EMERGENZA ROJAVA: DIFENDIAMO LA RIVOLUZIONE CONFEDERALE


La rivoluzione confederale del Rojava è sotto attacco. Per questo invitiamo tuttə mercoledì 28 alle 20:30 a Casa Bettola per una serata di solidarietà, informazione e mobilitazione, per mantenere alta l’attenzione internazionale e raccogliere fondi a sostegno di progetti umanitari per le popolazioni attaccate.
Durante la serata racconteremo in prima persona l’esperienza della carovana di solidarietà verso Kobanê, in Rojava, luogo simbolo della resistenza del popolo curdo contro l’ISIS, alla quale stiamo partecipando come spazi sociali.
Ci sarà anche un collegamento diretto con il Rojava, per ascoltare un aggiornamento sulla situazione sul terreno, e un collegamento con la Mezzaluna Rossa Kurdistan, per la quale raccoglieremo fondi a sostegno di progetti umanitari a favore delle popolazioni sotto assedio.
Il Rojava viene attaccato perchè rappresenta oggi l’esempio più vicino e concreto di rivoluzione e di un nuovo mondo possibile: autodeterminazione dei popoli, convivenza tra comunità diverse, emancipazione delle donne, ecologia, una radicale alternativa allo Stato-nazione, al patriarcato e al capitalismo.
L’offensiva in corso, portata avanti da milizie jihadiste e forze reazionarie con il sostegno diretto o il silenzio complice di Stati e potenze internazionali, dalla Turchia agli Stati Uniti, mira a cancellare il confederalismo democratico e a riportare guerra, repressione e imperialismo in territori che avevano costruito pratiche di libertà e giustizia sociale.
Difendere il Rojava oggi non è una questione simbolica o distante: significa difendere anche noi tuttə, perché le conquiste di quella rivoluzione appartengono all’intera umanità.
🌶 📕Dalle 18.00 Mercato Bio Bettola e Sciame
🍕✌Dalle 19.30 Pizzata del Forno Comune.
Prenotazioni al modulo https://bit.ly/3Srw4eo o al numero 3929768118.
🌹✊20.30 Emergenza Rojava, una serata di solidarietà, informazione e mobilitazione
Biji Rojava! Donna, vita, libertà!

A difesa del Rojava e del confederalismo democratico: mobilitiamoci, sabotiamo, organizziamoci

La situazione in Rojava è più grave che mai.

Il regime del qaedista Jolani ha sferrato un’offensiva mirata alla distruzione del confederalismo democratico nel nordest della Siria.
Offensiva portata avanti da milizie jihadiste composte da membri della branca siriana di al Qaeda, da foreign fighters di varie province dello stato islamico e da Daesh, il braccio siriano dell’Isis.

Il Rojava ed il confederalismo democratico sono sorte come entità territoriale e modello politico all’indomani della sconfitta dell’Isis, in luoghi dove veniva imposta la sharia ed ogni popolo perseguitato e massacrato a causa di settarismi religiosi e nazionalisti.

Ciò che in questi anni le zone dell’amministrazione autonoma hanno coltivato è un modello di società inedito: che comprende e tutela ogni diversità dei vari popoli compresi nel variegato mosaico culturale ad est dell’Eufrate, che durante una guerra civile lunga e sanguinosa hanno potuto trovare nel confederalismo democratico tutela e pace sociale.

È fondamentale per l’intero medio oriente prendere in considerazione l’opzione confederalista, orizzonte che oggi viene oscurato dalle nubi della guerra santa, dall’odio etnico e religioso che Jolani e i suoi tagliagole vogliono imporre in luoghi dove i popoli avevano imparato a vivere liberi insieme.

Turchia e Stati Uniti si sono messi d’accordo per spartirsi il petrolio del Rojava, usando per moneta il sangue dei curdi, che in questi anni sono riusciti, assieme alla popolazione del nordest, a mettere in piedi il più avanzato esperimento di socialismo moderno.

Oggi tutto il mondo ha gli occhi puntati su ciò che sta accadendo, perché è inaccettabile che coloro che hanno messo termine alla tragedia del califfato da eroi ora vengano spazzati via dagli stessi jihadisti con il benestare dei governi del mondo in cambio di qualche pozzo di petrolio.

