La situazione in Rojava è più grave che mai.
Il regime del qaedista Jolani ha sferrato un’offensiva mirata alla distruzione del confederalismo democratico nel nordest della Siria.
Offensiva portata avanti da milizie jihadiste composte da membri della branca siriana di al Qaeda, da foreign fighters di varie province dello stato islamico e da Daesh, il braccio siriano dell’Isis.
Il Rojava ed il confederalismo democratico sono sorte come entità territoriale e modello politico all’indomani della sconfitta dell’Isis, in luoghi dove veniva imposta la sharia ed ogni popolo perseguitato e massacrato a causa di settarismi religiosi e nazionalisti.
Ciò che in questi anni le zone dell’amministrazione autonoma hanno coltivato è un modello di società inedito: che comprende e tutela ogni diversità dei vari popoli compresi nel variegato mosaico culturale ad est dell’Eufrate, che durante una guerra civile lunga e sanguinosa hanno potuto trovare nel confederalismo democratico tutela e pace sociale.
È fondamentale per l’intero medio oriente prendere in considerazione l’opzione confederalista, orizzonte che oggi viene oscurato dalle nubi della guerra santa, dall’odio etnico e religioso che Jolani e i suoi tagliagole vogliono imporre in luoghi dove i popoli avevano imparato a vivere liberi insieme.
Turchia e Stati Uniti si sono messi d’accordo per spartirsi il petrolio del Rojava, usando per moneta il sangue dei curdi, che in questi anni sono riusciti, assieme alla popolazione del nordest, a mettere in piedi il più avanzato esperimento di socialismo moderno.
Oggi tutto il mondo ha gli occhi puntati su ciò che sta accadendo, perché è inaccettabile che coloro che hanno messo termine alla tragedia del califfato da eroi ora vengano spazzati via dagli stessi jihadisti con il benestare dei governi del mondo in cambio di qualche pozzo di petrolio.
Migliaia di prigionieri dell’ isis sono stati liberati ed immediatamente integrati nell’esercito di macellai del jihadista Jolani, le sparizioni forzate, esecuzioni, stupri e deportazioni sono il loro preciso obiettivo nei confronti di chi continua a difendere la rivoluzione.
È necessario in ogni città ed in ogni Paese mobilitarsi e raccogliere fondi per aiutare quanto più possibile, occupare, sabotare, boicottare ogni tipo di collaborazione con lo stato Siriano e Turco, pretendendo la cessazione di ogni rapporto con stati islamisti e terroristi, che fanno della pulizia etnica e del genocidio la loro politica quotidiana.
Per la rivoluzione delle donne e dei giovani, per un mondo libero da stati nazione, dobbiamo difendere il Rojava ed il confederalismo adesso!
Biji Rojava!

