Assemblea pubblica antifascista

Giovedì 15 gennaio alle 20:30 al Lab AQ16 convochiamo una seconda assemblea pubblica antifascista, dopo quella molto partecipata del 13 dicembre.

La nostra città è chiamata ad organizzarsi, perché è sotto attacco, da più fronti e trasversalmente, strategia messa in moto da una destra polimorfa: dai fascisti di CasaPound che vorrebbero aprire una sede a Reggio Emilia, dal governo che impone il revisionismo come verità storica nelle scuole, dalla criminalizzazione sempre più aspra che le/gli antifascisti si trovano ad affrontare di giorno in giorno.

Reggio Emilia è ricca di realtà, di associazioni e spazi che intersecando i propri sforzi sono in grado di mettere in campo un vero argine antifascista, un argine che ha funzionato il 30 marzo, e che ogni volta che sarà necessario si potrà riorganizzare.

La strategia che Casapound sta provando ad attuare è chiara e leggibile: ricavare spazi e basi d’appoggio dove non ne ha mai avute. Millantando una legittimità che non gli è mai appartenuta, e che questa città ha più volte manifestato di non voler concedere, prova a sfruttare il momento storico favorevole per i propri scopi.

La contingenza con la data del “Giorno del Ricordo” ci interpella tutte e tutti: la questione delle foibe coinvolge da anni la destra reggiana in una impresentabile presa di parola su posizioni revisioniste che fanno del carnefice la vittima e viceversa.

Il modello foibe è proprio quello con cui la destra è riuscita a fare breccia nella cultura generale, ed è proprio per questo che bisogna sempre più e sempre meglio essere in grado di mostrare la verità in questa fitta rete di menzogne con cui questi bugiardi tentano di ripulire la storia.

Reggio Emilia è una città storicamente antifascista, dalla resistenza ai giorni nostri, e questo lo dobbiamo avere ben presente nell’agire quotidiano, poiché è diretta conseguenza di questo retaggio che fascisti di strada e di governo intensificano le proprie provocazioni, perché hanno bisogno di attaccare sistematicamente l’antifascismo come cultura e pratica, e nel farlo pongono un attacco alla città intera.

Ma se saremo in grado di restare unitə, di attivare in un permanente stato di agitazione ogni realtà del nostro territorio, questo buio che prova a prendere terreno incontrerà una cittadinanza pronta a difendere i propri spazi, a tutelare scuole e quartieri, a prendere posizione senza paura, perché l’antifascismo non può essere un condimento dialettico alle nostre attività, ma una pratica viva e trasversale, in grado di unire nelle differenze di approccio e prassi.

Quando l’attacco all’antifascismo è portato avanti su più fronti l’unica soluzione è di attivarsi sempre di più, intessere legami solidi che facciano della cultura e della verità storica una pratica condivisa.

Un contrattacco necessario, che ad oggi rappresenta l’unico spiraglio verso una vita degna ed una società più giusta, libera da velleità etno nazionaliste e repressive.

Ci vediamo giovedì 15 gennaio ore 20:30 al Lab AQ16 per continuare a parlare, confrontarci e a solidificare i legami necessari ad affrontare questo presente.

Concerto di Kanye West all’RCF Arena: non solo una questione di alloggi impossibili

L’annuncio del concerto di Kanye West alla #RCFArena sta producendo il solito copione: entusiasmo per l’indotto economico da una parte, e una corsa agli alloggi che sfocia immediatamente in prezzi fuori scala dall’altra. È un meccanismo ormai noto, ma non per questo menoproblematico.

Che a Reggio Emilia l’85% delle strutture risultino già piene, a più di un anno dall’evento, non è un segnale di “successo turistico”, bensì la fotografia di un mercato che, in assenza di regole, si muove secondo pura speculazione. Camere a 800-900€ a notte non rappresentano un’opportunità economica: sono una distorsione. E quando anche i comuni della provincia (Scandiano, Campegine, Correggio) arrivano a chiedere cifre triplicate, significa che l’effetto non è più un beneficio diffuso, ma un’onda che travolge ogni equilibrio. Il paradosso è evidente: basta spostare la prenotazione di 24 ore e tutto torna normale.

Non è turismo, è un picco artificiale che arricchisce pochi e non lascia nulla sul territorio se non la percezione di una città cara e inaccessibile. E soprattutto non ha nulla a che fare con un’idea sana di turismo, quella che valorizza un territorio, lo rende accogliente, crea relazioni e opportunità durature. Qui siamo davanti all’opposto: un modello che consuma senza restituire, che sfrutta senza costruire.