Migliaia di prigionieri dell’ isis sono stati liberati ed immediatamente integrati nell’esercito di macellai del jihadista Jolani, le sparizioni forzate, esecuzioni, stupri e deportazioni sono il loro preciso obiettivo nei confronti di chi continua a difendere la rivoluzione.

È necessario in ogni città ed in ogni Paese mobilitarsi e raccogliere fondi per aiutare quanto più possibile, occupare, sabotare, boicottare ogni tipo di collaborazione con lo stato Siriano e Turco, pretendendo la cessazione di ogni rapporto con stati islamisti e terroristi, che fanno della pulizia etnica e del genocidio la loro politica quotidiana.

Per la rivoluzione delle donne e dei giovani, per un mondo libero da stati nazione, dobbiamo difendere il Rojava ed il confederalismo adesso!
Biji Rojava!

Il 22 settembre con la #GlobalSumudFlotilla c’eravamo tuttə!

Nei giorni scorsi a Reggio Emilia sono stati convocati in questura per la comunicazione formale di denuncia una ventina di manifestanti che il 22 settembre presero parte al primo sciopero generale contro il genocidio in corso a Gaza.
Gli indagati sono esponenti dei movimenti reggiani e degli spazi sociali.

Sono contestati reati connessi all’interruzione del pubblico servizio ferroviario, all’ostacolo alla circolazione dei treni. La manifestazione, partecipatissima, si svolse in maniera regolare, e simbolicamente bloccò per alcuni minuti la stazione centrale in piazzale Marconi. Una pratica quella del blocco delle strade e delle stazioni messa in atto in quei giorni da un milione di persone in tantissime città, bloccando aereoporti, scali marittimi, stazioni, tangenziali ed autostrade.

Con il reato di interruzione di pubblico servizio viene contestata anche l’aggravante di blocco ferroviario, una nuova fattispecie di reato prevista dal cosiddetto decreto sicurezza, che già in fase di realizzazione ha visto un’ampia contestazione e mobilitazione civile, associativa, sindacale e politica nazionale.

Il decreto ex 1660 si propone come una legge fortemente repressiva contro ogni forma di conflitto sociale e dissenso pubblico e se la mobilitazione iniziata il 22 settembre è riuscita nella pratica ad accantonarla e sfidarla in virtù dell’indignazione e partecipazione viva alla missione straordinaria della Flotilla, oggi a caduta viene utilizzata repressivamente per scongiurare altre mobilitazioni.

In questi giorni è stato proposto un nuovo pacchetto di leggi sempre in materia di misure repressive verso il dissenso, che supera e aggrava le misure “nuove” della legge sulla sicurezza.
Non saranno queste denunce e la criminalizzazione della solidarietà con popoli colpiti da genocidio e gravi ingiustizie a fermarci.

Continueremo a fare quello che ci ha contraddistinto in questi decenni, manifestare ed opporci contro ogni limitazione dell’agibilità politica dei movimenti di protesta. In un mondo in cui la democrazia viene vista come un ostacolo alle manovre di governi sempre più autoritari e a continuare a ingrassare i pochi super ricchi, noi continueremo a batterci per un futuro di giustizia e dignità per tutte e tutti noi, contro i Re e le loro guerre.

Per tutto questo rilanciamo la cena spese legali di venerdì 30 gennaio al Lab Aq16.

Non solo un’occasione per ritrovarsi, ma un’opportunità per sostenere la difesa legale nei processi a carico di compagne e compagni. Come tutti gli anni lo spazio sarà aperto e accogliente in una cena conviviale, gesto soprattutto di un atto politico collettivo consapevole.

Durante la serata ci sarà la cena a base di antipasti vari, polenta e sughi, dolci in abbondanza, oltre alla lotteria con tantissimi premi!
Per tutte le info consulta il post sul nostro account, per prenotare un posto a cena scrivi un messaggio al 338 6066779.
Vi aspettiamo!✊🏼

CONTRO I RE E LE FALSE PROMESSE SCENDIAMO IN PIAZZA PER IL POPOLO IRANIANO ED IL #ROJAVA

Sabato 17 gennaio ore 16 in Piazza Prampolini a Reggio Emilia

Gli spazi sociali partecipano all’iniziativa promossa dalla rete “Presidiamo la pace”

Nelle ultime due settimane la popolazione iraniana è scesa in piazza, per l’ennesima volta, contro il governo clericale capeggiato dalla guida suprema Alì Khamenei. La risposta del regime non si è fatta attendere, internet down e mano libera nel massacro dei manifestanti.

