WELCOME A REGGIO EMILIA!

Welcome a Reggio Emilia

Venerdì 25 marzo siamo scesi in piazza a Reggio Emilia per ribadire il nostro no alla guerra e il nostro si all’accoglienza, perché siamo contro i bombardamenti, contro le dittature e per la protezione umanitaria dei migranti. Per questo aderiamo alla giornata di mobilitazione nazionale del 2 aprile contro la guerra.

Vogliamo che questo si all’accoglienza sia un percorso reale e concreto da proporre e mettere in campo partendo anche dalla città in cui viviamo. Per questo interveniamo nella discussione politica di questi ultimi giorni che vede al centro l’arrivo dei migranti nella Regione Emilia Romagna ed in particolare nella provincia di Reggio Emilia.

Il dibattito assurdo a cui stiamo assistendo a livello nazionale, al quale purtroppo la politica locale non è immune,  vorrebbe farci credere che le bombe servono a proteggere i civili e che esistono dei migranti da salvare ossia i profughi provenienti dalla Libia e dei migranti da respingere ossia i tunisini. Tutto questo sbandierando il baluardo del diritto di asilo in Italia solo per chi fugge dalla guerra dimenticando con tanta facilità i respingimenti collettivi di ieri verso la Libia come del resto l’aver sostenuto Gheddafi in cambio del controllo delle frontiere sapendo bene che le persone avrebbero subito  trattamenti a dir poco inumani e degradanti. Senza tralasciare le deportazioni dirette verso la democratica Tunisia di Ben Alì.

E oggi la propaganda ritorna con l’invasione dei clandestini, con il marchio da imprimere forzatamente sui corpi in movimento senza tenere conto che i percorsi di vita devono essere invece conosciuti e considerati individualmente, uno per uno e che dovrebbero essere utilizzate norme nel caso di afflusso massiccio e di protezione umanitaria di sfollati, come l’art. 20 del T.U. sull’immigrazione riconoscendo lo status di protezione temporanea. Una propaganda messa in moto attraverso l’isola prigione, la detenzione dei migranti e la completa arbitrarietà del Governo nel decidere chi ha diritto alla protezione e chi no. Tutto questo è ben funzionale alla produzione della paura da una parte e dall’altra a mettere a pieno regime la fabbrica della clandestinità che crea persone invisibili ricattabili e pronte per essere sfruttate.

Facciamo nostra la campagna welcome e diciamo “Benvenuti a Reggio Emilia”!

Per questo riteniamo che sia urgente da parte dell’amministrazione comunale e provinciale convocare un tavolo che coinvolga le parti sociali che vanno dai sindacati, alle associazioni, al mondo cooperativo ed  alle parrocchie interessate a mettere in campo strategie che garantiscano una accoglienza dignitosa e mettano in moto reali percorsi di interazione con il territorio. E’ importante trovare soluzioni di alloggio dignitose ma essere anche in grado di attivare strumenti che permettano una partecipazione attiva alla vita della città, come per esempio l’apprendimento della lingua italiana attraverso le tante scuole che a Reggio Emilia operano già da diversi anni oltre a garantire assistenza legale attraverso gli sportelli mettendo in rete le diverse competenze che il territorio può offrire a partire anche dal progetto SPRAR.

E’ necessario che si attivi l’intero territorio per mettere in campo pratiche di accoglienza vera e di solidarietà  che partano dal basso per non cadere nella retorica della paura ma per essere attori nella costruzione di una città includente.

Ass. Città Migrante