C’è poi un elemento etico che non può essere liquidato con leggerezza. Quando si ospita un artista che negli anni ha alimentato polemiche pesanti, comprese dichiarazioni apertamente naziste, utilizzando nel proprio repertorio simboli come la svastica, e idee antisemite, sarebbe auspicabile che il dibattito pubblico non sifermasse al sold-out degli hotel.

L’economia conta, certo, ma non può diventare l’unico parametro di valutazione. Reggio Emilia ha una tradizione culturale e civile che merita di più di un solo “effetto Kanye”, misurato in euro. Un evento culturale può essere un’opportunità, ma solo se inserito in una visione più ampia, che tenga insieme accoglienza, sostenibilità, reputazione e valori, altrimenti resta un gigantesco weekend di speculazione, utile a pochi e poco coerente con l’identità della città.Il mega concerto una tantum non risolleverà certo le sorti di un infrastruttura che stenta a decollare.

Preferiamo al grande evento, parente stretto della logica predatoria della grande opera utile solo a chi la fa, una rete diffusa di eventi su scala “umana”. Facilitare eventi musicali in club, circoli, centri sociali, piazze cittadine e parchi porterebbe ricchezza distribuita alla città, senza concentrarla nelle mani dei soliti speculatori dell’affitto breve”. Inoltre, è inutile sperare che puntando tutto su un paio di concerti all’anno, il turismo a Reggio possa risollevarsi, quando il centro storico in primis è una zona fantasma, popolata da soli negozi sfitti e catene di fast fashion, con pochissima proposta locale e di artigianato.

E c’è un ultimo punto, non meno amaro: questa impennata dei prezzi è uno schiaffo a chi, pur lavorando, fatica ogni giorno a trovare una casa a un costo sostenibile. Mentre si celebra l’indotto di un weekend, si dimentica che per molti residenti l’alloggio nella propria città è già oggi un problema strutturale, e che normalizzare queste dinamiche significa accettare che il diritto all’abitare possa essere sacrificato sull’altare di un evento.

Solidarietà ad #Askatasuna

A pochi giorni dallo sgombero del Boscodromo di Vicenza, arriva un nuovo attacco del governo agli spazi sociali: questa mattina è stato sgomberato Askatasuna, storico centro sociale torinese.

Il ministro Piantedosi prosegue nella sua strategia repressiva contro l’opposizione sociale dal basso, scavalcando le amministrazioni locali e colpendo chi costruisce alternative reali nelle strade e nelle piazze.

È successo a Milano con il Leoncavallo, a Bologna il 21 novembre in occasione di Virtus–Maccabi, e oggi a Torino. Per questo governo i centri sociali non sono luoghi di aggregazione, cultura e solidarietà: sono nemici politici da cancellare. A Palazzo Chigi sono pronti a usare ogni strumento pur di imporre il deserto sociale.

Contro il deserto che avanza, spetta alle città far rifiorire la primavera: difendere gli spazi, riprendersi le strade, costruire opposizione.

