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ott 19

Il 25 aprile c’eravamo anche noi- una firma non ci ferma!

Posted on domenica, ottobre 19, 2014 in Comunicati

tutti i giorni ci metto la firma 3

Martedì 21 Ottobre – Ore 20.30
c/o Gabella di Via Roma (RE)

Assemblea pubblica aperta, per la costruzione di una mobilitazione cittadina indetta per l’8 Novembre:

- Per la libertà di movimento
– Contro le pesanti misure repressive nei confronti di chi da sempre lotta per i diritti.
– Per la difesa dei principi dell’antifascismo, antirazzismo, antisessismo.
– Contro ogni nazionalismo e populismoMartedì 21 Ottobre – Ore 20.30
c/o Gabella di Via Roma (RE)

Il 25 aprile c’eravamo anche noi – una firma non ci ferma!

Il 25 aprile 2014 la Via Emilia è stata divisa in due: da una parte il comizio elettorale di Matteo Salvini, segretario nazionale della Lega Nord, dall’altra parte un corteo di tante e tanti che a voce alta hanno detto no a nazionalismo e razzismo.

Le transenne della polizia hanno segnato una linea tra due narrazioni opposte: da una parte l’idea di un’Europa delle nazioni, delle frontiere e dei respingimenti, dall’altra parte l’idea di un continente senza confini, un’Europa dei diritti, dell’accoglienza, della dignità; da una parte l’idea di una città riservata per pochi, dall’altra parte l’idea di una città aperta e solidale.

Di fronte a questa strada transennata abbiamo scelto di non essere indifferenti, di essere partigiani – di essere da una parte – andando oltre la zona rossa.

Siamo riusciti a superare il blocco della polizia e dopo una trattativa, insieme ad alcuni profughi di guerra abbiamo portato dei fiori sul monumento ai caduti in Piazza Martiri 7 Luglio, dando anche il nostro contributo alla giornata della resistenza.

Oggi, sei mesi dopo, a 15 manifestanti è stato notificato un provvedimento cautelare che prevede l’obbligo di firma ogni giorno in questura. Queste misure repressive non limitano solo la libertà personale ma tentano di limitare la libertà collettiva di resistere e costruire delle alternative.

Un tentativo di colpire una comunità politica profondamente radicata sul territorio, che in modo autonomo e indipendente lotta per la giustizia sociale e ambientale. Un tentativo di restringere lo spazio di movimento per tutte e tutti in un tempo in cui sempre più diritti vengono negati.

Al contrario noi vogliamo allargare lo spazio del possibile, riappropriandoci della possibilità di determinare le nostre vite e di immaginare insieme il nostro futuro, riprendendoci reddito e diritti, redistribuendo  ricchezza e  risorse. Lo facciamo insieme a tante e tanti altri. Al fianco degli occupanti delle case lasciate all’abbandono per riappropriarci del diritto all’abitare per chi non ha un posto dove vivere e combattere la devastazione del territorio. Insieme ai facchini della logistica che mettendoci la faccia lottano per conquistare dignità nei posti di lavoro e con tutti quei lavoratori e  quegli studenti che non sono disposti a cedere alle politiche di smantellamento dei diritti. Insieme ai migranti perché il Mediterraneo non sia un mare di morti, perché i confini esterni così come tutte le barriere interne che ostacolano l’accesso ai diritti vengano abbattuti. Insieme a chi lotta per i beni comuni e contro le politiche di guerra.

Disobbediamo alla violenza del confine prima di tutto aprendo le porte dei nostri spazi a chi è per legge considerato illegale perché senza documenti di soggiorno per stare nel territorio e grazie al sostegno di tante e tanti apriamo spazi e possibilità di interventi che potrebbero sembrare impossibili. Lo facciamo perché prima di tutto abbattiamo i confini delle nostre menti e ci permettiamo di avere un sogno collettivo, un sogno su cui giorno dopo giorno lavoriamo, costruiamo e condividiamo.

Ma non siamo disposti a lavorare in silenzio perché non vogliamo creare spazi “protetti” ma possibilità di cambiamento reale  per tutte e tutti. In piazza come sempre con le nostre facce e le nostre voci, perché non succeda mai più che la Lega Nord sia a Reggio Emilia il 25 aprile. Non possiamo permetterlo, ben sappiamo da che parte stare. 

Non ci fermiamo di fronte a questo tentativo di arrestare un possibile processo di cambiamento, andiamo avanti se come ogni giorno fosse il 25 aprile, consapevoli che l’unico modo per essere liberi è liberarsi tutte e tutti insieme.

Andiamo avanti anche se ci dicono che la strada non c’è, perché siamo convinti che le strade si fanno camminando. Una firma non ci ferma!

Casa Bettola e Città Migrante

Per approfondire: http://www.globalproject.info/it/in_movimento/reggio-emilia-aq16-risponde-ai-provvedimenti-cautelari-previsti-per-il-corteo-del-25-aprile/17987

 

ott 12

Ius Migrandi vs Mos Maiorum – 13 ottobre Io sto con la sposa

Posted on domenica, ottobre 12, 2014 in Comunicati

Lunedì 13 ottobre presso Cinema AlCorso (Corso Garibaldi, 12) ore 21
IO STO CON LA SPOSA – con la presenza di Gabriele Del Grande
regia di Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry, Antonio Augugliaro

La storia vera di un finto corteo nuziale per entrare in Europa
(http://www.iostoconlasposa.com/bulletin/it/press)
info: cittamigrante@gmail.com, 347/4184461
ingresso gratuito

Iniziativa promossa da Ass.Città Migrante, Lab Aq16, Casa Bettola,
Ga3-generazione articolo 3, Emergency-Reggio Emilia,
in collaborazione con
Cinema AlCorso, Cinema Olimpia e Cinema Jolly di Reggio Emilia

