EMERGENZA ROJAVA: DIFENDIAMO LA RIVOLUZIONE CONFEDERALE


La rivoluzione confederale del Rojava è sotto attacco. Per questo invitiamo tuttə mercoledì 28 alle 20:30 a Casa Bettola per una serata di solidarietà, informazione e mobilitazione, per mantenere alta l’attenzione internazionale e raccogliere fondi a sostegno di progetti umanitari per le popolazioni attaccate.
Durante la serata racconteremo in prima persona l’esperienza della carovana di solidarietà verso Kobanê, in Rojava, luogo simbolo della resistenza del popolo curdo contro l’ISIS, alla quale stiamo partecipando come spazi sociali.
Ci sarà anche un collegamento diretto con il Rojava, per ascoltare un aggiornamento sulla situazione sul terreno, e un collegamento con la Mezzaluna Rossa Kurdistan, per la quale raccoglieremo fondi a sostegno di progetti umanitari a favore delle popolazioni sotto assedio.
Il Rojava viene attaccato perchè rappresenta oggi l’esempio più vicino e concreto di rivoluzione e di un nuovo mondo possibile: autodeterminazione dei popoli, convivenza tra comunità diverse, emancipazione delle donne, ecologia, una radicale alternativa allo Stato-nazione, al patriarcato e al capitalismo.
L’offensiva in corso, portata avanti da milizie jihadiste e forze reazionarie con il sostegno diretto o il silenzio complice di Stati e potenze internazionali, dalla Turchia agli Stati Uniti, mira a cancellare il confederalismo democratico e a riportare guerra, repressione e imperialismo in territori che avevano costruito pratiche di libertà e giustizia sociale.
Difendere il Rojava oggi non è una questione simbolica o distante: significa difendere anche noi tuttə, perché le conquiste di quella rivoluzione appartengono all’intera umanità.
🌶 📕Dalle 18.00 Mercato Bio Bettola e Sciame
🍕✌Dalle 19.30 Pizzata del Forno Comune.
Prenotazioni al modulo https://bit.ly/3Srw4eo o al numero 3929768118.
🌹✊20.30 Emergenza Rojava, una serata di solidarietà, informazione e mobilitazione
Biji Rojava! Donna, vita, libertà!

A difesa del Rojava e del confederalismo democratico: mobilitiamoci, sabotiamo, organizziamoci

La situazione in Rojava è più grave che mai.

Il regime del qaedista Jolani ha sferrato un’offensiva mirata alla distruzione del confederalismo democratico nel nordest della Siria.
Offensiva portata avanti da milizie jihadiste composte da membri della branca siriana di al Qaeda, da foreign fighters di varie province dello stato islamico e da Daesh, il braccio siriano dell’Isis.

Il Rojava ed il confederalismo democratico sono sorte come entità territoriale e modello politico all’indomani della sconfitta dell’Isis, in luoghi dove veniva imposta la sharia ed ogni popolo perseguitato e massacrato a causa di settarismi religiosi e nazionalisti.

Ciò che in questi anni le zone dell’amministrazione autonoma hanno coltivato è un modello di società inedito: che comprende e tutela ogni diversità dei vari popoli compresi nel variegato mosaico culturale ad est dell’Eufrate, che durante una guerra civile lunga e sanguinosa hanno potuto trovare nel confederalismo democratico tutela e pace sociale.

È fondamentale per l’intero medio oriente prendere in considerazione l’opzione confederalista, orizzonte che oggi viene oscurato dalle nubi della guerra santa, dall’odio etnico e religioso che Jolani e i suoi tagliagole vogliono imporre in luoghi dove i popoli avevano imparato a vivere liberi insieme.

Turchia e Stati Uniti si sono messi d’accordo per spartirsi il petrolio del Rojava, usando per moneta il sangue dei curdi, che in questi anni sono riusciti, assieme alla popolazione del nordest, a mettere in piedi il più avanzato esperimento di socialismo moderno.