SEMPRE A DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI

SOLIDARIETÀ AD ASKATASUNA

GUAI A CHI CI TOCCA

Lettera alla #Questura

Le interminabili file che si snodano dall’ingresso dell’ufficio immigrazione della #Questura di Reggio Emilia lungo i parcheggi di viale Piave sono ben note. Meno note sono invece le ragioni che portano alla formazione sistematica di quelle file, così come gli iter interminabili che si svolgono all’interno degli uffici della questura per la richiesta, il rinnovo ed il rilascio dei permessi di soggiorno. Iter burocratici che lasciano vite sospese, e che interrompono percorsi di integrazione intrapresi con grande fatica.
Intorno a questo tema si è tenuta un’assemblea sabato 8 novembre, che ha riunito un gruppo variegato di cittadini e cittadine reggiane: rappresentanti di associazioni e cooperative sociali ma anche avvocati, consulenti in materia d’immigrazione e attivisti per i diritti delle persone di origine straniera.
Le persone presenti hanno sottolineato in primo luogo il problema delle lunghe attese per il rinnovo dei permessi di soggiorno. La situazione paradossale in cui ci si ritrova è che persone residenti da tempo nella nostra città, spesso lavoratori con anni di contributi alle spalle e con tutte le carte in regola per rinnovare il permesso di soggiorno, si ritrovano a dover attendere un anno, a volte addirittura due, con in mano solamente una ricevuta postale dell’invio della richiesta di rinnovo. La ricevuta ha una durata di nove mesi, per cui le persone si ritrovano presto ad essere formalmente regolari, ma nella pratica impossibilitate a rinnovare il contratto di lavoro o a stipularne uno nuovo, a rinnovare la tessera sanitaria, la carta d’identità, ecc, così come a viaggiare fuori dal Paese. Questo crea problemi anche per le imprese del territorio, che devono scegliere tra non rinnovare il contratto a lavoratori formati e tenerli con il rischio che vengano considerati irregolari da un punto di vista lavorativo, non avendo in mano alcun documento valido.
In secondo luogo, è emersa la problematica legata alla richiesta, da parte della Questura, di una dichiarazione di ospitalità depositata alle autorità locali come prova di domicilio per poter accedere alla domanda di asilo. Si tratta di un requisito non previsto dalla legge, che di fatto rappresenta un ostacolo all’esercizio di un diritto costituzionale. L’esigenza di produrre questo documento anche per persone senza dimora alimenta un vero e proprio mercato parallelo di domicili fittizi. Per ottenerli, le persone sono spesso costrette a indebitarsi per centinaia di euro.
Tutto questo, unito alla frequente richiesta di integrazione di documenti spesso non realmente necessari, moltiplica gli accessi allo sportello immigrazione. Persone che dovrebbero recarsi in questura solo una o due volte per concludere una pratica, si ritrovano ad attendere per ore in fila anche quattro o cinque volte. Se aggiungiamo il fatto che l’unica modalità reale di accesso è quella in presenza, e che gli appuntamenti vengono dati a tutti all’orario di apertura dell’ufficio, è evidente che la formazione di lunghe file non sia un accidentale imprevisto.
Per questo motivo, la rete di associazioni, professionisti e cittadini chiederà l’apertura di un tavolo di confronto con la Questura, al fine di rappresentare le criticità emerse. Si tratta di problematiche che non riguardano soltanto i cittadini di origine straniera, ma che investono l’intero tessuto sociale ed economico locale. L’obiettivo è promuovere l’avvio di soluzioni concrete e condivise.

Firmato da:
Città Migrante OdV; Ass. degli Ivoriani a Reggio Emilia; Ass. Senegalese di Reggio Emilia e Provincia Aps; Ass. Badegna (maliani); Yiriba ODV; PLAI APS (moldavi); Ass. Il Dialogo (tunisini); Ass. dei Burkinabè di Reggio Emilia ed Emilia Romagna; Ass. Gambiana Reggio Emilia; Ass. dei cittadini del comune di Zonsé in Italia; Ass. dei volontari ucraini in Italia; Ass. Bahaghari (filippini); Ass. Nsaa Kente Group (ghanesi); Passaparola OdV; Partecipazione OdV; FILEF OdV; Arcigay Gioconda Reggio Emilia APS; Ass. AMAR; Penso a te APS; Avvocato di Strada-Sportello di RE; Ass. Gruppo Laico Missionario; Angela Mazzocchi, Maura Veneziani, Clara Dorigatti e Jan Jensen dell’ass. Querce di Mamre; Coop. Centro Sociale Papa Giovanni XXIII; Sara Bondavalli per Moving People by Gruppo Europa; Coordinamento avvocati immigrazionisti Reggio Emilia (Avv. Mattia Vaccari, Avv. Alessandra Scaglioni, Avv. Abdelhakim Bouchraa, Avv. Valeria Farri, Avv. Caterina Caldarola, Avv. Franco Beretti, Avv. Lucia La Rocca, Avv. Angelo Russo, Avv. Giuseppe Caldarola, Avv. Federico Borghi, Avv. Greta Musta, Avv. Rina Xhihani, Avv. Enrico Corradini, Avv. Patrick Stella, Avv. Mara Greco, Avv. Daniela Obodai, Avv. Annalisa Guano, Avv. Mario Di Frenna, Ihsane Ait Yahia)

Di seguito la rassegna stampa:
https://www.reggionline.com/code-rinnovo-dei-permessi-le-associazione-problema-risolvere-video/

#Manifestazione nazionale a #Roma: giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese

Non torneremo a casa: tutt* in piazza a Roma contro i Re e le loro guerre!

