppositiva.
Roberto fiore parla di estirpare i “poteri forti” dal nostro territorio.
Forse non ha capito che deve fare i conti con un tessuto sociale molto radicato e impossibile da estirpare.
Se verrà autorizzato in qualsiasi forma la presenza di Fiore e del suo partito noi saremo pronte a contestarlo, perché l’odio e il fascismo non possono essere tollerati.
Mandiamo inoltre la nostra solidarietà all’ ANPI per la querela ricevuta direttamente da Fiore. L’antifascismo non si silenzia.
Assemblea cittadina
L’OTTOMarzoRe

“Le soluzioni non sono l’esercito e la zona rossa” #sicurezza #reggioemilia
Condividiamo di seguito l’intervento di Federica Zambelli, presidente di #CittàMigrante in merito alla zona rossa e alla lettera del comitato 4 novembre sulla zona stazione a Reggio Emilia
Condivido, come più volte ho espresso, le emergenze nel quartiere della zona stazione sollevate dal Comitato 4 novembre. Ciò che credo è che la soluzione a queste problematiche non siano l’esercito e la cosiddetta zona rossa. E’ notizia di poche ore fa che è stata firmata dal prefetto Maria Rita Cocciufa l’ordinanza che istituisce la zona rossa in diverse vie della città fra cui la zona della stazione. La zona rossa, come sottolineato anche dagli avvocati del Consiglio direttivo della Camera penale di Milano, manifesta profili di violazione dei principi costituzionali, sottolineo inoltre che tale provvedimento nasce all’interno del disegno di legge denominato “ddl sicurezza”.
Quello che penso che al massimo si potrà ottenere con questi interventi è uno spostamento nei quartieri limitrofi degli stessi fenomeni, come per altro sta già avvenendo, che più si espandono e si ramificano, più diventano difficili da governare. Inoltre mi chiedo come sarà possibile operare a livello socio-sanitario all’interno della zona rossa.
Questo non significa che non sia necessario il lavoro e gli interventi delle forze dell’ordine, anzi sostengo azioni integrate e che le stesse forze dell’ordine debbano essere coinvolte nella progettazione sociale e sanitaria da mettere in campo e potenziare in zona stazione. A tal riguardo sarebbe interessante proporre un incontro con dei tecnici della riduzione del danno insieme al comitato 4 novembre in modo da affrontare in maniera approfondita la questione dell’uso/abuso di sostanze e di come gestire la complessità del fenomeno a tutela sia del territorio e dei suoi abitanti che del consumatore stesso.
È bene sottolineare che ciò che avviene nei pressi della Stazione di Reggio Emilia investe altre città contemporanee in quanto questi fenomeni sono determinati da cause strutturali che vanno dalla crisi economica, al crollo dell’occupazione, alle difficoltà di accesso alla casa, al quadro normativo che regola i flussi migratori. Anche per questo, al di là dell’approccio ideologico che ognuno può avere, non esiste una soluzione né facile né immediata.
Il comitato 4 novembre ha affermato che “il degrado è forse per qualcuno un’occasione per guadagnare”. Rispondo a questo che chi guadagna dal degrado è sicuramente la criminalità organizzata che trova manovalanza a basso costo e spesso disposta a tutto. Inoltre, a detta del comitato, l’assessora Rabitti al Graffio su Telereggio avrebbe sostenuto che “i soggetti che girano intorno alla stazione non si riescono a recuperare”.
In merito a questo tema come ho anche ribadito durante la stessa trasmissione penso che oggi i servizi non siano adeguati ai bisogni che emergono e che ci sia la necessità di ripensare il servizio per esempio nella sua prossimità di accesso. Inoltre è bene sottolineare che tante sono le persone che aderirebbero ad un progetto di accoglienza ma che ad oggi non si è in grado di far fronte a tutte le richieste. Basti pensare ai percorsi di accoglienza proposti da associazioni del territorio che ben funzionano ma non sono sicuramente sufficienti e alla lista di attesa per accedere al dormitorio. Servizi che avrebbero bisogno di essere implementati.
