No Expo – Un incontro per svelare le contraddizioni del grande evento costruito con cemento, debito e precarietà

Giov 26 febbraio ore 20.30 presso Lab AQ16 (Via Fratelli Manfredi, 14 RE)
 
No Expo –
Un incontro per svelare le contraddizioni del grande evento costruito con cemento,
debito e precarietà
No Expo 26 febbraio

Quale idea di lavoro, di sviluppo della città e di gestione del territorio rappresenta Expo 2015? Quale modello economico e politico promuove?
Come si espande oltre Milano per entrare dentro i territori?
In che modo continua oltre i 6 mesi dell’Esposizione Universale?
Come possiamo opporci a questo modello? Quale alternative possiamo costruire?

Ne parliamo con:

Off Topic – Milano

Paci Paciana – Bergamo

Coordinamento No F.I.CO – Bologna

Expo come paradigma – uno sguardo da Milano

Il 2015 sarà l’anno dell’EXPO a Milano. Un grande evento di carattere globale nel cuore di un’Europa in profonda crisi economica, politica, sociale e ambientale. Un appuntamento centrale per il processo di ridefinizione del modello capitalista, le cui parole d’ordine sono crescita ed economia verde, in forte contraddizione con la realtà sociale e lontano dalle persone che in questo periodo stanno perdendo reddito e diritti.
Quale modello di società rappresenta Expo – per quanto riguarda le condizioni di lavoro, i processi economici e politici, lo sviluppo urbano e rurale?
Come possiamo capovolgere questo modello, per immaginare e costruire altre forme di produzione e consumo, gestione del territorio e dei beni comuni, redistribuzione della ricchezza e delle risorse?

Expo come stato di eccezione – uno sguardo da Bergamo

A Bergamo l’Esposizione Universale ha svolto un ruolo centrale nella trasformazione del territorio, accelerando la realizzazione di grandi opere e infrastrutture. La costruzione dell’autostrada Brebemi e l’ampliamento dell’aeroporto Caravaggio, sono state concepite prima e aldilà di Expo ma ormai da tempo amministratori, gestori e imprenditori prendono in prestito la data del primo maggio 2015 per giustificare la realizzazione di grandi opere inutili e dannose.
In altre parole: Expo costituisce uno stato di eccezione in cui legittimare la costruzione di grandi opere per decine di miliardi di euro, scaricando i costi sociali e ambientali sulla collettività, ridisegnando il paesaggio urbano è rurale in modo drastico, senza il coinvolgimento delle comunità locali.
Come possiamo affrontare questo fenomeno predatorio presente su tutto il territorio nazionale? Come mettere in evidenza la contraddizione tra le politiche di austerità da una parte e l’accaparramento di fondi pubblici dall’altra? Come rendere visibile il legame tra l’impoverimento di tanti attraverso tagli di servizi e risparmi sul welfare, e l’arricchimento di pochi attraverso la costruzione di grandi eventi e opere finanziati con fondi pubblici?
Quale forme di riappropriazione per recuperare quello che ci è stato tolto?

Expo come norma – uno sguardo da Bologna

A Bologna il progetto F.I.CO. (Fabrica Italiano Contadina) darà una continuità al modello Expo, dopo la conclusione dell’Esposizione Universale. Una continuità per quanto riguarda i contenuti, spettacolarizzazione dell’agricoltura e del cibo, ma soprattutto per quanto riguarda i processi: privatizzazione di spazi pubblici, consumo di suolo, lavoro precario.
In altre parole il F.I.CO. è un esempio di come l’eccezione di Expo si trasforma in norma.
In che modo possiamo contrastare questa tendenza? Come possiamo rivendicare il diritto collettivo a decidere dell’uso e della destinazione dei territori in cui viviamo e della provenienza dei cibi che mangiamo? Come possiamo rivendicare la difesa della nostra salute e dei nostri territori, opponendoci alla precarizzazione del lavoro e la costruzione delle grandi opere?

Invitiamo inoltre tutte e tutti lunedì 23 febbraio ore 20.30 a Casa Bettola (Via Martiri della bettola, 6 RE) alla prossima assemblea del Laboratorio No Expo – per la città che vogliamo!
Aperta a tutte e tutti che insieme vogliono opporsi al modello di sviluppo rappresentato da Expo, per immaginare e costruire alternative politiche, sociali e ambientali.