A questo scenario si aggiunge l’attacco all’amministrazione autonoma del nord est della Siria operato dalle truppe del governo filo turco di Damasco recentemente passato nelle grazie dell’amministrazione USA, guidato dall’ ex jihadista Ahmed Al Sharaa.

La pace e la convivenza tra i popoli partono da basi ideali ma soprattutto su progetti concreti di amministrazione dei territori. Il medioriente, crocevia millenario di etnie, culture, religioni soffre un’eredità pesante del passato coloniale che ha imposto divisioni statali e governi sanguinari che fino ad oggi gravano sulle popolazioni.

L’esperienza del Rojava e le legittime aspirazioni democratiche delle donne e degli uomini iraniani vanno difese e supportate. La sperimentazione di modelli politici e sociali di convivenza in atto in quel contesto parla a tutto il mondo. La rivoluzione in Rojava e le rivolte in Iran interrogano tutti e tutte sui limiti di entità politiche come lo stato moderno, sia esso laico o clericale, e del patriarcato come sistema sociale basato sul potere predominante degli uomini, in cui questi detengono la maggioranza delle cariche politiche, dell’autorità morale, del privilegio sociale e del controllo delle proprietà.

Ma soprattutto interrogano la commistione di stato e patriarcato in un regime economico capitalista che mantiene in povertà la maggioranza della popolazione tutelando esclusivamente gli interessi dei pochi che gestiscono territori ricchi di fonti di energia fossile come gas e petrolio.

Scendiamo in piazza, ancora una volta, insieme a tutte quelle realtà reggiane che erano e sono al nostro fianco per fermare la mano genocida sionista tutt’ora impegnata nell’ annientamento del popolo palestinese di Gaza e Cisgiordania. Manifestiamo per supportare il popolo iraniano che si batte per liberarsi dal giogo di uno stato clericale assassino e per difendere l’esperienza amministrativa della Siria del nord est.

Ma soprattutto per condannare le mire degli imperialismi che in un mondo multipolare promuovono dittature e massacrano le popolazioni impedendo l’autodeterminazione dei popoli, dall’Ucraina al Venezuela passando per Palestina e Rojava, l’Iran e tutti quei contesti di guerra e genocidio sparsi per il pianeta. Solidali ai rivoltosi di tutto il mondo per un futuro di giustizia sociale ed ambientale

Dalle montagne kurde
Alle nostre città
Donna, Vita, Libertà

Assemblea pubblica antifascista

Giovedì 15 gennaio alle 20:30 al Lab AQ16 convochiamo una seconda assemblea pubblica antifascista, dopo quella molto partecipata del 13 dicembre.

La nostra città è chiamata ad organizzarsi, perché è sotto attacco, da più fronti e trasversalmente, strategia messa in moto da una destra polimorfa: dai fascisti di CasaPound che vorrebbero aprire una sede a Reggio Emilia, dal governo che impone il revisionismo come verità storica nelle scuole, dalla criminalizzazione sempre più aspra che le/gli antifascisti si trovano ad affrontare di giorno in giorno.

Reggio Emilia è ricca di realtà, di associazioni e spazi che intersecando i propri sforzi sono in grado di mettere in campo un vero argine antifascista, un argine che ha funzionato il 30 marzo, e che ogni volta che sarà necessario si potrà riorganizzare.

La strategia che Casapound sta provando ad attuare è chiara e leggibile: ricavare spazi e basi d’appoggio dove non ne ha mai avute. Millantando una legittimità che non gli è mai appartenuta, e che questa città ha più volte manifestato di non voler concedere, prova a sfruttare il momento storico favorevole per i propri scopi.

La contingenza con la data del “Giorno del Ricordo” ci interpella tutte e tutti: la questione delle foibe coinvolge da anni la destra reggiana in una impresentabile presa di parola su posizioni revisioniste che fanno del carnefice la vittima e viceversa.

