cittamigrante

ASSOCIAZIONE CITTÀ MIGRANTE - REGGIO EMILIA -

MANIFESTAZIONE CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA SABATO 11 LUGLIO ORE 18.00

cittamigra | 27 Giugno, 2009 18:40

  Sabato 11 luglio ore 18.00 porta S.Croce, Reggio Emilia
 
L'ASS. CITA' MIGRANTE PARTECIPA ALLA MANIFESTAZIONE
INDETTA DALL'ASSEMBLEA IO NON HO PAURA
LEGGI IL DOCUMENTO :
CITTA' MIGRANTE CONTRO LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA CONTRO LO SFRUTTAMENTO PER I DIRITTI DEI LAVORATORI

LA LIBERTA’ FINISCE QUANDO INIZIA LA PAURA 

Il movimento IO NON HO PAURA, promotore della campagna che dallo scorso 18 aprile si batte contro l’ordinanza limitativa del diritto di manifestazione nel centro storico di Reggio Emilia, ritiene doveroso e importante riconfermare la manifestazione cittadina dell’11 luglio. Pensiamo che l’ ulteriore proroga della sospensione dell’ordinanza dal 30 giugno al 30 settembre non sia motivo sufficiente per mandare l’iniziativa politica in vacanza. E’ chiaro che se sindaco, prefetto e questore hanno scelto di rimandare la scelta all’autunno,  sia frutto delle pressioni dei movimenti e della campagna Io Non Ho Paura lanciata da diverse soggettività organizzate del territorio. Rimandata l’ordinanza a settembre  verrebbe da dire, anzi più precisamente al 3 ottobre, il primo sabato utile dopo la tregua. Giorno in cui non avremo paura di infrangere il divieto e dimostrare tutta la debolezza di misure che di sicurezza ne creano ben poca.

Vogliamo manifestare ancora una volta la netta contrarietà al pacchetto sicurezza Maroni ed al clima politico che fin nella nostra città provoca l’adozione di stupide ed ingiuste ordinanze liberticide per tutti e tutte. A Reggio Emilia, dopo le ordinanze anti-immigrazione, le retate ai campetti sportivi e ai luoghi di ritrovo abituali dei cittadini migranti, l’ordinanza che impone la chiusura dei kebab dalle 22, i provvedimenti contro l’alcol e l’aggregazione nel centro storico, il Prefetto, di concerto con il sindaco Delrio, ha alzato il tiro, facendo propria una direttiva del ministro dell’interno Maroni, vietando le principali vie e piazze del centro storico alle manifestazioni politiche per tutto il weekend. Stessa linea che il rieletto Delrio “sceriffo a norma di legge” accentua, dichiarando che il suo nuovo mandato calcherà in maniera decisa il leit motive securitario. Tendenza inaugurata con la nuova ordinanza contro ambulanti abusivi e mendicanti. Arrendetevi illusi: legge contro i poveri non contro la mafia, norme contro chi sopravvive non contro chi specula, agevolazioni per le boutique e ordinanze contro chi vuole vivere il centro storico come bene comune gratuito…

D’altronde il teatrino politico-economico visto con l’assemblea generale di Confindustria dello scorso 22 giugno al teatro Valli rende bene l’idea di quale sicurezza si parli: soldi pubblici a banche e industriali e briciole per gli espulsi dal mercato del lavoro. Una sala gremita di grandi e medi imprenditori locali, alla presenza della presidente Marcegaglia, del segretario Cisl Bonanni e di quasi tutto il mondo politico reggiano, ha richiesto a gran voce l’impegno della politica per rilanciare l’economia in crisi. E, ovviamente, la politica risponde in modo affermativo, chinando la testa agli industriali, promettendo mari e monti e facendo ben capire a chi andrà l’occhio di riguardo per i prossimi cinque anni di amministrazione locale. In questo senso possiamo scorgere una nuova funzione prospettica del divieto a manifestare: se la crisi accentuerà ancora i disagi (soprattutto nei portafogli) delle persone, esse tenderanno a ribellarsi, per cui serve necessariamente un argine contro eventuali insorgenze. La piazza in questo momento è territorio pericoloso, è zona rossa.

Ritenendo la grave situazione economica-sociale- politica reggiana figlia di meccanismi globali che travalicano i confini provinciali, vogliamo dare alla mobilitazione dell’11 luglio ampio respiro guardando a quello che in quella settimana succederà nel travagliato territorio della città dell’Aquila. Contestiamo la scelta ignobile di questo governo di voler svolgere in quel territorio il G8, ovvero il vertice dei governi che questa crisi hanno generato. Aderiamo all’appello dell’assemblea riunita all’Aquila il 21 giugno per una mobilitazione contro il G8 diffusa nelle varie città italiane. Appoggiamo chi, nei territori colpiti dal sisma, si vive oggi la lotta contro la crisi come il sacrosanto diritto di auto-organizzarsi nei campi e decidere come, dove, quando ricostruire la propria città.

                               Assemblea IO NON HO PAURA Reggio Emilia                                             http://iononhopaurareggioemilia.blogspot.com/     

 

LA SCUOLA DI ITALIANO RIMANE APERTA DURANTE IL MESE DI GIUGNO E LUGLIO

cittamigra | 15 Giugno, 2009 19:29

La scuola di italiano rimarrà aperta anche durante il mese di giugno e luglio. Le iscrizioni sono  aperte e gratiute. Le lezioni durante i mesi estivi si svolgono il mercoledì dalle 19.30 alle 21.30. Durante questo periodo il progetto della scuola di italiano prende il titolo di Imparare in cammino,  un progetto che si sta costruendo con uno storico reggiano specialista della storia dell'immigrazione italiana. L'obbiettivo è dare agli allievi qualche riferimento storico su questo elemento che è parte della memoria dell'Italia. Questo scopo sarà raggiunto in un primo momento con  lezioni in aula tenute dallo storico, poi verranno organizzate passeggiate attraverso la città per capire il territorio,per viverlo, per scoprire la memoria dei diversi quartieri. Questo progetto, sottolinea Carloline Tobaty - una delle insegnanti della scuola di italiano -  "nasce ancora una volta dalla domanda che mi fece una sera uno degli allievi. Incontrandolo per strada, mi chiese perché erano presenti sui marciapiedi e su alcuni negozi quadretti di colore rosa. Spiegai allora che questi quadretti avevano la funzione di segnalare agli abitanti che in quei luoghi, che siano negozi, bar oppure musei, c'erano delle mostre fotografiche. L'osservazione di questo ragazzo mi fece capire che pure essendo straniero sapeva osservare, notava i cambiamenti della città e si interrogava. Lui aveva il diritto di fare la domanda, ma aveva anche il diritto di avere una risposta. Ogni cittadino e abitante della città ha diritto di conoscere il territorio dove vive, dove respira, ha il diritto di capire i suoi cambiamenti e la sua memoria. Così è nata l'idea di questo progetto."

Resoconto di questo anno di attività della scuola di italiano dell'associazione Città Migrante  (a cura di Caroline Tobaty -una delle insegnanti della scuola)

Pedagogia e didattica

a) i primi passi

All'inizio dell'anno mi sono ovviamente soffermata a lungo sull'alfabeto e sulla presentazione. Sapere dire il proprio nome, sapere darsi una prima identità in una lingua straniera è il primo mattone della comunicazione. Sembra ovvio per chi non ha vissuto uno straniamento spaziale, geografico, per chi insomma non è mai partito, dare il proprio nome e presentarsi è essenziale perché inconsapevolmente nominandosi un ragazzo di origine straniera crea il primo ponte tra il paese lasciato e il paese di adozione, la prima passerella con l'italiano che lo sta ascoltando. E' per tutti noi il primo dono che abbiamo ricevuto e il primo dono che facciamo ad uno sconosciuto. Questi primi passi spesso faticosi mi hanno anche permesso di valutare il livello di alfabetizzazione di ciascuno. Così mi sono accorta che tutti non solo erano alfabetizzati ma conoscevano anchei caratteri latini.

b) la grammatica di base

Lungo fu il percorso per portare i ragazzi ad una padronanza almeno parziale della grammatica italiana di base. Bisognava essere pazienti, ripetere spesso, ascoltare le loro difficoltà, cercare anche di capire le loro lingue e le loro strutture linguistiche. Le lezioni di grammatica di base si articolavano con molti esercizi (frasi da compilare, verbi da coniugare, dettati). Insegnare ad adulti stranieri richiede un ascolto diverso rispetto all'insegnamento a bambini. Ogni esempio che sia un esempio grammaticale o lessicale e ogni spiegazione deve essere collegata ad un loro bisogno, alla loro realtà, al loro quotidiano. Richiede quindi una grande capacità d'ascolto, e anche di ascolto dei loro silenzi, che sono traduzioni di disagi ma anche di attese. Solo dando sollievo a questi disagi e rispondendo alle loro attese riusciamo a poco a poco ad imparare insieme. Il problema di motivazione oppure di attenzione con questi ragazzi è minimo : loro vengono per studiare, si siedono e sanno che per due ore ci sarà da imparare. Non c'è stato bisogno da parte mia di uno sforzo disciplinare. Ovviamente la frequenza degli allievi è variabile. Ho notato ad esempio che nei mesi invernali (da gennaio a marzo) la presenza era meno importante, ma insegno comunque, pure se si presenta un solo ragazzo. Questa frequenza variabile si può spiegare in diversi modi : la ricerca di un lavoro, l'orario lavorativo che non coincide con l'impegno scolastico, la stanchezza, lo scoraggiamento...tanti fattori entrano in gioco e l'importante per l'insegnante è continuare e non chiedere mai conti. A scuola non ci sono “bollette” da pagare, conti da rendere, giustificazioni da dare. Siamo liberi di venire o di non venire. Questo principio fondamentale crea ovviamente difficoltà per noi insegnanti, in quanto richiede grande capacità di adattamento, anche al livello pedagogico e didattico.

c) l'interazione : imparare giocando, imparare cantando, educazione alla cittadinanza, imparare “in cammino”

L'interazione : è l'elemento fondamentale del percorso didattico. Non deve essere il fine ma il mezzo. Fare in modo che gli allievi possano scambiare, comunicare tra di loro, chiacchierare. Per creare un terreno di interazione favorevole e vivace ho utilizzato spesso dei giochi.