 NOTA A CURA DELL’ASSOCIAZIONE CITTA’ MIGRANTE

Venuti a conoscenza della realizzazione di questo progetto cinematografico, abbiamo partecipato alla campagna di crowdfunding,
insieme a tanti altri nel mondo ed in particolare con alcune realtà del nostro territorio ,  affinché il film-documentario “Io sto con la sposa” potesse essere prodotto e visto da più persone possibili, anchenella nostra città. Lo abbiamo fatto perché “Io sto con la sposa” è la storia vera di un finto corteo nuziale per entrare in Europa.  Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso  la Svezia.  Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati.
Lo abbiamo fatto perché “Io sto con la sposa” racconta del confine, di come il confine agisce sulla vita delle persone il cui passaporto non vale nulla. Lo abbiamo fatto perché “Io sto con la sposa” è la messa in pratica della violazione del confine che avviene attraverso la disobbedienza. Qualcuno ha deciso di farlo, di rischiare, di metterci la faccia. Noi siamo con loro, noi stiamo con la sposa.
Siamo a pochi giorni di distanza dall’anniversario della strage di Lampedusa del 3 ottobre in cui persero la vita 368 persone, e da
allora ad oggi sono morte altre 4000 persone nel tentativo di raggiungere la porta d’Europa. Chi sono queste persone e perché
rischiano la vita per arrivare in Europa? Sono uomini donne e anche bambini, hanno un nome e un cognome, e a volte sarebbe necessario elencarli tutti, uno ad uno. Scappano da paesi in guerra (guerre alimentate anche dai paesi occidentali), in  cui la loro incolumità è messa a rischio o non esistono nei loro paesi di origine prospettive di vita dignitosa. Arrivano via mare perché non hanno possibilità di avere un visto per entrare regolarmente. Il viaggio per arrivare in Europa è lungo,  pericoloso e nelle mani dei trafficanti, non c’è altra possibilità. Questo è il percorso di chi richiede asilo in Europa. Perché la legge sull’immigrazione  mpedisce loro canali di accesso regolare.
E proprio il 13 ottobre, a pochi giorni di distanza dall’anniversario della strage di Lampedusa e giorno della proiezione di “Io sto con la sposa” a Reggio Emilia, avrà il via l’operazione “Mos Maiorum”. Questa operazione, messa in campo dalle polizie di tutti gli stati membri dell’UE (18.000 poliziotti) sotto il coordinamento del Ministero degli Interni italiano ed il patrocinio di Frontex, dal 13 al 26 ottobre, ha l’obbiettivo di fermare e di schedare il maggior numero possibile di migranti “irregolari”per scoprire come sono riusciti ad arrivare e come si spostano all’interno dell’area dell’ Unione Europea. In questo modo, secondo il Consiglio Europeo sarà possibile” indebolire la capacità organizzativa del crimine organizzato nel favoreggiamento
dell’immigrazione illegale”. Arrestare le vittime per colpire i trafficanti sotto il nome di Mos Maiurom (tradotto “i valori degli
antenati”). Se le persone potessero arrivare in Europa legalmente e in sicurezza, tra l’altro con costi inferiori rispetto a quelli che sono costrette a sostenere per i viaggi clandestini, non lo farebbero? Il regolamento di Dublino inoltre obbliga a chiedere asilo nel primo paese di arrivo, impedendo così ad esempio ad una persona arrivata e schedata in Italia di ricongiungersi con i propri amici o parenti in Svezia. E quindi, se poi, queste stesse persone potessero spostarsi liberamente nei paesi UE e scegliere dove e con chi vivere non lo farebbero? E allora che senso avrebbero di esistere le organizzazioni criminali che organizzano i viaggi per l’Europa e dentro l’Europa? Ma sappiamo che sulla pelle dei migranti si giocano da sempre partite importanti.
Per questo ci mobilitiamo insieme a tante e tanti altri per abbattere le frontiere esterne che producono morte e per rompere i confini interni che impediscono l’acceso ai diritti fondamentali, come il diritto all’abitare, il diritto alla salute, il diritto ad
un’accoglienza degna. E oggi in occasione della proiezione “Io so con la sposa” disobbediamo all’operazione Mos Maiorum, insieme a tante e tanti altri con la maxi campagna che attraverserà ogni confine d’Europa proteggendo chi le polizie europee vorrebbero arrestare, controllare, studiare, offrendogli sostegno, assistenza, informazioni e supporto.

Ius Migrandi vs Mos Maiorum- L’Europa oltre l’Europa è tutta da costruire

#IusMigrandi vs #MosMaiorum- Il materiale informtivo e la social campaign

#IusMigrandi vs#MosMaoiorum- Offri il tuo supporto per porteggere i migranti

ott 6

“Io sto con la sposa”- proiezione gratuita con la presenza di GABRIELE DEL GRANDE

Posted on lunedì, ottobre 6, 2014 in Eventi

IO STO CON LA SPOSA REGGIO EMILIA

Lunedì 13 ottobre ore 21
con la presenza di Gabriele Del Grande

IO STO CON LA SPOSA
regia di Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry,
Antonio Augugliaro
La storia vera di un finto corteo nuziale per entrare in Europa
(http://www.iostoconlasposa.com/bulletin/it/press)
presso cinema AlCorso (Corso Garibaldi 12)
info: cittamigrante@gmail.com, 347/4184461
ingresso gratuito

Iniziativa  promossa da Ass.Città Migrante, Lab Aq16, Casa Bettola, Ga3-generazione articolo 3, Emergency-Reggio Emilia,
in collaborazione con
Cinema AlCorso, Cinema Olimpia e Cinema Jolly di Reggio Emilia

set 1

Si riparte con i corsi di Italiano!