Il modello foibe è proprio quello con cui la destra è riuscita a fare breccia nella cultura generale, ed è proprio per questo che bisogna sempre più e sempre meglio essere in grado di mostrare la verità in questa fitta rete di menzogne con cui questi bugiardi tentano di ripulire la storia.

Reggio Emilia è una città storicamente antifascista, dalla resistenza ai giorni nostri, e questo lo dobbiamo avere ben presente nell’agire quotidiano, poiché è diretta conseguenza di questo retaggio che fascisti di strada e di governo intensificano le proprie provocazioni, perché hanno bisogno di attaccare sistematicamente l’antifascismo come cultura e pratica, e nel farlo pongono un attacco alla città intera.

Ma se saremo in grado di restare unitə, di attivare in un permanente stato di agitazione ogni realtà del nostro territorio, questo buio che prova a prendere terreno incontrerà una cittadinanza pronta a difendere i propri spazi, a tutelare scuole e quartieri, a prendere posizione senza paura, perché l’antifascismo non può essere un condimento dialettico alle nostre attività, ma una pratica viva e trasversale, in grado di unire nelle differenze di approccio e prassi.

Quando l’attacco all’antifascismo è portato avanti su più fronti l’unica soluzione è di attivarsi sempre di più, intessere legami solidi che facciano della cultura e della verità storica una pratica condivisa.

Un contrattacco necessario, che ad oggi rappresenta l’unico spiraglio verso una vita degna ed una società più giusta, libera da velleità etno nazionaliste e repressive.

Ci vediamo giovedì 15 gennaio ore 20:30 al Lab AQ16 per continuare a parlare, confrontarci e a solidificare i legami necessari ad affrontare questo presente.

Concerto di Kanye West all’RCF Arena: non solo una questione di alloggi impossibili

L’annuncio del concerto di Kanye West alla #RCFArena sta producendo il solito copione: entusiasmo per l’indotto economico da una parte, e una corsa agli alloggi che sfocia immediatamente in prezzi fuori scala dall’altra. È un meccanismo ormai noto, ma non per questo menoproblematico.

Che a Reggio Emilia l’85% delle strutture risultino già piene, a più di un anno dall’evento, non è un segnale di “successo turistico”, bensì la fotografia di un mercato che, in assenza di regole, si muove secondo pura speculazione. Camere a 800-900€ a notte non rappresentano un’opportunità economica: sono una distorsione. E quando anche i comuni della provincia (Scandiano, Campegine, Correggio) arrivano a chiedere cifre triplicate, significa che l’effetto non è più un beneficio diffuso, ma un’onda che travolge ogni equilibrio. Il paradosso è evidente: basta spostare la prenotazione di 24 ore e tutto torna normale.

Non è turismo, è un picco artificiale che arricchisce pochi e non lascia nulla sul territorio se non la percezione di una città cara e inaccessibile. E soprattutto non ha nulla a che fare con un’idea sana di turismo, quella che valorizza un territorio, lo rende accogliente, crea relazioni e opportunità durature. Qui siamo davanti all’opposto: un modello che consuma senza restituire, che sfrutta senza costruire.

C’è poi un elemento etico che non può essere liquidato con leggerezza. Quando si ospita un artista che negli anni ha alimentato polemiche pesanti, comprese dichiarazioni apertamente naziste, utilizzando nel proprio repertorio simboli come la svastica, e idee antisemite, sarebbe auspicabile che il dibattito pubblico non sifermasse al sold-out degli hotel.

L’economia conta, certo, ma non può diventare l’unico parametro di valutazione. Reggio Emilia ha una tradizione culturale e civile che merita di più di un solo “effetto Kanye”, misurato in euro. Un evento culturale può essere un’opportunità, ma solo se inserito in una visione più ampia, che tenga insieme accoglienza, sostenibilità, reputazione e valori, altrimenti resta un gigantesco weekend di speculazione, utile a pochi e poco coerente con l’identità della città.Il mega concerto una tantum non risolleverà certo le sorti di un infrastruttura che stenta a decollare.

Preferiamo al grande evento, parente stretto della logica predatoria della grande opera utile solo a chi la fa, una rete diffusa di eventi su scala “umana”. Facilitare eventi musicali in club, circoli, centri sociali, piazze cittadine e parchi porterebbe ricchezza distribuita alla città, senza concentrarla nelle mani dei soliti speculatori dell’affitto breve”. Inoltre, è inutile sperare che puntando tutto su un paio di concerti all’anno, il turismo a Reggio possa risollevarsi, quando il centro storico in primis è una zona fantasma, popolata da soli negozi sfitti e catene di fast fashion, con pochissima proposta locale e di artigianato.