I giochi : sono di diversi tipi. Cercando la costante partecipazione di tutti e il coinvolgimento di ognuno ho utilizzato spesso giochi lessicali come il famoso gioco dell'impiccato. Ha riscontrato un grande successo e ha scatenato tante risate. Tengo a sottolineare che l'omino è stato impiccato una volta sola durante questo gioco che ho fatto due volte! Uso molto volentieri giochi che permettano uno scambio di idee. Così ho realizzato un gioco che possa permettere agli allievi di chiacchierare su diversi argomenti. Il gioco si articolava in questo modo : nell'aula ho separato gli allievi in coppie. Ogni coppia doveva tirare a sorte un pezzo di carta dove era scritto un tema del quale parlare e doveva poi conversare su questa tematica. Le altre coppie di giocatori dovevano assolutamente ascoltare bene il loro dialogo. Una volta lo scambio finito facevo domande di comprensione alle altre coppie sul discorso che aveva tenuto la coppia coinvolta nel dialogo. E così via... Ho realizzato un altro gioco che assomiglia al famoso “Tabù”. I ragazzi, divisi in due squadre, dovevano far indovinare parole da me scelte alle loro squadre, senza mimare, senza dare parole della stessa famiglia lessicale e semantica della parola da fare indovinare. Questo gioco permette di sviluppare la propria conoscenza lessicale ma anche la propria capacità teatrale, la propria capacità comunicativa. Altri giochi saranno sicuramente organizzati.

Imparare cantando : con il sole che sorge, ho deciso di iniziare un ciclo di canzoni. Faccio studiare agli allievi canzoni con tematiche diverse, avendo cura di scegliere una canzone con un testo da loro immediatamente accessibile. La prima canzone che abbiamo studiato e che cantiamo tuttora è stata “Dieci ragazze per me” di Lucio Battisti. Questa iniziativa è nata proprio da un allievo che un giorno presentandosi a lezione mi chiese se poteva cantare due canzoni. Allora senza nessun tipo di vergogna e timore, davanti a tutti, iniziò a cantare due canzoni di Laura Pausini, con un bellissimo accento arabo. Così grazie a lui ho pensato che la canzone potesse diventare un ottimo mezzo pedagogico.

Educazione alla cittadinanza : è un elemento a cui tengo tantissimo e che secondo me è essenziale se vogliamo vedere in modo più completo il mondo che circonda gli allievi e tutti noi. Loro vivono in città, hanno occhi per guardare, sentono quello che succede nella nostra società e sulla loro pelle,. Così ho fatto due lezioni di educazione alla cittadinanza. La prima riguardava la Dichiarazione dei diritti umani. Ho colto l'occasione dell'anniversario di questa dichiarazione (quest'anno festeggiava già i suoi sessant'anni) e ho stampato traduzioni della dichiarazione in varie lingue : arabo, ucraino, inglese, francese. Dopo una spiegazione storica della nascita del testo e dopo avere ribadito l'importanza di una tale dichiarazione, ho lasciato che ognuno di noi leggese almeno un articolo nella propria lingua. Fu un momento commuovente sentire che nell'aula risuonavano  parole così importanti per ogni essere umano. I diritti universali di ogni uomo volavano e cantavano in diverse lingue, come un canzone di lotta, come un inno alla speranza. La seconda iniziativa di educazione alla cittadinanza riguardava la storia del primo maggio. Ho accennato alla nascita di questa giorno, il perché è apparsa questa festa, in che paese e dopo quali lotte.  Spiegando poi che durante il periodo del fascismo la festa fu proibita da Mussolini, ne ho approfittato per fare una piccola lezione di storia italiana spiegando chi era Mussolini e cosa fece durante il suo dominio politico.

Conclusione Un ragazzo mi fece una sera una domanda riguardante l'imperfetto, chiedendomi quando si poteva usare questo tempo. Spiegai che l'imperfetto si usava per parlare di un momento passato che si ripeteva su un periodo più o meno lungo. Per far capire questo concetto gli feci notare che quando parlava della vita che aveva prima nel suo paese, poteva usare l'imperfetto per raccontarmi quello che faceva. Lui allora mi disse che l'imperfetto non lo usava, non parlava mai del suo paese, non aveva passato. E non pensava di avere nemmeno un futuro, non era neanche sicuro di avere un presente ora. Questo ragazzo ha 23 anni e si sente assente ovunque, assente del proprio passato, dal proprio futuro, dal proprio presente. La sua osservazione è forse la vera definizione dell'essere straniero, dell'essere strappato. Noi con la scuola di  italiano dell’associazione, con il poco che possiamo fare, cerchiamo di dare la possibilità a ragazzi come lui di ricostruire il puzzle delle loro vite. Perché possano guardare in avanti e camminare sempre con più dignità. Loro ci offrono sempre tanto. Entrano con un sorriso che mi fa dimenticare ogni momento difficile della giornata. Quando esplode una risata collettiva non la freno mai, ridere è sfogo necessario per sentirsi leggeri e dimenticare per qualche secondo una realtà che opprime. I ragazzi che si siedono nell'aula ci offrono la possibilità di scambiare culture e modi di pensare. Così discutiamo sulle religioni, sui sentimenti, così gentilmente ci prendiamo in giro, così mi insegnano qualche parola in arabo e ridono del mio accento, così ci aiutiamo ogni settimana di più, perché anche loro mi permettono di camminare con la schiena dritta, con più dignità. Insieme nella convivenza costruiamo la nostra strada di vita.

MANIFESTAZIONE 1 MAGGIO 2009

cittamigra | 03 Maggio, 2009 10:52

Se non tu chi? Se non oggi quando? Domani sarà troppo tardi

Le valutazioni di Olesea Cozirev (Ass. Città Migrante) alla fine del corteo e il contributo dell’esperienza migratoria di Abdelghani Benaissa (Ass. Città Migrante)