Ribadisco che non ho mai dichiarato di voler “trasformare il quartiere della Stazione in una grande zona libera per spaccio e consumatori di droga” nemmeno indirettamente come sostiene il comitato, ma affermo che sono favorevole ad una area di consumo controllato che è tutta un’altra cosa, cioè una progettazione che va nella direzione di controllare e governare i fenomeni droga-correlati in un’ottica di sicurezza del territorio. Anche su questo sarebbe importante fare un incontro di approfondimento con il Comitato dove mostrare i risultati degli studi che arrivano in merito da altre città europee.
Federica Zambelli – Ass. Città Migrante
Comunicato in merito alle politiche dell’amministrazione in zona stazione #reggioemilia
𝐕𝐄𝐍𝐄𝐑𝐃𝐈’ 𝟏𝟕 𝐆𝐄𝐍𝐍𝐀𝐈𝐎: 𝟏𝟎𝟎𝐌𝐈𝐋𝐀 𝐋𝐔𝐂𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐈𝐋 𝐁𝐔𝐈𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝐑𝐄𝐆𝐈𝐌𝐄
Mobilitazione diffusa contro il #ddlpaura #ddlsicurezza
𝑷𝒂𝒓𝒕𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒉.𝟐𝟎:𝟎𝟎 𝒅𝒂 #𝑪𝒂𝒔𝒂𝑩𝒆𝒕𝒕𝒐𝒍𝒂 #reggioemilia
La battaglia per contrastare il DDL Paura continua.
Sabato scorso a Roma si è tenuta la seconda assemblea nazionale della rete A Pieno Regime per sedimentare quella potenza delle 100mila persone, che lo scorso 14 dicembre hanno dimostrato un’opposizione unita e determinata a questo governo.
il 17 gennaio torniamo a mobilitarci in tutti i territori per riaccendere quelle 100mila luci contro il buio dell’autoritarismo.
Abbiamo ribadito più volte che il DDL è il manifesto politico e culturale di un intero ciclo reazionario e di un mondo che si regge sempre più attorno al regime di guerra.
L’obiettivo è ribaltarlo, creare una frattura storica nel rapporto tra governanti e governati, tra capitale e lavoro.
Il 17 gennaio invitiamo tuttɜ ad attraversare le strade e il centro storico in una passeggiata iridescente.
Vogliamo essere nelle strade di sera, per dimostrare che le città e i suoi quartieri non possono essere isolate in zone rosse, non possono essere delegate al controllo unico della polizia e alla politica securitaria, quella politica che ha ucciso Ramy nel quartiere di Corvetto A Milano.
Venerdì manifestiamo anche per chiedere giustizia per Fares e Ramy, per denunciare l’ennessimo omicidio di Stato, di chiaro stampo razziale e per difendere quella rabbia che ha invaso Milano, Torino, Roma, Bologna. Alla violenza di Stato, a un passo dall’essere istituzionalizzata da questo DDL, non può che esserci in risposta la rabbia di tuttɜ noi.
🔥 venerdì 17 gennaio partendo da Casa Bettola alle ore 20:00 sfileremo verso il centro storico. Invitiamo a portare qualcosa che faccia luce per creare un serpente luminoso nella sera.
𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐈𝐋 𝐃𝐃𝐋 𝐒𝐈𝐂𝐔𝐑𝐄𝐙𝐙𝐀 𝐍𝐄𝐒𝐒𝐔𝐍𝐀 𝐏𝐀𝐔𝐑𝐀
𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐑𝐀𝐁𝐁𝐈𝐀!
SABATO 14 DICEMBRE TUTT3 A ROMA #noDDLsicurezza
SABATO 14 DICEMBRE TUTT3 A ROMA!
Leggi l’appello completo della Rete No DDL sicurezza:
CHI SIAMO NOI?
Siamo coloro che difendono e reinventano la democrazia come antifascistə, transfemministə, attivistə impegnatə ogni giorno a lottare per la giustizia sociale e ambientale.
Siamo lə lavoratorə che rischiano il posto o vivono la precarietà; siamo chi, e con chi, presidia le fabbriche contro l’impoverimento crescente e l’aumento delle disuguaglianze economiche.
Siamo nelle scuole e nelle università, a difendere il diritto allo studio e l’accesso a saperi liberi e inclusivi.
Siamo con chi organizza picchetti antisfratto, portando solidarietà a chi rischia di perdere la casa perché non può più permettersi un affitto.
