ASSOCIAZIONE CITTÀ MIGRANTE - REGGIO EMILIA -
cittamigra | 27 Giugno, 2009 18:40
Il movimento IO NON HO PAURA, promotore della campagna che dallo scorso 18 aprile si batte contro l’ordinanza limitativa del diritto di manifestazione nel centro storico di Reggio Emilia, ritiene doveroso e importante riconfermare la manifestazione cittadina dell’11 luglio. Pensiamo che l’ ulteriore proroga della sospensione dell’ordinanza dal 30 giugno al 30 settembre non sia motivo sufficiente per mandare l’iniziativa politica in vacanza. E’ chiaro che se sindaco, prefetto e questore hanno scelto di rimandare la scelta all’autunno, sia frutto delle pressioni dei movimenti e della campagna Io Non Ho Paura lanciata da diverse soggettività organizzate del territorio. Rimandata l’ordinanza a settembre verrebbe da dire, anzi più precisamente al 3 ottobre, il primo sabato utile dopo la tregua. Giorno in cui non avremo paura di infrangere il divieto e dimostrare tutta la debolezza di misure che di sicurezza ne creano ben poca.
Vogliamo manifestare ancora una volta la netta contrarietà al pacchetto sicurezza Maroni ed al clima politico che fin nella nostra città provoca l’adozione di stupide ed ingiuste ordinanze liberticide per tutti e tutte. A Reggio Emilia, dopo le ordinanze anti-immigrazione, le retate ai campetti sportivi e ai luoghi di ritrovo abituali dei cittadini migranti, l’ordinanza che impone la chiusura dei kebab dalle 22, i provvedimenti contro l’alcol e l’aggregazione nel centro storico, il Prefetto, di concerto con il sindaco Delrio, ha alzato il tiro, facendo propria una direttiva del ministro dell’interno Maroni, vietando le principali vie e piazze del centro storico alle manifestazioni politiche per tutto il weekend. Stessa linea che il rieletto Delrio “sceriffo a norma di legge” accentua, dichiarando che il suo nuovo mandato calcherà in maniera decisa il leit motive securitario. Tendenza inaugurata con la nuova ordinanza contro ambulanti abusivi e mendicanti. Arrendetevi illusi: legge contro i poveri non contro la mafia, norme contro chi sopravvive non contro chi specula, agevolazioni per le boutique e ordinanze contro chi vuole vivere il centro storico come bene comune gratuito…
D’altronde il teatrino politico-economico visto con l’assemblea generale di Confindustria dello scorso 22 giugno al teatro Valli rende bene l’idea di quale sicurezza si parli: soldi pubblici a banche e industriali e briciole per gli espulsi dal mercato del lavoro. Una sala gremita di grandi e medi imprenditori locali, alla presenza della presidente Marcegaglia, del segretario Cisl Bonanni e di quasi tutto il mondo politico reggiano, ha richiesto a gran voce l’impegno della politica per rilanciare l’economia in crisi. E, ovviamente, la politica risponde in modo affermativo, chinando la testa agli industriali, promettendo mari e monti e facendo ben capire a chi andrà l’occhio di riguardo per i prossimi cinque anni di amministrazione locale. In questo senso possiamo scorgere una nuova funzione prospettica del divieto a manifestare: se la crisi accentuerà ancora i disagi (soprattutto nei portafogli) delle persone, esse tenderanno a ribellarsi, per cui serve necessariamente un argine contro eventuali insorgenze. La piazza in questo momento è territorio pericoloso, è zona rossa.
Ritenendo la grave situazione economica-sociale- politica reggiana figlia di meccanismi globali che travalicano i confini provinciali, vogliamo dare alla mobilitazione dell’11 luglio ampio respiro guardando a quello che in quella settimana succederà nel travagliato territorio della città dell’Aquila. Contestiamo la scelta ignobile di questo governo di voler svolgere in quel territorio il G8, ovvero il vertice dei governi che questa crisi hanno generato. Aderiamo all’appello dell’assemblea riunita all’Aquila il 21 giugno per una mobilitazione contro il G8 diffusa nelle varie città italiane. Appoggiamo chi, nei territori colpiti dal sisma, si vive oggi la lotta contro la crisi come il sacrosanto diritto di auto-organizzarsi nei campi e decidere come, dove, quando ricostruire la propria città.
cittamigra | 15 Giugno, 2009 19:29
La scuola di italiano rimarrà aperta anche durante il mese di giugno e luglio. Le iscrizioni sono aperte e gratiute. Le lezioni durante i mesi estivi si svolgono il mercoledì dalle 19.30 alle 21.30. Durante questo periodo il progetto della scuola di italiano prende il titolo di Imparare in cammino, un progetto che si sta costruendo con uno storico reggiano specialista della storia dell'immigrazione italiana. L'obbiettivo è dare agli allievi qualche riferimento storico su questo elemento che è parte della memoria dell'Italia. Questo scopo sarà raggiunto in un primo momento con lezioni in aula tenute dallo storico, poi verranno organizzate passeggiate attraverso la città per capire il territorio,per viverlo, per scoprire la memoria dei diversi quartieri. Questo progetto, sottolinea Carloline Tobaty - una delle insegnanti della scuola di italiano - "nasce ancora una volta dalla domanda che mi fece una sera uno degli allievi. Incontrandolo per strada, mi chiese perché erano presenti sui marciapiedi e su alcuni negozi quadretti di colore rosa. Spiegai allora che questi quadretti avevano la funzione di segnalare agli abitanti che in quei luoghi, che siano negozi, bar oppure musei, c'erano delle mostre fotografiche. L'osservazione di questo ragazzo mi fece capire che pure essendo straniero sapeva osservare, notava i cambiamenti della città e si interrogava. Lui aveva il diritto di fare la domanda, ma aveva anche il diritto di avere una risposta. Ogni cittadino e abitante della città ha diritto di conoscere il territorio dove vive, dove respira, ha il diritto di capire i suoi cambiamenti e la sua memoria. Così è nata l'idea di questo progetto."
Resoconto di questo anno di attività della scuola di italiano dell'associazione Città Migrante (a cura di Caroline Tobaty -una delle insegnanti della scuola)
Pedagogia e didattica
a) i primi passi
All'inizio dell'anno mi sono ovviamente soffermata a lungo sull'alfabeto e sulla presentazione. Sapere dire il proprio nome, sapere darsi una prima identità in una lingua straniera è il primo mattone della comunicazione. Sembra ovvio per chi non ha vissuto uno straniamento spaziale, geografico, per chi insomma non è mai partito, dare il proprio nome e presentarsi è essenziale perché inconsapevolmente nominandosi un ragazzo di origine straniera crea il primo ponte tra il paese lasciato e il paese di adozione, la prima passerella con l'italiano che lo sta ascoltando. E' per tutti noi il primo dono che abbiamo ricevuto e il primo dono che facciamo ad uno sconosciuto. Questi primi passi spesso faticosi mi hanno anche permesso di valutare il livello di alfabetizzazione di ciascuno. Così mi sono accorta che tutti non solo erano alfabetizzati ma conoscevano anchei caratteri latini.