Tratto dal sito del Meltingpot  

logo 1 maggio 
     

Olesea Cozirev                                                                                  

Siamo molto contenti di come sia andata questa giornata di mobilitazione. È stata la dimostrazione di una nostra forza come migranti, perché quando un migrante esce in piazza significa qualcosa di importante. La manifestazione di oggi è stata organizzata non solo perché il primo maggio è diventata anche la nostra festa, questo è il nostro terzo corteo che organizziamo il primo maggio, ma soprattutto siamo scesi in strada per dire che non siamo responsabili di questa crisi e il pacchetto sicurezza non lo vogliamo.
È stata una manifestazione diversa da quella dello scorso anno. Nel 2008 è stato il primo maggio migrante ed al corteo hanno partecipato in maggior parte persone di origine straniera, quest’anno invece il risultato è stato quello per cui abbiamo lavorato e costruito per la preparazione del corteo, un primo maggio meticcio, che ha portato in piazza non soltanto migranti ma anche italiani. Questo primo maggio è il risultato del lavoro che abbiamo fatto durante un intero anno. Vorrei evidenziare soltanto un paio di cose che sono per noi molto significative. Città Migrante fin dalla sua nascita si è occupata dello sfruttamento della manodopera irregolare e abbiamo adesso ottenuto, con un duro lavoro, circa una ventina di permessi di soggiorno attraverso l’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione. Questi permessi di soggiorno equivalgono a venti vite, a venti futuri, forse a venti famiglie e venti bambini. L’altra questione riguarda la crisi che stiamo attraversando tutti, siamo nella stessa barca, migranti e non: per esempio il ragazzo che ho di fianco sta come me, anche lui è precario e sta male, oppure il medico che si è opposto alla cancellazione del divieto di segnalare gli irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie. Queste sono le persone che con noi oggi sono scese in piazza. Sono le persone con cui in questo anno abbiamo costruito un percorso comune e oggi vogliamo fermare insieme quello che di peggio domani potrebbe capitare. La crisi che vive un migrante ed un italiano è molto simile anche se un precario o un giovane disoccupato italiano è più fortunato perché ha alle spalle una famiglia. Un migrante, se per esempio non è più in grado di pagare l’affitto oppure il mutuo non ha nessun luogo in cui andare.
La cosa più significativa riguarda la questione della perdita del lavoro. Un migrante perdendo il lavoro perde il permesso di soggiorno e questo porta al ritorno all’irregolarità. Questo non vogliamo che avvenga ed è anche per questo che manifestiamo oggi. Se domani io perdo il lavoro, un altro perde il lavoro, un altro ancora e via dicendo ci mettiamo insieme e chiediamo che sia rinnovato il nostro permesso nonostante il lavoro.
La situazione che si sta vivendo dimostra il fallimento della legge Bossi- Fini, oggi nella crisi si vede più che mai l’ipocrisia e la debolezza del sistema legislativo e politico.
In questo periodo di crisi economica e sociale si stanno costruendo artifizi come la paura che si sta creando contro i migranti. Si crea un nemico, è colpa sua se sto male, ma io non credo che il nemico sia il più debole. I nemici sono più lontani e sono sotto scorta. Non è colpa dei migranti che si trovano in questo paese se la vita è diventata così difficile. Su questo clima di paura del domani nasce il pacchetto sicurezza.
Come donna e come cassaintegrata io non riesco a mandarlo giù questo odio. Da dove è arrivata questa emergenza sicurezza? A chi rende la vita più facile e sicura se io pago 200 euro per il mio permesso di soggiorno? Chi è che si sente più sicuro se la clandestinità è un reato? Se per gli atti civili serve il permesso di soggiorno? Questo fatto è gravissimo perché si negherà il diritto di matrimonio alle persone irregolari, il diritto a riconoscere un figlio e a registrare un morte.
Introducendo il reato di clandestinità il dirigente scolastico dovrà denunciare il genitore irregolare che iscrive il figlio a scuola. La conseguenza sarà che questi bambini perderanno il diritto all’istruzione. E chi ancora gode di questo diritto troverà i suoi figli in classi separate, discriminando i migranti fin da bambini. La detenzione nei CIE fino a sei mesi serve soltanto ad arricchire le tasche dei costruttori e degli appalti non di certo all’identificazione degli irregolari, cosa fra l’altro detta dallo stesso sottosegretario dell’interno Mantovano.
Il nostro percorso vuole essere anche di incontro con le persone per ascoltarci e capire che convivenza e solidarietà possono aiutare a risolvere dei problemi comuni.
Io per esempio sono felice di essere parte di Città Migrante perchè questo mi permettere di poter raccontare quello che vivo, di manifestare e scendere in piazza, di aiutare le persone che si trovano in difficoltà. Questo è il modo in cui abbiamo deciso di essere parte attiva di questa società. Oggi principalmente sono i migranti che ci contattano per questioni di insoluti nei luoghi di lavoro ma in futuro potrebbe essere anche un italiano ad avere lo stesso tipo di problema che noi ormai affrontiamo da anni. Io sono libera come tutti quelli che hanno avuto il coraggio di uscire oggi e di urlare io non ho paura.


Abdelghani Benaissa Il divieto si sognare

Era la prima volta che prendevo un aereo, avevo paura di ciò che mi aspettava dall’ altro lato del Mediterraneo dietro migliaia di chilometri che ho dovuto percorrere, paura di un futuro incerto, paura del destino.
Non ero mai stato in Italia, l’avevo soltanto vista in tv, o magari letto qualche libro sulla sua storia, sapevo che il papa sta nella città del vaticano a Roma, che a Firenze ci sono i monumenti ed è tra le più belle città nel mondo, che Milano è la capitale della moda, sapevo che ci sono tre milioni d’italiani dappertutto nel mondo tra migranti e figli di migranti, persone che hanno dovuto lasciare il paese, le loro famiglie, gli amici , per una vita migliore per poter dare un futuro ai loro figli, e soprattutto per sfuggire la povertà e alla burocrazia. Forse questa era la ragione che mi ha spinto a scegliere l’Italia.
Ognuno ha la sua Germania o la sua America da raggiungere, ognuno ha il suo nord ed il suo sud, la mia America era l’Italia. È stata una decisione molto difficile per me, andarsene via dal mio paese, lasciare la casa dove sono cresciuto per una destinazione sconosciuta , per un altro paese molto diverso del mio, con una cultura diversa, lingua diversa, costume e religione diversa. Era una sfida per me anche io dovevo farlo per poter dare un senso alla mia vita, avere l’opportunità di studiare, per sottrarmi alla miseria e all’ingiustizia, per avere un bel futuro. E da lì iniziò la mia storia che non è molto diversa dalla storia di oltre 800.000 persone senza documenti come me (i cosidetti clandestini).
Credo fui molto più fortunato del mio amico Said che ha dovuto sfidare la morte a bordo di una barca per cinque giorni nel mare senza cibo, perse il suo fratello maggiore in un percorso del genere. Questo è il prezzo che ha pagato per arrivare al suo paradiso. O magari Ismael, un senegalese di 25 anni, che come prima tappa percorse migliaia di chilometri per arrivare al sud della Libia, lì rimase per due anni a fare lavori pesanti per guadagnarsi il suo posto su una delle barche della morte, dato che nessuno sapeva se arrivasse vivo o morto.
L’Italia mi ha insegnato tanto, forse la prima cosa che impari è che finché non hai i documenti è vietato sognare o desiderare qualche cosa, di conseguenza anche i sogni vengono messi da parte, ho imparato ad accantonare le mie ambizioni. Che uno senza documenti è una persona senza identità, è uno senza nessun diritto, che non esiste proprio, è una persona che fa paura a tutti. Nonostante ciò è buono lo stesso a spezzarsi la schiena sotto il sole a fare i lavori pesanti e rischiosi che gli italiani ormai non li fanno più.
Sappiamo che tutto ciò che sta avvenendo non è legittimo. Perché non è giusto vivere cosi , emarginati della società, non è giusto vivere nell’oscurità, non è giusto essere pregiudicati unicamente per la mancanza dei documenti , non è giusto che dobbiamo nasconderci come dei criminali ogni volta che una pattuglia dei carabinieri o della polizia ci passa vicino, non è giusto che il potere fa finta di non vederci, e non si muove per cambiare le cose, non è giusto che siamo usati come capri espiatori, non è giusto che sopravvivo qui da sei anni e mezzo e che non posso tornare al mio paese per ritrovare i miei cari.
Ci vogliono senza dignità, ci vogliono impercettibili, ci vogliono come servi. Il sociologo Max Frisch diceva “abbiamo chiamato delle braccia, ci siamo ritrovati con delle persone”. Ecco cosa desiderano, solamente schiavi, che lavorano e poi magari dopo il lavoro trovano altri spazi il più possibile distanti da loro dove non possono essere né visti nè uditi. Tuttavia secondo voi quando quei lavoratori escono dalle case dove hanno curato gli anziani o i bambini, quando escono dalle fabbriche, dai cantieri e dai campi agricoli, cosa possiamo fare di loro? Li nascondiamo dove non si può vederli ne udirli? Queste persone quando finiscono di lavorare camminano per strada, passeggiano nei giardini, frequentano i ristoranti ed i bar, in breve vivono, è normale perchè fanno parte della società.(Che lo vogliate o no!)
“Capita a tutti di perdere soldi, non è una cosa grave perchè i soldi vanno e vengono. Ma se perdi un vero amico hai perso la tua metà , invece se perdi la salute hai perso tutto in questa vita”. Queste sono le parole di Vladimir un ucraino che tornò a casa sua dopo aver passato tre anni sfruttato, sotto pagato, maltrattato. Tornò da sua moglie e dal suo bimbo, lui non voleva perdere tutto! Capì che qui si lavora come un cane e si muore come un cane. Ovunque vai devi cominciare del basso e mano a mano arrivi al tuo scopo, è giusto! In Italia è uguale cominci del basso ma per andare più in giù. In questo posto devi obbedire, non protestare e tacere e se qualcosa non ti va bene te la devi fare andare bene lo stesso, devi chinare la testa ed adattarti a ogni situazione di sfruttamento, ed a qualsiasi tipo di segregazione e oppressione, mascherate dietro la nuova politica di sicurezza, con principalmente leggi e regole discriminatorie e razziste per calpestare ancora di più la libertà e i diritti di tutti e tutte, migranti e italiani.
Il posto da dove provengo io è molto particolare, dato che non puoi fare due passi senza essere salutato da qualcuno, anche se non lo conosci ! Lui parla con te, ti sorride e magari t’invita a bere un caffè o a mangiare a casa sua! Sembra strano, ma da noi è cosi! La gente esiste perché è pura e semplice, non hanno paura di guardarti negli occhi quando si esprimono, perché non sono superficiali, non hanno paura di avvicinare o accogliere una persona nuova o diversa perché siamo tutti essere umani , da noi se non vedi un tuo vicino di casa per due o tre giorni devi andare a chiedere sue notizie per vedere se sta bene o se ha bisogno di qualcosa. Da noi se una persona perde un parente trova sempre tutti quanti intorno a sé per condividere con lui l’amarezza dell’accaduto. Da noi non serve un invito per partecipare a qualunque festa nel quartiere. Mi manca tantissimo il rumore che facevano i bambini giocando con il pallone o magari correndo dappertutto nel palazzo dove abito, mi mancano le fragranze dei piatti tipici algerini che annusi in giro per la città, mi mancano i sapori e i colore della frutta fresca raccolta nella coltivazione di mio zio, mi manca la voce dolce della mia mamma quando mi chiamava dal balcone per dirmi che la cena è pronta o la mattina presto quando mi svegliava con delicatezza per andare al lavoro. Mi mancano le camminate che facevo con mio padre lungo la strada alberata che sbuca sul grande parco pubblico dove stavamo lì ore e ore a chiacchierare su di tutto e di niente o quando osservavamo i ragazzini divertirsi al gioco dello sbirro ed il bandito, questa scena la vedo nuovamente anche oggi, nella vita di tutti giorni e prendo parte anche io, ma sono sicuro di non avere il ruolo del buono che va alla caccia del cattivo dato che le regole di questo gioco vizioso non le faccio io e dato che lotto tutti giorni per sopravvivere.
Anche qui la gente viveva come noi al paese nostro. Ma con il tempo tutto è cambiato. Gli italiani sono diventati così impegnati che non trovano neanche il tempo per loro stessi, divenuti così sofisticati che non possono fermarsi un attimo per scambiare due parole con nessuno, anche con il vicino di casa. Fanno tutto di fretta, ciascuno vive nel suo mondo, ciascuno ha i suoi dubbi ed i suoi pensieri. Nessuno vuole condividere la sua felicità o il suo dolore. Nessuno ha voglia di aprirsi con gli altri, provare a capire i motivi e le ragioni chi hanno costretto queste persone a venire da loro, provare di mettersi nella loro pelle e penetrare nel più profondo della loro mente per arrivare a percepire la loro melanconia , angoscia e dispiacere di vivere lontano delle loro famiglie, dal loro paese e di essere isolati dalla società. Penso che gli italiani hanno paura di tutto ciò che sembra diverso anche se la diversità fa la ricchezza della società, hanno perso una parte dei valori umani, che tempo fa gli consentirono di avere un rapporto interpersonale sereno e puro, senza considerare il colore della pelle o la provenienza.