Con l’Assemblea Nazionale Contro i re e le loro guerre, svoltasi lo scorso 15 novembre alla Sapienza Università di Roma, abbiamo scommesso sull’inizio di un percorso nuovo, di convergenza costruito non a tavolino, ma nel confronto e nella discussione collettiva, aperta, plurale e larga, nelle assemblee e in percorsi nuovi, da inventare insieme. Se il mondo intorno a noi rompe con le certezze del passato, anche noi dobbiamo farlo. Dobbiamo costruire giornate che non siano scommesse indovinate, ma reali spazi che consentano, partendo dagli stessi, di allargarli per immaginare una società diversa.

Dall’anno scorso tante e tanti hanno aperto spazi di convergenza contro il ddl Sicurezza e contro la stretta repressiva che avanzava, e poi contro la guerra, il riarmo, il genocidio, l’autoritarismo; siamo persone e realtà che hanno animato le piazze strabordanti contro il riarmo in solidarietà con la Global Sumud Flotilla e con il popolo palestinese, riconoscendo che la lotta contro l’autoritarismo interno e quella contro l’oppressione internazionale non sono due fronti separati. Ci siamo trovate per stringere un nuovo patto tra di noi, con la scommessa di lavorare costantemente per la generalizzazione degli scioperi, per svelare nelle città e nei territori i re, i padroni, e per resistere alla svolta autoritaria cercando in ogni modo di ribaltare quei rapporti di forza che garantiscono il loro potere.

I re sono Netanyahu, Trump, Giorgia Meloni. I re sono Ursula von der leyen e i tecnocrati europei. Ma non solo. Putin, Xi Jin Ping, Modhi.

I re sono le compagnie fossili, che guadagnano dalla distruzione della crisi climatica.

I re sono gli oligarchi delle piattaforme, da Bezos a Musk.

I re sono gli immobiliaristi e i grandi fondi d’investimento che speculano sulle nostre città.

I re sono le politiche dell’economia di guerra.

I re sono i confini e il patriarcato.

I re sono i decreti che cancellano diritti.

Sono tutti coloro che provano a convincerci che la violenza è ordine, che l’ingiustizia è necessità, che l’autoritarismo è sicurezza.

È avendo questi elementi come minimo comune denominatore che abbiamo deciso di ritrovarci tutte e tutti alle 13:00 di sabato 29 novembre a Roma, a Parco Schuster, per partecipare alla manifestazione nazionale ed internazionale in solidarietà col popolo Palestinese.

Non è il tempo degli steccati. Dobbiamo cambiare il mondo, far saltare il tavolo, sconfiggere i Re ma non per instaurare un regno nuovo.

Dobbiamo sconfiggere i Re per immaginare un futuro diverso per tutti i popoli del mondo.

Iniziare a farlo dai nostri territori, per convergere in un grande momento nazionale inserito in una cornice globale, ci pare la condizione minima per dare concretezza a quanto affermiamo.

Facciamolo insieme.

Non torniamo a casa.

Per la Palestina libera, contro il sistema, la cultura e l’economia di guerra.

Per fermare le torsioni autoritarie e sconfiggere il potere.

Continuiamo a mobilitarci!

Incontro con Cesare Tofani della #Flotilla

Il nostro paese è stato attraversato da un potente movimento di solidarietà verso la popolazione palestinese di Gaza colpita dall’aggressione genocida israeliana.
Due scioperi generali ed un fiume di iniziative si sono susseguite in tutte le città italiane coinvolgendo centinaia di migliaia di persone.

Anche nella nostra città decine di iniziative e cortei enormi hanno attraversato e bloccato più volte Reggio Emilia.
L’iniziale carattere umanitario della mobilitazione si è unito alla solidarietà con la missione della Global Sumud Flotilla, innescando una vera e propria detonazione popolare.

È proprio con uno dei protagonisti della Flotilla, il capitano dell’Otaria Cesare Tofani, che vogliamo riprendere il filo di quei giorni che hanno portato decine di imbarcazioni ed equipaggi provenienti da più di 40 paesi del mondo a imbarcarsi carichi di aiuti umanitari per rompere il blocco navale israeliano e raggiungere le coste di Gaza. A Cesare chiederemo cosa lo ha spinto, lui e tanti altri a rischiare la vita per disobbedire alle logiche assassine che decidono che la vita di un popolo intero non vale niente e quindi passibile di sterminio. Con lui ripercorreremo le fasi di preparazione della flotilla, le giornate di navigazione fino ai momenti tragici degli attacchi e la conseguente detenzione da parte della polizia di Tel Aviv.