Il naufragio dei migranti, della Fortezza Europa e dell’austerità

lampedusa 2015

 

Sopra di me stelle mobili
O pesci galleggianti?
Disturbo con questo corpo ingombrante
Salutano con l’inchino e riprendono il sesso con l’amante.
I pesci scopano e pisciano in mare
Io non so nuotare.

Non mi avevi detto nulla, mamma
Sul perché, sul come e sulla risposta
Dicevi che la strada sempre finisce
Ma quando è salata, mamma, ferisce.

I pesci mi baciano,
Sì permettono l’invadenza
Mentre il cielo in sofferenza
Soffia vento e inganno.

Mamma, non mi avevi detto
che in mare i sogni non ci sono
Che ci stanno solo sdraiati in un letto
Che in mare, mamma, i sogni non ci possono stare.

Non ho manco salutato
Ne la terra ne l’amico
L’onda mi ha mangiato
Come d’estate il bimbo mangia il fico.
Mamma mi dicevi sempre di salutare
Ma come si fa quando siamo sotto il mare.

Mamma gustati l’estate che arriverà
Dimentica il mio corpo che si disperdera’
Bevi il tè alla salute dei superstiti,
Dai alla sorellina alcuni bacetti.

Mamma perdona la partenza,
La morte e il silenzio,
Ma in mare, sai, non c’è più spazio
Siamo trecento oggi, un infinito ieri
Domani ancora,
in mare non c’è più spazio
E ci stringiamo morendo, mamma,
Se vuoi, prega ancora,
Ma in mare i sogni non ci possono stare.

Caroline Tobaty, una delle insegnati della scuola di italiano di Città Migrante

 

L’ennesima e inaccettabile strage di centinaia di migranti alle porte di Lampedusa ci ricorda, nella peggior maniera possibile, che in queste ore è in ballo il destino dell’Europa non solo rispetto alla sorte del debito greco e delle politiche di austerità, appese al filo del rapporto di forza tra la Troika e il popolo greco (da cui stiamo cogliendo con tutte le nostre forze la richiesta di mobilitazione in solidarietà), e nemmeno solo rispetto ai tentativi di risolvere la crisi ucraina, o più verosimilmente ad abbassare i toni (almeno mediatici) di una guerra che a bassa intensità produce morti ogni giorno, anche fra i civili.

Abbiamo infatti sempre avuto la convinzione che il destino dell’Europa sia lo stesso della pelle delle centinaia di migliaia di migranti che ogni anno provano a raggiungerla, praticando a costo di morire nel Mediterraneo, a Melilla, a Calais o nei porti di Patrasso, Ancona o Venezia, ma anche nei centri di detenzione, un diritto su cui non siamo mai stati disposti a trattare: quello della libertà di movimento.

Abbiamo anche saputo, fin dall’inizio, che “Triton” non sarebbe stata una missione destinata al “fallimento” (come lo ha definito il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa), ma fosse la scelta, assolutamente consapevole, di ostacolare fino all’ultimo i percorsi dei migranti, pagando il prezzo di stragi inumane come quella di oggi: una missione portata a compimento, evidentemente. Un altro 3 ottobre.

Non ci stupisce che i più cinici o miopi, a seconda della strategia, invochino a gran voce il ritorno di Mare Nostrum: un’operazione senza precedenti dal punto di vista dello stanziamento economico (senza dubbio per l’Italia) e del dispiegamento, anche lì, di forze militari. “Si salvava di più e si pattugliava meglio”, certo.

Ma non si può continuare ad accettare che la migrazione possa essere un percorso ad ostacoli dove i più fortunati, dopo essere stati in mano alle organizzazioni che lucrano sul traffico degli esseri umani e a cui hanno consegnato tutto ciò che hanno, sopravissuti alle polizie di frontiera di chissà quanti paesi, debbano infine affrontare la prova cruciale della traversata in mare, sperando di essere salvati.

Partiamo dalla partenza, verrebbe da dire: vogliamo percorsi di arrivo garantiti, che chiudano per sempre con l’idea dell’esternalizzazione delle frontiere e con le quote di ingresso limitate (vedi legge Bossi Fini).

Un canale umanitario di un’Europa senza confini, libera dall’austerità e dal debito, un debito che è anche quello che abbiamo tutti e tutte noi nei confronti di chi abita il più grande cimitero che ci circonda: il mar Mediterraneo.