Leggi il comunicato di lancio della manifestazione

Leggi la cronaca della giornata

MANIFESTAZIONE 1 MAGGIO 2009

cittamigra | 14 Aprile, 2009 18:10

  SE NON TU CHI? SE NON OGGI QUANDO? DOMANI SARA' TROPPO TARDI

1 MAGGIO DI LOTTA

 Siamo gli stessi che hanno manifestato nelle strade di Reggio Emilia il 1° maggio 2007 contro lo sfruttamento della manodopera clandestina, siamo quelli che dopo varie mobilitazioni sono di nuovo scesi in Piazza un anno dopo, il 1° maggio migrante. Anche quest’anno vogliamo riempire le strade della nostra città. Un anno particolare che da quando abitiamo queste terre non avevamo ancora visto. La crisi che stiamo attraversando è epocale e coinvolge tanti di noi, lavoratori migranti e lavoratori italiani. Tantissimi sono i cassaintegrati, tanti sono anche quelli che il posto di lavoro lo hanno già perso e che un altro non lo stanno trovando. Le rate del mutuo che si accumulano, le morosità per l’affitto che aumentano, le bollette da pagare, la spesa e il lavoro che non arriva rende la vita di ognuno di noi ormai insostenibile. Siamo in tanti a pagare il prezzo di questa crisi, una crisi che però non abbiamo generato. Gli studenti pagano i tagli nella scuola perdendo dei diritti nel mondo dell’istruzione e i lavoratori pubblici subiscono il licenziamento dei precari aumentando la crisi di personale, noi migranti perdendo il lavoro perderemo anche il permesso di soggiorno e in questo modo l’irregolarità continuerà ad aumentare con ripercussioni gravi all’interno del tessuto sociale. E nel frattempo il governo regala soldi alle  banche, agli industriali e ai finanzieri . Questa situazione ha generato un clima di paura che trova risposte facili e qualunquiste nella cosiddetta guerra fra poveri in cui diventa molto più semplice attaccare il più debole invece che prendersela con i veri responsabili, potenti e ricchi. E’ più comodo e meno impegnativo pensare che sia il vicino a rubarci quello che spetterebbe a noi. Ma quel vicino in realtà è nella nostra stessa situazione, vive le nostre stesse paure e sta cercando di sopravvivere in questo stesso mondo. Ed è proprio in questo clima di paura che nasce il “pacchetto sicurezza” . Ma sicurezza di chi, sicurezza per chi? Chi è che si sente più sicuro se noi migranti paghiamo più soldi per il permesso di soggiorno, se siamo qui senza la famiglia perché ci vengono ristretti i parametri per poterci ricongiungere, se i medici dovranno denunciare gli irregolari che cercano cure sanitarie, se vengono posti divieti a manifestare, se gli scioperi potranno essere solo virtuali? L’unica sicurezza che rimane è quella di perdere dei diritti. In questo stesso clima anche in una città come Reggio Emilia stanno prendendo piede movimenti di destra come la neonata libreria fascista di Casa Pound. La risposta a questo clima di paura pensiamo che sia quella di abbattere il muro della diffidenza e dell’indifferenza con la solidarietà, e di combattere insieme contro un nemico più grande ma anche quello realmente comune. Per questo invitiamo il 1 maggio 2009 tutte e tutti, lavoratori migranti, italiani, cassaintegrati, disoccupati, studenti, insegnanti, medici ma anche tutti quei cittadini che hanno voglia di gridare io non ho paura, io manifesto, io esco, io le ronde non le voglio, io sono qui e questa crisi non la pago per un primo maggio 2009 che sia una giornata di lotta.

MANIFESTAZIONE 1 MAGGIO 2009:
METTINGPOINT ORE 14 PIAZZALE MARCONI (STAZIONE TRENI)

 

PER FERMARE IL RAZZISMO ISTITUZIONALE 

PER DIRE NO ALLE RONDE 

PER IL DIRITTO DI MANIFESTARE IL SABATO E LA DOMENICA IN CENTRO STORICO

PER IL MANTENIMENTO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO ANCHE IN CASO DI PERDITA DEL LAVORO 

PER RINEGOZIARE IL MUTUO IN CASO DI PERDITA DEL LAVORO

PER FERMARE GLI SFRATTI 

PERCHE’ TUTTI POSSANO USUFRUIRE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI 

NO AL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA 

PER IL MANTENIMENTO DEL DIVIETO DI DENUNCIA DEI MIGRANTI SENZA DOCUMENTI CHE SI RIVOLGONO ALLE STRUTTURE SANITARIE E DELLA POSSIBILITÀ DI REGISTRARE LA NASCITA DEI LORO FIGLI 

PER LA CHIUSURA DEI CIE (cpt)

PER LA GARANZIA DI ACCESSO AL DIRITTO DI ASILO  

scarica la locandina multilingue

1 МАЯ 2009 (russo)

 مظاهره الاول من مايو 2009

  1 OF MAY 2009

MANIFESTION 1 MAI 2009  

 

PERCORSI DI FORMAZIONE SU ASILO E IMMIGRAZIONE

cittamigra | 13 Aprile, 2009 17:09

Promossi dalle associazioni Ya Basta Bologna, Ya Basta Reggio Emilia e Rumori Sinistri Rimini

Perché un nuovo corso di formazione
L’attività degli Sportelli Migranti di Reggio Emilia, Bologna e Rimini ha affrontato, nel corso del tempo, diverse tematiche legate al mondo dell’immigrazione. In particolare la costante interazione dei volontari delle associazioni con i cittadini di origine straniera ha fatto nascere il desiderio e la necessità di approfondire ed affinare la conoscenza su alcuni ambiti specifici della condizione dei migranti nel territorio: il lavoro e la protezione internazionale. Mai come ora come operatori di strutture indipendenti ci interroghiamo sull’importanza dei nostri servizi di consulenza e orientamento per cittadini migranti, in un’epoca storica attraversata da una crisi economica senza pari che ridefinisce, insieme alle nuove politiche sulla sicurezza, lo stesso concetto di cittadinanza e di converso l’accesso e la garanzia ai servizi primari posti in essere nei vari territori. La pressione verso paradigmi razzisti e sicuritari rischiano infatti di produrre un allontanamento dei cittadini migranti dai servizi pubblici, favorendone il ritorno ad una condizione di irregolarità, anche a fornte della perdita del posto di lavoro, al crollo della produzione nel settore terziario, all’aumento dei costi dei beni di consumo, degli affitti, delle case.
La centralità del tema lavoro si fa ancor più critica in questo contesto, dal momento che la legge Bossi-Fini si fonda sul legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro e su requisiti di reddito minimo, aspetti che trasversalmente sono duramente investiti e ulteriormente problematizzati dal processo di crisi economica. Una nuova centralità assume anche il tema della protezione internazionale, poiché in tanti territori del pianeta aumentano conflitti e guerre espresse in forme nuove, sia di attacco ai diritti fondamentali degli esseri umani, sia di schiavitù e sfruttamento che si generano dentro un quadro globale in cui il valore della vita umana scompare di fronte agli interessi di controllo e accesso alle risorse. In questo contesto sono tuttavia maggiormente limitati i canali della protezione e dell’asilo, compressi dagli interventi nazionali e sovranazionali che, con l’intento di bloccare la migrazione irregolare, colpiscono tutte le vittime di violenze e persecuzioni, proiettandole verso nuovi incubi.
Per questo diventa fondamentale, dopo la ridefinizione di importanti passaggi normativi e di fronte ai cambiamenti in atto a livello globale, proporre un corso di formazione che sappia guardare al presente, per porre in essere nuove strategie d’intervento sul tema della cittadinanza e dei diritti per i cittadini migranti fuori dall’emergenzialità, ma soprattutto fuori dal paradigma della paura che genera esclusione, indifferenza e stigmatizzazione sociale verso tanti uomini e donne che abitano nelle nostre città.

