Il 22 settembre con la #GlobalSumudFlotilla c’eravamo tuttə!

Nei giorni scorsi a Reggio Emilia sono stati convocati in questura per la comunicazione formale di denuncia una ventina di manifestanti che il 22 settembre presero parte al primo sciopero generale contro il genocidio in corso a Gaza.
Gli indagati sono esponenti dei movimenti reggiani e degli spazi sociali.

Sono contestati reati connessi all’interruzione del pubblico servizio ferroviario, all’ostacolo alla circolazione dei treni. La manifestazione, partecipatissima, si svolse in maniera regolare, e simbolicamente bloccò per alcuni minuti la stazione centrale in piazzale Marconi. Una pratica quella del blocco delle strade e delle stazioni messa in atto in quei giorni da un milione di persone in tantissime città, bloccando aereoporti, scali marittimi, stazioni, tangenziali ed autostrade.

Con il reato di interruzione di pubblico servizio viene contestata anche l’aggravante di blocco ferroviario, una nuova fattispecie di reato prevista dal cosiddetto decreto sicurezza, che già in fase di realizzazione ha visto un’ampia contestazione e mobilitazione civile, associativa, sindacale e politica nazionale.

Il decreto ex 1660 si propone come una legge fortemente repressiva contro ogni forma di conflitto sociale e dissenso pubblico e se la mobilitazione iniziata il 22 settembre è riuscita nella pratica ad accantonarla e sfidarla in virtù dell’indignazione e partecipazione viva alla missione straordinaria della Flotilla, oggi a caduta viene utilizzata repressivamente per scongiurare altre mobilitazioni.

In questi giorni è stato proposto un nuovo pacchetto di leggi sempre in materia di misure repressive verso il dissenso, che supera e aggrava le misure “nuove” della legge sulla sicurezza.
Non saranno queste denunce e la criminalizzazione della solidarietà con popoli colpiti da genocidio e gravi ingiustizie a fermarci.

Continueremo a fare quello che ci ha contraddistinto in questi decenni, manifestare ed opporci contro ogni limitazione dell’agibilità politica dei movimenti di protesta. In un mondo in cui la democrazia viene vista come un ostacolo alle manovre di governi sempre più autoritari e a continuare a ingrassare i pochi super ricchi, noi continueremo a batterci per un futuro di giustizia e dignità per tutte e tutti noi, contro i Re e le loro guerre.

Per tutto questo rilanciamo la cena spese legali di venerdì 30 gennaio al Lab Aq16.

Non solo un’occasione per ritrovarsi, ma un’opportunità per sostenere la difesa legale nei processi a carico di compagne e compagni. Come tutti gli anni lo spazio sarà aperto e accogliente in una cena conviviale, gesto soprattutto di un atto politico collettivo consapevole.

Durante la serata ci sarà la cena a base di antipasti vari, polenta e sughi, dolci in abbondanza, oltre alla lotteria con tantissimi premi!
Per tutte le info consulta il post sul nostro account, per prenotare un posto a cena scrivi un messaggio al 338 6066779.
Vi aspettiamo!✊🏼

Concerto di Kanye West all’RCF Arena: non solo una questione di alloggi impossibili

L’annuncio del concerto di Kanye West alla #RCFArena sta producendo il solito copione: entusiasmo per l’indotto economico da una parte, e una corsa agli alloggi che sfocia immediatamente in prezzi fuori scala dall’altra. È un meccanismo ormai noto, ma non per questo menoproblematico.

Che a Reggio Emilia l’85% delle strutture risultino già piene, a più di un anno dall’evento, non è un segnale di “successo turistico”, bensì la fotografia di un mercato che, in assenza di regole, si muove secondo pura speculazione. Camere a 800-900€ a notte non rappresentano un’opportunità economica: sono una distorsione. E quando anche i comuni della provincia (Scandiano, Campegine, Correggio) arrivano a chiedere cifre triplicate, significa che l’effetto non è più un beneficio diffuso, ma un’onda che travolge ogni equilibrio. Il paradosso è evidente: basta spostare la prenotazione di 24 ore e tutto torna normale.

Non è turismo, è un picco artificiale che arricchisce pochi e non lascia nulla sul territorio se non la percezione di una città cara e inaccessibile. E soprattutto non ha nulla a che fare con un’idea sana di turismo, quella che valorizza un territorio, lo rende accogliente, crea relazioni e opportunità durature. Qui siamo davanti all’opposto: un modello che consuma senza restituire, che sfrutta senza costruire.

C’è poi un elemento etico che non può essere liquidato con leggerezza. Quando si ospita un artista che negli anni ha alimentato polemiche pesanti, comprese dichiarazioni apertamente naziste, utilizzando nel proprio repertorio simboli come la svastica, e idee antisemite, sarebbe auspicabile che il dibattito pubblico non sifermasse al sold-out degli hotel.

L’economia conta, certo, ma non può diventare l’unico parametro di valutazione. Reggio Emilia ha una tradizione culturale e civile che merita di più di un solo “effetto Kanye”, misurato in euro. Un evento culturale può essere un’opportunità, ma solo se inserito in una visione più ampia, che tenga insieme accoglienza, sostenibilità, reputazione e valori, altrimenti resta un gigantesco weekend di speculazione, utile a pochi e poco coerente con l’identità della città.Il mega concerto una tantum non risolleverà certo le sorti di un infrastruttura che stenta a decollare.

Preferiamo al grande evento, parente stretto della logica predatoria della grande opera utile solo a chi la fa, una rete diffusa di eventi su scala “umana”. Facilitare eventi musicali in club, circoli, centri sociali, piazze cittadine e parchi porterebbe ricchezza distribuita alla città, senza concentrarla nelle mani dei soliti speculatori dell’affitto breve”. Inoltre, è inutile sperare che puntando tutto su un paio di concerti all’anno, il turismo a Reggio possa risollevarsi, quando il centro storico in primis è una zona fantasma, popolata da soli negozi sfitti e catene di fast fashion, con pochissima proposta locale e di artigianato.

E c’è un ultimo punto, non meno amaro: questa impennata dei prezzi è uno schiaffo a chi, pur lavorando, fatica ogni giorno a trovare una casa a un costo sostenibile. Mentre si celebra l’indotto di un weekend, si dimentica che per molti residenti l’alloggio nella propria città è già oggi un problema strutturale, e che normalizzare queste dinamiche significa accettare che il diritto all’abitare possa essere sacrificato sull’altare di un evento.