Questa nuova Europa da costruire è passata e sta passando sicuramente da Piazza Syntagma: dalle barricate di protesta al Memorandum degli anni passati fino alle manifestazioni come quella di ieri sera, passando per la dura lotta dei profughi siriani del novembre scorso, quando si accamparono per settimane per ottenere il diritto di asilo.

Attraversiamo questa settimana di sostegno al popolo greco su scala europea, la manifestazione nazionale di sabato 14 a Roma e la mobilitazione del 18 marzo a Francoforte anche con questa attitudine.

Centri Sociali Emilia Romagna

Laboratorio No Expo – per la città che vogliamo!

ASSEMBLEA-NO-EXPO-BANNER

Lunedì 9 febbraio ore 20.30 presso Casa Bettola (Via Martiri della Bettola, 6 RE)

Assemblea aperta a tutte e tutti per continuare a dare forma al Laboratorio No Expo – per la città che vogliamo. Per capovolgere il modello Expo e costruire il “nostro grande evento” con proposte di alternative politiche, economiche, sociali e ambientali.

Un’assemblea operativa in cui iniziare a:

Organizzare i primi incontri di autoformazione e approfondimento per conoscere più a fondo le contraddizioni del modello Expo – per quanto riguarda il lavoro, lo sviluppo della città, la gestione del territorio, la relazione con l’ambiente, il modello economico e politico che rappresenta. Ma anche incontri in cui costruire un’altra idea di città e società, in cui condividere altri modelli di produzione e consumo, nuove forme di cooperazione sociale, riappropriazione e ridistribuitone della ricchezza e delle risorse, attraverso il racconto di esperienze concrete

Dare vita ad un inchiesta per capire come Expo si traduce a Reggio Emilia, partendo dai principali attori reggiani che partecipano al Esposizione Universale – CIR, Reggio Children, COOP. Un modo per focalizzare le trasformazioni del territorio reggiano e inquadrare il suo modello di sviluppo, mettendo in evidenza le sue contradizioni.

Creare una campagna per rovesciare l’immaginario dell’Expo e raccontare la città che vogliamo attraverso immagini e interventi negli spazi pubblici e sulla rete.

Costruire un “padiglione dei diritti e della dignità”, un “nostro grande evento” con incontri, dibattiti, laboratori, mercati, concerti, proiezioni di film…e tutto quello che insieme riusciamo a costruire in uno spazio recuperato e restituito alla città.

INFO: noexporeggioemilia@gmail.com

Pagina Facebook: No Expo Reggio Emilia

Nessuno spazio a forza nuova, nessuna agibilità alla strumentalizzazione fascista!

Venerdì 30 gennaio ore 20.00, presidio antifascista in Via Roma a Fabbrico

REGGIO-EMILIA-ANTIFA

Abbiamo appreso in questi giorni del presidio di Forza Nuova previsto per domani, venerdì 30 gennaio, davanti all’Hotel Soliani di Fabbrico, albergo che ospita alcuni profughi arrivati in Italia con l’operazione Mare Nostrum.

Continua la campagna di strumentalizzazione delle destre nei confronti dei più deboli e in particolare dei migranti in fuga da paesi in guerra, ripetendo all’infinito la solita litania del “fanno la bella vita a spese dei contribuenti” e del “prima gli italiani”!

Sfruttando la leva del più becero populismo le destre continuano a diffondere insinuazioni false, per ottenere consenso e visibilità, esacerbando le frustrazioni date dal disagio sociale della crisi in cui viviamo e sostenendo un clima di guerra tra poveri, utile solo ai loro scopi e puramente provocatorio.

Oggi più che mai, dopo i fatti di Parigi, i fascisti nostrani e di tutta Europa emergono ringalluzziti e pronti ad imbastire guerre sante contro gli stranieri, i clandestini, i musulmani, colpevoli a loro avviso di rubare soldi e risorse e di volerci “islamizzare”.

Non possiamo accettare che venga messo in atto il meschino teatrino di questi soggetti, il nostro sdegno cresce ogni volta che sentiamo i loro slogan.

A queste dichiarazioni false e pretestuose e totalmente avulse da ogni dato di realtà, vogliamo rispondere con l’accoglienza, insegnando ai nostri figli e alle nostre figlie il bello della diversità, ridando vita a spazi abbandonati e costruendo un futuro con chi vede quotidianamente i propri diritti negati.

Non possiamo – e non vogliamo – stare fermi a guardare in silenzio, mentre nelle piazze sfilano i fascisti. Quelle piazze e quelle strade le vogliamo riempire con i valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo!