Primo modulo
Il diritto di Asilo
A cura di Elisabetta Ferri, Progetto Melting Pot Europa

Venerdì 8 maggio 2009, ore 15.30–19.30
Sabato 9 maggio 2009, ore 9.30 -13.30 e 14.30-18.30
 

- Quadro normativo di riferimento: La normativa internazionale e comunitaria e la normativa italiana 
- La prassi applicativa:
- la richiesta e il riconoscimento della protezione internazionale (tempi, soggetti competenti, diritti del soggiorno, criticità) 
- Il permesso di soggiorno per rifugio e per protezione sussidiaria
(caratteristiche, diritti collegati, rinnovo, conversioni) 
- Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati
(competenze, procedure, diritti e doveri, criticità)

Secondo modulo
Migranti e lavoro
A cura di Baila Ndiaye Makhetar, Sportello Lavoro Ass. Città Migrante

Sabato 16 maggio 2009 ore 9.30-13.30 e 14.30-18.30
Venerdì 22 maggio 2009 ore 15.30–19.30

- Quadro normativo di riferimento 
- Contratto Collettivo Nazionale e busta paga 
- Dimissioni, licenziamenti, potere disciplinare del datore di lavoro 
- Processo del lavoro
- Tutele previdenziali e disoccupazione

Gli incontri si tengono presso
Associazione Ya Basta!, Via Casarini 17/4 Bologna

Il corso è rivolto ad operatori volontari e non, rifugiati, migranti, studenti e a tutti gli interessati.
Alla formazione seguirà un laboratorio di ricerca e di inchiesta su lavoro e su diritto di asilo nelle città di Bologna, Reggio Emilia e Rimini. Per partecipare rivolgersi alle associazioni promotrici.

La partecipazione al corso è gratuita
Al termine del corso sarà rilasciato l’attestato di partecipazione

Per informazioni ed iscrizioni:
cittamigrante@gmail.com 
invia la domanda di iscrizione (Domanda_di_iscrizione.doc)
349/5238926
tutti i mercoledì dalle 17 alle 20 presso lo Sportello Migranti via F.lli Manfredi,14 (RE)

Da che parte stare: appello per una grande manifestazione nazionale

cittamigra | 24 Marzo, 2009 09:50

L'appello riportato qui di seguito, frutto dell'assemblea tenutasi a Bologna lo scorso 7 marzo, intende avviare un percorso di mobilitazione in grado di investire tutte le associazioni, i coordinamenti, le organizzazioni di migranti e antirazzisti contro il pacchetto sicurezza, il razzismo istituzionale, gli effetti della Bossi-Fini all'interno della crisi. Si tratta di un percorso aperto a tutti coloro che vogliano prendervi parte e arricchirlo con le loro mobilitazioni, con ogni genere di iniziativa, dibattito e presa di posizione che possa contribuire a radicarlo nelle lotte quotidiane nei diversi territori. Per queste ragioni, tutte le realtà che ne condividono i contenuti possono aderire all'appello inviando una mail a da.che.parte.stare@gmail.com, e sono invitate a partecipare alla prossima assemblea che si terrà domenica 29 marzo alle ore 14 presso XM24, via Fioravanti 24, a Bologna.

DA CHE PARTE STARE

La crisi colpisce duro, la crisi colpisce tutti: donne e uomini, italiani e migranti. Eppure, per rispondere alla crisi, il governo produce e sancisce differenze. È razzismo istituzionale: la legge Bossi-Fini e il "pacchetto sicurezza" inseguono il sogno di una forza lavoro usa e getta, vogliono ridurre i migranti e le migranti alla perenne espellibilità. Tutti i lavoratori e le lavoratrici in cassa integrazione, sospesi dal lavoro e licenziati vedono ogni progetto di vita frantumarsi di fronte ai loro occhi. Tra i lavoratori, i precari con contratti a termine e senza garanzie sono messi alla porta per primi. Tra i lavoratori, i migranti vivono una doppia precarietà, sanno che il permesso di soggiorno non sarà rinnovato, la clandestinità è una minaccia più vicina, l'espulsione una possibilità sempre presente. Per questo è ora di scegliere DA CHE PARTE STARE.

Il razzismo istituzionale colpisce duro: il Governo Berlusconi, con la Lega Nord in prima fila e buona parte dei media, hanno dato il via ad una campagna di odio che si indirizza prevalentemente contro i "clandestini" ma criminalizza tutti i migranti giustificando il loro sfruttamento. La proposta di un "contributo" per il rinnovo dei permessi -- che si aggiunge al furto dei contributi previdenziali e pensionistici che non possono essere ritirati -- mostra che il salario dei migranti è considerato risorsa sempre disponibile. Si tratta di denaro che, con quello di tutti i lavoratori, pagherà nuovi Centri di identificazione ed espulsione. E mentre il razzismo istituzionale si legittima sul corpo delle donne facendo strada a ronde e linciaggi popolari, la violenza continua nelle case, i tagli alla scuola e al welfare pretendono di rinchiudere tutte le donne tra le mura domestiche, riservando alle migranti solo un posto da "badanti". Per questo è ora di scegliere DA CHE PARTE STARE.

La crisi mostra spietatamente che lo sfruttamento non conosce differenze: tutti hanno mutui e affitti da pagare, l'incubo del giorno dopo. Il razzismo istituzionale impedisce però ai migranti di sperare persino nelle già povere "misure anticrisi". Ammortizzatori sociali, piani edilizi, bonus bebè non li riguardano: devono solo pagare, e farlo in silenzio. L'abolizione del divieto di denunciare i migranti irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie è l'espressione più meschina di una strategia che vuole produrre una clandestinità politica oltre che legale. Impedire di certificare la nascita dei figli e delle figlie dei migranti senza documenti pone un'ipoteca sulle prossime generazioni. Per questo è ora di scegliere DA CHE PARTE STARE.

Contro i colpi duri della crisi e del razzismo istituzionale, la risposta deve essere altrettanto forte. È ora di scegliere DA CHE PARTE STARE, e tutti e tutte siamo chiamati in causa. Le organizzazioni autonome dei migranti, che in questi anni hanno tenuto alta la lotta contro la legge Bossi-Fini, le associazioni e i movimenti antirazzisti, i sindacati, tutti siamo tenuti a schierarci contro questa politica del razzismo. Fino a quando i migranti saranno esposti al ricatto, tutti saranno più ricattabili. È tempo di ritessere il filo della solidarietà, di avviare in ogni territorio una nuova grande azione concreta di lotta capace di opporsi a un attacco alle condizioni di vita che colpisce prima di tutto i migranti, ma non solo i migranti.

È ORA DI STARE DALLA PARTE DEI MIGRANTI E DELLE MIGRANTI. Per questo, facciamo appello a tutti i lavoratori, le lavoratrici, gli studenti e le studentesse, le associazioni e i sindacati, affinché siano parte di questa lotta. Con questo appello inizia il percorso per una mobilitazione che arrivi a una grande manifestazione nazionale entro il mese di maggio in una città del nord, dove più evidenti sono le caratteristiche dell'offensiva del razzismo istituzionale e più marcati gli effetti della crisi. Affinché gli effetti della legge Bossi-Fini non amplifichino quelli della crisi,

NOI CHIEDIAMO:

- che i permessi di soggiorno siano congelati in caso di licenziamento, cassa integrazione, mobilità, sospensione dal lavoro;

- che i migranti, così come tutti quei lavoratori che non usufruiscono di ammortizzatori, partecipino alla pari di ogni altro lavoratore a ogni misura di sostegno e vedano salvaguardati i contributi che hanno versato;

- che i migranti e tutti i lavoratori possano rinegoziare i loro mutui in caso di perdita del lavoro; il blocco degli sfratti per tutti i lavoratori e le lavoratrici nella stessa condizione, perché sappiamo che un migrante senza contratto di locazione è un lavoratore clandestino;

- il mantenimento del divieto di denuncia dei migranti senza documenti che si rivolgono alle strutture sanitarie e della possibilità di registrare la nascita dei loro figli;

- il blocco della costruzione di nuovi centri di identificazione ed espulsione, l'utilizzo dei fondi stanziati per iniziative a favore di tutti i lavoratori colpiti dalla crisi, la cancellazione di ogni norma che preveda l'allungamento dei tempi di detenzione, la chiusura dei CIE.

- la garanzia di accesso al diritto d'asilo e il blocco immediato dei respingimenti alla frontiera in attesa della promulgazione di una legge organica in materia.

Coordinamento immigrati Brescia
Coordinamento migranti Bologna e provincia
Rete migranti Torino
MayDay Milano
Impronte - Rete per la libertà di movimento Roma
ADL-COBAS Federato RDB/CUB Padova, Treviso, Rovigo
Rete 28 aprile
Associazione Città migrante - Reggio Emilia
Coordinamento migranti Fiom-CGIL - Parma
Coordinamento lavoratori immigrati CGIL - Reggio Emilia
Coordinamento immigrati CGIL - Brescia
Associazione diritti per tutti - Brescia
Sportello Illegale CSOA Gabrio - Torino
Razzismo Stop Padova e Venezia
Cittadinanza globale - Verona
Ya Basta! - Bologna
Coordinamento migranti Terza Italia - Senigallia

SABATO 7 MARZO: INCONTRO NAZIONALE DELLE REALTA' MIGRANTI E ANTIRAZZISTE

cittamigra | 07 Marzo, 2009 10:35

Dopo le numerose prese di posizione e gli appelli nelle liste e nei giornali, dopo le assemblee e riunioni in molte parti d´Italia, dopo i molti i presidi e le manifestazioni in differenti città contro il pacchetto sicurezza in via di approvazione, contro il razzismo istituzionale praticato dal governo e le continue violenze razziste, crediamo sia giunto il momento di un incontro di tutte le realtà impegnate nell´organizzazione dei migranti e nella pratica dell´antirazzismo. La crisi rende sempre più evidente il significato della legge Bossi-Fini, del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, della costruzione di nuovi centri di detenzione: il governo oltre a considerare i migranti come forza lavoro su cui scaricare i costi di questa crisi, sta anche cercando di utilizzarli come valvola di sfogo contro le tensioni che stanno crescendo ovunque e con sempre maggiore intensità.
Contro tutto questo è necessario prendere parola e riprendere l´iniziativa.


Diamo appuntamento per un incontro di tutte le reti antirazziste e le realtà migranti interessate sabato 7 marzo, ore 14, a Bologna presso XM24, via Fioravanti 24.

Coordinamento migranti Bologna e provincia
Reti migranti Torino
Coordinamento immigrati Brescia
Impronte migranti Roma
Adl Veneto
Razzismo stop Padova
Città migrante Reggio Emilia
Cittadinanza globale Verona

DIAMO UN CALCIO AL PACCHETTO SICUREZZA

cittamigra | 16 Febbraio, 2009 15:30

Domenica 15 febbraio l'associazione Città Migrante ha partecipato al torneo di calcetto antirazzista organizzato dal laboratorio aq16 in risposta  alla partita interrotta dalle forze dell'ordine l'11 febbraio scorso, una partita che si è trasformata in arresti ed espulsioni di migranti di origine egiziana che hanno avuto la colpa di non avere un permesso di soggiorno, nemmeno liberi di dare quattro calci ad un pallone.
 
leggi la cronaca della giornata e vedi la galleria fotografica
 
foto

CORSO DI FORMAZIONE IN TEMA DI IMMIGRAZIONE

cittamigra | 09 Febbraio, 2009 20:17

  AL VIA IL CORSO DI FORMAZIONE IN TEMA DI IMMIGRAZIONE 
Marzo 2009

L’associazione Città Migrante in collaborazione con il Progetto Melting Pot Europa e con il contributo di Dar Voce propone un corso di formazione in tema di immigrazione rivolto agli operatori sociali del volontariato e non che interagiscono con i cittadini di origine straniera.

Tale iniziativa nasce dall’esigenza di un costante aggiornamento sulla normativa in tema di immigrazione per rispondere in maniera positiva alle richieste dei tanti cittadini migranti che si rivolgono allo Sportello Migranti promosso dalla stessa associazione.

Tale corso sarà quindi momento di approfondimento per l’analisi, l’interpretazione e la decodifica della normativa in materia di immigrazione. Il percorso formativo vuole essere aperto, oltre che ai volontari dell’associazione e a nuovi possibili collaboratori, agli operatori (sia volontari che non) che comunemente hanno a che fare con situazioni legate al mondo dell’immigrazione e necessitano di una formazione adeguata sul tema.

Il corso si svolge nel mese di marzo 2009 ed è suddiviso in due parti. Il primo modulo, dalla durata di 8 ore e curata dall’Avv. Vainer Burani,  affronta la normativa in tema di immigrazione; il secondo modulo, dalla durata di 6 ore e curato dalla Dott.ssa Neva Cocchi (Progetto Melting Pot Europa), affronta in maniera operativa la gestione dello sportello Informa-Stranieri.

Il corso ha come obiettivo quello di trattare in maniera operativa che cosa dispone la normativa in materia di immigrazione per i cittadini di origine straniera che lavorano, abitano, si curano e crescono i propri figli in Italia.

Primo modulo (Avv Vainer Burani)

Normativa italiana in tema di immigrazione.

Testo Unico sull’immigrazione.

Regolamento di attuazione.

Decreto Sicurezza e conseguenze sulle norme in tema di immigrazione

Sabato 7 marzo dalle 17.00 alle 20.00

Sabato 14 marzo e sabato 21 marzo dalle 17.00 alle 19.30

 

Secondo modulo (Dott.ssa Neva Cocchi – Progetto Melting Pot Europa)

Attività di formazione su tecniche di gestione dello sportello Informa –Stranieri. Consulenza sul reperimento delle fonti di informazione e della documentazione ufficiale. Consulenza sugli aspetti pratici dell’applicazione della normativa

Venerdì 27 marzo dalle 19.00 alle 22.00

Martedì 31 marzo dalle 20.00 alle 23.00


La partecipazione è gratuita.

Al termine di ogni modulo verrà rilasciato l’attestato di partecipazione con possibilità di partecipare anche solo alla parte teorica del corso.

Le lezioni si svolgono presso lo Sportello Migranti, Via F.lli Manfredi 14 (ex foro Boario).

La presentazione sarà venerdì 27 febbraio sempre presso lo Sportello Migranti.

Per informazioni ed iscrizioni:

349/5238926

cittamigrante@gmail.com

oppure tutti i mercoledì dalle 17.00 alle 20.00 presso lo Sportello Migranti

 

 

Il Presidio contro il pacchetto sicurezza

cittamigra | 01 Febbraio, 2009 17:55

Sabato 31 gennaio in Piazza Prampolini si è svolto il presidio contro il pacchetto sicurezza

Leggi la cronaca, ascolta gli interventi foto e

vedi la galleria fotografica sul sito del melting Pot 

 

Il comunicato stampa della giornata

Abbiamo aderito alla rete contro il pacchetto sicurezza e mentre oggi a Roma si sta svolgendo una manifestazione in tante città di Italia i migranti hanno organizzato variemobilitazioni. Anche noi a Reggio Emilia abbiamo deciso di scendere in piazza, di non rimanere in silenzio mentre sta per essere varato questo obbrobrio che è chiamato “pacchetto sicurezza”, il disegno di legge 733 che va a modificare il Testo Unico sull’immigrazione e altre leggi che interessano i cittadini stranieri e non solo.

Vengono introdotti ostacoli nelle procedure per i ricongiungimenti familiari, per ottenere la carta di soggiorno diventa necessario superare un test d’italiano prevedendo che questa possa essere richiesta per i propri familiari solo se anche loro soggiornano regolarmente in Italia da almeno cinque anni, il prolungamento dei tempi per l’acquisizione della cittadinanza, nuovi vincoli per l’iscrizione all’anagrafe. Chi chiede il permesso di soggiorno deve firmare un “accordo d’integrazione” a crediti (è il cosiddetto permesso a punti) impegnandosi a raggiungere precisi “obiettivi d’integrazione” entro la scadenza del permesso. La perdita dei crediti comporta la revoca del soggiorno e l’espulsione. Si introduce una tassa sempre più onerosa sul permesso di soggiorno.

Viene inoltre introdotto il reato di immigrazione clandestina che prevede un’ammenda da 5 a 10mila euro. Chi è senza permesso di soggiorno rischia di essere denunciato dal medico se va al Pronto Soccorso, non potrà più riconoscere i figli e le figlie, sposarsi ed inviare i soldi a casa. Il Ddl 733 prevede inoltre la detenzione nei CIE (ex CPT) fino a 18 mesi.

E chi è che dovrebbe sentirsi più sicuro? L’unica sicurezza è quella dei diritti negati.

In nome della sicurezza la nostra vita diventerà impossibile, fatta di insuperabili ostacoli burocratici e nuovi ed inutili adempimenti amministrativi, in nome della sicurezza veniamo disegnati come soggetti pericolosi, in nome della sicurezza si restringono i diritti ormai ridotti al minimo.