b) la grammatica di base
Lungo fu il percorso per portare i ragazzi ad una padronanza almeno parziale della grammatica italiana di base. Bisognava essere pazienti, ripetere spesso, ascoltare le loro difficoltà, cercare anche di capire le loro lingue e le loro strutture linguistiche. Le lezioni di grammatica di base si articolavano con molti esercizi (frasi da compilare, verbi da coniugare, dettati). Insegnare ad adulti stranieri richiede un ascolto diverso rispetto all'insegnamento a bambini. Ogni esempio che sia un esempio grammaticale o lessicale e ogni spiegazione deve essere collegata ad un loro bisogno, alla loro realtà, al loro quotidiano. Richiede quindi una grande capacità d'ascolto, e anche di ascolto dei loro silenzi, che sono traduzioni di disagi ma anche di attese. Solo dando sollievo a questi disagi e rispondendo alle loro attese riusciamo a poco a poco ad imparare insieme. Il problema di motivazione oppure di attenzione con questi ragazzi è minimo : loro vengono per studiare, si siedono e sanno che per due ore ci sarà da imparare. Non c'è stato bisogno da parte mia di uno sforzo disciplinare. Ovviamente la frequenza degli allievi è variabile. Ho notato ad esempio che nei mesi invernali (da gennaio a marzo) la presenza era meno importante, ma insegno comunque, pure se si presenta un solo ragazzo. Questa frequenza variabile si può spiegare in diversi modi : la ricerca di un lavoro, l'orario lavorativo che non coincide con l'impegno scolastico, la stanchezza, lo scoraggiamento...tanti fattori entrano in gioco e l'importante per l'insegnante è continuare e non chiedere mai conti. A scuola non ci sono “bollette” da pagare, conti da rendere, giustificazioni da dare. Siamo liberi di venire o di non venire. Questo principio fondamentale crea ovviamente difficoltà per noi insegnanti, in quanto richiede grande capacità di adattamento, anche al livello pedagogico e didattico.
c) l'interazione : imparare giocando, imparare cantando, educazione alla cittadinanza, imparare “in cammino”
L'interazione : è l'elemento fondamentale del percorso didattico. Non deve essere il fine ma il mezzo. Fare in modo che gli allievi possano scambiare, comunicare tra di loro, chiacchierare. Per creare un terreno di interazione favorevole e vivace ho utilizzato spesso dei giochi.
I giochi : sono di diversi tipi. Cercando la costante partecipazione di tutti e il coinvolgimento di ognuno ho utilizzato spesso giochi lessicali come il famoso gioco dell'impiccato. Ha riscontrato un grande successo e ha scatenato tante risate. Tengo a sottolineare che l'omino è stato impiccato una volta sola durante questo gioco che ho fatto due volte! Uso molto volentieri giochi che permettano uno scambio di idee. Così ho realizzato un gioco che possa permettere agli allievi di chiacchierare su diversi argomenti. Il gioco si articolava in questo modo : nell'aula ho separato gli allievi in coppie. Ogni coppia doveva tirare a sorte un pezzo di carta dove era scritto un tema del quale parlare e doveva poi conversare su questa tematica. Le altre coppie di giocatori dovevano assolutamente ascoltare bene il loro dialogo. Una volta lo scambio finito facevo domande di comprensione alle altre coppie sul discorso che aveva tenuto la coppia coinvolta nel dialogo. E così via... Ho realizzato un altro gioco che assomiglia al famoso “Tabù”. I ragazzi, divisi in due squadre, dovevano far indovinare parole da me scelte alle loro squadre, senza mimare, senza dare parole della stessa famiglia lessicale e semantica della parola da fare indovinare. Questo gioco permette di sviluppare la propria conoscenza lessicale ma anche la propria capacità teatrale, la propria capacità comunicativa. Altri giochi saranno sicuramente organizzati.
Imparare cantando : con il sole che sorge, ho deciso di iniziare un ciclo di canzoni. Faccio studiare agli allievi canzoni con tematiche diverse, avendo cura di scegliere una canzone con un testo da loro immediatamente accessibile. La prima canzone che abbiamo studiato e che cantiamo tuttora è stata “Dieci ragazze per me” di Lucio Battisti. Questa iniziativa è nata proprio da un allievo che un giorno presentandosi a lezione mi chiese se poteva cantare due canzoni. Allora senza nessun tipo di vergogna e timore, davanti a tutti, iniziò a cantare due canzoni di Laura Pausini, con un bellissimo accento arabo. Così grazie a lui ho pensato che la canzone potesse diventare un ottimo mezzo pedagogico.
Educazione alla cittadinanza : è un elemento a cui tengo tantissimo e che secondo me è essenziale se vogliamo vedere in modo più completo il mondo che circonda gli allievi e tutti noi. Loro vivono in città, hanno occhi per guardare, sentono quello che succede nella nostra società e sulla loro pelle,. Così ho fatto due lezioni di educazione alla cittadinanza. La prima riguardava la Dichiarazione dei diritti umani. Ho colto l'occasione dell'anniversario di questa dichiarazione (quest'anno festeggiava già i suoi sessant'anni) e ho stampato traduzioni della dichiarazione in varie lingue : arabo, ucraino, inglese, francese. Dopo una spiegazione storica della nascita del testo e dopo avere ribadito l'importanza di una tale dichiarazione, ho lasciato che ognuno di noi leggese almeno un articolo nella propria lingua. Fu un momento commuovente sentire che nell'aula risuonavano parole così importanti per ogni essere umano. I diritti universali di ogni uomo volavano e cantavano in diverse lingue, come un canzone di lotta, come un inno alla speranza. La seconda iniziativa di educazione alla cittadinanza riguardava la storia del primo maggio. Ho accennato alla nascita di questa giorno, il perché è apparsa questa festa, in che paese e dopo quali lotte. Spiegando poi che durante il periodo del fascismo la festa fu proibita da Mussolini, ne ho approfittato per fare una piccola lezione di storia italiana spiegando chi era Mussolini e cosa fece durante il suo dominio politico.
Conclusione Un ragazzo mi fece una sera una domanda riguardante l'imperfetto, chiedendomi quando si poteva usare questo tempo. Spiegai che l'imperfetto si usava per parlare di un momento passato che si ripeteva su un periodo più o meno lungo. Per far capire questo concetto gli feci notare che quando parlava della vita che aveva prima nel suo paese, poteva usare l'imperfetto per raccontarmi quello che faceva. Lui allora mi disse che l'imperfetto non lo usava, non parlava mai del suo paese, non aveva passato. E non pensava di avere nemmeno un futuro, non era neanche sicuro di avere un presente ora. Questo ragazzo ha 23 anni e si sente assente ovunque, assente del proprio passato, dal proprio futuro, dal proprio presente. La sua osservazione è forse la vera definizione dell'essere straniero, dell'essere strappato. Noi con la scuola di italiano dell’associazione, con il poco che possiamo fare, cerchiamo di dare la possibilità a ragazzi come lui di ricostruire il puzzle delle loro vite. Perché possano guardare in avanti e camminare sempre con più dignità. Loro ci offrono sempre tanto. Entrano con un sorriso che mi fa dimenticare ogni momento difficile della giornata. Quando esplode una risata collettiva non la freno mai, ridere è sfogo necessario per sentirsi leggeri e dimenticare per qualche secondo una realtà che opprime. I ragazzi che si siedono nell'aula ci offrono la possibilità di scambiare culture e modi di pensare. Così discutiamo sulle religioni, sui sentimenti, così gentilmente ci prendiamo in giro, così mi insegnano qualche parola in arabo e ridono del mio accento, così ci aiutiamo ogni settimana di più, perché anche loro mi permettono di camminare con la schiena dritta, con più dignità. Insieme nella convivenza costruiamo la nostra strada di vita.
cittamigra | 03 Maggio, 2009 10:52
Le valutazioni di Olesea Cozirev (Ass. Città Migrante) alla fine del corteo e il contributo dell’esperienza migratoria di Abdelghani Benaissa (Ass. Città Migrante)
Tratto dal sito del Meltingpot
Olesea Cozirev
Siamo molto contenti di come sia andata questa giornata di
mobilitazione. È stata la dimostrazione di una nostra forza come
migranti, perché quando un migrante esce in piazza significa qualcosa
di importante. La manifestazione di oggi è stata organizzata non solo
perché il primo maggio è diventata anche la nostra festa, questo è il
nostro terzo corteo che organizziamo il primo maggio, ma soprattutto
siamo scesi in strada per dire che non siamo responsabili di questa
crisi e il pacchetto sicurezza non lo vogliamo.