Vogliamo attendere che anche qui a Reggio Emilia, vengano messe in atto azioni violente nei confronti di migranti ed attivisti antifascisti oppure dare subito un segnale forte e chiaro?

Non possiamo accettare che vengano concessi spazi di agibilità alle idee ed alle pratiche fasciste, Reggio Emilia E’ ANTIFASCISTA!

Per questo invitiamo tutti e tutte, ad un presidio, domani venerdì 30 gennaio dalle ore 20:00 in via Roma a Fabbrico per contrastare l’ignobile strumentalizzazione di Forza Nuova, i tentativi di emersione delle destre estreme nel territorio di Reggio Emilia, per ribadire ancora una volta che l’accoglienza degna è una virtù e non un problema e che il territorio reggiano è e continuerà ad essere terra meticcia, di libertà e diritti per tutti e tutte.

Laboratorio Aq16 – Casa Bettola – Ass. Città Migrante-  Ass. Notti Rosse- ANPI Casalgrande- Casa Spartaco – Alternativa Libertaria – Rete Restiamo Umani Reggio Emilia – Pollicino Gnus- PCarc- Comitato L’Altra Europa con Tsipras Reggio Emilia 

22 gen- assemblea pubblica per la costruzione di un laboratorio no expo- per la città che vogliamo

Giovedì 22 gennaio
alle ore 20.30
c/o Casa Bettola via Martiri della Bettola 6, Reggio Nell’Emilia


Il 2015 sarà l’anno dell’EXPO a Milano. Un grande evento di carattere globale nel cuore di un’Europa in profonda crisi economica, politica, sociale e ambientale. Un appuntamento centrale per il processo di ridefinizione del modello capitalista, le cui parole d’ordine sono crescita ed economia verde, in forte contraddizione con la realtà sociale e lontano dalle persone che in questo periodo stanno perdendo reddito e diritti.

L’Esposizione universale non si fermerà ai confini milanesi, ma caratterizzerà il dibattito politico e culturale di tutto il paese, anche nella nostra città, già dai mesi che anticipano l’inaugurazione dell’evento il 1 maggio fino alla sua conclusione il 31 ottobre.

Infatti Reggio Emili…a sarà una delle “Città EXPO”, con un suo marchio, una campagna comunicativa e una serie di eventi per promuovere il territorio, valorizzare il “modello Reggio Emilia” e raccontare il suo sistema di governance.

Pensiamo di poter cogliere l’occasione di ribaltare questo modello: invece di vivere la narrazione e l’agenda dell’Esposizione universale in modo passivo, apriamo un laboratorio di idee e pratiche dove immaginare e costruire la città e la società che vogliamo, capovolgendo il modello EXPO.

Se l’EXPO è una vetrina proviamo a guardarla dall’altra parte, per leggere e interpretare il paradigma che rappresenta e condividere forme di opposizione sociale e costruzione di alternative all’altezza della fase che stiamo attraversando.

Se il modello di lavoro di EXPO si fonda sul lavoro gratuito e la precarietà come condizione normalizzata, noi vogliamo confrontarci su nuove forme di sindacalismo sociale, cooperazione dal basso, esperienze di lavoro dignitoso e autogestito e proposte di un reddito di base, incondizionato per tutte e tutti.

Se il modello di sviluppo del territorio di EXPO è quello del grande evento e della grande opera, che privatizza i processi decisionali, noi vogliamo attivare processi collettivi nella gestione del territorio, affermando il diritto all’abitare e il diritto alla città.

Se il modello di agricoltura e il modello energetico esposti nel titolo dell’Expo “Nutrire il pianeta, energia per la vita” sono quelli della green economy, noi vogliamo confrontarci su modelli di produzione e consumo profondamente alternativi, sostenendo la biodiversità e la sovranità alimentare.

Invitiamo quindi tutte e tutti coloro che sentono la necessità di costruire uno spazio di alternativa al modello EXPO, a creare uno spazio comune di discussione e di pratica, un laboratorio permanente per rendere Reggio Emilia la città che vogliamo. Per costruire insieme un percorso di confronto tra teoria e prassi, e nelle settimane che anticipano l’apertura dell’EXPO costruire il “nostro grande evento” – un padiglione dei diritti e della dignità, delle alternative sociali e ambientali.