⛵️ Cesare Tofani è navigatore ed attivista, è stato il capitano dell’Otaria, una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla per Gaza, impegnata nel portare aiuti umanitari e solidarietà al popolo palestinese attraverso il Mediterraneo.
Da anni alterna la vita in mare all’impegno civile: dalla coltivazione di canapa industriale e la creazione della rete d’imprese Italcanapa, nata per promuovere una filiera sostenibile, fino alle missioni internazionali per la libertà e i diritti umani.
La sua è una rotta di resistenza e responsabilità, che unisce ecologia, attivismo e una visione del mare come spazio politico, umano e solidale.

🗓️ Giovedì 20 novembre
💫 ore 20:30
📌 viale Ramazzini 33, presso Ex Maffia

Di seguito la registrazione dell’incontro:

Lavoro oltre il capitalismo: ciclo di presentazioni

Invitiamo tutte e tutti a tre appuntamenti per parlare di noi, lavoratrici e lavoratori, per approfondire il tema del lavoro alla ricerca di lenti collettivi attraverso cui guardare la contemporaneità e le sue contraddizioni, per dotarci di nuovi strumenti con cui organizzarci insieme.

Iniziamo sabato 22 novembre alle 17:00 a Casa Bettola con la presentazione del libro “Per un atlante della memoria operaia” edito da DeriveAprodi con Lorenzo Teodonio, curatore del volume insieme a Mario Tronti, in dialogo con Marta Fana e Giovanni Iozzoli, che hanno contribuito al libro.

Giovedì 4 dicembre alle 21:00 al Lab AQ16 si svolgerà il dibattito “Gli operai votano a destra, destrutturare la narrazione per ricostruire la coscienza”, con Tommaso Cerucisi e Alessandro Marzolino.

Infine, sabato 6 dicembre alle 17:00 alla Gargotta del Popol Giost, presentiamo il libro “Risto Reich. Il lavoro del cameriere”, edito da Alegre con l’autore Luigi Chiarella.

Da trent’anni politici e media provano a narrare una società in cui non esiste più lo scontro politico e sociale tra Capitale e Lavoro, che lo scontro tra le classi non sia più attuale perché superato dalla produzione di ricchezza e dal benessere diffuso delle società occidentali e che oggi sia giunto il momento per cui padroni, lavoratrici e lavoratori possano gestire le “aziende” di comune accordo per il soddisfacimento dei rispettivi bisogni.

Gli ultimi trent’anni ci consegnano una classe lavoratrice cresciuta a livello numerico ma indebolita per le proprie rivendicazioni nel riconoscimento di se stessa e nella convinzione della propria forza. È perciò necessario aggiornare il nostro approccio rispetto a tutto ciò che riguarda il mondo del lavoro, delle lavoratrici e dei lavoratori, un mondo che negli ultimi anni ha avuto un cambio repentino e che con l’introduzione e la socializzazione dell’Intelligenza artificiale potrebbe vivere un ulteriore cambio epocale.

Affrontare il tema del lavoro e dello sfruttamento del lavoro vorrà allora dire riconoscere come l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori deve superare ostacoli fittizi prodotti in decenni di attacchi e divisioni. Cogliere che non c’è differenza tra lavoro produttivo e riproduttivo, che la riproduzione del capitale con le crisi che determina si contrappone alla riproduzione sociale, che non esiste un’economia nazionale ma forze produttive subordinate al capitalismo globale. Ma proprio per questo parlare di lavoro, lavoratrici e lavoratori porta ad interrogarci su un nuovo modo di produzione e di nuovi rapporti di produzione in grado di porre la riproduzione sociale al di sopra della riproduzione del capitale.

In questo preciso contesto sentiamo l’esigenza di parlare di noi, lavoratrici e lavoratori, del passato del presente e del futuro e di farlo in modi differenti con l’obiettivo di allargare le basi teoriche sulla modernità dei rapporti tra capitale e lavoro, di allungare lo sguardo sul mondo in divenire alla luce della crisi politica del capitalismo a gestione liberale, con l’obiettivo di favorire le lotte, renderle sempre più efficaci e continuare a costruire tra tanti e tante la forza necessaria alle organizzazione politiche sociali e sindacali a confliggere con la barbarie.

Presentazione del volume “Questo libro è illegale”

Invitiamo tutt3 alla presentazione del libro “Questo libro è illegale. Contiene parole che insidiano la sicurezza” (https://www.osservatoriorepressione.info/questo-libro-e-illegale/).

Federica Zambelli (Città Migrante) e Luca Censi (cooperativa Centro sociale Papa Giovanni XXIII) dialogheranno con gli ospiti:

Vincenzo Scalia (tra le autrici/autori del libro e professore associato in Sociologia della devianza presso l’Università degli Studi di Firenze) e
Dario Tuorto (professore ordinario in Sociologia dei fenomeni politici presso il dipartimento di Scienze dell’Educazione “G.G. Bertin” dell’Università di Bologna).

Come i testi clandestini nei sistemi autoritari, questo glossario serve per resistere alla repressione e per non piegarsi a una logica da Stato di polizia che criminalizza il dissenso e assoggetta i diritti alla paura.
Da voci esperte del diritto, dell’attivismo e dell’impegno civile, una guida per comprendere lo smantellamento della democrazia sociale, la violenza del potere, la militarizzazione della società e le forme di reazione possibili.
Per le attiviste, gli attivisti e le persone di buona volontà, un manuale essenziale per l’emancipazione nel conflitto. Resistiamo!

Aggiornamento – Di seguito la registrazione della presentazione
Se dal player non funziona bene, provate a questo link

Né verticale né orizzontale – presentazione

Giovedì 30 ottobre ore 20.00 presso #LabAQ16

Pesentazione del libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell’organizzazione politica, con l’autore Rodrigo Nunes. Viviamo in un’epoca in cui non mancano i movimenti sociali ma sono scomparse le organizzazioni di massa. In società sempre più atomizzate, in cui le identità collettive si sono rarefatte e dove i social network danno l’impressione a chiunque di potersi mobilitare senza doversi radicare in nessun luogo. L’idea stessa di organizzazione è diventata un “trauma”, a causa dei leaderismi e delle burocratizzazioni viste e riviste nel corso della storia.L’organizzazione ha però la doppia natura del pharmakon: è allo stesso tempo veleno e cura. Organizzarsi è infatti l’unico modo per permettere a chi non ha potere di espandere la propria capacità di agire in un mondo attraversato da enormi diseguaglianze e oppressioni. Per questo Rodrigo Nunes costruisce una nuova teoria dell’organizzazione politica, ridefinendo i termini del problema e liberando il campo dall’idea che esista una forma organizzativa – che sia un partito, un sindacato o un movimento – da replicare universalmente.Per decenni i dibattiti a sinistra hanno avuto la tendenza a fissare concetti contrapposti come orizzontalità e verticalità, differenza e unità, centralizzazione e decentramento, micropolitica e macropolitica come coppie disgiuntive che si escludono a vicenda: o l’una o l’altra. Nunes capovolge i presupposti abituali e propone di adottare una prospettiva ecologica, inquadrando la molteplicità delle strategie e delle organizzazioni come un ecosistema. Un approccio teorico che permette di valorizzare la cooperazione e la convergenza, e di sfruttare a proprio vantaggio la pluralità e l’eterogeneità dell’attuale fase politica e sociale.

Presentazione del libro “Le radici profonde” con l’autore Valerio Renzi

Venerdì 24 ottobre ore 19.00 a #CasaBettola presentazione del libro “Le radici profonde” con l’autore Valerio Renzi.

La destra postfascista si porta dietro da sempre un’ossessione, figlia di un complesso d’inferiorità nei confronti della sinistra: la cultura. Da un lato invidia per sé una nobile tradizione intellettuale, dall’altro denuncia un’esclusione a priori dalla produzione culturale.

Ma che cosa ha prodotto negli ultimi cinquant’anni la cultura della destra italiana?

Quali libri si trovano sugli scaffali di ministri, vicesegratari e parlamentari?

Su cosa fonda la propria formazione politica e il proprio apprendistato sentimentale la Generazione Atreju oggi al governo dell’Italia?

E cosa leggono e ascoltano i giovani militanti che sognano un posto in parlamento?

Ricostruire la dieta culturale di chi ha in mano il paese è essenziale per capire come vede il mondo. Ed è questo l’obiettivo del giornalista e scrittore Valerio Renzi, che indaga in questo libro il rapporto tra la destra postfascista di Giorgia Meloni e la questione culturale, dal dopoguerra all’epopea delle tv private berlusconiane, fino alle culture wars dei nostri anni.

Dalla passione per Il Signore degli Anelli di Tolkien e l’ombra di Julius Evola, passando per la musica identitaria e la stagione dei Campi Hobbit, Renzi analizza le radici profonde che legano la destra italiana alle pagine più oscure del Novecento, radici impossibili da recidere: pena la perdita della propria identità.

Le radici profonde è dunque uno strumento agile per capire l’atteggiamento della destra italiana verso la cultura e gli intellettuali, tra riferimenti pop e storie da un passato che sembra non passare mai.