È stata una manifestazione diversa da quella dello scorso anno. Nel
2008 è stato il primo maggio migrante ed al corteo hanno partecipato in
maggior parte persone di origine straniera, quest’anno invece il
risultato è stato quello per cui abbiamo lavorato e costruito per la
preparazione del corteo, un primo maggio meticcio, che ha portato in
piazza non soltanto migranti ma anche italiani.
Questo primo maggio è il risultato del lavoro che abbiamo fatto durante
un intero anno. Vorrei evidenziare soltanto un paio di cose che sono
per noi molto significative. Città Migrante fin dalla sua nascita si è
occupata dello sfruttamento della manodopera irregolare e abbiamo
adesso ottenuto, con un duro lavoro, circa una ventina di permessi di
soggiorno attraverso l’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione.
Questi permessi di soggiorno equivalgono a venti vite, a venti futuri,
forse a venti famiglie e venti bambini. L’altra questione riguarda la
crisi che stiamo attraversando tutti, siamo nella stessa barca,
migranti e non: per esempio il ragazzo che ho di fianco sta come me,
anche lui è precario e sta male, oppure il medico che si è opposto alla
cancellazione del divieto di segnalare gli irregolari che si rivolgono
alle strutture sanitarie. Queste sono le persone che con noi oggi sono
scese in piazza. Sono le persone con cui in questo anno abbiamo
costruito un percorso comune e oggi vogliamo fermare insieme quello che
di peggio domani potrebbe capitare. La crisi che vive un migrante ed un
italiano è molto simile anche se un precario o un giovane disoccupato
italiano è più fortunato perché ha alle spalle una famiglia. Un
migrante, se per esempio non è più in grado di pagare l’affitto oppure
il mutuo non ha nessun luogo in cui andare.
La cosa più significativa riguarda la questione della perdita del
lavoro. Un migrante perdendo il lavoro perde il permesso di soggiorno e
questo porta al ritorno all’irregolarità. Questo non vogliamo che
avvenga ed è anche per questo che manifestiamo oggi. Se domani io perdo
il lavoro, un altro perde il lavoro, un altro ancora e via dicendo ci
mettiamo insieme e chiediamo che sia rinnovato il nostro permesso
nonostante il lavoro.
La situazione che si sta vivendo dimostra il fallimento della legge
Bossi- Fini, oggi nella crisi si vede più che mai l’ipocrisia e la
debolezza del sistema legislativo e politico.
In questo periodo di crisi economica e sociale si stanno costruendo
artifizi come la paura che si sta creando contro i migranti. Si crea un
nemico, è colpa sua se sto male, ma io non credo che il nemico sia il
più debole. I nemici sono più lontani e sono sotto scorta.
Non è colpa dei migranti che si trovano in questo paese se la vita è
diventata così difficile. Su questo clima di paura del domani nasce il
pacchetto sicurezza.
Come donna e come cassaintegrata io non riesco a mandarlo giù questo
odio. Da dove è arrivata questa emergenza sicurezza? A chi rende la
vita più facile e sicura se io pago 200 euro per il mio permesso di
soggiorno? Chi è che si sente più sicuro se la clandestinità è un
reato? Se per gli atti civili serve il permesso di soggiorno? Questo
fatto è gravissimo perché si negherà il diritto di matrimonio alle
persone irregolari, il diritto a riconoscere un figlio e a registrare
un morte.
Introducendo il reato di clandestinità il dirigente scolastico dovrà
denunciare il genitore irregolare che iscrive il figlio a scuola. La
conseguenza sarà che questi bambini perderanno il diritto
all’istruzione. E chi ancora gode di questo diritto troverà i suoi
figli in classi separate, discriminando i migranti fin da bambini. La
detenzione nei CIE fino a sei mesi serve soltanto ad arricchire le
tasche dei costruttori e degli appalti non di certo all’identificazione
degli irregolari, cosa fra l’altro detta dallo stesso sottosegretario
dell’interno Mantovano.
Il nostro percorso vuole essere anche di incontro con le persone per
ascoltarci e capire che convivenza e solidarietà possono aiutare a
risolvere dei problemi comuni.
Io per esempio sono felice di essere parte di Città Migrante perchè
questo mi permettere di poter raccontare quello che vivo, di
manifestare e scendere in piazza, di aiutare le persone che si trovano
in difficoltà. Questo è il modo in cui abbiamo deciso di essere parte
attiva di questa società. Oggi principalmente sono i migranti che ci
contattano per questioni di insoluti nei luoghi di lavoro ma in futuro
potrebbe essere anche un italiano ad avere lo stesso tipo di problema
che noi ormai affrontiamo da anni.
Io sono libera come tutti quelli che hanno avuto il coraggio di uscire
oggi e di urlare io non ho paura.
Abdelghani Benaissa Il divieto si sognare
Era la prima volta che prendevo un aereo, avevo paura di ciò che mi
aspettava dall’ altro lato del Mediterraneo dietro migliaia di
chilometri che ho dovuto percorrere, paura di un futuro incerto, paura
del destino.
Non ero mai stato in Italia, l’avevo soltanto vista in tv, o magari
letto qualche libro sulla sua storia, sapevo che il papa sta nella
città del vaticano a Roma, che a Firenze ci sono i monumenti ed è tra
le più belle città nel mondo, che Milano è la capitale della moda,
sapevo che ci sono tre milioni d’italiani dappertutto nel mondo tra
migranti e figli di migranti, persone che hanno dovuto lasciare il
paese, le loro famiglie, gli amici , per una vita migliore per poter
dare un futuro ai loro figli, e soprattutto per sfuggire la povertà e
alla burocrazia. Forse questa era la ragione che mi ha spinto a
scegliere l’Italia.
Ognuno ha la sua Germania o la sua America da raggiungere, ognuno ha il
suo nord ed il suo sud, la mia America era l’Italia. È stata una
decisione molto difficile per me, andarsene via dal mio paese, lasciare
la casa dove sono cresciuto per una destinazione sconosciuta , per un
altro paese molto diverso del mio, con una cultura diversa, lingua
diversa, costume e religione diversa. Era una sfida per me anche io
dovevo farlo per poter dare un senso alla mia vita, avere l’opportunità
di studiare, per sottrarmi alla miseria e all’ingiustizia, per avere un
bel futuro. E da lì iniziò la mia storia che non è molto diversa dalla
storia di oltre 800.000 persone senza documenti come me (i cosidetti
clandestini).
Credo fui molto più fortunato del mio amico Said che ha dovuto sfidare
la morte a bordo di una barca per cinque giorni nel mare senza cibo,
perse il suo fratello maggiore in un percorso del genere. Questo è il
prezzo che ha pagato per arrivare al suo paradiso. O magari Ismael, un
senegalese di 25 anni, che come prima tappa percorse migliaia di
chilometri per arrivare al sud della Libia, lì rimase per due anni a
fare lavori pesanti per guadagnarsi il suo posto su una delle barche
della morte, dato che nessuno sapeva se arrivasse vivo o morto.
L’Italia mi ha insegnato tanto, forse la prima cosa che impari è che
finché non hai i documenti è vietato sognare o desiderare qualche cosa,
di conseguenza anche i sogni vengono messi da parte, ho imparato ad
accantonare le mie ambizioni. Che uno senza documenti è una persona
senza identità, è uno senza nessun diritto, che non esiste proprio, è
una persona che fa paura a tutti. Nonostante ciò è buono lo stesso a
spezzarsi la schiena sotto il sole a fare i lavori pesanti e rischiosi
che gli italiani ormai non li fanno più.
Sappiamo che tutto ciò che sta avvenendo non è legittimo. Perché non è
giusto vivere cosi , emarginati della società, non è giusto vivere
nell’oscurità, non è giusto essere pregiudicati unicamente per la
mancanza dei documenti , non è giusto che dobbiamo nasconderci come dei
criminali ogni volta che una pattuglia dei carabinieri o della polizia
ci passa vicino, non è giusto che il potere fa finta di non vederci, e
non si muove per cambiare le cose, non è giusto che siamo usati come
capri espiatori, non è giusto che sopravvivo qui da sei anni e mezzo e
che non posso tornare al mio paese per ritrovare i miei cari.
Ci vogliono senza dignità, ci vogliono impercettibili, ci vogliono come
servi. Il sociologo Max Frisch diceva “abbiamo chiamato delle braccia,
ci siamo ritrovati con delle persone”. Ecco cosa desiderano, solamente
schiavi, che lavorano e poi magari dopo il lavoro trovano altri spazi
il più possibile distanti da loro dove non possono essere né visti nè
uditi. Tuttavia secondo voi quando quei lavoratori escono dalle case
dove hanno curato gli anziani o i bambini, quando escono dalle
fabbriche, dai cantieri e dai campi agricoli, cosa possiamo fare di
loro? Li nascondiamo dove non si può vederli ne udirli? Queste persone
quando finiscono di lavorare camminano per strada, passeggiano nei
giardini, frequentano i ristoranti ed i bar, in breve vivono, è normale
perchè fanno parte della società.(Che lo vogliate o no!)
“Capita a tutti di perdere soldi, non è una cosa grave perchè i soldi
vanno e vengono. Ma se perdi un vero amico hai perso la tua metà ,
invece se perdi la salute hai perso tutto in questa vita”. Queste sono
le parole di Vladimir un ucraino che tornò a casa sua dopo aver passato
tre anni sfruttato, sotto pagato, maltrattato. Tornò da sua moglie e
dal suo bimbo, lui non voleva perdere tutto!
Capì che qui si lavora come un cane e si muore come un cane. Ovunque
vai devi cominciare del basso e mano a mano arrivi al tuo scopo, è
giusto! In Italia è uguale cominci del basso ma per andare più in giù.
In questo posto devi obbedire, non protestare e tacere e se qualcosa
non ti va bene te la devi fare andare bene lo stesso, devi chinare la
testa ed adattarti a ogni situazione di sfruttamento, ed a qualsiasi
tipo di segregazione e oppressione, mascherate dietro la nuova politica
di sicurezza, con principalmente leggi e regole discriminatorie e
razziste per calpestare ancora di più la libertà e i diritti di tutti e
tutte, migranti e italiani.
Il posto da dove provengo io è molto particolare, dato che non puoi
fare due passi senza essere salutato da qualcuno, anche se non lo
conosci ! Lui parla con te, ti sorride e magari t’invita a bere un
caffè o a mangiare a casa sua! Sembra strano, ma da noi è cosi! La
gente esiste perché è pura e semplice, non hanno paura di guardarti
negli occhi quando si esprimono, perché non sono superficiali, non
hanno paura di avvicinare o accogliere una persona nuova o diversa
perché siamo tutti essere umani , da noi se non vedi un tuo vicino di
casa per due o tre giorni devi andare a chiedere sue notizie per vedere
se sta bene o se ha bisogno di qualcosa. Da noi se una persona perde un
parente trova sempre tutti quanti intorno a sé per condividere con lui
l’amarezza dell’accaduto. Da noi non serve un invito per partecipare a
qualunque festa nel quartiere. Mi manca tantissimo il rumore che
facevano i bambini giocando con il pallone o magari correndo
dappertutto nel palazzo dove abito, mi mancano le fragranze dei piatti
tipici algerini che annusi in giro per la città, mi mancano i sapori e
i colore della frutta fresca raccolta nella coltivazione di mio zio, mi
manca la voce dolce della mia mamma quando mi chiamava dal balcone per
dirmi che la cena è pronta o la mattina presto quando mi svegliava con
delicatezza per andare al lavoro. Mi mancano le camminate che facevo
con mio padre lungo la strada alberata che sbuca sul grande parco
pubblico dove stavamo lì ore e ore a chiacchierare su di tutto e di
niente o quando osservavamo i ragazzini divertirsi al gioco dello
sbirro ed il bandito, questa scena la vedo nuovamente anche oggi, nella
vita di tutti giorni e prendo parte anche io, ma sono sicuro di non
avere il ruolo del buono che va alla caccia del cattivo dato che le
regole di questo gioco vizioso non le faccio io e dato che lotto tutti
giorni per sopravvivere.
Anche qui la gente viveva come noi al paese nostro. Ma con il tempo
tutto è cambiato. Gli italiani sono diventati così impegnati che non
trovano neanche il tempo per loro stessi, divenuti così sofisticati che
non possono fermarsi un attimo per scambiare due parole con nessuno,
anche con il vicino di casa. Fanno tutto di fretta, ciascuno vive nel
suo mondo, ciascuno ha i suoi dubbi ed i suoi pensieri. Nessuno vuole
condividere la sua felicità o il suo dolore. Nessuno ha voglia di
aprirsi con gli altri, provare a capire i motivi e le ragioni chi hanno
costretto queste persone a venire da loro, provare di mettersi nella
loro pelle e penetrare nel più profondo della loro mente per arrivare a
percepire la loro melanconia , angoscia e dispiacere di vivere lontano
delle loro famiglie, dal loro paese e di essere isolati dalla società.
Penso che gli italiani hanno paura di tutto ciò che sembra diverso
anche se la diversità fa la ricchezza della società, hanno perso una
parte dei valori umani, che tempo fa gli consentirono di avere un
rapporto interpersonale sereno e puro, senza considerare il colore
della pelle o la provenienza.
Leggi il comunicato di lancio della manifestazione
Leggi la cronaca della giornata
cittamigra | 14 Aprile, 2009 18:10
SE NON TU CHI? SE NON OGGI QUANDO? DOMANI SARA' TROPPO TARDI
1 MAGGIO DI LOTTA
Siamo gli stessi che hanno manifestato nelle strade di Reggio Emilia il 1° maggio 2007 contro lo sfruttamento della manodopera clandestina, siamo quelli che dopo varie mobilitazioni sono di nuovo scesi in Piazza un anno dopo, il 1° maggio migrante. Anche quest’anno vogliamo riempire le strade della nostra città. Un anno particolare che da quando abitiamo queste terre non avevamo ancora visto. La crisi che stiamo attraversando è epocale e coinvolge tanti di noi, lavoratori migranti e lavoratori italiani. Tantissimi sono i cassaintegrati, tanti sono anche quelli che il posto di lavoro lo hanno già perso e che un altro non lo stanno trovando. Le rate del mutuo che si accumulano, le morosità per l’affitto che aumentano, le bollette da pagare, la spesa e il lavoro che non arriva rende la vita di ognuno di noi ormai insostenibile. Siamo in tanti a pagare il prezzo di questa crisi, una crisi che però non abbiamo generato. Gli studenti pagano i tagli nella scuola perdendo dei diritti nel mondo dell’istruzione e i lavoratori pubblici subiscono il licenziamento dei precari aumentando la crisi di personale, noi migranti perdendo il lavoro perderemo anche il permesso di soggiorno e in questo modo l’irregolarità continuerà ad aumentare con ripercussioni gravi all’interno del tessuto sociale. E nel frattempo il governo regala soldi alle banche, agli industriali e ai finanzieri . Questa situazione ha generato un clima di paura che trova risposte facili e qualunquiste nella cosiddetta guerra fra poveri in cui diventa molto più semplice attaccare il più debole invece che prendersela con i veri responsabili, potenti e ricchi. E’ più comodo e meno impegnativo pensare che sia il vicino a rubarci quello che spetterebbe a noi. Ma quel vicino in realtà è nella nostra stessa situazione, vive le nostre stesse paure e sta cercando di sopravvivere in questo stesso mondo. Ed è proprio in questo clima di paura che nasce il “pacchetto sicurezza” . Ma sicurezza di chi, sicurezza per chi? Chi è che si sente più sicuro se noi migranti paghiamo più soldi per il permesso di soggiorno, se siamo qui senza la famiglia perché ci vengono ristretti i parametri per poterci ricongiungere, se i medici dovranno denunciare gli irregolari che cercano cure sanitarie, se vengono posti divieti a manifestare, se gli scioperi potranno essere solo virtuali? L’unica sicurezza che rimane è quella di perdere dei diritti. In questo stesso clima anche in una città come Reggio Emilia stanno prendendo piede movimenti di destra come la neonata libreria fascista di Casa Pound. La risposta a questo clima di paura pensiamo che sia quella di abbattere il muro della diffidenza e dell’indifferenza con la solidarietà, e di combattere insieme contro un nemico più grande ma anche quello realmente comune. Per questo invitiamo il 1 maggio 2009 tutte e tutti, lavoratori migranti, italiani, cassaintegrati, disoccupati, studenti, insegnanti, medici ma anche tutti quei cittadini che hanno voglia di gridare io non ho paura, io manifesto, io esco, io le ronde non le voglio, io sono qui e questa crisi non la pago per un primo maggio 2009 che sia una giornata di lotta.
PER FERMARE IL RAZZISMO ISTITUZIONALE
PER DIRE NO ALLE RONDE
PER IL DIRITTO DI MANIFESTARE IL SABATO E LA DOMENICA IN CENTRO STORICO
PER IL MANTENIMENTO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO ANCHE IN CASO DI PERDITA DEL LAVORO
PER RINEGOZIARE IL MUTUO IN CASO DI PERDITA DEL LAVORO
PER FERMARE GLI SFRATTI
PERCHE’ TUTTI POSSANO USUFRUIRE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI
NO AL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
PER IL MANTENIMENTO DEL DIVIETO DI DENUNCIA DEI MIGRANTI SENZA DOCUMENTI CHE SI RIVOLGONO ALLE STRUTTURE SANITARIE E DELLA POSSIBILITÀ DI REGISTRARE LA NASCITA DEI LORO FIGLI
PER LA CHIUSURA DEI CIE (cpt)
PER LA GARANZIA DI ACCESSO AL DIRITTO DI ASILO
scarica la locandina multilingue
cittamigra | 13 Aprile, 2009 17:09
Perché un nuovo corso di formazione
L’attività degli Sportelli Migranti di Reggio Emilia, Bologna e Rimini ha affrontato, nel corso del tempo, diverse tematiche legate al mondo dell’immigrazione. In particolare la costante interazione dei volontari delle associazioni con i cittadini di origine straniera ha fatto nascere il desiderio e la necessità di approfondire ed affinare la conoscenza su alcuni ambiti specifici della condizione dei migranti nel territorio: il lavoro e la protezione internazionale. Mai come ora come operatori di strutture indipendenti ci interroghiamo sull’importanza dei nostri servizi di consulenza e orientamento per cittadini migranti, in un’epoca storica attraversata da una crisi economica senza pari che ridefinisce, insieme alle nuove politiche sulla sicurezza, lo stesso concetto di cittadinanza e di converso l’accesso e la garanzia ai servizi primari posti in essere nei vari territori. La pressione verso paradigmi razzisti e sicuritari rischiano infatti di produrre un allontanamento dei cittadini migranti dai servizi pubblici, favorendone il ritorno ad una condizione di irregolarità, anche a fornte della perdita del posto di lavoro, al crollo della produzione nel settore terziario, all’aumento dei costi dei beni di consumo, degli affitti, delle case.
La centralità del tema lavoro si fa ancor più critica in questo contesto, dal momento che la legge Bossi-Fini si fonda sul legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro e su requisiti di reddito minimo, aspetti che trasversalmente sono duramente investiti e ulteriormente problematizzati dal processo di crisi economica. Una nuova centralità assume anche il tema della protezione internazionale, poiché in tanti territori del pianeta aumentano conflitti e guerre espresse in forme nuove, sia di attacco ai diritti fondamentali degli esseri umani, sia di schiavitù e sfruttamento che si generano dentro un quadro globale in cui il valore della vita umana scompare di fronte agli interessi di controllo e accesso alle risorse. In questo contesto sono tuttavia maggiormente limitati i canali della protezione e dell’asilo, compressi dagli interventi nazionali e sovranazionali che, con l’intento di bloccare la migrazione irregolare, colpiscono tutte le vittime di violenze e persecuzioni, proiettandole verso nuovi incubi.
Per questo diventa fondamentale, dopo la ridefinizione di importanti passaggi normativi e di fronte ai cambiamenti in atto a livello globale, proporre un corso di formazione che sappia guardare al presente, per porre in essere nuove strategie d’intervento sul tema della cittadinanza e dei diritti per i cittadini migranti fuori dall’emergenzialità, ma soprattutto fuori dal paradigma della paura che genera esclusione, indifferenza e stigmatizzazione sociale verso tanti uomini e donne che abitano nelle nostre città.
Primo modulo
Il diritto di Asilo
A cura di Elisabetta Ferri, Progetto Melting Pot Europa
Venerdì 8 maggio 2009, ore 15.30–19.30
Sabato 9 maggio 2009, ore 9.30 -13.30 e 14.30-18.30
- Quadro normativo di riferimento: La normativa internazionale e comunitaria e la normativa italiana
- La prassi applicativa:
- la richiesta e il riconoscimento della protezione internazionale (tempi, soggetti competenti, diritti del soggiorno, criticità)
- Il permesso di soggiorno per rifugio e per protezione sussidiaria
(caratteristiche, diritti collegati, rinnovo, conversioni)
- Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati
(competenze, procedure, diritti e doveri, criticità)
Secondo modulo
Migranti e lavoro
A cura di Baila Ndiaye Makhetar, Sportello Lavoro Ass. Città Migrante
Sabato 16 maggio 2009 ore 9.30-13.30 e 14.30-18.30
Venerdì 22 maggio 2009 ore 15.30–19.30
- Quadro normativo di riferimento
- Contratto Collettivo Nazionale e busta paga
- Dimissioni, licenziamenti, potere disciplinare del datore di lavoro
- Processo del lavoro
- Tutele previdenziali e disoccupazione
Gli incontri si tengono presso
Associazione Ya Basta!, Via Casarini 17/4 Bologna
Il corso è rivolto ad operatori volontari e non, rifugiati, migranti, studenti e a tutti gli interessati.
Alla formazione seguirà un laboratorio di ricerca e di inchiesta su lavoro e su diritto di asilo nelle città di Bologna, Reggio Emilia e Rimini. Per partecipare rivolgersi alle associazioni promotrici.
La partecipazione al corso è gratuita
Al termine del corso sarà rilasciato l’attestato di partecipazione
Per informazioni ed iscrizioni:
cittamigrante@gmail.com invia la domanda di iscrizione (Domanda_di_iscrizione.doc)
349/5238926
tutti i mercoledì dalle 17 alle 20 presso lo Sportello Migranti via F.lli Manfredi,14 (RE)
cittamigra | 24 Marzo, 2009 09:50
cittamigra | 07 Marzo, 2009 10:35
Dopo le numerose prese di posizione e gli appelli nelle liste e nei
giornali, dopo le assemblee e riunioni in molte parti d´Italia, dopo i
molti i presidi e le manifestazioni in differenti città contro il
pacchetto sicurezza in via di approvazione, contro il razzismo
istituzionale praticato dal governo e le continue violenze razziste,
crediamo sia giunto il momento di un incontro di tutte le realtà
impegnate nell´organizzazione dei migranti e nella pratica
dell´antirazzismo. La crisi rende sempre più evidente il significato
della legge Bossi-Fini, del legame tra permesso di soggiorno e
contratto di lavoro, della costruzione di nuovi centri di detenzione:
il governo oltre a considerare i migranti come forza lavoro su cui
scaricare i costi di questa crisi, sta anche cercando di utilizzarli
come valvola di sfogo contro le tensioni che stanno crescendo ovunque e
con sempre maggiore intensità.
Contro tutto questo è necessario prendere parola e riprendere l´iniziativa.
Diamo appuntamento per un incontro di tutte le reti antirazziste e le
realtà migranti interessate sabato 7 marzo, ore 14, a Bologna presso
XM24, via Fioravanti 24.
Coordinamento migranti Bologna e provincia
Reti migranti Torino
Coordinamento immigrati Brescia
Impronte migranti Roma
Adl Veneto
Razzismo stop Padova
Città migrante Reggio Emilia
Cittadinanza globale Verona
cittamigra | 16 Febbraio, 2009 15:30
cittamigra | 09 Febbraio, 2009 20:17
L’associazione Città Migrante in collaborazione con il Progetto Melting Pot Europa e con il contributo di Dar Voce propone un corso di formazione in tema di immigrazione rivolto agli operatori sociali del volontariato e non che interagiscono con i cittadini di origine straniera.
Tale iniziativa nasce dall’esigenza di un costante aggiornamento sulla normativa in tema di immigrazione per rispondere in maniera positiva alle richieste dei tanti cittadini migranti che si rivolgono allo Sportello Migranti promosso dalla stessa associazione.
Tale corso sarà quindi momento di approfondimento per l’analisi, l’interpretazione e la decodifica della normativa in materia di immigrazione. Il percorso formativo vuole essere aperto, oltre che ai volontari dell’associazione e a nuovi possibili collaboratori, agli operatori (sia volontari che non) che comunemente hanno a che fare con situazioni legate al mondo dell’immigrazione e necessitano di una formazione adeguata sul tema.
Il corso si svolge nel mese di marzo 2009 ed è suddiviso in due parti. Il primo modulo, dalla durata di 8 ore e curata dall’Avv. Vainer Burani, affronta la normativa in tema di immigrazione; il secondo modulo, dalla durata di 6 ore e curato dalla Dott.ssa Neva Cocchi (Progetto Melting Pot Europa), affronta in maniera operativa la gestione dello sportello Informa-Stranieri.
Il corso ha come obiettivo quello di trattare in maniera operativa che cosa dispone la normativa in materia di immigrazione per i cittadini di origine straniera che lavorano, abitano, si curano e crescono i propri figli in Italia.
Primo modulo (Avv Vainer Burani)
Normativa italiana in tema di immigrazione.
Testo Unico sull’immigrazione.
Regolamento di attuazione.
Decreto Sicurezza e conseguenze sulle norme in tema di immigrazione
Sabato 7 marzo dalle 17.00 alle 20.00
Sabato 14 marzo e sabato 21 marzo dalle 17.00 alle 19.30
Secondo modulo (Dott.ssa Neva Cocchi – Progetto Melting Pot Europa)
Attività di formazione su tecniche di gestione dello sportello Informa –Stranieri. Consulenza sul reperimento delle fonti di informazione e della documentazione ufficiale. Consulenza sugli aspetti pratici dell’applicazione della normativa
Venerdì 27 marzo dalle 19.00 alle 22.00
Martedì 31 marzo dalle 20.00 alle 23.00
La partecipazione è gratuita.
Al termine di ogni modulo verrà rilasciato l’attestato di partecipazione con possibilità di partecipare anche solo alla parte teorica del corso.
Le lezioni si svolgono presso lo Sportello Migranti, Via F.lli Manfredi 14 (ex foro Boario).
La presentazione sarà venerdì 27 febbraio sempre presso lo Sportello Migranti.
Per informazioni ed iscrizioni:
349/5238926
oppure tutti i mercoledì dalle 17.00 alle 20.00 presso lo Sportello Migranti
cittamigra | 01 Febbraio, 2009 17:55
Sabato 31 gennaio in Piazza Prampolini si è svolto il presidio contro il pacchetto sicurezza
Leggi la cronaca, ascolta gli interventi foto e
vedi la galleria fotografica sul sito del melting Pot
Il comunicato stampa della giornata
Abbiamo aderito alla rete contro il pacchetto sicurezza e mentre oggi a
Roma si sta svolgendo una manifestazione in tante città di Italia i
migranti hanno organizzato variemobilitazioni. Anche noi a Reggio
Emilia abbiamo deciso di scendere in piazza, di non rimanere in
silenzio mentre sta per essere varato questo obbrobrio che è chiamato
“pacchetto sicurezza”, il disegno di legge 733 che va a modificare il
Testo Unico sull’immigrazione e altre leggi che interessano i cittadini
stranieri e non solo.
Vengono introdotti ostacoli nelle procedure per i ricongiungimenti
familiari, per ottenere la carta di soggiorno diventa necessario
superare un test d’italiano prevedendo che questa possa essere
richiesta per i propri familiari solo se anche loro soggiornano
regolarmente in Italia da almeno cinque anni, il prolungamento dei
tempi per l’acquisizione della cittadinanza, nuovi vincoli per
l’iscrizione all’anagrafe. Chi chiede il permesso di soggiorno deve
firmare un “accordo d’integrazione” a crediti (è il cosiddetto permesso
a punti) impegnandosi a raggiungere precisi “obiettivi d’integrazione”
entro la scadenza del permesso. La perdita dei crediti comporta la
revoca del soggiorno e l’espulsione. Si introduce una tassa sempre più
onerosa sul permesso di soggiorno.
Viene inoltre introdotto il reato di immigrazione clandestina che
prevede un’ammenda da 5 a 10mila euro. Chi è senza permesso di
soggiorno rischia di essere denunciato dal medico se va al Pronto
Soccorso, non potrà più riconoscere i figli e le figlie, sposarsi ed
inviare i soldi a casa. Il Ddl 733 prevede inoltre la detenzione nei
CIE (ex CPT) fino a 18 mesi.
E chi è che dovrebbe sentirsi più sicuro? L’unica sicurezza è quella dei diritti negati.
In nome della sicurezza la nostra vita diventerà impossibile, fatta di
insuperabili ostacoli burocratici e nuovi ed inutili adempimenti
amministrativi, in nome della sicurezza veniamo disegnati come soggetti
pericolosi, in nome della sicurezza si restringono i diritti ormai
ridotti al minimo.
In nome della sicurezza si vuole scaricare sui migranti il prezzo di
una crisi economica globale diventata ormai ingestibile. Il governo e
le parti sociali alleate stanno gestendo la crisi sul piano mediatico
spettacolare prestando il fianco nell’individuare il migrante come
nemico comune, pericoloso e che compete nella spartizione delle
briciole.
Noi non accettiamo in silenzio le etichette che ci vorrebbero imporre.
Siamo uomini e donne, famiglie, i nosrti bambini vanno a scuola, siamo
parte del tessuto sociale ed economico e vogliamo essere protagonisti
nella costruzione del futuro arginando il razzismo che si sta
diffondendo e affermare nuovi diritti per tutte e tutti.
Contro il Pacchetto sicurezza e il modello di società che propone.
Per
l’abolizione immediata della legge Bossi-Fini, perché perdere il lavoro
a causa della crisi rappresenta per le persone migranti una condanna
alla clandestinità.
Per la regolarizzazione di tutte e tutti.
Contro
il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, dispositivo
di controllo che imprigiona le persone migranti e rende precaria la
vita di tutte e tutti.
Contro la criminalizzazione di chi fugge da guerre e persecuzioni.
Contro le classi separate per i bambini e le bambine stranier@.
Contro la militarizzazione dei confini, delle città e delle strade.
Contro l’ansia e la paura in cui vorrebbero farci vivere.
Per
ripensare insieme un’idea di cittadinanza che garantisca a tutt@ i
diritti fondamentali e la libertà di scelta e di movimento
cittamigra | 27 Gennaio, 2009 22:25
31 GENNAIO 2009 ORE 15.30
PIAZZA PRAMPOLINI
PRESIDIO CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA
L’associazione Città Migrante invita tutte e tutti a partecipare al presidio contro il pacchetto sicurezza che colpisce soprattutto i migranti sia con permesso di soggiorno che non.
Non rimaniamo in silenzio!
E’ giunto il momento di alzare la voce!
جمعيه مدينه المهاجرين تدعو الجميع رجالا ونساء واطفالا لحضور وقفه من اجل حقوقهم .كفي صمتا عندما تنهك اقل حقوق المهاجرين فقد حان الوقت لايصال صوتنا .
السبت 31/01/2009 الساعه 15.30 piazza Prampolini
Ассоциация Città Migrante прглашает всех пртестовать против PACCHETTO SICUREZZA, который направлен в первую очередь против еммигрантов с пермессом или без.Скажем нет налогу на пермессо ди сожерно и криминализации мигрантов.Молчать больше нельзя!!!
31 of January 2009 “Città Migrante” organizes a sit-in agaist the law about immigrants.
Meeting: Piazza Prampolini at 3.30 p.m.
We have to fight together
cittamigra | 08 Gennaio, 2009 15:38
Crediamo sia la miglior risposta alle polemiche spesso inutili, strumentali e ipocrite con le quali si è tentato di nascondere la partecipazione di così tanta gente –“nuovi” e “vecchi” reggiani- che hanno voluto manifestare contro il massacro di Gaza.
تضامنا مع شعب غزه
كما راينا في المظاهره الكبيره في الثالث من يناير الحالي اذ ظهرت رغبه كبيره لجمع المساعدات لارسالها الى اهل غزه
فقد راينا ان نقوم بالبدء في جمع المساعدات الممثله في الادويه والمساعدات الماديه
بدءا من السبت العاشر من شهر يناير الجارى من الساعه التاسعه صباحا وحتىالسابعه مساءا.وخلال ذلك سيتم ايضا عرض مجموعه من الصور التى توضح ما يحدث في غزه من مجازر .
نعتقد ايضا بانه سيكون افضل رد علي الجدل الذي لا داعي له والنفاق الواضح في محاوله لاخفاء مشاركه هذا العدد الكبير من الناس فى المظاهره ضد
المذابح التي تجري في غزه
Comunità islamica, Ass. Città Migrante, Laboratorio aq16, Ass. Giuristi Democratici, Comunità palestinese
cittamigra | 05 Gennaio, 2009 14:27
Il resoconto del corteo in solidarietà al popolo palestinese di Gaza che si è tenuto a Reggio Emilia sabato 3 gennaio: dal sito di Global Project
cittamigra | 02 Gennaio, 2009 18:56
Ad oggi la popolazione di Gaza viene da due anni di embargo totale che ha reso inservibili gli ospedali, aumentato drasticamente la disoccupazione, impoverito e compromesso la salute di migliaia di persone riducendole alla fame.
chiediamo:
Invitiamo tutti i cittadini e cittadine indignati, siano essi nativi reggiani o migranti, ad unirsi al corteo di sabato 3 gennaio 2008.
APPUNTAMENTO ORE 15.00 P.LE MARCONI (davanti alla stazione)
promuovono:
Laboratorio aq16, Ass. Città Migrante, Comunità islamica Reggio Emilia,
Giuristi Democratici, Comunità palestinese Parma
cittamigra | 02 Gennaio, 2009 13:03
DAL MANIFESTO DEL 31 DICEMBRE 2008
di Giusi Marcante
COME VENGONO SFRUTTATI I MIGRANTI NEI CANTIERI
Immigrati
dalla Moldavia pagati appena 1,70 l'ora e tenuti al nero. Un'inchiesta
giudiziaria svela come funziona il lavoro immigrato in edilizia a
Reggio Emilia e dintorni. Senza far distinzioni tra appalti pubblici e
privati. La scoperta grazie alle denunce dei lavoratori raccolte
dall'associazione Città migrante
In principio fu una valigia
piena di timbri e documenti falsificati finita in mano ai carabinieri
grazie alla gelosia di un uomo per un presunto tradimento della sua
donna. Poi sono arrivate le denunce di tanti, troppi, lavoratori
stranieri che raccontavano di non essere stati pagati. Manodopera in
nero e senza documenti in grado di sfuggire tranquillamente ad
eventuali controlli nel cantiere: agli operai venivano fatti firmare
contratti compilati a nome di altri lavoratori stranieri regolari e
anche il badge che ogni manovale dovrebbe avere mentre lavora in
cantiere riportava l'altro nome. Le indagini dei carabinieri di San
Polo d'Enza e di Castelnuovo Monti sono durate un anno, sotto la
direzione del pm Valentina Salvi, e hanno portato negli ultimi giorni
agli arresti di alcuni imprenditori molto noti a Reggio Emilia e di un
loro fidato capo cantiere. Associazione a delinquere finalizzata
all'introduzione e alla permanenza di clandestini, falsificazione di
permessi di soggiorno estorsione e utilizzo di manodopera clandestina:
sono queste le accuse che hanno fatto finire in carcere Giovanni Freno,
Marco Pozza e il figlio Federico e Victor Boldisor, cittadino moldavo
considerato il tramite per l'arrivo di lavoratori dalla Moldavia che
pur sgobbando nei cantieri italiani venivano pagati come se si
trovassero in patria. A suo modo una piccola multinazionale dello
sfruttamento della manodopera che ha prosperato negli appalti, anche in
quelli pubblici, tra Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Lazio e
Liguria. In quest'ultima regione sono stati aperti cantieri anche al
porto di Genova. Ital Edil srl e Technological Building 7 srl: tutte
mutazioni della stessa impresa che dietro la facciata mostravano una
realtà di lavoro duro e di condizioni di vita che non è esagerato
definire con il termine di schiavitù. Tutto questo nel cuore
dell'Emilia produttiva e un tempo "rossa" dove il boom edilizio è stato
l'occasione per ottimi oneri urbanistici che sono finiti nelle casse
degli enti locali. Ma che ha riservato anche le forme dell'illegalità
spregiudicata come dimostra questa inchiesta della magistratura o delle
infiltrazioni mafiose come insegna la vicina provincia di Modena.
Secondo
le indagini i lavoratori venivano pagati cifre che potevano arrivare
fino ad un euro e settanta centesimi all'ora. Questo ha raccontato ai
carabinieri un uomo moldavo: di essere stato prelevato in aeroporto nel
2003 e portato a lavorare nei cantieri di un'altra ditta collegata agli
arrestati, Valsem Costruzioni Italia, con la promessa che dopo tre mesi
sarebbe stato pagato tre euro all'ora. La sua vita è diventata
un'odissea: ogni volta che il suo permesso di soggiorno scadeva veniva
rimandato in patria per poi essere richiamato in Italia. Quando ha
perso i documenti ha iniziato a lavorare per Ital Edil perché, gli
avevano spiegato, «lì poteva lavorare anche da clandestino». La paga da
1,70 all'ora per alcuni era un semplice miraggio visto che, come
risulta dalle diverse denunce presentate dall'avvocato Vainer Burani
per conto di alcuni cittadini egiziani, spesso gli operai non venivano
neanche pagati. Dopo gli accordi iniziali e i primi giorni di lavoro
veniva dato loro un acconto di poche centinaia di euro. Il lavoro però
proseguiva come si susseguivano gli spostamenti nei vari cantieri. Se
però i lavoratori iniziavano a reclamare i loro soldi venivano
minacciati di essere rimandati nei loro paesi grazie alle «amicizie»
che Freno e Pozza vantavano di avere in Questura, Prefettura e tra i
carabinieri. L'unico modo per avere lo stipendio era continuare a
lavorare per loro, a scatola chiusa e senza troppe domande. Le denunce
che l'avvocato Burani ha depositato alla procura di Reggio Emilia lo
scorso aprile sono tutte fra loro simili: il primo contatto negli
uffici della Ital Edil e il colloquio con Pozzi che si qualificava come
tecnico della società. «Avevo fatto presente che ero privo di documenti
- racconta nella sua denuncia uno dei lavoratori egiziani - ma mi è
stato risposto di non preoccuparmi perché avrebbero risolto loro il
problema, basta che fossi capace di fare l'intonacatore». Adesso
Mohamed Harhash ha ottenuto un permesso di soggiorno per protezione
sociale. Nella querela spiega bene quale fosse il meccanismo su cui
poggiava Ital Edil e le sue successive trasformazioni: assumere
lavoratori irregolari, fornire loro documenti con il nominativo di
altri stranieri che avevano lavorato per loro e di cui avevano
fotocopiato il permesso di soggiorno, dare una piccola cifra come prova
che i pagamenti sarebbero prima o poi arrivati, portare i lavoratori
nei vari cantieri aperti e farli lavorare con la minaccia di denunciare
la loro clandestinità. E poi c'erano le condizioni in cui queste
persone erano costrette a vivere: monolocali in cui venivano ammassate
fino ad otto persone o seminterrati in cui in nove bisognava dividersi
trenta metri quadri, ha raccontato Harhash al magistrato. Il lavoro era
senza sosta sia nei giorni feriali che in quelli festivi ed era
estremamente faticoso. Come accadeva in un cantiere a San Bartolomeo a
Mare, in provincia di Imperia, dove si doveva portare in continuazione
per una distanza di trecento metri «tutto il materiale a spalla dalla
strada al cantiere di costruzione di villette a schiera».
Oltre a
quella di Harhash, che ha 31 anni e una laurea in agronomia conseguita
in Egitto e mai sfruttata in Italia dove ha sempre lavorato in
edilizia, le denunce hanno iniziato ad accumularsi sul tavolo del pm
Salvi dimostrando che non si trattava di casi singoli ma di un vero e
proprio metodo che accomunava sempre gli stessi personaggi. A questo
punto il puzzle delle indagini si è ricomposto anche grazie alla famosa
valigia piena di timbri e foto. Sì, perché a volte la gelosia percorre
strade insperate e così un ragazzo di origine marocchina ha portato i
carabinieri dritti a casa della compagna che aveva avuto in custodia un
borsone da un altro marocchino. Era l'uomo con il quale pensava che la
sua donna lo tradisse, per i carabinieri è lui che falsificava i
documenti. In questo momento è latitante, probabilmente in Marocco.
Nella valigia c'era di tutto: timbri del consolato del Marocco di
Bologna, dell'ufficio comunale di Gualtieri, della prefettura di
Verona, dell'agenzia delle entrate di Bolzano, addirittura del vice
prefetto di Reggio Emilia; tutto il necessario per realizzare permessi
di soggiorno clonati con i quali coprire i lavoratori che cadevano
nelle maglie della rete. Non è un caso che i Carabinieri abbiano
battezzato questa operazione "Permesso Facile".
L'inchiesta conta
anche casi di lavoratori che hanno consegnato fino a otto mila euro ai
vari Freno e Pozza per avere in cambio un documento, ma il metodo più
utilizzato era semplicemente quello di non pagare gli operai.
Un'impresa che secondo stime prudenziali potrebbe aver sfruttato fino a
trecento persone a Reggio Emilia e dintorni. Lavoratori come Mohamed
Harhash che ad un certo punto si sono resi conto di non essere gli
unici ad aver sopportato tanto.
I primi a denunciare il brutto
affare dell'Ital Edil sono stati gli attivisti dell'associazione Città
Migrante di Reggio Emilia, nata dall'esperienza del Comitato lavoratori
irregolari che il 1 maggio 2007 organizzò una grande manifestazione di
lavoratori immigrati bissata con successo quest'anno. Il 25 febbraio si
sono presentati di fronte alla sede della Technological Building7
(quella di Ital Edil nel frattempo era stata chiusa) assieme a
cinquanta lavoratori stranieri che chiedevano di essere pagati e uno
striscione dove c'era scritto «chi è l'irregolare, lo sfruttato o lo
sfruttatore?». Una mattinata movimentata visto che fu l'occasione per
uno scambio di vedute tra gli attivisti, gli immigrati e Marco Pozza
che passò al contrattacco denunciando Città Migrante per diffamazione e
chiedendo un risarcimento di ventimila euro. Il processo che si è
aperto di fronte al giudice di pace lo scorso 18 novembre è stato
subito rinviato.
Grazie all'associazione questi lavoratori hanno
trovato assistenza legale e l'avvio del percorso che li ha portati ad
ottenere il permesso di soggiorno in base all'articolo 18 della legge
Bossi-Fini (una circolare dell'ex ministro dell'interno Giuliano Amato
incoraggiava le questure italiane nell'agosto 2007 a rilasciare questo
documento nei casi di sfruttamento dei lavoratori immigrati). Del
denaro che spetta loro per ora neanche l'ombra, mentre Ital Edil a
novembre è stata dichiarata fallita in tribunale. «Uno dei miti che noi
vogliamo sfatare e che questa vicenda mette nero su bianco è che la
clandestinità sia una scelta - spiega Federica Zambelli di Città
Migrante - questa città è al quarto posto in Italia per presenza di
stranieri irregolari e non lo diciamo noi ma Il Sole 24Ore».
L'associazione vuole sottolineare come la combinazione tra gli effetti
della crisi economica e la legge Bossi-Fini porterà «ad un aumento
esponenziale della disoccupazione per cui i lavoratori migranti
regolari diventeranno presto irregolari».
Associazione
"Città Migrante"
Reggio Emilia
cittamigrante@gmail.com
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info: 349/5238926
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Informazione ed orientamento sui diritti dei lavoratori
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