Casa Bettola Città Migrante Lab Aq16

ASSEMBLEA-PUBBLICA-EXPO-

 

 

Tantissime persone all’inaugurazione della ciclofficina Raggi Resistenti

Grande partecipazione alla festa di inaugurazione della  Ciclofficina Raggi Resistenti. Contro fascismo ed intolleranza per estendere la sfera dei diritti. Un progetto animato dagli occupanti delle case occupate di via Gorizia e via Gramsci. Grazie ad Empatee du Weiss per il prezioso contributo musicale, ai muralisti per aver dato vita alle pareti a tutte e tutti per la partecipazione!

Vi aspettiamo il giovedì 15 alle 18 dalle e il sabato dalle 10 alle 14. Si recuperano biciclette, diritti e dignità

Grazie a Casa Popolare Spartaco per il prezioso contributo video

I video degli interventi durante l’inaugurazione

Federica – Ass Città Migrante

Luca- Ass. Città Migrante

Makan, uno degli abitanti delle case occupate

Intervento sull’attentato di Parigi

12

3

9

Guerre sante: non sulla nostra pelle

10915215_10205907620033478_4004781741318661819_n

PARIGI, 7 Gennaio 2015. Si muore ammazzati, oggi dentro la redazione del un giornale satirico Charlie Hebdo, ieri altrove, altre terre, altri mari, domani chissà. Un’altra strage, altri morti da contare.

Ma si muore ogni giorno, e non solo fisicamente. Si muore tutte le volte che un diritto viene negato, tutte le volte che la dignità umana viene calpestata, tutte le volte che si è privati della libertà. Libertà di esprimersi, libertà di scappare dagli orrori della guerra, libertà di scegliere dove vivere, chi amare, libertà di essere.

Tante storie diverse, stesso finale. E tutte le volte la realtà che piomba come un macigno sulle nostre coscienze, che ci ordina di dire NO, di urlare che noi non ci stiamo.

Tante domande, poche risposte. Le uniche che riusciamo a darci le troviamo guardandoci intorno, guardando negli occhi le nostre compagne, i nostri compagni, le persone con cui tutti i giorni facciamo un pezzo di strada. Perché noi NO lo diciamo tutti i giorni, tutte le volte che vediamo crescere le nostre scuole di italiano, tutte le volte che con le nostre vite, le nostre voci, quelle dei nostri figli ridiamo vita a spazi vuoti, lasciati all’abbandono, tutte le volte che ci riprendiamo quello che ci è stato tolto, tutte le volte che stiamo di fianco a chi sono negati i diritti che rendono una vita degna, diritto ad avere una casa, un’assistenza sanitaria.

Noi diciamo no tutte le volte che uccidiamo le nostre paure, tutte le volte che insegniamo ai nostri figli che la diversità è vita, quando riempiamo le piazze e quando andiamo avanti nonostante provino a fermarci con pesanti provvedimenti cautelari che condizionano le nostre vite.

E a volte vinciamo, tutte le volte che la nostra paura muore noi vinciamo. Ed è questa l’unica guerra che combattiamo, quella per i diritti, per costruire un’alternativa, dove ci sia spazio per tuttee tutti, nessuno escluso.

Condividiamo e facciamo nostre le righe scritte sul sito Dinamo Press:

L’attacco a Charlie Hebdo, “journal irresponsable”, è un dramma terribile, un attacco diretto alla libertà d’espressione e di stampa, oltre che una tragedia che è costata la vita già a 12 persone.

Chi ha sparato le raffiche di kalashnikov dentro la redazione del giornale e poi in strada appartiene alle frange dell’islamismo radicale e armato? Jihadisti di ritorno? Terroristi fatti in casa o di importazione? Non lo sappiamo ancora ma abbiamo altre certezze.

Charlie Hebdo è un giornale di satira, espressione di una cultura libertaria che ha sempre rifiutato l’idea che possa esserci un qualsivoglia argomento tabù su cui esercitare la satira. Già immaginiamo le reazione a quanto accaduto, come la morte di giornalisti che si sono battuti, in maniera spesso controversa, per la libertà d’espressione, sarà strumentalizzata da chi dirà “siamo sotto attacco”, “siamo in guerra”, “tornano le crociate”. E noi dovremmo usare tutto il fiato che abbiamo in corpo per dire: no, non siamo in guerra, o almeno non siamo in guerra noi “europei e bianchi” contro le comunità migranti che vivono con noi nelle metropoli europee. Dovremmo dire siamo in guerra contro ogni fascismo di ogni matrice, e per questo ad esempio siamo al fianco dei partigiani del Rojava che si battono contro l’Isis e siamo stati a fianco dei giovani delle piazze delle primavere arabe.

Urlare che l’unica guerra che si combatte nelle nostre città è quella di chi impone la povertà e la miseria a tutti, migranti e indigeni, nelle periferie delle metropoli e nelle province di tutta Europa. Vedremo sciacalli come Salvini e Le Pen lanciare i loro slogan truculenti, i loro sgherri agire nell’ombra o alla luce del sole per lanciare le loro crociate. Dovremo lottare per non fare arruolare i giovani proletari delle banlieues delle nostre città in qualsiasi guerra santa, sia quella di qualche califfo o imam o quella dei fascio-leghisti e degli islamofobi.

La strage di Parigi ci ha lasciati addolorati, sgomenti, arrabbiati. Tutti sentiamo il bisogno di reagire. Ricordiamo quello che il premier norvegese Stoltenberg disse dopo la strage di Utoya del 2011: “Reagiremo con più democrazia, più apertura e più diritti”.

Non vogliamo cedere alla paura e all’odio. Rifiutiamo la logica di chi divide il mondo in base alla religione, al colore della pelle, alla nazionalità. Rifiutiamo la logica di chi specula sulla morte per i propri interessi, alimentando una spirale di odio e violenza. È il momento di stare insieme, di far sentire la voce di tutti quelli, e sono tanti, che di fronte alla morte e alla violenza rispondono con il dialogo, la solidarietà e la pratica dei diritti. Tutti quelli che non fanno distinzione tra le vittime di Utoya e Peshawar, di Baghdad, di Baqa e di Parigi, nel Mediterraneo e a New York. Tutti quelli che credono che diritti, democrazia e libertà siano l’unico antidoto alla guerra, alla violenza e al terrore. Dove l’odio divide, i diritti possono unire.

Inaugurazione ciclofficina Raggi Resistenti – Buon 2015!

10 Gennaio ore 15

Festa di inaugurazione della ciclofficina 
Raggi Resistenti
Via Gramsci 44 (RE)
buffet e concerto con EDW
improvvisazioni jazz con componenti di Empatee du Weiss

La ciclofficina è un laboratorio tecnico e sociale, uno spazio autogestito dove farsi riparare una bicicletta danneggiata o recuperare una che non si utilizza più. Ma è anche un luogo in cui scambiare conoscenze e saperi legati alle tecniche di riparazione e di manutenzione delle biciclette.

La ciclofficina Raggi Resistenti nasce e si sviluppa all’interno di uno degli stabili accupati da alcuni migranti e profughi rimasti senza alloggio e che costretti a dormire in strada si sono riappropriati di un diritto fondamentale, il diritto all’abitare, occupando stabili lasciati all’abbandono. La ciclofficina Raggi Resistenti è curata e gestita dagli stessi abitanti delle case.
A partire dal 10 gennaio la ciclofficina sarà aperta il giovedì dalle 15 alle 18 e il sabato dalle 10 alle 14.
Inaugurazione Ciclofficina Raggi Resistenti
Con questo nuovo progetto iniziamo il 2015 augurando a tutte e tutti un anno libero da ogni forma di discriminazione e per la giustizia sociale! Ringraziamo tutte e tutti per la partecipazione, la solidarietà e la condivisione messa in pratica partecipando alle cene di Cucine senza frontiere, contribuendo ai lavori di autorecupero delle case occupate, portando letti, mobilio, musica e tanto altro ancora, sostenendo in questo modo un diritto fondamentale, il diritto all’abitare. E grazie a tutto questo oggi è possibile fare un passo in avanti verso il diritto alla città con l’apertura della ciclofficina Raggi Resistenti dove gli stessi abitanti delle case occupate recuperano biciclette, ma soprattutto recuperano diritti e dignità!
raggi resistenti3
Viviamo oggi un’emergenza diritti che va oltre” l’emergenza freddo”, in cui sempre più persone colpite dalla crisi si ritrovano senza casa, sotto sfratto o si vedono pignorata la casa dalla banca, o profughi di guerra che da un momento all’altro sono fuori dal progetto di accoglienza senza aver potuto usufruire di un reale inserimento nel territorio. Nello stesso tempo vediamo tanti stabili e tante case vuote, abbandonate. Perchè quindi non mettere a disposizione le case vuote a chi è rimasto senza casa, avviando dei progetti veri. in cui gli abitanti possano recuperare la dignità di avere un posto in cui stare e nello stesso tempo recuperare con lavori di ristrutturazione le case?
L’emergenza abitativa nasconde anche la negazione del diritto alla residenza in cui sempre più persone perdendo la residenza perdono diritti fondamentali. Anche la residenza ai “senza fissa dimora” non è un diritto che a Reggo emilia viene sempre garantito. L’emergenza abitativa è un problema strutturale che va affrontato  con una trasformazione strutturale.
Nell’inverno del 2011/2012 abbiamo messo a disposizione i nostri spazi sociali per far fronte ad un’ondata di gelo straordinaria chiedendo ad altri di fare lo stesso. La risposta solidale è arrivata da parte di tante e tanti. I nostri spazi sociali quell’inverno si sono momentaneamente trasformati in dormitorio.
Oggi ad inizio 2015, continuando insieme a tante e tanti altri la lotta per il diritto all’abitare, abbiamo sostenuto l’occupazione di due stabili abbandonati che oggi sono, non dormitorio, ma casa di chi era costretto alla strada. Sappiamo che questo è un piccolo granello di sabbia in mezzo al deserto, ma sappiamo anche che i confini si possono rompere e che continueremo a lottare, insieme a tante e tanti altri a Reggio Emilia, in Italia, in Europa e nel mondo, per trasformare l’esistente e costruire un’alternativa.
Buon 2015!!!!

Sabato 20- Cena e concerto a sostegno delle spese legali

SABATO 20  DICEMBRE
c/o Laboratorio Aq16 – via F.lli Manfredi 14, Piazzale Silvio Meier (ex Foro Boario)

Ore 20.00: CENA SOCIALE a sostegno delle spese legali
A seguire: Gasparazzo Bandabastarda – Live acoustic

Costo: 20 €

5

Nel contesto attuale l’utilizzo di provvedimenti giudiziari per limitare lo spazio di movimento e il dissenso sociale sta aumentando esponenzialmente. A Reggio Emilia viviamo un escalation dell’utilizzo di questi dispositivi che limitano le libertà individuali e la libertà di organizzazione collettiva.
L’esempio più grave sono i provvedimenti emessi per la manifestazione del 25 aprile 2014,con due arresti domiciliari e 13 obblighi di firma giornalieri.  L’attacco è generalizzato e colpisce tutti i movimenti, e per questo dobbiamo dare una risposta collettiva.


La lotta paga…ma ha anche dei costi!

Informazioni e prenotazioni -tel: 348 7458148  mail: aq16.laboratorio@gmail.com

12 dicembre- sciopero generale

Nella giornata dello sciopero generale del 12 dicembre anche a Reggio Emilia i movimenti sociali cittadini sono scesi in piazza all’interno di uno spezzone sociale e determinato. Il concentramento ha riunito precari, lavoratori, cittadini, migranti, occupanti di case ed è stato raggiunto poi dagli studenti delle scuole superiori: una composizione mista che ha dato inizio al blocco dell’onda rossa e dei flussi delle merci durato per larga parte della mattina. Sono stati scanditi nel susseguirsi degli interventi i motivi che hanno animato la giornata di oggi: la forte opposizione ai decreti del governo Renzi in tema d’istruzione, lavoro e ambiente, e la conseguente volontà di costruire in città partendo dalle scuole e dai luoghi di lavoro forme di autorganizzazione che sappiano rivendicare diritti, dignità, reddito e liberare le nostre vite da ogni forma di sfruttamento. Il corteo ha proseguito per il centro storico, attraversando la Via Emilia, luogo in cui il 25 aprile scorso si è svolta la manifestazione antirazzista per la cacciata di Salvini dalla città, e motivo per cui 15 antifascisti si ritrovano oggi a dover scontare pene quali obblighi di firma giornalieri e addirittura arresti domiciliari senza che si sia svolto un reale processo. La manifestazione si è conclusa in Piazza Martiri del 7 Luglio dove lo spezzone di movimento ha preso parola durante il comizio dei confederati contro le misure cautelari di chi si oppone alla guerra tra poveri, per la riappropriazione di diritti e dignità per tutti e tutte.

 

intervento di  Federica Zambelli – Ass. Città Migrante

intervento di Gianluca Tegoni – Lab aq16

interventi di Andrea e Mohamed – Studenti autorganizzati

1

1

3