L’annuncio del concerto di Kanye West alla #RCFArena sta producendo il solito copione: entusiasmo per l’indotto economico da una parte, e una corsa agli alloggi che sfocia immediatamente in prezzi fuori scala dall’altra. È un meccanismo ormai noto, ma non per questo menoproblematico.
Che a Reggio Emilia l’85% delle strutture risultino già piene, a più di un anno dall’evento, non è un segnale di “successo turistico”, bensì la fotografia di un mercato che, in assenza di regole, si muove secondo pura speculazione. Camere a 800-900€ a notte non rappresentano un’opportunità economica: sono una distorsione. E quando anche i comuni della provincia (Scandiano, Campegine, Correggio) arrivano a chiedere cifre triplicate, significa che l’effetto non è più un beneficio diffuso, ma un’onda che travolge ogni equilibrio. Il paradosso è evidente: basta spostare la prenotazione di 24 ore e tutto torna normale.
Non è turismo, è un picco artificiale che arricchisce pochi e non lascia nulla sul territorio se non la percezione di una città cara e inaccessibile. E soprattutto non ha nulla a che fare con un’idea sana di turismo, quella che valorizza un territorio, lo rende accogliente, crea relazioni e opportunità durature. Qui siamo davanti all’opposto: un modello che consuma senza restituire, che sfrutta senza costruire.
C’è poi un elemento etico che non può essere liquidato con leggerezza. Quando si ospita un artista che negli anni ha alimentato polemiche pesanti, comprese dichiarazioni apertamente naziste, utilizzando nel proprio repertorio simboli come la svastica, e idee antisemite, sarebbe auspicabile che il dibattito pubblico non sifermasse al sold-out degli hotel.
L’economia conta, certo, ma non può diventare l’unico parametro di valutazione. Reggio Emilia ha una tradizione culturale e civile che merita di più di un solo “effetto Kanye”, misurato in euro. Un evento culturale può essere un’opportunità, ma solo se inserito in una visione più ampia, che tenga insieme accoglienza, sostenibilità, reputazione e valori, altrimenti resta un gigantesco weekend di speculazione, utile a pochi e poco coerente con l’identità della città.Il mega concerto una tantum non risolleverà certo le sorti di un infrastruttura che stenta a decollare.
Preferiamo al grande evento, parente stretto della logica predatoria della grande opera utile solo a chi la fa, una rete diffusa di eventi su scala “umana”. Facilitare eventi musicali in club, circoli, centri sociali, piazze cittadine e parchi porterebbe ricchezza distribuita alla città, senza concentrarla nelle mani dei soliti speculatori dell’affitto breve”. Inoltre, è inutile sperare che puntando tutto su un paio di concerti all’anno, il turismo a Reggio possa risollevarsi, quando il centro storico in primis è una zona fantasma, popolata da soli negozi sfitti e catene di fast fashion, con pochissima proposta locale e di artigianato.
E c’è un ultimo punto, non meno amaro: questa impennata dei prezzi è uno schiaffo a chi, pur lavorando, fatica ogni giorno a trovare una casa a un costo sostenibile. Mentre si celebra l’indotto di un weekend, si dimentica che per molti residenti l’alloggio nella propria città è già oggi un problema strutturale, e che normalizzare queste dinamiche significa accettare che il diritto all’abitare possa essere sacrificato sull’altare di un evento.