E c’è un ultimo punto, non meno amaro: questa impennata dei prezzi è uno schiaffo a chi, pur lavorando, fatica ogni giorno a trovare una casa a un costo sostenibile. Mentre si celebra l’indotto di un weekend, si dimentica che per molti residenti l’alloggio nella propria città è già oggi un problema strutturale, e che normalizzare queste dinamiche significa accettare che il diritto all’abitare possa essere sacrificato sull’altare di un evento.

Solidarietà ad #Askatasuna

A pochi giorni dallo sgombero del Boscodromo di Vicenza, arriva un nuovo attacco del governo agli spazi sociali: questa mattina è stato sgomberato Askatasuna, storico centro sociale torinese.

Il ministro Piantedosi prosegue nella sua strategia repressiva contro l’opposizione sociale dal basso, scavalcando le amministrazioni locali e colpendo chi costruisce alternative reali nelle strade e nelle piazze.

È successo a Milano con il Leoncavallo, a Bologna il 21 novembre in occasione di Virtus–Maccabi, e oggi a Torino. Per questo governo i centri sociali non sono luoghi di aggregazione, cultura e solidarietà: sono nemici politici da cancellare. A Palazzo Chigi sono pronti a usare ogni strumento pur di imporre il deserto sociale.

Contro il deserto che avanza, spetta alle città far rifiorire la primavera: difendere gli spazi, riprendersi le strade, costruire opposizione.

SEMPRE A DIFESA DEGLI SPAZI SOCIALI

SOLIDARIETÀ AD ASKATASUNA

GUAI A CHI CI TOCCA

Lettera alla #Questura

Le interminabili file che si snodano dall’ingresso dell’ufficio immigrazione della #Questura di Reggio Emilia lungo i parcheggi di viale Piave sono ben note. Meno note sono invece le ragioni che portano alla formazione sistematica di quelle file, così come gli iter interminabili che si svolgono all’interno degli uffici della questura per la richiesta, il rinnovo ed il rilascio dei permessi di soggiorno. Iter burocratici che lasciano vite sospese, e che interrompono percorsi di integrazione intrapresi con grande fatica.
Intorno a questo tema si è tenuta un’assemblea sabato 8 novembre, che ha riunito un gruppo variegato di cittadini e cittadine reggiane: rappresentanti di associazioni e cooperative sociali ma anche avvocati, consulenti in materia d’immigrazione e attivisti per i diritti delle persone di origine straniera.
Le persone presenti hanno sottolineato in primo luogo il problema delle lunghe attese per il rinnovo dei permessi di soggiorno. La situazione paradossale in cui ci si ritrova è che persone residenti da tempo nella nostra città, spesso lavoratori con anni di contributi alle spalle e con tutte le carte in regola per rinnovare il permesso di soggiorno, si ritrovano a dover attendere un anno, a volte addirittura due, con in mano solamente una ricevuta postale dell’invio della richiesta di rinnovo. La ricevuta ha una durata di nove mesi, per cui le persone si ritrovano presto ad essere formalmente regolari, ma nella pratica impossibilitate a rinnovare il contratto di lavoro o a stipularne uno nuovo, a rinnovare la tessera sanitaria, la carta d’identità, ecc, così come a viaggiare fuori dal Paese. Questo crea problemi anche per le imprese del territorio, che devono scegliere tra non rinnovare il contratto a lavoratori formati e tenerli con il rischio che vengano considerati irregolari da un punto di vista lavorativo, non avendo in mano alcun documento valido.
In secondo luogo, è emersa la problematica legata alla richiesta, da parte della Questura, di una dichiarazione di ospitalità depositata alle autorità locali come prova di domicilio per poter accedere alla domanda di asilo. Si tratta di un requisito non previsto dalla legge, che di fatto rappresenta un ostacolo all’esercizio di un diritto costituzionale. L’esigenza di produrre questo documento anche per persone senza dimora alimenta un vero e proprio mercato parallelo di domicili fittizi. Per ottenerli, le persone sono spesso costrette a indebitarsi per centinaia di euro.
Tutto questo, unito alla frequente richiesta di integrazione di documenti spesso non realmente necessari, moltiplica gli accessi allo sportello immigrazione. Persone che dovrebbero recarsi in questura solo una o due volte per concludere una pratica, si ritrovano ad attendere per ore in fila anche quattro o cinque volte. Se aggiungiamo il fatto che l’unica modalità reale di accesso è quella in presenza, e che gli appuntamenti vengono dati a tutti all’orario di apertura dell’ufficio, è evidente che la formazione di lunghe file non sia un accidentale imprevisto.
Per questo motivo, la rete di associazioni, professionisti e cittadini chiederà l’apertura di un tavolo di confronto con la Questura, al fine di rappresentare le criticità emerse. Si tratta di problematiche che non riguardano soltanto i cittadini di origine straniera, ma che investono l’intero tessuto sociale ed economico locale. L’obiettivo è promuovere l’avvio di soluzioni concrete e condivise.