Oggi tutto il mondo ha gli occhi puntati su ciò che sta accadendo, perché è inaccettabile che coloro che hanno messo termine alla tragedia del califfato da eroi ora vengano spazzati via dagli stessi jihadisti con il benestare dei governi del mondo in cambio di qualche pozzo di petrolio.

Migliaia di prigionieri dell’ isis sono stati liberati ed immediatamente integrati nell’esercito di macellai del jihadista Jolani, le sparizioni forzate, esecuzioni, stupri e deportazioni sono il loro preciso obiettivo nei confronti di chi continua a difendere la rivoluzione.

È necessario in ogni città ed in ogni Paese mobilitarsi e raccogliere fondi per aiutare quanto più possibile, occupare, sabotare, boicottare ogni tipo di collaborazione con lo stato Siriano e Turco, pretendendo la cessazione di ogni rapporto con stati islamisti e terroristi, che fanno della pulizia etnica e del genocidio la loro politica quotidiana.

Per la rivoluzione delle donne e dei giovani, per un mondo libero da stati nazione, dobbiamo difendere il Rojava ed il confederalismo adesso!
Biji Rojava!

CONTRO I RE E LE FALSE PROMESSE SCENDIAMO IN PIAZZA PER IL POPOLO IRANIANO ED IL #ROJAVA

Sabato 17 gennaio ore 16 in Piazza Prampolini a Reggio Emilia

Gli spazi sociali partecipano all’iniziativa promossa dalla rete “Presidiamo la pace”

Nelle ultime due settimane la popolazione iraniana è scesa in piazza, per l’ennesima volta, contro il governo clericale capeggiato dalla guida suprema Alì Khamenei. La risposta del regime non si è fatta attendere, internet down e mano libera nel massacro dei manifestanti.

A questo scenario si aggiunge l’attacco all’amministrazione autonoma del nord est della Siria operato dalle truppe del governo filo turco di Damasco recentemente passato nelle grazie dell’amministrazione USA, guidato dall’ ex jihadista Ahmed Al Sharaa.

La pace e la convivenza tra i popoli partono da basi ideali ma soprattutto su progetti concreti di amministrazione dei territori. Il medioriente, crocevia millenario di etnie, culture, religioni soffre un’eredità pesante del passato coloniale che ha imposto divisioni statali e governi sanguinari che fino ad oggi gravano sulle popolazioni.

L’esperienza del Rojava e le legittime aspirazioni democratiche delle donne e degli uomini iraniani vanno difese e supportate. La sperimentazione di modelli politici e sociali di convivenza in atto in quel contesto parla a tutto il mondo. La rivoluzione in Rojava e le rivolte in Iran interrogano tutti e tutte sui limiti di entità politiche come lo stato moderno, sia esso laico o clericale, e del patriarcato come sistema sociale basato sul potere predominante degli uomini, in cui questi detengono la maggioranza delle cariche politiche, dell’autorità morale, del privilegio sociale e del controllo delle proprietà.

Ma soprattutto interrogano la commistione di stato e patriarcato in un regime economico capitalista che mantiene in povertà la maggioranza della popolazione tutelando esclusivamente gli interessi dei pochi che gestiscono territori ricchi di fonti di energia fossile come gas e petrolio.

Scendiamo in piazza, ancora una volta, insieme a tutte quelle realtà reggiane che erano e sono al nostro fianco per fermare la mano genocida sionista tutt’ora impegnata nell’ annientamento del popolo palestinese di Gaza e Cisgiordania. Manifestiamo per supportare il popolo iraniano che si batte per liberarsi dal giogo di uno stato clericale assassino e per difendere l’esperienza amministrativa della Siria del nord est.

Ma soprattutto per condannare le mire degli imperialismi che in un mondo multipolare promuovono dittature e massacrano le popolazioni impedendo l’autodeterminazione dei popoli, dall’Ucraina al Venezuela passando per Palestina e Rojava, l’Iran e tutti quei contesti di guerra e genocidio sparsi per il pianeta. Solidali ai rivoltosi di tutto il mondo per un futuro di giustizia sociale ed ambientale

Dalle montagne kurde
Alle nostre città
Donna, Vita, Libertà