Posted on lunedì, settembre 1, 2014 in Corsi di italiano, General

Scuole italiano logo

SCUOLA DI ITALIANO a partire da lunedì 15 settembre

TUTTI  I LUNEDI’ E GIOVEDI’ DALLE 19 ALLE 21
PRESSO LAB AQ16 VIA F.LLI MANFREDI,14 (FORO BOARIO) RE – capolinea minibù G
ISCRIZIONI SEMPRE APERTE. LE LEZIONI SONO GRATUITE
info: 349 5238926 – 3291853806

Scarica il volantino multilingue

SCUOLA DI ITALIANO PER DONNE a partire da mercoledì 17 settembre
TUTTI I MERCOLEDI’ E VENERDI’ DALLE 16 ALLE 18
PRESSO CASA BETTOLA, VIA MARTIRI DELLA BETTOLA 6
ISCRIZIONI SEMPRE APERTE. LE LEZIONI SONO GRATUITE
info:338 7663416 – 3339572308

Scarica il volantino multilingue

 

ago 4

La visita guidata con le scuole di italiano

Posted on lunedì, agosto 4, 2014 in Corsi di italiano

Come ogni anno le scuole di italiano dell’ass. Città Migrante organizzano a fine corso una visita guidata storica in un quartiere di Reggio Emilia. Tale visita, come sempre, è a cura di Antonio Canovi- storico.

Leggi il resoconto della vistita guidata nel “quartiere delle Reggiane” (zona nord di Reggio Emilia)

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Concludiamo con questa immagine e questo sguardo che cammina. Due mani che si stringono in viaggio. Chissà quanta storia e quanti silenzi hanno condiviso per non staccare mai i loro calori e le loro pelli. Simbolo di ciò che Antonio riesce a offrirci, ogni volta, da quattro anni: un ponte tra un ieri e un oggi che attraverso i suoi racconti, appare facilmente superabile. Un ponte che non vuole dividere, che lascia passare. Quello che siamo noi, il nostro diritto, senza chiedere permesso. Memorie e presenze in cammino.

 

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Vi aspettiamo per la riapertura delle scuole, il 15 settembre alle ore 19 per la scuola “mista” presso Laq aq16 in via Fratelli Manfredi 14 (tutti i lun e giov dalle 19 alle 21) e il 17 settembre alle 16 per  la scuola donne preso Casa Bettola, via Martiri della bettola 6 (da settembre tutti i merc e ven dalle 16 alle 18)

lug 16

Stop bombing Gaza!16 luglio h 20.30 piazza Casotti

Posted on mercoledì, luglio 16, 2014 in Manifestazioni

Mercoledì 16 luglio ore 20.30 Piazza Casotti (RE)
MAI PIU’ VITTIME

PER PACE, LIBERTA’, GIUSTIZIA IN PALESTINA E ISRAELE!

vol 16 luglio

lug 12

Diritto all’abitare, accoglienza, residenza-Voci dalle case occupate di Reggio Emilia

Posted on sabato, luglio 12, 2014 in General

Ormai migliaia di persone hanno perso la vita per raggiungere il nostro paese. E non a causa di calamità naturali, ma di leggi che producono morte. Se le persone potessero arrivare in Europa legalmente e in sicurezza, tra l’altro con costi inferiori rispetto a quelli che sono costrette a sostenere per i viaggi clandestini, non lo farebbero? Sembra fin troppo scontato dirlo.
Ma sulla pelle dei migranti si giocano da sempre partite importanti. Basti pensare alla militarizzazione dei territori, al controllo della mobilità delle persone, ai CIE, fino ad arrivare all’operazione Mare Nostrum, la gestione da parte dell’”umanitario”/militare degli sbarchi e delle cosiddette emergenze.
Sappiamo che i migranti non muoiono solo in mare. Ogni giorno, attraverso i progetti portati avanti dalla nostra associazione, parliamo con chi è riuscito ad arrivare nella nostra città, nelle nostre fabbriche, nelle nostre strade, con i “sopravvissuti”. Troppe storie di diritti negati. Perché il viaggio è rischioso per le vite di chi lo intraprende, così come la permanenza in Europa, una permanenza clandestina che arricchisce gli sfruttatori.

Abbiamo conosciuto donne e uomini che hanno lasciato la propria terra alla ricerca di un futuro migliore. Li abbiamo visti alle prese con una burocrazia difficile e contorta, con prassi diversificate e a volte arbitrarie da parte della pubblica amministrazione.
Come si fa?, Dove devo andare?, Ho rinnovato il permesso di soggiorno ma sono mesi che sto aspettando di ritirarlo?, Mi hanno rifiutato la carta di soggiorno, perché? Sono andato in quell’ufficio e mi hanno detto di andare da un’altra parte. Sono stato tre ore ad aspettare in questura e non mi hanno fatto niente. Voglio ricongiungermi con mia moglie e mio figlio ma la mia casa non è abbastanza grande….mi hanno sfrattato, sono senza casa e ora perderò anche la residenza…., non ho un domicilio come faccio a rinnovare il permesso di soggiorno….? Mi sono iscritto al test di lingua italiana per avere la carta di soggiorno, sono più di sei mesi che sto aspettando nel frattempo mi sono scaduti gli altri documenti, devo rifarli, il problema è che costano molto…Mi hanno bocciato al test di lingua italiana, mi vergogno ma io non so leggere e scrivere… Non ho i soldi per pagare il ticket come faccio a fare la visita medica?….
Abbiamo sentito la paura di chi quotidianamente è costretto a vivere nell’invisibilità. Abbiamo assistito alla gara del Decreto flussi e alla sanatoria truffa.
Ci hanno raccontato che una residenza a Reggio Emilia costa 300 euro, che se vuoi lavorare in regola in alcuni casi sei costretto a pagarti i contributi.
Abbiamo conosciuto chi è scappato dal proprio paese perché perseguitato e torturato, arrivato a Reggio Emilia, escluso da ogni progetto di accoglienza, costretto a vivere in strada.
Abbiamo seguito la procedura di richiesta asilo e tutto l’iter che ha portato al riconoscimento dello status di rifugiato.>BR>

La gestione degli sbarchi, così come quella dell’accoglienza è come sempre emergenza. In realtà i numeri non parlano di emergenze e, insieme ai percorsi di arrivo garantito e a un sistema di asilo europeo che rispetti la libertà di scelta e di movimento delle persone e i loro diritti, è indispensabile esigere adesso l’apertura di canali di ingresso legale per tutti i migranti, che a milioni sono sfruttati all’interno di un’economia neoschiavistica in tutta Europa, favorendo anche in questo modo fenomeni di tratta degli esseri umani..
Queste proposte sono talmente razionali da non prevedere costi aggiuntivi, ma semplicemente la riconversione delle spese ad oggi destinate al controllo militare delle frontiere interne ed esterne, agli armamenti e agli addestramenti destinati a questo scopo, all’apparato detentivo dei Centri di identificazione ed espulsione europei, ovunque luoghi costosissimi, disumani, e comprovatamente inutili. Nonostante questo, o forse proprio per questo, nessuna istituzione le porterà mai avanti.

L’accoglienza non si determina solo nel garantire un alloggio (seppur importante ed indispensabile) ma nell’abbattere tutte le barriere e gli ostacoli che impediscono l’esercizio pieno dei diritti.
A Reggio Emilia molte volte l’accoglienza è stata nominata e non così praticata. Infatti tante sono le persone che vivono in stabili abbandonati e altri, in particolar modo richiedenti asilo, non hanno accesso a percorsi di inserimento nel territorio e tutele come la loro condizione particolare richiederebbe.
Inoltre molti degli ostacoli che i migranti incontrano nella nostra città sono di carattere burocratico, perché hanno a che fare direttamente con la burocrazia ma in realtà vanno poi ad agire su quello che è l’ambito politico di come funziona un territorio. Accogliere significa anche rimuovere questi ostacoli, monitorare le prassi messe in atto da tutte le pubbliche amministrazioni, come per esempio le iscrizioni anagrafiche, monitorare comportamenti discriminatori e razzisti (che sappiamo si verificano a Reggio Emilia), monitorare le prassi della questura e in caso siano discriminatorie sarebbe compito dell’amministrazione comunale intervenire. Chi “gestisce” il corpo sociale dell’accoglienza non deve essere uno spettatore passivo, come molte volte accade, ma attore del cambiamento ponendo al centro le persone che assiste come portatori di diritti e non come semplice utenza denunciando le pratiche di abuso e non lasciare che siano gli organi di polizia a determinare le politiche cittadine in tema di immigrazione.

Diritto alla città

A Reggio Emilia, così come in tante altre città d’Italia, una volta decretata la fine del Piano “Emergenza Nordafrica”, molti migranti che si trovavano alloggiati presso strutture comunali si sono ritrovati in strada. Milioni e milioni di euro spesi per gestire quella che avrebbe dovuto essere l’accoglienza e che in molti casi è stato invece un vero business, senza garantire percorsi di vera tutela e di inserimento nel territorio. Delle quasi 200 persone arrivate nella provincia di Reggio Emilia nel 2011 c’è chi ha scelto di tentare la fortuna in altri paesi europei rimanendo poi ingabbiato nel regolamento di Dublino, chi si è trasferito in altre città e chi è andato ad ingrossare la manodopera sfruttata nella campagne del sud durante le raccolte. Altri sono rimasti sul territorio. Chi è stato più fortunato ha trovato ospitalità presso qualche amico in città, qualcuno è alloggiato al dormitorio, altri vivono in luoghi abbandonati, ed alcuni stanchi di passare il giorno e le notti in strada il 28 aprile del 2013, si sono riappropriati di un diritto fondamentale, quello di avere una casa, occupando uno stabile lasciato all’abbandono da oltre vent’anni. Un secondo stabile abbandonato è stato occupato il 19 maggio del 2014, riappropriandosi dal basso di un diritto negato.
Con il sostegno dell’associazione Città Migrante e grazie alla solidarietà di molti sono iniziati una serie di lavori, tutt’ora in corso, per cercare di rendere il più abitabile possibile gli stabili.
Nella prima occupazione è stata portata avanti una battaglia per il riconoscimento della residenza, battaglia vinta a marzo 2014

La risposta di chi governa a chi è costretto alla strada e intraprende percorsi di autodeterminazione per uscire dall’invisibilità e dalla marginalità si concretizza con mani-militari attraverso gli sgomberi e con leggi che negano diritti fondamentali a chi occupa un immobile.
Infatti, lo stesso Governo che si trova a gestire la nuova “emergenza/accoglienza” istituisce il Piano Casa in cui all’art 5 si trova scritto:

Art. 5
(Lotta all’occupazione abusiva di immobili)
1. Chiunque occupa abusivamente un immobile ai sensi dell’articolo 633, primo comma, del codice penale, non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge.

Negare la residenza significa negare un diritto fondamentale che dovrebbe essere garantito.
La residenza, secondo il diritto italiano, art. 43, II comma c.c. è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale.
Secondo la giurisprudenza si prevedono due requisiti. Uno oggettivo che è determinato dalla permanenza di una persona in un determinato luogo e uno soggettivo che è determinato dalla volontà di tale permanenza. Questo significa che per essere iscritta nell’anagrafe di un determinato Comune la persona deve effettivamente trovarsi in quel posto e deve voler essere iscritta nella popolazione residente di quel determinato luogo.
In presenza di questi elementi, come stabilito dalla Cassazione (Cass. n. 1081/68) la residenza è un diritto soggettivo perfetto, rispetto al quale la legge attribuisce all’autorità amministrativa compiti di accertamento ma non margini di discrezionalità.
Non è quindi richiesta per l’iscrizione anagrafica né la proprietà dell’immobile, né un contratto di locazione.
È stato riconosciuto al giudice ordinario il potere di obbligare la pubblica amministrazione al riconoscimento del diritto alla residenza, qualora ci siano i presupposti, e di condannare la stessa al risarcimento dei danni.
L’iscrizione nei registri anagrafici è un presupposto indispensabile per beneficiare di molti diritti, i più conosciuti sono il diritto di voto e il diritto all’assistenza sanitaria. Ma non sono i soli.
Senza residenza non si può accedere al gratuito patrocinio, quindi all’assistenza legale a spese dello stato così come alle prestazioni sociali. Qualche esempio: non si può percepire una pensione pur avendone maturato i requisiti né gli assegni familiari, così come accedere ad un’assistenza sociale. Anche l’iscrizione al centro per l’impiego ( salvo prassi differenti in alcuni Centri per l’impiego in Italia) e quindi l’accesso al lavoro è subordinato alla residenza. Senza iscrizione anagrafica non è possibile aprire una partita IVA, quindi svolgere un’attività lavorativa autonoma.
Nel caso la persona sia di origine straniera (cittadino extracomunitario, per i cittadini dell’Unione Europea si fa riferimento al D.gls n. 30 del 6 febbraio 2007 e successive modifiche) oltre ai requisiti indicati è necessario il titolo di soggiorno e il passaporto o documento equipollente per iscriversi nella popolazione residente di un determinato Comune.
Che cosa comporta per un cittadino di origine straniera non avere la residenza oltre alle negazioni sopra citate?
La residenza incide sulla richiesta del titolo di soggiorno. Uno dei requisiti fondamentali per ottenere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, art 9 del Testo Unico immigrazione, è la residenza. Sono necessari 5 anni di residenza nel territorio italiano.
Anche per la richiesta della cittadinanza italiana a sensi dall’art. 9 della Legge n. 91/92 sulla cittadinanza sono richiesti 10 anni ininterrotti di residenza.

L’articolo 5 del Piano Casa del governo Renzi dal titolo Lotta all’occupazione abusiva di immobili risulta essere una lotta a chi è stato tagliato fuori dai circuiti di accoglienza e a chi ha cercato risposte alla crisi autoorganizzandosi e sottraendo immobili alla rendita e all’abbandono, negando una serie di diritti fondamentali. Non poter accedere all’allacciamento delle utenze significa una privazione della dignità , non accedere alla residenza(in cui in molti casi viene negato anche l’accesso al lavoro) non produce altro che invisibilità marginalità e possibili forme di sfruttamento.

Abbattiamo le frontiere per costruire un’Europa di diritti

Lottiamo insieme a tante e tanti altri per abbattere le frontiere esterne che producono morte e per rompere i confini interni che impediscono l’acceso ai diritti fondamentali, come il diritto all’abitare e il diritto alla salute.

Il diritto alla salute, così come il diritto all’abitare è un diritto negato che riguarda migranti e non.
Nel 1989 vengono introdotti i Ticket sanitari: nel corso del tempo sono passati “da strumento di responsabilizzazione del cittadino, per disincentivare gli eccessi nel consumo di farmaci e prestazioni mediche” ad un vero e proprio finanziamento della sanità: ciò è accaduto nonostante il servizio sanitario sia già finanziato dal cittadino attraverso le sue tasse.
Una privatizzazione silente dei servizi spinge inoltre il cittadino a rivolgersi a strutture convenzionate al SSN o addirittura al privato (pagando prestazioni per intero), in quella che egli stesso crede sia una libera scelta, ma in realtà è solo esasperazione legata alla lunghezza delle liste d’attesa e ai paradossi iniqui della libera professione intramoenia. I ticket hanno una grossa importanza in questo processo, portando all’azzeramento quasi totale delle differenze tra pubblico e privato.
Tante persone rinunciano ogni giorno alle cure dentarie o alle cure fisioterapiche, perfino alle visite specialistiche, per motivi esclusivamente economici.
I migranti, in particolare le persone sprovviste di permesso di soggiorno, sono l’anello più debole di un processo che ormai coinvolge milioni di persone in Italia.
Ci mobilitiamo a livello pubblico manifestando perchè il diritto alla salute sia un diritto universalmente riconosciuto, «la salute non è profitto, nessuno sia escluso», contro il mancato recepimento dell’”Accordo Stato-Regioni per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera” e le disuguaglianze che si creano fra la popolazione nell’accesso ai percorsi di cura. Vogliamo proseguire una battaglia a garanzia di un diritto universale, pensiamo a tutte le persone che si sono rivolte ai nostri sportelli non in grado di poter accedere ad una visita perché impossibilitati a pagare il ticket: i migranti provenienti dalla Libia, che hanno avuto una forma di protezione internazionale, così come altri in possesso dello stesso tipo di permesso di soggiorno, i quali, non avendo mai lavorato e non rientrando nella categoria disoccupati, non possono essere esenti dal pagamento del ticket. Tutti quelli che sono stati artigiani o lavoratori autonomi e che, non rientrando nella categoria disoccupati, non possono anch’essi essere esenti dal pagamento del ticket. I migranti che non hanno il permesso di soggiorno e non possono dichiarare lo stato di indigenza, come sarebbe in realtà previsto dall’accordo “Accordo Stato-Regioni per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera” (non applicato in questo punto dalla Regione Emilia Romagna).
E’ inoltre necessario contrastare prassi a livello locale che ledono il diritto alla salute. Abbiamo constatato come per esempio a Reggio Emilia non sia scontato che un richiedente asilo sia esente dal pagamento del ticket, nonostante la normativa lo preveda. Per ottenere l’esenzione è stato indispensabile attivare una serie di accompagnamenti e di pressioni presso gli uffici preposti. Queste prassi impediscono l’accesso al diritto e al percorso di autonomia della persona.

Le occupazioni a Reggio Emilia, così come in tante altre città italiane si sono unite alla lotta per il diritto alla casa, che è un diritto negato che riguarda ormai tantissime persone che vivono nel territorio reggiano. Ricordiamo il Signor Boldrini che si è tolto la vita per aver perso la casa il 23 giugno scorso. Il caso Boldrini è emblematico, è l’esempio della disperazione che attanaglia centinaia di famiglie, sia italiane che migranti, morosi incolpevoli che a causa della crisi si sono ritrovati in una spirale che li ha rapidamente privati dei diritti fondamentali per poter definire la propria vita degna. Dopo aver perso il lavoro ed essere rimasto senza reddito diventa impossibile pagare affitto ed utenze, così si finisce vittime di pignoramenti e sfratti.
Per fronteggiare il problema e superare il paradosso di “case senza persone e persone senza casa” crediamo sia necessario trasformare radicalmente l’esistente, capovolgendo il modello di sviluppo della città: recuperare e riqualificare gli immobili sfitti, contrastando la cementificazione ed il consumo di suolo, dando anche la possibilità alle stesse persone che sono rimaste senza casa di poter lavorare al loro ripristino; utilizzare i beni confiscati alla malavita per dare spazio a chi ne ha bisogno; garantire le utenze minime ai morosi incolpevoli; riconoscere la residenza di tutte le persone senza casa che vivono nel territorio cittadino per poter accedere ai servizi sanitari e sociali. E’ inoltre necessario il blocco degli sfratti e la requisizione degli immobili sfitti perché la vita vale molto più della proprietà privata.

Video:

Voci dalle case occupate

Makan
Makan viene dal Mali, è in Italia dal 2011, dopo aver attraversato il deserto in Algeria ed essere arrivato nel 2009 in Libia, da cui è partito allo scoppio della guerra. E’ sbarcato a Lampedusa, passato dalla Sicilia, e arrivato a Reggio Emilia. Qui si è trovato, come tanti, alla fine dell’Emergenza Nord Africa, con il permesso di soggiorno ma senza un lavoro e un posto dove vivere. Dopo quattro mesi di accoglienza al dormitorio della Caritas l’unica alternativa alla strada, senza soldi per un affitto, è stata la ex fabbrica delle Reggiane, nella zona Nord di Reggio Emilia. Entrare nella casa occupata di via Gramsci è stata l’unica possibilità per una vita degna. Sono due mesi che Makan vive qui con altre quattro persone, e si augura di poter continuare a vivere nella casa, finchè non avrà le risorse per potersi permettere un affitto.

Ali
Ali viene dal Burkina Faso, ha deciso di partire nel 2005 dal suo paese per una crisi familiare. E’ partito insieme a suo fratello, ma hanno deciso di raggiungere due paesi diversi. Lui si è diretto in Niger, partito con l’equivalente di 5 euro in tasca. Arrivato in Niger, tramite un contatto, è riuscito a trovare un camion che andava verso Nord. Dopo molte tappe e tanti giorni di viaggio è riuscito ad arrivare in Libia. E’ vissuto 5 anni a Tripoli, lavorando fino allo scoppio della guerra, quando la situazione non era più sicura, soprattutto per gli stranieri. Ha deciso di partire per l’Italia, imbarcandosi su un’imbarcazione che dopo tre giorni di viaggio ha smarrito la rotta. Salvato da una nave, è stato portato a Lampedusa e da qui in Sicilia, quindi in Emilia Romagna, a Sant’Ilario d’Enza. Lì, entrato nel percorso d’accoglienza, ha lavorato con il Comune come volontario. Alla fine del percorso dell’emergenza Nord Africa si è trovato a vivere in strada, dormendo per otto mesi nella ex fabbrica delle Reggiane. Ha chiesto aiuto alla Caritas, ma senza successo. Oggi Ali vive a via Gorizia 12, in una casa occupata da alcuni migranti con il supporto dell’associazione Città Migrante; lo stabile è occupato da circa un anno. Ora vive tranquillo in un luogo che, per quanto precario, gli garantisce una certa serenità.

Dansa
Dansa viene dal Mali, è partito nel 2010 dal suo paese, perché non riusciva più a vivere bene lì, lasciando i suoi genitori e i suoi fratelli. E’ passato dall’Algeria, raccogliendo, con 3 mesi di lavoro, i soldi necessari alla partenza. Aveva solo 14 anni quando è partito per la Libia, ha attraversato faticosamente, con sette ore di camminata, il tratto di deserto per passare il confine libico. In Libia, grazie ad alcuni suoi connazionali maliani, ha trovato un lavoro; nel giugno del 2011 ha deciso di partire alla volta dell’Italia, con un viaggio altrettanto difficile, erano in 235 su una barca, 3 giorni senza camminare, mangiare né bere. Appena arrivato in Italia è stato trattenuto in un campo per minori a Lampedusa, poi è stato trasferito a Massa Carrara, quindi a Viano, in provincia di Reggio Emilia. Al compimento dei 18 anni il progetto di accoglienza per lui è terminato, si è trovato in strada, ha provato a cercare lavoro prima a Napoli, poi a Rosarno, in Calabria. Finita la stagione come bracciante è tornato a Reggio, ha fatto un tirocinio di inserimento, senza trovare opportunità. Insieme ad altri ragazzi maliani è finito anche lui a dormire alle Reggiane, in cui tuttora dormono decine e decine di persone, senza servizi igienici, elettricità, acqua e senza una protezione dal freddo invernale. Ora è contento della sua situazione, da quando è entrato nella casa occupata di via Gramsci, ha la tranquillità di una casa, da cui poter ripartire per cercare anche un lavoro e una diversa stabilità della propria vita. Adesso ha un permesso umanitario, la sua famiglia gli manca, non la vede da anni, ma sa di non poter tornare in questo momento in un paese in guerra come il Mali.

Abou
Abou viene dalla Guinea, è arrivato in Italia dalla Repubblica Ceca. Passato da Milano, è arrivato poi a Reggio Emilia. Ha provato a chiedere asilo politico in città, rivolgendosi a vari enti, tra cui Comune e Caritas, senza riuscire a trovare aiuto, dormendo in stazione, in una condizione di estrema sofferenza. Ha chiesto appoggio all’associazione Città Migrante, è entrato nella casa occupata di via Gorizia, ha avuto una casa, dei vestiti puliti, un supporto per la richiesta di asilo, ha potuto imparare meglio la lingua italiana. Ha vissuto in tanti posti in Europa, ma adesso ha ritrovato finalmente, dopo tanto tempo, un po’ di serenità e la dignità di sentirsi di nuovo una persona.

A cura di ass. Città Migrante

Commento all’art 5 del Piano Casa Lupi- Renzi a cura dell’avv. Alessandra Scaglioni

La residenza è la fotografia di un soggetto nella parte di territorio in cui si trova in un dato momento della vita. Lega la persona al contesto in cui vive e gli permette di esercitare i suoi diritti fondamentali, quelli sanciti dalla carta costituzionale.
Ma non solo. Permette al sistema di pubblica amministrazione di mappare il territorio sul dato umano e di avere contezza di quanti individui si muovono in quel comune andando così a fare emergere il dato esatto di popolazione, essenziale anche per la equa distribuzione delle risorse di welfare.
Pertanto avere la residenza è un diritto e chiederla è un dovere: è uno strumento comunicativo pieno tra individuo e pubblica amministrazione.
Ma se per molti di noi la residenza è solo un veloce disbrigo burocratico per altri, per i soggetti deboli, è la condizione essenziale per uscire dalla invisibilità.
Assistiamo quotidianamente a casi di persone che dopo aver perso il lavoro e di conseguenza la possibilità di mantenere una casa finiscono in strada e lì vengono letteralmente ingoiati dal vortice della invisibilità : da qui a perdere la residenza il passo è brevissimo.
Alcuni di questi soggetti, talvolta intere famiglie, hanno dovuto arrangiarsi alla giornata, in parte facendo i conti con la strada e la carità, ed altri riparandosi in alloggi di fortuna occupando stabili dismessi da molti anni e rimettendoli in pristino a volte anche con l’aiuto della popolazione civile solidale al dramma.
In questo modo si sono riappropriati di un tetto sotto il quale ricominciare a cucire una quotidianità strappata e qualcuno , in questi stabili riportati anche ad una dignità abitativa , ha chiesto la residenza e, in alcuni casi, come a Reggio Emilia, dove il comune ha applicato esattamente la normativa, a seguito di un intervento legale stragiudiziale, l’hanno ottenuta, uscendo da una situazione di illegalità forzata.
Per quanto sopra ritengo che il piano casa proposto dal governo Renzi, con particolare riferimento all’art 5, che impedisce l’ottenimento della residenza negli immobili occupati, benché sfitti da decenni e lasciati a se stessi in pieno degrado anche urbanistico, vada nettamente contrastato poiché in spregio di diritti essenziali.
Credo che un governo che non opera alla luce dei diritti essenziali e che continua a politicare sulla vita dei molti soggetti deboli sia un chiaro segno di un paese che arretra e che non fa i conti con la realtà che lo circonda.
E ’ un governo che opera ad un livello fittizio, patinato, l’ennesimo governo che opera l’esclusione e non l’inclusione.
E come sempre rimane duro compito della società civile, quella fuori dai grandi disegni, quello di battersi per gli abomini di partito ,oggi con particolare riferimento alla necessità di aprire in materia di diritto all’abitare ad un percorso di riqualificazione dal basso degli immobili sfitti ed in disuso coinvolgendo i proprietari delle case inutilizzate.

lug 6

Manifestazione per il diritto all’abitare sab 12 luglio

Posted on domenica, luglio 6, 2014 in Manifestazioni

Manifestazione per il diritto all’abitare
La vita vale più della proprietà privata
Sabato 12 luglio concentramento ore 16.00 Gabella di Via Roma (Porta Santa Croce)
Arrivo Piazza Prampolini, microfono aperto
Manifestazione diritto all'abitare

Il 23 giugno dopo aver perso la casa una persona ha anche perso la vita. A seguito di questo tragico evento, che è l’esempio della disperazione che attanaglia centinaia di famiglie, sia italiane che migranti, morosi incolpevoli che a causa della crisi si sono ritrovati in una spirale che li ha rapidamente privati dei diritti fondamentali per poter definire la propria vita degna, si sono riuniti in assemblea cittadini, associazioni, comitati appartenenti a diverse realtà- impegnate da anni su diversi fronti per il diritto all’abitare- per discutere del tema del diritto alla casa e più in generale di quello che è il diritto alla città.

Per affrontare la questione abitativa a livello cittadino non si può prescindere da un contesto più ampio. Il recente Piano Casa Lupi- Renzi, in sostanza tende ad una tutela del privato, l’articolo 5 lede in maniera brutale il sacrosanto diritto delle persone ad avere accesso ai beni primari, quali acqua ed elettricità e non da ultimo la residenza, qualora si vedano costrette ad occupare una casa per necessità.

C’è una parte della città di Reggio Emilia che sceglie di non rimanere in silenzio e di mobilitarsi per:

  • Il blocco di tutti gli sfratti/pignoramenti ai morosi incolpevoli
  • La Requisizione degli immobili sfitti per metterli a disposizione delle persone che sono rimaste senza casa
  • Il recupero e la riqualificazione degli gli immobili sfitti, contrastando la cementificazione ed il consumo di suolo, dando anche la possibilità alle stesse persone che sono rimaste senza casa di poter lavorare al loro ripristino
  • La garanzia delle utenze minime ai morosi incolpevoli
  • Il riconoscimento della residenza di tutte le persone senza casa che vivono nel territorio cittadino

Invitiamo tutte e tutti sabato 12 luglio ore 16 alla Gabella di via Roma per costruire insieme un percorso che ponga al centro le persone e i loro diritti , perché il diritto alla casa, oggi diritto negato, sia un diritto universalmente riconosciuto,.

Casa Bettola, Ass. Città Migrante, Laboratorio Aq16, Pollicino Gnus, Ass. GA3, Comitato Provinciale Acqua Bene Comune – Reggio Emilia,  Avvocato di Strada Reggio Emilia, Associazione GLM, Emergency Gruppo Reggio Emilia, Coordinamento Provinciale dei Comitati Salute e Ambiente, Collettivo Nonviolento Uomo Ambiente della Bassa, Ass. Mattivo, Ass. Partecipazione

Per aderire: casabettola@gmail.com

giu 30

Cucine senza frontiere – ven 4 luglio a Casa Bettola

Posted on lunedì, giugno 30, 2014 in Eventi

Vi aspettiamo venerdì 4 luglio per la serata che concluderà questo primo ciclo di
Cucine senza fontiere  a Casa Bettola,
cena africana e musica dal vivo con i Piunz per sostenere
le case occupate di Via Gorizia e Via Gramsci!

Cucine senza frontiere B

Dal 13 giugno al 4 luglio il venerdì a Casa Bettola

Casa Cantoniera Autogestita – Via Martiri della Bettola 6, Reggio Emilia

Cucine senza frontiere

Ore 20.00  A tavola per il diritto all’abitare e
un’accoglienza degna

Negli ultimi due anni alcuni profughi provenienti dalla Libia, rimasti senza alloggio e costretti a dormire in strada, si sono riappropriati di un diritto fondamentale, quello alla casa, occupando due stabili abbandonati e lasciati al degrado.

Il contributo della cena andrà a sostegno dei lavori di autorecupero degli edifici: per affermare che l’abitare è un diritto di tutte e tutti e che le case non devono essere lasciate all’abbandono e alla speculazione edilizia!

Cucina africana a cura degli abitanti delle case occupate.

10 €   Informazioni e prenotazioni 3387663416

promuovono ass. Città Migrante e Casa Bettola

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giu 28

Assemblea per il diritto all’abitare Merc 2 luglio

Posted on sabato, giugno 28, 2014 in Comunicati, General

assemblea casa 2 luglioMercoledì 2 luglio alle ore 21.00 assemblea pubblica presso Casa Bettola, via Martiri della Bettola n°6, (RE) perché non bastano l’indignazione ed il cordoglio per una morte ingiusta, perché vogliamo affermare il diritto alla casa, perché Reggio Emilia diventi la città che vogliamo.

Alla fine è accaduto, dopo aver perso la casa una persona ha anche perso la vita. Dopo il 23 giugno non è più possibile nascondere come il diritto all’abitare per tante persone stia diventando un diritto negato, anche nella nostra città.

Dopo anni di crisi, sistemica e strutturale, non si può parlare di un “emergenza”; è da tempo che stiamo vivendo un profondo processo di impoverimento e precarizzazione di tutta la nostra esistenza, che spinge sempre più persone verso l’esclusione sociale. Il modello di sviluppo capitalista, che dal 1999 ha provocato un’urbanizzazione spropositata a Reggio Emilia, ha riempito le tasche degli speculatori piuttosto che garantire il diritto all’abitare.

Nella nostra città il numero degli alloggi popolari è di gran lunga inferiore sia alle migliaia di abitazioni sfitte, disabitate e lasciate in stato di abbandono, sia alle richieste di alloggio, basta guardare il biennio 2010-2011: su 951 richieste sono state solo 67 le abitazioni assegnate.

Il caso Boldrini è emblematico, è l’esempio della disperazione che attanaglia centinaia di famiglie, sia italiane che migranti, morosi incolpevoli che a causa della crisi si sono ritrovati in una spirale che li ha rapidamente privati dei diritti fondamentali per poter definire la propria vita degna. Dopo aver perso il lavoro ed essere rimasto senza reddito diventa impossibile pagare affitto ed utenze, così si finisce vittime di pignoramenti e sfratti.

Le misure messe in atto dal welfare cittadino, come affitti agevolati, pagamento delle utenze da parte di servizi sociali e Comune e sistemazione delle famiglie in hotel, sono inefficaci ed onerose, tendono solo a tappare pochi buchi senza pensare ad una reale soluzione del problema.

Questo perché da una parte si è sempre creduto (e voluto far credere) che Reggio Emilia non soffrisse di questo problema, relegandolo ad una piccola parte della popolazione; ma con l’acuirsi della crisi, il “caso sporadico” è diventato sempre più una prassi; dall’altra parte perché è stata messa davanti a tutto la tutela degli interessi dei privati, come i grandi proprietari immobiliari e le imprese edili, salvandosi la faccia con qualche misura di carattere emergenziale.

Per affrontare la questione abitativa a livello cittadino non possiamo prescindere da un contesto più ampio. Il recente Piano Casa del premier-rottamatore in sostanza tende ad una tutela del privato: se si guarda oltre i numeri sbandierati (ma è già emerso che i fondi stanziati annualmente saranno di molto inferiori) e gli specchietti per le allodole, come l’incremento degli alloggi a canone concordato e la promessa del recupero degli alloggi fatiscenti, l’articolo 5 lede in maniera brutale il sacrosanto diritto delle persone ad avere accesso ai beni primari, quali acqua ed elettricità e non da ultimo la residenza, qualora si vedano costrette ad occupare una casa per necessità.

Nella realtà dei fatti i fondi disposti per il diritto all’abitare sono meno che in passato: se facciamo un confronto con i provvedimenti di 15 anni fa, di fronte ad un numero di sfratti esecutivi tre volte superiore oggi, le famiglie meno abbienti hanno a disposizione risorse tre volte inferiori.

Per fronteggiare il problema e superare il paradosso di “case senza persone e persone senza casa” crediamo sia necessario trasformare radicalmente l’esistente, capovolgendo il modello di sviluppo della città: recuperare e riqualificare gli immobili sfitti, contrastando la cementificazione ed il consumo di suolo, dando anche la possibilità alle stesse persone che sono rimaste senza casa di poter lavorare al loro ripristino; utilizzare i beni confiscati alla malavita per dare spazio a chi ne ha bisogno; garantire le utenze minime ai morosi incolpevoli; riconoscere la residenza di tutte le persone senza casa che vivono nel territorio cittadino per poter accedere ai servizi sanitari e sociali. E’ inoltre necessario il blocco degli sfratti e la requisizione degli immobili sfitti perché la vita vale molto più della proprietà privata!

Invitiamo tutte e tutti ad un assemblea pubblica mercoledì 2 luglio alle ore 21.00 presso Casa Bettola, via Martiri della Bettola n°6, perché non bastano l’indignazione ed il cordoglio per una morte ingiusta, perché vogliamo affermare il diritto alla casa, perché Reggio Emilia diventi la città che vogliamo.

Casa Bettola, Ass. Città Migrante, Laboratorio Aq16, Pollicino Gnus, GA3, Comitato Provinciale Acqua Bene Comune – Reggio Emilia