Firmato da:
Città Migrante OdV; Ass. degli Ivoriani a Reggio Emilia; Ass. Senegalese di Reggio Emilia e Provincia Aps; Ass. Badegna (maliani); Yiriba ODV; PLAI APS (moldavi); Ass. Il Dialogo (tunisini); Ass. dei Burkinabè di Reggio Emilia ed Emilia Romagna; Ass. Gambiana Reggio Emilia; Ass. dei cittadini del comune di Zonsé in Italia; Ass. dei volontari ucraini in Italia; Ass. Bahaghari (filippini); Ass. Nsaa Kente Group (ghanesi); Passaparola OdV; Partecipazione OdV; FILEF OdV; Arcigay Gioconda Reggio Emilia APS; Ass. AMAR; Penso a te APS; Avvocato di Strada-Sportello di RE; Ass. Gruppo Laico Missionario; Angela Mazzocchi, Maura Veneziani, Clara Dorigatti e Jan Jensen dell’ass. Querce di Mamre; Coop. Centro Sociale Papa Giovanni XXIII; Sara Bondavalli per Moving People by Gruppo Europa; Coordinamento avvocati immigrazionisti Reggio Emilia (Avv. Mattia Vaccari, Avv. Alessandra Scaglioni, Avv. Abdelhakim Bouchraa, Avv. Valeria Farri, Avv. Caterina Caldarola, Avv. Franco Beretti, Avv. Lucia La Rocca, Avv. Angelo Russo, Avv. Giuseppe Caldarola, Avv. Federico Borghi, Avv. Greta Musta, Avv. Rina Xhihani, Avv. Enrico Corradini, Avv. Patrick Stella, Avv. Mara Greco, Avv. Daniela Obodai, Avv. Annalisa Guano, Avv. Mario Di Frenna, Ihsane Ait Yahia)

Di seguito la rassegna stampa:
https://www.reggionline.com/code-rinnovo-dei-permessi-le-associazione-problema-risolvere-video/

#Manifestazione nazionale a #Roma: giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese

Non torneremo a casa: tutt* in piazza a Roma contro i Re e le loro guerre!

Con l’Assemblea Nazionale Contro i re e le loro guerre, svoltasi lo scorso 15 novembre alla Sapienza Università di Roma, abbiamo scommesso sull’inizio di un percorso nuovo, di convergenza costruito non a tavolino, ma nel confronto e nella discussione collettiva, aperta, plurale e larga, nelle assemblee e in percorsi nuovi, da inventare insieme. Se il mondo intorno a noi rompe con le certezze del passato, anche noi dobbiamo farlo. Dobbiamo costruire giornate che non siano scommesse indovinate, ma reali spazi che consentano, partendo dagli stessi, di allargarli per immaginare una società diversa.

Dall’anno scorso tante e tanti hanno aperto spazi di convergenza contro il ddl Sicurezza e contro la stretta repressiva che avanzava, e poi contro la guerra, il riarmo, il genocidio, l’autoritarismo; siamo persone e realtà che hanno animato le piazze strabordanti contro il riarmo in solidarietà con la Global Sumud Flotilla e con il popolo palestinese, riconoscendo che la lotta contro l’autoritarismo interno e quella contro l’oppressione internazionale non sono due fronti separati. Ci siamo trovate per stringere un nuovo patto tra di noi, con la scommessa di lavorare costantemente per la generalizzazione degli scioperi, per svelare nelle città e nei territori i re, i padroni, e per resistere alla svolta autoritaria cercando in ogni modo di ribaltare quei rapporti di forza che garantiscono il loro potere.