In nome della sicurezza si vuole scaricare sui migranti il prezzo di una crisi economica globale diventata ormai ingestibile. Il governo e le parti sociali alleate stanno gestendo la crisi sul piano mediatico spettacolare prestando il fianco nell’individuare il migrante come nemico comune, pericoloso e che compete nella spartizione delle briciole.

Noi non accettiamo in silenzio le etichette che ci vorrebbero imporre. Siamo uomini e donne, famiglie, i nosrti bambini vanno a scuola, siamo parte del tessuto sociale ed economico e vogliamo essere protagonisti nella costruzione del futuro arginando il razzismo che si sta diffondendo e affermare nuovi diritti per tutte e tutti.


-  Contro il Pacchetto sicurezza e il modello di società che propone.

-  Per l’abolizione immediata della legge Bossi-Fini, perché perdere il lavoro a causa della crisi rappresenta per le persone migranti una condanna alla clandestinità.

-  Per la regolarizzazione di tutte e tutti.

-  Contro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, dispositivo di controllo che imprigiona le persone migranti e rende precaria la vita di tutte e tutti.

-  Contro la criminalizzazione di chi fugge da guerre e persecuzioni.

-  Contro le classi separate per i bambini e le bambine stranier@.

-  Contro la militarizzazione dei confini, delle città e delle strade.

-  Contro l’ansia e la paura in cui vorrebbero farci vivere.

-  Per ripensare insieme un’idea di cittadinanza che garantisca a tutt@ i diritti fondamentali e la libertà di scelta e di movimento

PRESIDIO CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

cittamigra | 27 Gennaio, 2009 22:25

31 GENNAIO 2009 ORE 15.30

PIAZZA PRAMPOLINI

PRESIDIO CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

 

L’associazione Città Migrante invita tutte e tutti a partecipare al presidio contro il pacchetto sicurezza che colpisce soprattutto i migranti sia con permesso di soggiorno che non.

Non rimaniamo in silenzio!

E’ giunto il momento di alzare la voce!

 

جمعيه مدينه المهاجرين تدعو الجميع رجالا ونساء واطفالا لحضور وقفه من اجل حقوقهم .كفي صمتا عندما تنهك اقل حقوق المهاجرين فقد حان الوقت لايصال صوتنا .

السبت 31/01/2009 الساعه 15.30        piazza Prampolini

 

Ассоциация Città Migrante прглашает всех  пртестовать против  PACCHETTO SICUREZZA, который направлен в первую очередь против еммигрантов с пермессом или без.Скажем нет налогу на пермессо ди сожерно и криминализации мигрантов.Молчать больше нельзя!!!

 

 

31 of January 2009 “Città Migrante” organizes a sit-in agaist the law about immigrants.

Meeting: Piazza Prampolini at 3.30 p.m.

We have to fight together

 

IN SOLIDARIETA' CON IL POPOLO DI GAZA

cittamigra | 08 Gennaio, 2009 15:38

Poiché dalla grande manifestazione di sabato 3 gennaio è emersa la volontà diffusa di raccogliere aiuti da far pervenire al popolo di Gaza, sabato 10 gennaio in piazza  Prampolini si inizierà una raccolta di fondi, medicinali e aiuti in genere. A tal fine sarà presente un banchetto dalle ore 09.00 alle ore 19.00. Durante il banchetto sarà allestita una mostra fotografica sul massacro di queste settimane a Gaza.

 

Crediamo sia la miglior risposta alle polemiche spesso inutili, strumentali e ipocrite con le quali si è tentato di nascondere la partecipazione di così tanta gente –“nuovi” e “vecchi” reggiani- che hanno voluto manifestare contro il massacro di Gaza.

 

تضامنا مع شعب غزه

  كما راينا في المظاهره الكبيره في الثالث من يناير الحالي اذ ظهرت رغبه كبيره لجمع المساعدات لارسالها الى  اهل غزه

فقد راينا ان نقوم بالبدء في جمع المساعدات الممثله في الادويه والمساعدات الماديه

بدءا  من السبت العاشر من شهر يناير الجارى من الساعه التاسعه صباحا وحتىالسابعه مساءا.وخلال ذلك سيتم ايضا عرض مجموعه من الصور التى توضح ما يحدث في غزه من مجازر .

نعتقد ايضا بانه سيكون افضل رد علي الجدل الذي لا داعي له والنفاق الواضح في محاوله لاخفاء مشاركه هذا العدد الكبير من الناس فى المظاهره ضد

المذابح التي تجري في غزه

 

Comunità islamica, Ass. Città Migrante, Laboratorio aq16, Ass. Giuristi Democratici, Comunità palestinese

3000 PERSONE AL CORTEO PER LA PALESTINA

cittamigra | 05 Gennaio, 2009 14:27

Il resoconto del corteo in solidarietà al popolo palestinese di Gaza che si è tenuto a Reggio Emilia sabato 3 gennaio: dal sito di Global Project


manifestazione Palestina Reggio Emilia

 

FERMIAMO IL MASSACRO DI GAZA

cittamigra | 02 Gennaio, 2009 18:56

Non esistono parole che descrivano a pieno lo sdegno che le immagini provenienti dalla Striscia di Gaza producono in queste ore nelle nostre teste e nei nostri cuori. L' azione militare dell' aviazione israeliana ha prodotto in questi giorni centinaia di morti, in gran parte vittime civili. E non è che l'inizio perchè ai bombardamenti seguirà l'azione delle truppe di terra che invaderanno la striscia di Gaza. Non ci sono modi per descrivere questa rappresaglia, se non come un vero e proprio crimine umanitario. Non possiamo accettare che lo stato israeliano cinicamente utilizzi la guerra mossa in questi giorni contro la popolazione palestinese di Gaza come ennesima dimostrazione di forza nel panorama mediorientale e per consolidare la leadership del partito Kadima in vista delle elezioni politiche. Riteniamo inoltre ridicolo il tentativo di addossare tutta la responsabilità di questa catastrofe umanitaria al partito Hamas che, piaccia o meno, è stato scelto dalla stragrande maggioranza dei palestinesi. Ricordiamo, cosa che il ministro Frattini omette nelle sue dichiarazioni, che il popolo palestinese scelse Hamas durante le regolari elezioni del 2006, tra l'altro sotto supervisione di osservatori mandati dall'unione europea, proprio nell'epoca in cui Frattini ricopriva importanti incarichi in sede comunitaria. La libera scelta del popolo palestinese in favore di Hamas fu all'epoca un terremoto politico interno ed esterno al paese: ruppe lo strapotere dello storico partito Fatah, ormai poco credibile agli occhi della gente per causa della forte corruzione e produsse una fortissima pressione occidentale e delle leadership arabe perchè Hamas non venisse riconosciuto come interlocutore possibile. La conseguenza fu l'inevitabile scontro tra le due fazioni, l'isolamento totale della striscia di Gaza in mano ad Hamas ed appoggio incondizionato internazionale al piano di pace scritto unilateralmente sotto dettatura americana da parte di Israele ed il ceto politico corrotto legato al presidente dell'  ANP Abu Mazen.

Ad oggi la popolazione di Gaza viene da due anni di embargo totale che ha reso inservibili gli ospedali, aumentato drasticamente la disoccupazione, impoverito e compromesso la salute di migliaia di persone riducendole alla fame.

chiediamo:

  • Cessazione immediata dell'aggressione militare israeliana;
  • Fine dell'embargo navale e terrestre alla striscia di Gaza;
  • Riconoscimento del diritto all' autodeterminazione del popolo palestinese, estendendo tale diritto anche alle forme di resistenza;
  • Presa di posizione forte dell'unione europea e della lega araba affinché si mobilitino per una risoluzione pacifica del conflitto, per spingere nel caso in cui l'aggressione continui, a forti sanzioni dell'assemblea dell'ONU nei confronti di Israele.
  • Che l'amministrazione reggiana, forte di anni di cooperazione civile in Palestina, utilizzi tutti i mezzi in suo potere perchè questo scempio abbia fine, condannando in maniera decisa il massacro perpetuato dall'esercito israeliano.
 

Invitiamo tutti i cittadini e cittadine indignati, siano essi nativi reggiani o migranti, ad unirsi al corteo di sabato 3 gennaio 2008.

APPUNTAMENTO ORE 15.00 P.LE MARCONI (davanti alla stazione)

promuovono:

Laboratorio aq16, Ass. Città Migrante, Comunità islamica Reggio Emilia,

Giuristi Democratici, Comunità palestinese Parma

GLI SCHIAVI DELL'EMILIA ROSSA

cittamigra | 02 Gennaio, 2009 13:03

DAL MANIFESTO DEL 31 DICEMBRE 2008

di Giusi Marcante
COME VENGONO SFRUTTATI I MIGRANTI NEI CANTIERI

Immigrati dalla Moldavia pagati appena 1,70 l'ora e tenuti al nero. Un'inchiesta giudiziaria svela come funziona il lavoro immigrato in edilizia a Reggio Emilia e dintorni. Senza far distinzioni tra appalti pubblici e privati. La scoperta grazie alle denunce dei lavoratori raccolte dall'associazione Città migrante
In principio fu una valigia piena di timbri e documenti falsificati finita in mano ai carabinieri grazie alla gelosia di un uomo per un presunto tradimento della sua donna. Poi sono arrivate le denunce di tanti, troppi, lavoratori stranieri che raccontavano di non essere stati pagati. Manodopera in nero e senza documenti in grado di sfuggire tranquillamente ad eventuali controlli nel cantiere: agli operai venivano fatti firmare contratti compilati a nome di altri lavoratori stranieri regolari e anche il badge che ogni manovale dovrebbe avere mentre lavora in cantiere riportava l'altro nome. Le indagini dei carabinieri di San Polo d'Enza e di Castelnuovo Monti sono durate un anno, sotto la direzione del pm Valentina Salvi, e hanno portato negli ultimi giorni agli arresti di alcuni imprenditori molto noti a Reggio Emilia e di un loro fidato capo cantiere. Associazione a delinquere finalizzata all'introduzione e alla permanenza di clandestini, falsificazione di permessi di soggiorno estorsione e utilizzo di manodopera clandestina: sono queste le accuse che hanno fatto finire in carcere Giovanni Freno, Marco Pozza e il figlio Federico e Victor Boldisor, cittadino moldavo considerato il tramite per l'arrivo di lavoratori dalla Moldavia che pur sgobbando nei cantieri italiani venivano pagati come se si trovassero in patria. A suo modo una piccola multinazionale dello sfruttamento della manodopera che ha prosperato negli appalti, anche in quelli pubblici, tra Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Lazio e Liguria. In quest'ultima regione sono stati aperti cantieri anche al porto di Genova. Ital Edil srl e Technological Building 7 srl: tutte mutazioni della stessa impresa che dietro la facciata mostravano una realtà di lavoro duro e di condizioni di vita che non è esagerato definire con il termine di schiavitù. Tutto questo nel cuore dell'Emilia produttiva e un tempo "rossa" dove il boom edilizio è stato l'occasione per ottimi oneri urbanistici che sono finiti nelle casse degli enti locali. Ma che ha riservato anche le forme dell'illegalità spregiudicata come dimostra questa inchiesta della magistratura o delle infiltrazioni mafiose come insegna la vicina provincia di Modena.
Secondo le indagini i lavoratori venivano pagati cifre che potevano arrivare fino ad un euro e settanta centesimi all'ora. Questo ha raccontato ai carabinieri un uomo moldavo: di essere stato prelevato in aeroporto nel 2003 e portato a lavorare nei cantieri di un'altra ditta collegata agli arrestati, Valsem Costruzioni Italia, con la promessa che dopo tre mesi sarebbe stato pagato tre euro all'ora. La sua vita è diventata un'odissea: ogni volta che il suo permesso di soggiorno scadeva veniva rimandato in patria per poi essere richiamato in Italia. Quando ha perso i documenti ha iniziato a lavorare per Ital Edil perché, gli avevano spiegato, «lì poteva lavorare anche da clandestino». La paga da 1,70 all'ora per alcuni era un semplice miraggio visto che, come risulta dalle diverse denunce presentate dall'avvocato Vainer Burani per conto di alcuni cittadini egiziani, spesso gli operai non venivano neanche pagati. Dopo gli accordi iniziali e i primi giorni di lavoro veniva dato loro un acconto di poche centinaia di euro. Il lavoro però proseguiva come si susseguivano gli spostamenti nei vari cantieri. Se però i lavoratori iniziavano a reclamare i loro soldi venivano minacciati di essere rimandati nei loro paesi grazie alle «amicizie» che Freno e Pozza vantavano di avere in Questura, Prefettura e tra i carabinieri. L'unico modo per avere lo stipendio era continuare a lavorare per loro, a scatola chiusa e senza troppe domande. Le denunce che l'avvocato Burani ha depositato alla procura di Reggio Emilia lo scorso aprile sono tutte fra loro simili: il primo contatto negli uffici della Ital Edil e il colloquio con Pozzi che si qualificava come tecnico della società. «Avevo fatto presente che ero privo di documenti - racconta nella sua denuncia uno dei lavoratori egiziani - ma mi è stato risposto di non preoccuparmi perché avrebbero risolto loro il problema, basta che fossi capace di fare l'intonacatore». Adesso Mohamed Harhash ha ottenuto un permesso di soggiorno per protezione sociale. Nella querela spiega bene quale fosse il meccanismo su cui poggiava Ital Edil e le sue successive trasformazioni: assumere lavoratori irregolari, fornire loro documenti con il nominativo di altri stranieri che avevano lavorato per loro e di cui avevano fotocopiato il permesso di soggiorno, dare una piccola cifra come prova che i pagamenti sarebbero prima o poi arrivati, portare i lavoratori nei vari cantieri aperti e farli lavorare con la minaccia di denunciare la loro clandestinità. E poi c'erano le condizioni in cui queste persone erano costrette a vivere: monolocali in cui venivano ammassate fino ad otto persone o seminterrati in cui in nove bisognava dividersi trenta metri quadri, ha raccontato Harhash al magistrato. Il lavoro era senza sosta sia nei giorni feriali che in quelli festivi ed era estremamente faticoso. Come accadeva in un cantiere a San Bartolomeo a Mare, in provincia di Imperia, dove si doveva portare in continuazione per una distanza di trecento metri «tutto il materiale a spalla dalla strada al cantiere di costruzione di villette a schiera».
Oltre a quella di Harhash, che ha 31 anni e una laurea in agronomia conseguita in Egitto e mai sfruttata in Italia dove ha sempre lavorato in edilizia, le denunce hanno iniziato ad accumularsi sul tavolo del pm Salvi dimostrando che non si trattava di casi singoli ma di un vero e proprio metodo che accomunava sempre gli stessi personaggi. A questo punto il puzzle delle indagini si è ricomposto anche grazie alla famosa valigia piena di timbri e foto. Sì, perché a volte la gelosia percorre strade insperate e così un ragazzo di origine marocchina ha portato i carabinieri dritti a casa della compagna che aveva avuto in custodia un borsone da un altro marocchino. Era l'uomo con il quale pensava che la sua donna lo tradisse, per i carabinieri è lui che falsificava i documenti. In questo momento è latitante, probabilmente in Marocco. Nella valigia c'era di tutto: timbri del consolato del Marocco di Bologna, dell'ufficio comunale di Gualtieri, della prefettura di Verona, dell'agenzia delle entrate di Bolzano, addirittura del vice prefetto di Reggio Emilia; tutto il necessario per realizzare permessi di soggiorno clonati con i quali coprire i lavoratori che cadevano nelle maglie della rete. Non è un caso che i Carabinieri abbiano battezzato questa operazione "Permesso Facile".
L'inchiesta conta anche casi di lavoratori che hanno consegnato fino a otto mila euro ai vari Freno e Pozza per avere in cambio un documento, ma il metodo più utilizzato era semplicemente quello di non pagare gli operai. Un'impresa che secondo stime prudenziali potrebbe aver sfruttato fino a trecento persone a Reggio Emilia e dintorni. Lavoratori come Mohamed Harhash che ad un certo punto si sono resi conto di non essere gli unici ad aver sopportato tanto.
I primi a denunciare il brutto affare dell'Ital Edil sono stati gli attivisti dell'associazione Città Migrante di Reggio Emilia, nata dall'esperienza del Comitato lavoratori irregolari che il 1 maggio 2007 organizzò una grande manifestazione di lavoratori immigrati bissata con successo quest'anno. Il 25 febbraio si sono presentati di fronte alla sede della Technological Building7 (quella di Ital Edil nel frattempo era stata chiusa) assieme a cinquanta lavoratori stranieri che chiedevano di essere pagati e uno striscione dove c'era scritto «chi è l'irregolare, lo sfruttato o lo sfruttatore?». Una mattinata movimentata visto che fu l'occasione per uno scambio di vedute tra gli attivisti, gli immigrati e Marco Pozza che passò al contrattacco denunciando Città Migrante per diffamazione e chiedendo un risarcimento di ventimila euro. Il processo che si è aperto di fronte al giudice di pace lo scorso 18 novembre è stato subito rinviato.
Grazie all'associazione questi lavoratori hanno trovato assistenza legale e l'avvio del percorso che li ha portati ad ottenere il permesso di soggiorno in base all'articolo 18 della legge Bossi-Fini (una circolare dell'ex ministro dell'interno Giuliano Amato incoraggiava le questure italiane nell'agosto 2007 a rilasciare questo documento nei casi di sfruttamento dei lavoratori immigrati). Del denaro che spetta loro per ora neanche l'ombra, mentre Ital Edil a novembre è stata dichiarata fallita in tribunale. «Uno dei miti che noi vogliamo sfatare e che questa vicenda mette nero su bianco è che la clandestinità sia una scelta - spiega Federica Zambelli di Città Migrante - questa città è al quarto posto in Italia per presenza di stranieri irregolari e non lo diciamo noi ma Il Sole 24Ore». L'associazione vuole sottolineare come la combinazione tra gli effetti della crisi economica e la legge Bossi-Fini porterà «ad un aumento esponenziale della disoccupazione per cui i lavoratori migranti regolari diventeranno presto irregolari».

 
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