Siamo chi, e al fianco di chi, lotta contro la violenza patriarcale e contro tutte le forme di oppressione di genere.
Siamo quellə che nei quartieri lavorano per contrastare mafie e corruzioni, convintə che l’inclusione sociale e la rigenerazione siano il vero antidoto ai clan.
Siamo quellə che denunciano il disastro climatico che devasta i nostri territori e combatte contro le grandi opere inutili e dannose.
Siamo con chi denuncia le torture e le indegne condizioni di vita nelle carceri sovraffollate.
Siamo con chi si oppone ai CPR e rivendica la libertà di movimento per tuttə, sostenendo chi salva vite in mare.
Siamo chi vuole un mondo libero da guerre, genocidi e da qualsiasi forma di colonialismo.
Siamo con chi combatte le mafie e costruisce reti di mutualismo e solidarietà nei territori.
Siamo con chi riconosce che il proibizionismo è un favore alle mafie e si batte per politiche alternative e giuste.
Siamo donne, uomini, identità non binarie, cittadinə italianə e di ogni provenienza. Crediamo che l’unica vera sicurezza sia quella sociale: la sicurezza di un lavoro dignitoso e di un reddito universale garantito; di una casa sicura; di un sistema sanitario pubblico, gratuito e accessibile; di un’istruzione di qualità; di vivere in una società libera da ogni forma di violenza sessista, razzista, classista o discriminatoria.
CHI SONO LORO?
Loro sono quelli che hanno un’idea deforme della nostra democrazia: autoritaria con i deboli e gli ultimi e affabile con chi corrompe, accumula, inquina.
Il Ddl Sicurezza è l’apice di un disegno ampio del governo guidato da Giorgia Meloni che punta chiaramente a destabilizzare i valori, le garanzie e i principi di Giustizia. Seppur forte nei numeri in Parlamento, nel Paese la sua propaganda sta mostrando tutte le sue fragilità. Criminalizzare preventivamente ogni forma di dissenso, moltiplicare inverosimilmente il numero di reati contro chi protesta e disobbedisce rappresenta uno dei più gravi attacchi nella storia della nostra Repubblica ai diritti fondamentali, al diritto di manifestare e dissentire, trasformando l’Italia in un paese autoritario.
Non c’è alcuna sicurezza garantita da questo provvedimento. Si respira solo la paura della libertà e, soprattutto, delle piazze che si riempiono contro la guerra, il patriarcato, per la giustizia sociale e per fermare i cambiamenti climatici; paura degli scioperi; paura di chi non ha un tetto, di chi arriva nel nostro Paese e viene detenuto immotivatamente, senza neanche il diritto ad una scheda Sim; di chi oppone resistenza agli abusi e alle violenze.
PERCHÉ IL DDL SICUREZZA È INACCETTABILE
Il Ddl Sicurezza segna un salto autoritario senza precedenti, colpendo con carcere e repressione i pilastri della democrazia: il dissenso e il conflitto sociale.
Criminalizza persino le pratiche di protesta non violenta e pacifica. Per la popolazione detenuta e per i migranti trattenuti nei CPR, introduce punizioni sproporzionate, arrivando a considerare reato azioni come battere una pentola contro le sbarre.
La norma, intrisa di una visione patriarcale, prevede che i figli e le figlie nascano in carcere, stigmatizzando le donne detenute per la “colpa” di avere violato una presunta “missione materna”.
Fuori legge finiranno i produttori di canapa, che hanno creato un settore agricolo dinamico, e le persone costrette a occupare una casa per emergenze abitative.
Il disegno di legge smonta anche strumenti essenziali del conflitto sindacale, colpendo i blocchi stradali e i picchetti.
Con i suoi 38 articoli, il Ddl crea un vero e proprio diritto penale del “nemico”, definendo figure sociali da punire e criminalizzando le pratiche di mobilitazione, soprattutto nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro.
FERMIAMO QUESTA DERIVA
Lo abbiamo detto con chiarezza nel documento conclusivo dell’Assemblea Nazionale della Rete No Ddl Sicurezza: siamo determinatə a fermare questo attacco alla democrazia. Intrecceremo questa battaglia con tutte le forme di opposizione sociale che in questi mesi stanno animando i territori e il Paese.
Sabato 14 dicembre, da tutta Italia, convergeremo in massa a Roma per una grande manifestazione nazionale.
Ma non ci fermeremo lì: la nostra mobilitazione continuerà anche nei giorni in cui il Ddl Sicurezza approderà in aula. Con pratiche diverse, faremo in modo che questo attacco ai diritti fondamentali non diventi legge.
La nostra democrazia è frutto della lotta, dell’impegno e del sacrificio di milioni di persone; non è un diritto stralciabile o calpestabile a colpi di decreto. Non ci piegheremo di fronte all’idea che si possa reprimere il dissenso, umiliare lə ultimə, le lotte per il futuro, per la giustizia sociale e ambientale.
La nostra battaglia comincia adesso.
🔴 𝘿𝙞𝙘𝙝𝙞𝙖𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙚 𝙧𝙞𝙘𝙝𝙞𝙚𝙨𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡 #𝙉𝙚𝙩𝙬𝙤𝙧𝙠𝘼𝙜𝙖𝙞𝙣𝙨𝙩𝙈𝙞𝙜𝙧𝙖𝙣𝙩𝘿𝙚𝙩𝙚𝙣𝙩𝙞𝙤𝙣 𝙙𝙤𝙥𝙤 𝙡𝙖 𝙢𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙞𝙣 #𝘼𝙡𝙗𝙖𝙣𝙞𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡’1 e 2 𝙙𝙞𝙘𝙚𝙢𝙗𝙧𝙚 🔴
𝗟𝗮 𝗱𝘂𝗲 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗼𝗰𝗼𝗹𝗹𝗼 𝗥𝗮𝗺𝗮-𝗠𝗲𝗹𝗼𝗻𝗶 𝗲̀ 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗮, 𝗺𝗮 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗲̀ 𝗮𝗽𝗽𝗲𝗻𝗮 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮!
The Italy-Albania Protocol is a failure from every perspective!
Despite the decision of the Italian government to suspend the deportation of migrant people to Albania, we as Network Against Migrant Detention have decided to stick to our mobilization on December 1 and 2 in Tirana, as well as at the centers in Gjadër and Shëngjin, to express our dissent against the deportation system established by the Protocol. While this failure represents a temporary stalemate, we are well aware that the logic driving these policies is far from defeated.
Just weeks after the Protocol’s implementation, the use of the hotspot and detention facilities in Albania has been suspended, at least until the European Court of Justice issues its rulings. The mechanism has stumbled over the definition of a “Safe Country of Origin” temporarily challenged by the October 4, 2024 ruling by the European Court of Justice. The ruling states that a country cannot be deemed safe unless it is so across its entire territory and for everyone. In practice, every case must be evaluated individually, and judges must consider whether the country in question is actually safe for the specific individual at the time of the decision. Thanks to this ruling, Italian judges have repeatedly disregarded the executive orders imposed by the Meloni government through emergency legislative decrees.
While this partial victory reflects a European legal framework that still withstands the harsh blows inflicted by illiberal right-wing forces and governments of all political stripes, it has been achieved through struggles, above all those of migrant people themselves, affirming the right to asylum and freedom of movement. Therefore, we believe that relying solely on the judicial system is insufficient to halt these policies. The horizon towards which the Protocol is heading is the implementation of the New Pact on Migration and Asylum planned for June 2026. This will introduce new criteria for defining safe countries of origin, broadening the scope for accelerated border procedures. At that point, the design of externalization embodied by the Italy-Albania Protocol might face no further obstacles and could serve as a model to be replicated in other EU Member States.
For this reason, over 200 activists from Italy, Albania, and Greece have gathered this weekend in Tirana, staging protests in front of the hotspot at port of Shëngjin, the detention center in Gjadër, the Albanian government headquarters, the Italian Embassy, and the European House.
Our goal is to lay the groundwork for a broad pan-european and transnational mobilization capable of opposing these policies in the long term.
As members of the Network Against Migrant Detention, we demand:
– The dismantling of Italian detention centers on Albanian territory, rejecting any repurposing for other forms of detention
– The abolition of any form of administrative detention for migrant people and asylum seekers.
– The abolition of the concept of a “Safe Country of Origin,” which serves only to restrict international protection.
– The withdrawal of Italian military forces from Albanian territory and their immediate return to Italy.
– The opening of safe, legal and accessible pathways, the right to mobility and self-determination for all migrant people, and the granting of the right to circulate freely, regardless of motivations and status recognition
The Network Against Migrant Detention sets the following objectives:
– To oppose the Meloni-Rama Protocol and the model it represents through various political tools, including information campaigns, public mobilizations, strategic litigation, and pressure involving opposition politicians from Italy and Europe, creating a broad, cross-sectoral, and interdisciplinary movement.
– To obstruct the construction of new detention and deportation centers and the strengthening of existing ones in Italy and Europe, promoting a counter-narrative to the populist rhetoric that exploits fear to justify militarized forms of security. This includes exposing the administrative detention industry, highlighting violations of fundamental rights within detention centers, and proposing a reception model centered on dignity, autonomy, and the development of migrant people’s life projects.
– To build a transnational and trans-European movement that establishes the struggle for universal freedom of movement as a fundamental condition for the radical democratization of this political space. This movement stands against both the rise of nationalist, illiberal conservatism in Europe and the neoliberal institution of the EU. Both in continuity with each other, reinforce violent systems of rejection and selection of migrant people.
– To forge connections beyond European territories with those opposing the EU’s border externalization policies, rejecting the neocolonial coercion imposed by agreements with third countries in exchange for European integration and economic support.
NO BORDER FEST – Cibo, musica e politica a #ReggioEmilia
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“La cittadinanza italiana: diritto o privilegio? È tempo di cambiamento”
Intervengono:
– Marwa Mahmoud, assessora a Politiche educative, con deleghe
a Scuole e Nidi dell’Infanzia, Scuola dell’Obbligo, Comunità
educante, Formazione professionale, Intercultura e Diritti umani.
– Sonny Olumati, vicepresidente dell’associazione Italiani Senza
Cittadinanza
– Takoua Ben Mohamed, fumettista, graphic journalist e
videomaker
– Diana Bota, attivista reggiana per il diritto alla cittadinanza
– Soda Mareme Tall, reggiana senza cittadinanza.
Modera Federica Zambelli, presidente dell’associazione Città
Migrante.
Cucina dallo Sri Lanka
contributo 10 euro
Lab. Assiko Migrante, Hakuna Matata, Sara de Queen of Saba, Jahspora Crew dj set . & more
SMS e WhatsApp 346 379 0545
La libertà sotto processo: no al #DDL1660
Il cosiddetto Nuovo pacchetto sicurezza è un disegno di legge (1660) del governo che mira a processare e incarcerare tutto ciò che non si conforma al modello sociale e culturale della destra.
Non colpirà solo fette marginali o le parti maggiormente attive della popolazione ma colpirà tutt*.
Il miglior modo per contrastarlo è conoscerlo, per questo vi invitiamo giovedì 3 ottobre, alle 21:00, al Laboratorio AQ16 a discuterne insieme a noi e a due avvocati del foro di Reggio Emilia: 𝗩𝗮𝗶𝗻𝗲𝗿 𝗕𝘂𝗿𝗮𝗻𝗶 𝗲 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗮 𝗟𝗮𝗿𝗼𝗰𝗰𝗮.
Laboratorio AQ16 / Città Migrante / Casa Bettola / ADL Cobas
CHIUSI DENTRO – presentazione del libro in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato
In occasione del #WorldRefugeeDay, a #ReggioEmilia presso l’Ostello della Ghiara, in via Guasco 6, presenteremo il libro
CHIUSI DENTRO
I campi di confinamento nell’Europa del XXI secolo.
Prefazione di Livio Pepino . A cura di RiVolta ai Balcani
Con la presenza di
Gianfranco Schiavone – Coautore del libro e presidente di ICS ( Consorzio Italiano di Solidarietà)
Michele Rossi – Coautore del libro e direttore di Ciac Parma
Modera Federica Zambelli – Città Migrante
L’Europa muore ai suoi confini. “Chiusi dentro” è l’analisi critica più aggiornata delle politiche di respingimento dei migranti a livello internazionale: dall’esternalizzazione delle frontiere alla creazione di veri e propri campi di confinamento dentro e fuori l’Ue. Italia inclusa.
C’è un filo rosso che unisce i lager libici, i campi di transito bosniaci, i centri di detenzione lituani o greci e i Cpr italiani. È quello del trattenimento e della segregazione di migliaia di persone in movimento, spogliate della propria dignità e dei propri diritti.
Questo libro si propone di rispondere a domande cruciali, attraverso un’indagine approfondita delle politiche europee sull’asilo e sull’immigrazione.
Descrive, a più voci, i casi di Bosnia ed Erzegovina, Grecia, Lettonia e Lituania, Macedonia del Nord, Libia, Polonia, Serbia, Turchia, e infine dell’Italia.
Esplorando temi di grande attualità come l’impiego della tecnologia nella violazione dei diritti umani, il ruolo delle Agenzie internazionali (Frontex in primis), la cancellazione del diritto d’asilo, i respingimenti alle frontiere esterne dell’Ue e le “riammissioni” ai confini interni.
Si tratta ancora oggi di prassi illegittime e sistematiche, che l’Unione europea vorrebbe far diventare la “nuova normalità”. Conoscere e raccontare le pratiche di resistenza rappresenta il primo passo per contrastare questa eclissi.
Con i contributi di: Matteo Astuti, Alexandra Bogos, Caterina Bove, Anna Brambilla, Silvia Carbonari, Duccio Facchini, Robert Ford, Hannah Huser, Mahmut Kacan, Nikola Kovačević, Monica Massari, Keely McDonnell, Andrea McTigue, Davide Pignata, Michele Rossi, Erminia Rizzi, Luca Rondi, Gianfranco Schiavone, Ivana Stojanova, Meleanna Sunderland, Manuela Valsecchi

ALL EYES ON #RAFAH – CESSATE IL FUOCO SUBITO!
Corteo 1 giugno h.15, Gabella di Via Roma #ReggioEmilia
Dalla giornata di ieri siamo costretti a osservare la morte generata da un ennesimo attacco di Israele su Gaza. Questa volta l’attacco è avvenuto con dei bombardamenti feroci sul campo profughi dell’ UNRWA a Rafah, bruciando vivi corpi di uomini, donne e bambinɜ. Rafah è l’ultimo “luogo sicuro” (se ancora possiamo chiamarlo così), l’ultimo tassello per Israele per completare questo progetto mostruoso di genocidio dell’ intero popolo palestinese.
Le immagini di ieri e di questi ultimi 6 mesi non ci lasciano impassibili. Non possono.
Mentre in questi mesi Israele ha continuato con efferatezza i suoi attacchi, sono state inutili le risoluzioni ONU o le sentenze della Corte Penale Internazionale.
L’Occidente non si smuove davanti al massacro di un popolo, ma anzi continua a inviare armi e a alimentare i finanziamenti per un’ economia di guerra, perseguendo una logica coloniale per cui alcuni popoli sono subumani e conquistabili.
Arrivati ad oggi però questa logica deve essere ribaltata.
Rafah e i 2 milioni di palestinesi rifugiati vanno difesi e noi tuttə dobbiamo continuare la mobilitazione per un cessate il fuoco immediato!
Le acampade universitarie continuano da settimane per dimostrare solidarietà al popolo palestinese, fare pressione sui governi occidentali, complici di questo genocidio, e per rompere ogni accordo che le istituzioni universitarie hanno con Israele e con il settore delle armi, tra cui l’azienda italiana Leonardo, che ha il primato e che ancora commercia armi con Israele.
Guardando alle esperienze universitarie,
vogliamo anche noi tornare nelle piazze e nelle strade di Reggio Emilia, per non permettere la “normalizzazione” di ciò che sta accadendo.
La ricaduta immediata colpirà come sempre in basso, in primo luogo tutte quelle persone e progetti politici che invece lavorano da anni per una Palestina ed un medio oriente più giusto e libero.
Per quanto la nostra incisività ci sembri limitata non possiamo ritirarci davanti a questa inevitabile escalation del conflitto che trasformerà gli assetti globali e locali.
Scendiamo in piazza ancora una volta in solidarietà del popolo palestinese, per pretendere un cessate il fuoco immediato su Rafah e per un intervento concreto per mettere fine al colonialismo sionista.
ALL EYES ON RAFAH! CORTEO H. 15 QUESTO SABATO DALLA GABELLA DI VIA ROMA