I re sono Netanyahu, Trump, Giorgia Meloni. I re sono Ursula von der leyen e i tecnocrati europei. Ma non solo. Putin, Xi Jin Ping, Modhi.

I re sono le compagnie fossili, che guadagnano dalla distruzione della crisi climatica.

I re sono gli oligarchi delle piattaforme, da Bezos a Musk.

I re sono gli immobiliaristi e i grandi fondi d’investimento che speculano sulle nostre città.

I re sono le politiche dell’economia di guerra.

I re sono i confini e il patriarcato.

I re sono i decreti che cancellano diritti.

Sono tutti coloro che provano a convincerci che la violenza è ordine, che l’ingiustizia è necessità, che l’autoritarismo è sicurezza.

È avendo questi elementi come minimo comune denominatore che abbiamo deciso di ritrovarci tutte e tutti alle 13:00 di sabato 29 novembre a Roma, a Parco Schuster, per partecipare alla manifestazione nazionale ed internazionale in solidarietà col popolo Palestinese.

Non è il tempo degli steccati. Dobbiamo cambiare il mondo, far saltare il tavolo, sconfiggere i Re ma non per instaurare un regno nuovo.

Dobbiamo sconfiggere i Re per immaginare un futuro diverso per tutti i popoli del mondo.

Iniziare a farlo dai nostri territori, per convergere in un grande momento nazionale inserito in una cornice globale, ci pare la condizione minima per dare concretezza a quanto affermiamo.

Facciamolo insieme.

Non torniamo a casa.

Per la Palestina libera, contro il sistema, la cultura e l’economia di guerra.

Per fermare le torsioni autoritarie e sconfiggere il potere.

Continuiamo a mobilitarci!

Incontro con Cesare Tofani della #Flotilla

Il nostro paese è stato attraversato da un potente movimento di solidarietà verso la popolazione palestinese di Gaza colpita dall’aggressione genocida israeliana.
Due scioperi generali ed un fiume di iniziative si sono susseguite in tutte le città italiane coinvolgendo centinaia di migliaia di persone.

Anche nella nostra città decine di iniziative e cortei enormi hanno attraversato e bloccato più volte Reggio Emilia.
L’iniziale carattere umanitario della mobilitazione si è unito alla solidarietà con la missione della Global Sumud Flotilla, innescando una vera e propria detonazione popolare.

È proprio con uno dei protagonisti della Flotilla, il capitano dell’Otaria Cesare Tofani, che vogliamo riprendere il filo di quei giorni che hanno portato decine di imbarcazioni ed equipaggi provenienti da più di 40 paesi del mondo a imbarcarsi carichi di aiuti umanitari per rompere il blocco navale israeliano e raggiungere le coste di Gaza. A Cesare chiederemo cosa lo ha spinto, lui e tanti altri a rischiare la vita per disobbedire alle logiche assassine che decidono che la vita di un popolo intero non vale niente e quindi passibile di sterminio. Con lui ripercorreremo le fasi di preparazione della flotilla, le giornate di navigazione fino ai momenti tragici degli attacchi e la conseguente detenzione da parte della polizia di Tel Aviv.

⛵️ Cesare Tofani è navigatore ed attivista, è stato il capitano dell’Otaria, una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla per Gaza, impegnata nel portare aiuti umanitari e solidarietà al popolo palestinese attraverso il Mediterraneo.
Da anni alterna la vita in mare all’impegno civile: dalla coltivazione di canapa industriale e la creazione della rete d’imprese Italcanapa, nata per promuovere una filiera sostenibile, fino alle missioni internazionali per la libertà e i diritti umani.
La sua è una rotta di resistenza e responsabilità, che unisce ecologia, attivismo e una visione del mare come spazio politico, umano e solidale.

🗓️ Giovedì 20 novembre
💫 ore 20:30
📌 viale Ramazzini 33, presso Ex Maffia

Di seguito la registrazione dell’incontro: